Capitolo XI

Capitolo XI – La redenzione (non solo sposarsi ma anche dopo)
Diciamocelo pure – fino ad ora è andato tutto bene, storie controverse ma sempre a lieto fine: e vissero felici e sposati. Perché dovete invece sapere che dietro ogni organizzatore di matrimonio, c’è un avvocato divorzista oppure un provocante tronista. Eh sì – sono in combutta: gli uni procurano lavoro agli altri – e viceversa – in un circolo infinito e vizioso tipo Samsara dove l’undicesimo matrimonio della sventurata Veronica lascia spazio solo a quello successivo. Vero o no, non sempre i matrimoni finiscono bene, anzi spesso semplicemente finiscono, sempre più frequentemente vengono consumati e finiscono consunti;se va bene , tra virgolette, ciascuno avanti e via verso l’ avventura successiva… Allora mi sono chiesto il perché ed il percome di tutto questo e, tralasciando i motivi che reputo seri, ho raccolto una lista di quelli che paiono secondari ma che invece sembrano essere rilevanti – volenterose volontarie hanno contribuito a questa piccola classifica: -Al primo posto ci sono i calzini sporchi lasciati in giro con un’incidenza del 54% -Seconda piazza quasi pari merito c’è l’errato utilizzo(secondo le donne) dell’asse WC (53%) E qui già intravedo la soluzione, ma guardiamo meglio il terzo classificato: -Decadute(o decedute?) condizioni di igiene personale e/o blanda cura generale della persona (39%) Ok ok ok – ecco fatto: sposatevi tra donne!!! Ma ad ogni buon conto, se inserissimo anche i motivi ‘seri’ o quelli più o meno validi della controparte maschile, la mia riflessione si sposta su un piano differente ed intravedo un unico vero punto nodale: Incapacità di rinnovare la promessa d’amore giorno per giorno e giorno dopo giorno! Convivenze di successo si alimentano quotidianamente e reciprocamente di piccole attenzioni,condite da sporadiche sorprese,da gesti imprevedibili, da una buona comunicazione, dall’attenzione reciproca, ma soprattutto da una reciproca attitudine ad accettare il compromesso ed i cambiamenti della vita con enorme infinita pazienza. Ingredienti assolutamente da eliminare dalla ricetta sono :alloro e sedia, da mai usarsi in combinazione tra loro. Alti e bassi ci saranno sempre: 1)Voi Sorridete e ridete assieme, trovate argomenti per condividere momenti di ilarità 2)Portatele/gli la colazione a letto 3)Fate una passeggiata a cavallo 4)Scrivetevi delle lettere 5)Andate al ristorante per una cena romantica 6)Tornate al punto uno ( se è la ventisettesima volta, ok – proseguite pure) 7)Fate l’amore spesso, spessissimo – se possibile non ciascuno per proprio conto e sempre con il vostro compagno/a… E adesso ve lo dico – Vi scrivo nel bel mezzo del mio terzo divorzio, per cui prendete il tutto con la dovuta cautela e non propriamente come linee guida, ok? E se alla fine andasse comunque male, provate a farvene una ragione e trovate il coraggio di rifarvi da soli oppure in compagnia una bellissima vita (magari cercando consigli migliori) Peace and love from Saturno!

Capitolo Zero

Capitolo Zero

“…Ok, curva a destra , IV marcia, fondo irregolare… Traffico, c’è traffico, peggio di quella volta a Tehran sull’ambulanza… [ansimi in sottofondo] Salita, salita, tornante a spirale, forza dai che ce la faccio Ecco l’arrivo – e adesso? sono primo! Mano destra o mano sinistra? Mano sinistra o mano destra? Ma si dai, si da la destra no?” Eccolo, l’errore fatale – perché in quel fatidico momento ti scindi e passi il cromosoma Y – no no. Era la sinistra dai – la X dovevi ‘passare’… Eh già – perché il potere della doppia X è arcinoto dai tempi ancestrali e si manifesta nelle sue mille forme: Ho visto padri sciogliersi come ghiaccioli nel Sahara o peggio ancora nonni imbronciati e boriosi per contratto ‘pisciarsi nelle mutande’ per il semplice sorriso di un piccolo umano con cromosoma doppia X. “Tichi lichi micio macio – la mia piccolina, ma come si fa a dirle di no?” Neanche un anno e sanno già come prenderti, Neanche due e sanno già come corromperti, Neanche venti e ti han già fatto girare la testa più di un Tagada! E lo sanno moooooolto bene!!! E siete in grado di dirmi quando si realizza e si manifesta l’ apice di questa consapevolezza? Tanto da trasfigurare il volto della bella e tradire per un istante solamente la dolcezza del momento? Cercatelo, fateci caso – è un attimo immortalato sicuramente in ciascun album di nozze. Avete indovinato: è proprio QUANDO lei gli infila l’anello! È in quel momento che Luca – decine e decine di volte – avrà catturato l’effimero ‘ghigno della sposa’ E siccome avrà pigiato l’otturatore da varie angolazioni in quei momenti, cercherà sempre lo scatto più presentabile; quello in cui il volto della nuovamogliefiammante non pare mostrare sembianze aliene (ma se cercate bene tra i bozzetti…) Lei è lì – ed è in quel preciso istante che realizza di averlo nel sacco – e si vede: L’occhio si tira leggermente, scintilla, la guancia si alza innaturalmente – è fatta: “fregato!” (Ghigno mode-on) Poi la luce cambia e da irreale ritorna normale, così come la di lei espressione. Ma tutto era già successo molto prima – lui in realtà era fregato già alla nascita… Dalla prima bimbetta dell’asilo che monopolizza i racconti alla mamma delle giornate prescolastiche, alle cotte per le professoresse, e poi a quelle per le compagne; le prime avventure giovanili fin su alle storie che diventano importanti. Loro hanno sempre avuto in mano il libretto delle istruzioni (peraltro semplicissimo) e se lo sanno usare con dovizia ottengono il meglio da questo umano maschile che nel frattempo non ci capisce molto. Ma finalmente tutto prende il verso giusto, LUI incontra LEI – che è la sua lei dei sogni suoi – e passa alla dimensione ‘felice più felice del mondo’ , sorvola e non vede ghigni, vive felice ed inconsapevole, o consapevole ma felice. Ed è così che si ritrova a domandarsi del perché fosse veramente necessario il quarto figlio, la casa nuova, il prato fiorito o lo zoo in casa, oppure la vacanza con la suocera, od il corso di ordito… Tutte idee squisitamente sue (di lui?) sognate di notte? Controllate l’album
(foto di Luca Arnone)

Capitolo VII

Capitolo VII – Il piano

Ma davvero vi interessa che il giorno del vostro matrimonio sia tutto perfetto? Personalmente ritengo semplicemente che debba essere vissuto così come viene, con la felicità e l’emozione del momento, con il sole o con la tempesta, baciando la sposa o la testimone nei bagni… No no , dico davvero: ho ricordi fantastici dei matrimoni a cui ho preso parte, incluso il mio: Una giornata perfetta, una bella festa, soprattutto grazie agli amici che hanno saputo movimentarla improvvisando e scardinando la timidezza degli sposi. Che belle emozioni – grande! Ma c’è una persona che non ho mai ringraziato a dovere… Tutto è iniziato con il sorpasso più bello di Vale su Stoner, sul divano a casa di amici – dopo cena, mentre al tavolo si discuteva ancora di alcuni dettagli di come doveva essere il nostro matrimonio che si sarebbe celebrato di lì a poco. Inizialmente ero vagamente infastidito, qualcuno mi stava dicendo come sarebbe dovuta essere la ‘nostra’ cerimonia, i fiori ed il tema, come se stessero ‘caratterizzando’ e trasponendo le nostre personalità nell’evento senza tuttavia conoscerci nel nostro più intimo sentire come solo a me e a mia MorosaFuturaSposa piace pensare. In verità queste persone si stavano semplicemente prendendo cura di noi e della nostra festa, aiutandoci a fantasticare e immaginare come realizzare il sogno di una giornata fantastica. E allora mi sciolgo e partecipo, dal momento che la mia quasi-mogliettina era già decisamente più interattiva: conveniamo su gran parte delle cose, location già scelta – quindi si parla di colori, del tema, di come trasporlo dalla cerimonia alla festa e di altre mille cose che non pensavo neanche esistessero. Ok per il rinfresco, ma divergiamo sui fiori e allora prendiamo tempo, ad ogni buon conto in un paio di ore abbiamo già abbozzato l’evento nel suo insieme. E quindi i maschiacci a vedere la gara: Oh ma quel sorpasso e quel gran premio, mamma che roba! Poi ancora tre settimane e sarebbe arrivato il momento; tre settimane lunghissime in cui le nostre WP si sono immolate per rendere il tutto pronto e perfetto così come doveva essere. Ah – l’ho detto: Wedding Planner – dirlo qui è sicuramente a tema, ma forse sarò impopolare nel proseguio. Figura controversa, comparsa sul pianeta o per lo meno nella nostra penisola non più tardi di una quindicina di anni or sono (mi perdonino i/le più sapienti le imprecisioni del caso) In provincia un po’ più tardi e proprio lì dove non te li aspetti, con la mentalità del paesano – è lì che li abbiamo inizialmente apostrofati, caricaturati, presi in giro e chi più me ha più ne metta. Ne abbiamo visti di alcuni microfonati con l’auricolare muovere per la chiesa “cose” virtuali gesticolando come neanche Tom Cruise in Minority Report, Altri dirigere il traffico della intera cattedrale o come direttori d’orchestra alla scala, così da rubare la scena ai festeggiati. Eh sì perché tutti se li guardavano e ridevano oppure si distraevano cercando di trovare mille e una congettura per interpretare gesti e volontà di questi strani individui. Ne abbiamo visti poi taluni – e non potevano mancare – incespicare e capitolare al suolo inesorabilmente trascinandosi cavi e fotografi al seguito. Altri ancora vestiti talmente eleganti da sembrare lo sposo: “e adesso chi sceglierà la sposa?” E ce ne sarebbero molti altri, ma al fine di evitare probabili censure terminerei con quelli che in modo eclatante impedivano di fare cose normalissime alla festa solo perché non si addicevano al contesto, quindi sfiorando risse con gli invitati solo per poter onorare il loro impegno e gli accordi presi con gli sposi. Ma ce n’è un tipo di cui non vi ho ancora parlato – ed è il mio modello preferito : si chiama TGWP – il wedding planner fantasma Questa pregevole figura, sfuggevole alla vista e allo sguardo dei più, rasenta il mito ma anche se non mi crederete – vi garantisco che esiste, ed anche in molti esemplari. Le leggende raccontano che sia l’estenuante dedizione e le notti insonni passate a rivedere l’organizzazione dell’evento nei minimi dettagli che rendono questo essere talmente consunto ed esile da renderlo semitrasparente ed inconsistente durante e dopo la cerimonia del fatidico giorno. Infatti Tutto, ma dico proprio tutto fila liscio e sposi ed invitati non notano ‘presenza’ alcuna! Ciò nonostante suole materializzarsi in maniera opportuna non appena viene evocato e ,dotato di poteri sovrannaturali, distorce la realtà piegandola al volere della sposa più esigente, dell’ invitato più pretenzioso, del commensale più vorace. Detiene il potere della preveggenza, salvando cuccioli d’uomo da possibili pericoli con la stessa facilità con cui evita la peggior gaffe all’ invitato ‘distratto’ del caso. Taluni affermano addirittura di aver assistito a fenomeni di bilocazione laddove era necessario risolvere intoppi dell’ultimo minuto. Al termine della serata, stremata ed al lumicino, decisamente esausta ma infinitamente soddisfatta – questa figura si rimaterializza per salutare gli sposi e così com’era arrivata nel primo mattino scompare silenziosamente sfumando via dalla giornata dei festeggiati e dei commensali tutti. Ripeto: …ritengo semplicemente che debba essere vissuto così come viene, con la felicità e l’emozione del momento, con il sole o con la tempesta, baciando la sposa o la testimone nei bagni… Ma il tutto con il tuo miglior wedding planner fantasma dietro le quinte.

Capitolo I

Capitolo I

Troppo fresco per capire Ci sei dentro e ne sei completamente inconsapevole, Superata da un pezzo non ricordi neanche più cosa tu fossi allora. Non l’hai mai abbandonata veramente dentro di te, ma lo specchio inizia a dirti che no – almeno esteriormente – sta un po’ passando… E allora cerchi tra i segni del volto e ti ci perdi dentro; la vista si sfuoca – ricordando com’era – come se fosse ora. E allora dimentichi tutto e non hai nuovamente più alcun progetto, e tutto torna a essere sperimentazione. Si chiama esperienza, quando l’hai maturata, ma adesso è puro laboratorio: “vagamente” selettiva negli approcci amorosi – collezioni cotte settimanali, passando da relazioni platoniche a reali e viceversa, ripartendo per nuovi lidi in meno di un battito di ciglia. Nuovo ‘amore’ nuova avventura! – “Come si chiamava quello della disco di ieri? Ho ancora la sua cicca da rendergli, si ma fa niente” (Nel frattempo sono passati 16 anni e lui ancora ti cerca) “No ma Gianni è troppo figo, Hai visto? Però Luke ha due spalle, adesso cosa faccio?” “Si anche se Davide è stradolce, mi mette sempre a mio agio, ci sto benissimo” Cerchi sicurezza nelle mode del momento, nelle tendenze, nelle amicizie e ti ci immergi dentro – provando a capire chi sei veramente: Camicia bianca un poco aperta, maniche arrotolate, cinturone sopra; fuseaux fucsia con stivali di pelle marroni: – no, questo non mi rappresenta. E poi era meglio che non uscissi, mi hanno offerto un giro a cavallo! Allora Jeans a zampa e maglione largo a girocollo, vai di collane e orecchini – “no no – non me li ha passati mia zia. E non sono lei, ok?” Quindi dark-punk-emo-trash: ma non va, non ti senti a posto. Torni sul sicuro – tanto per dire – cintura del charro e zaino invicta ma poi… Trucco come se fosse gratis!!! ( in effetti lo è, rubato a mamma ) – ma quando esci ti scambiano per Sbirulino – e se non sai chi è – allora sei davvero giovane. Quante volte hai sbagliato “le dosi”… Insicurezze tanto al chilo, enormi aspettative su di un futuro che ancora non riesci ad immaginare, e l’amore idealizzato… Eppure, piano piano, lentamente e come per magia tutto si assesta: trovi la tua dimensione, improvvisamente incominci a capire quello che ti piace e quello che vuoi- , il guardaroba, i tuoi cocktails, i tuoi luoghi, amici passioni ed amori… Ah – la prima giovinezza – e vivi spensieratamente gli accadimenti tra estasi e patimenti senza farti troppe domande, ma finalmente con le idee chiare! E che alle donne questo ‘momentum’ arriva normalmente prima. Ricordo ancora la ragazza del pullman, quella che saliva a metà strada; quella che ammaliava per il suo sguardo e per il suo sorriso – aveva un nome che poteva raddioppiare la consonante e ci si confondeva: “Rosanna” o “Rossana” – 15 anni. Talmente bella che un giorno è salita dopo averne pestata una fresca di cane e nessuno ha avuto il coraggio di dirle niente, per 20 km, 30 minuti di terrore, 40 persone ammutolite e sofferenti. Un giorno con la sua fedele amica e confrontandosi con alcuni maschietti parla di ragazzi, di cosa cerca, di cosa le piace – e io ascolto, ogni tanto alzo la testa. E poi delle esperienze fatte, di quelle sbagliate – e io ascolto – e lei mi osserva cercando d’incontrare il mio sguardo di tanto in tanto. Una ventina di minuti, quasi arrivati alla fermata,si volta verso di me: – sorriso da 32 denti tipo retroilluminazione massima da tablet a nottefonda – sguardo indagatore da cerbiattino “E tu, non dici niente. Cosa ti piace nelle ragazze? Ti piace qualcuna che conosci?” E io quasi diciasettenne : “io non ci penso alle ragazze, io devo giocare a basket” Ed è bello così, perché non sai cosa fai tantomeno cosa ti aspetta.

Capitolo VI

Capitolo VI – Gli abiti (di Marco Lui)

Eh sì perché in fondo pensandoci bene con un evento del genere si pensa subito alla sposa: e che abito avrà la sposa, ma le starà bene, sarà in armonia con lo sposo la chiesa – i fiori – e l’acconciatura … Entrerà ancora nell’abito?
Invece qui non stiamo parlando del vestito da sposa – no.
Qui Parliamo invece di una miriade di abiti – pluralità di tessuti, forme, colori ed organze, strass/tulle, muschi e licheni…(io veramente non ne colgo le differenze se non per somme vie)
Perché ogni femmina tra le invitate (e le imbucate in chiesa) si darà un gran da fare per organizzare al meglio la propria dotazione, prendendo informazioni sul “tenore” della cerimonia, orario ed ambientazione, condizioni meteo previste dalle vestali con 2-3 mesi di anticipo, senza dimenticare nessuna variabile.
Tutto questo per essere perfettamente perfette – in stile impeccabile per l’occasione, ma anche finendo per confrontare, commentare, biasimare o invidiare tutte le altre presenti all’evento – pratica nella quale ci immergiamo anche noi sovente volentieri.
Ebbene – allo scoccare della mezzanotte del sabato dell’ultimo novilunio PRIMA della fatidica data La catastrofe prende forma, si manifesta nelle case di tutti i morosi/compagni/mariti e si chiama:
Un armadio pieno di “non ho niente da mettermi”
“Ma come?” Tu arrivi e la vedi con lo sguardo fisso nel vuoto come se l’urlo di Edvard Munch si stesse guardando alla specchio…
Allora anche tu, titubante, cercando di prendere la medesima visuale, alle spalle della disperata lo guardi(l’armadio – non Munch) e ti ci perdi: vedi ogni tipo di colore,forma,taglia – e questo per ognuna delle ultime 6 collezioni stagionali , 34 paia di scarpe, vestiti double face e altre mille sfumature di…
“Ma come?”
“Perché vedi, Marta mi ha detto che ha già preso l’abito a fiori colorati, semplice ma elegante, ed è troppo simile a questo, non vedi?
E adesso come faccio?”
Per fortuna i primati sapiens dotati di cromosoma y non sono tutti Steve Jobs e la cura del dettaglio non è per loro così ricercata all’esasperazione;
basterebbe pertanto prenderne uno così – quasi a caso nel mucchio – “ecco si , prova quello li a destra, ma anche quello sopra” – insomma uno che magari valorizzi una curva(meglio due) e che catalizzi un complimento e dia un po’ di sicurezza già per me sarebbe perfetto, il miglior vestito che può indossare una donna in fondo è il suo sorriso diceva qualcuno – il resto non conta o quantomeno molto poco…
“Eh no! Ma non ti ricordi che questo l’avevo preso per il matrimonio di Jenny”
“Si ma pioveva – poi non l’hai messo”
“E non vorrai mica che ?#?GLIALTRI? pensino che lo abbia riciclato, poi l’ho usato al battesimo di Christian”
“Eh sì – infatti è un po’ consunto – hai ragione, e quello lì?”
“Ma questo ha già 2 anni…”
“Scusa – non ci avevo pensato – poverino, già così vecchio – e fuori moda”( provo ad improvvisare sperando di aver colto l’imbeccata)
Questo non va bene – l’altro si è ristretto(…) – l’altro ancora andrebbe, ma manca l’accessorio per completarlo.
“Bene”
Allora con la serenità di chi ha già affrontato queste avventure, incominci a farle provare qualche soluzione, qualche combinazione – con sincero interesse.
Commenti, approvi… attenzione: nel caso di disapprovazione meglio solo manifestare una perplessità – magari attraverso una domanda!
La aiuti a cambiare d’abito, la fai sfilare – la incoraggi – alla fine una buona occasione per vivere un momento di complicità: le allacci l’abito sulla schiena, le fai un complimento mentre si cambia – et voilà – insieme ce l’abbiamo fatta:
ABBIAMO IL VESTITO
Ovviamente non potrà mancare il pitstop shopping per corredare il tutto con un nuovo paio di scarpe più accessori vari da sfoggiare nell’occasione, ma va bene così.
Allora tu – il giorno fatidico, venti, massimo trenta minuti prima di uscire, cerchi di ricordare il colore scelto dalla tua bella e ti prepari cercando di accoppiare maldestramente colori e stile: ecco fatto!!!
Lei sale le scale, bella come sempre, ti sorride e ti lancia uno sguardo che domanda indulgenza -al che tu lì per lì non capisci:
“Ecco, sai, ho parlato con mia mamma e alla fine abbiamo pensato che questo era più adatto…
Poi non ho speso niente perché le scarpe e la collana me le presta lei, le scarpe nuove le porterò al mare…
Cosa dici, sto bene?????”
Evviva