Nureyev. “E voi no”.

(di Marcella Previde Massara)

“Volete guardarmi? Prego..

Io sono Nureyev e voi no…”

Questo il trailer del documentario sulla vita di uno dei più grandi ballerini del ‘900, che incarna alla perfezione la figura del genio e sregolatezza e di cui, in questo mese, ricorre il ventottesimo anniversario della scomparsa.

Questa frase la dice lunga sulla personalità di un artista che ha portato la danza classica ai livelli del  Rock in quanto a popolarità, e la propria fama alla stregua di una Popstar.

Già la sua nascita presuppone una vita da favola:Rudolf Hametovic Nureyev vede la luce, il 17 marzo 1938, su un vagone della

Transiberiana Express, vicino al lago Baikal.

Comincia  tardi (11 anni) a prendere lezioni di danza, contro il volere del padre, e nel 1955 entra nella prestigiosa Scuola di Ballo del teatro Kirov di Leningrado dove, dopo soli tre anni, sarà ammesso nella compagnia.

Nel 1961 durante una tournée in Europa e come molti suoi compatrioti, con un gesto eclatante ,  chiede asilo politico alla Francia per sfuggire all’ oppressivo regime sovietico.

Comincia così la sua carriera in Occidente con il Balletto Reale Danese di Erik Bruhn  e, successivamente, con il Royal Ballet di Londra dove instaura un celebre sodalizio con Dame Margot Fonteyn con cui formerà una coppia mitica destinata ad incantare tutti gli appassionati di danza

Per la sua velocità nel danzare e la propensione verso le acrobazie fu soprannominato ” The flying Tartar” ovvero “Il Tartaro volante”.

L’attività di Nureyev, come ballerino e coreografo, fu importante non soltanto per la sua abilità tecnica ma si rivelò innovativa poiché determinò un epocale cambiamento nell’ambito del balletto, accrescendo l’importanza dei ruoli maschili, che a partire dalle sue produzioni vennero sviluppati con maggiore considerazione per la coreografia rispetto alle produzioni precedenti.

Per lui crearono balletti  i più grandi coreografi del ‘900:Frederick Ashton, Roland Petit, Kenneth Mac Millian e Bejart, sfruttando al meglio le sue enormi potenzialità sia tecniche che espressive e lasciando un patrimonio innovativo nel

repertorio della danza sia classica che moderna.

Il 6 gennaio 1993 Rudy, come lo acclamavano i fans, muore di Aids all’età di 54 anni all’Hopital du Perpetual Secours di Levallois – Perret, vicino a Parigi.

Finisce una leggenda e ci vorranno più di vent’anni perché un ballerino classico raggiunga gli stessi livelli di popolarità :Roberto Bolle.

…. ma questa è un ‘altra storia…