Female Portraits


(di Isabella De Rorre)

Molti, moltissimi sono i ritratti di donna che arte, cinema e letteratura ci hanno regalato e continuano a regalarci.

Nei miei ricordi più vividi stanno Meryl Streep e Glenn Close, alias Clara e Férula de “La Casa degli spiriti” di Isabel Allende, in particolare nella scena alla sala da thea, dove Clara dice a Férula che saranno sempre sorelle. E poi c’è la divina Greta Garbo, ne “La regina Cristina”, mentre dopo l’incontro con l’uomo amato sfiora ogni oggetto della stanza da cui dovrà prendere commiato per sempre, come se volesse imprimere nella memoria ogni particolare della felicità che andrà a sfuggirle di mano.

E Cate Blanchett come “Elizabeth” nell’omonimo film, che avanza fra la corte che si divide e si inginocchia per onorare la sua figura, e la promessa di essere sposata all’Inghilterra. Ritratti forti, personalissimi, umani, indimenticabili.

Per celebrare e aprire il tema che theWProject si è dato, “Female Portraits”, l’attenzione per me va a Nicole Kidman, nella scena finale di “Ritratto di Signora”. Quella mano sulla maniglia della porta, non si sa ancora se volta a chiuderla per sempre alle sue spalle, o ad aprirla su una nuova vita. Un momento perfetto, sospeso ma estremamente dinamico. La consapevolezza di poter cambiare e trasformare la propria vita. Una intensa, risoluta, conquistata libertà. La stessa, che ritroverete nei nostri ritratti,  continuando a seguirci con l’affetto che ci portate.

Fragilità e Forza- La Peonia e la Katana

(di Isabella De Rorre)

Questa volta theWProject parlerà di Fragilità e Forza. E lo farà come sempre attraverso gli articoli della sua redazione. Anni fa, parecchi ormai, mi avvicinai alla pratica dello Iaido, un’antichissima arte marziale giapponese, anche complementare al Kendo. Mi ci approcciai inizialmente forse per vanità: avevo visto immagini dei samurai che indossavano lo iaidoji, e la loro eleganza mi aveva incantato. E poi, perché c’era la katana, la spada dei samurai appunto. Una spada leggendaria, con una storia e una tradizione sempre affascinante alle spalle. Ci volle poco per liberarsi della vanità: lo laido è la lotta costante per abbandonare, a volte sconfiggere, lo “Io” di ieri, in favore di quello odierno. Sforzo costante, commovente, fragile perché infinito, e per questo pieno di forza. Poche volte nella mia vita sono stata così concentrata su respiro muscoli e ricerca della perfezione nell’esecuzione dei kata (il praticante non combatte contro altri, come avviene in altre arti marziali, ma contro se stesso). In silenzio, con i muscoli indolenziti dai movimenti rituali, lo sguardo fisso altrove, la schiena diritta. Il samurai vince sui suoi avversari senza sguainare la spada. Il gesto con cui la stessa spada la si arma, è di un’autorevolezza e di una potenza impressionante. Ecco. Da questo amore mai sopito per lo Iaido (sono un Ronin, ahimè,  ho abbandonato presto la pratica ma la mia katana è lì) è nato in seguito un blog, che si chiamava “La Peonia e la Katana”. Fragilità e Forza dunque. Mai meglio espressa come da un fiore di bellezza e profumo sconvolgente e indimenticabile, e di vita effimera. Dedichiamo la vita alla ricerca della costruzione di noi, se siamo capaci di capire che questo è uno dei pochi scopi per cui vale la pena lottare, consapevoli della nostra fragilità e della fragilità di tale ricerca. Sottoposta, per chi crede a disegni superiori, o al fato, e capace di mutare in modo repentino da un momento con un altro. Eppure, sta in questo, proprio in questo binomio e in questa dicotomia, la bellezza che cerchiamo. È lì, fra l’uno e l’altro eccesso, a dare significato alle nostre vite. E alle nostre parole. Buona lettura quindi, a chi è capace di servire come padrone il proprio divenire.



 

Quel che resta del design

(di Isabella De Rorre)

 

Dopo qualche settimana dalla fine della Milano Design Week, sorge spontaneo pensare ancora al design. E dire che tutto quello che sappiamo di esso è che è ovunque. Possiamo amarlo, essere critici, apprezzarlo, sospendere il giudizio, odiarlo, ma non possiamo ignorarlo.

Dirò di più: se è davvero creativo e funzionale, lavora nel passato per far sì che, un giorno, quell’oggetto nel presente ci sembri famigliare e insostituibile nel futuro. Il design ci lega ad un’epoca e la identifica con perfezione chirurgica quando osserviamo una sedia una caffettiera un tavolo. Ma la forza del design è  immensa e inarrestabile.

Perché non si ferma e non si limita. Forse abbiamo cominciato a parlarne per l’arredo, ma abita le linee delle auto, corre sulle bottiglie delle bibite preferite, ci illumina e si trasforma.

A volte si nasconde, perché nasconde la sua etimologia. Un designer traccia a mano la storia la funzione e il destino di un oggetto. Penso alla perizia dell’orafo e a chi moltiplica la luce degli specchi.

Il design ci stupisce e ci conforta, quando richiama affetti e suggestioni di un’epoca in cui siamo stati felici, o icone che accompagnano il cammino

Il design è divertente, vuole sbalordire cambiando il mondo disturbando la forma della sostanza e viceversa.


Tutto quello che sappiamo del design è che rimane, fra ombre e luci, una delle vie che abbiamo per ricercare la bellezza. Che è un modo di vivere più pienamente lo stesso numero di anni che abbiamo in sorte. Attenzione alla valutazione che date dei creativi: essi sono uno strumento per comprendere la realtà, per vederla prima, per assicurarsi la certezza che le cose sopravvivono a noi e ci rendono quasi eterni.

Ecco a voi un piccolo e sentimentale excursus sul Fuorisalone 2018. Grazie sempre, per la documentazione fotografica, a Luca Arnone.


 

Frida per noi

(di Isabella De Rorre)

Dire qualcosa che non sia già stato scritto di Frida Kahlo è quasi impossibile. Questo è il suo anno, e anche i pochissimi che ancora non avevano mai sentito parlare di questo personaggio iconico, della sua vita, dei suoi amori, delle sue opere, sicuramente da sempre sanno riconoscere uno dei tanti ritratti o autoritratti che hanno conquistato design, moda, arte, letteratura. Frida per noi, Frida per theWProject: una donna forte, indipendente, coraggiosa ed estrema. Che ci ha insegnato i colori, i fiori, il contrasto, il sentimento. Ma anche fragile, dipendente dall’amore contrastatissimo per Diego Rivera, amore che le ragazze del 2018 giudicherebbero passionale ma forse insano, totalizzante, senza equilibrio, malata e assetata di normalità. Che dipinse molti autoritratti perchè spesso era sola, e se stessa, era la persona che conosceva più a fondo. La nostra Frida, contemporanea e antica, è tutta in questa foto: capelli al vento, gli immancabili fiori nei capelli, l’abito dal colore sgargiante, lo sguardo assorto, altrove. Una presenza forte, assoluta, piena di sfumature, misteriosa, eppure presente, dinamica, evocativa. Frida 2.0 è per noi una donna che ha scelto per prima se stessa, come compagna di viaggio. Per cui l’amore sopra e oltre tutto, è quello per il proprio carattere e per il progetto di una vita non ordinaria.

(photo Luca Arnone/dress Sartoria Massimo di Massimo Panuccio/ model Francesca Maria Cerri)

Viola e basta

(di Isabella De Rorre)

Bandito nei teatri per motivi scaramantici, osannato dai creativi e dai coraggiosi e temuto dai più per l’aura di eccesso che lo circonda, il viola resta uno dei colori più intensi e misteriosi di sempre. In questo 2018 tocca a Pantone sdoganarlo, nella tonalità- guida dell’ultraviolet. Il viola è incontro di ragione e sentimento, blu e rosso, che si fondono in equilibrio perfetto. E’ il colore del cambiamento, della spiritualità, della metamorfosi. Nulla, dopo una sua pennellata, è uguale a prima. Colore per pochi, che invece dona a molti. Colore serio, autoritario, più profondo e cangiante del nero, più denso e criptico del blu, e potentissimo.

Quando, in “Elizabeth, The golden Age” Cate Blanchett entra in scena dominando un plastico della città di Londra in attesa dell’attacco della Invincibile Armata spagnola, è facile comprendere che la situazione è grave, e che tutto sta per mutare. Quell’abito, solo quell’abito di scena e nessun altro del film, preannuncia in modo così deciso e inequivocabile il precipitare degli eventi.

Ma il viola è anche moda, e che moda. Quella di una artista, Elsa Schiapparelli, disprezzata da Coco Chanel ma geniale nel proporre abiti di alta moda che sembrano quadri astratti.

Quella, minimale, architettonicamente destrutturata, lineare, di Giorgio Armani, che lascia parlare il colore e lo purifica, lo rende fluido.

Quella sontuosa, immaginifica, estrema, impeccabile dal punto di vista sartoriale!, di John Galliano per Dior nella sfilata del 2011, dove colore e façon diventano un unico esercizio di stile perfetto.

Quella sexy, spudorata, esibita di Versace, una cascata di seta morbida che scivola sulle curve del corpo e le ridisegna, come in un Olimpo moderno in cui le donne sono assolutamente consapevoli della propria femminilità.

Accettiamo perciò la sfida dell’ultraviolet, guardando al 2018 come ad un anno di trasformazione e di positivo cambiamento. Ne parleremo relativamente all’arte, ai fiori, al cinema, al design. Chiudo con gli occhi di una attrice che è stata involontariamente grande testimonial di questa tonalità: Liz Taylor

(photo da web)

Il fattore Passione

(di Isabella De Rorre)

theWProject sarà la passione. Lo abbiamo deciso pochissimi giorni fa. Sappiamo di correre un rischio, perchè chi di questi tempi parla di passione (ne parlano davvero in tanti, tantissimi) rischia di cadere nel banale, peggio: di esserlo considerato. Io non credo che la passione, quella vera, ovunque si manifesti, possa mai esserla, banale. Penso a Peter Langner, nel suo laboratorio candido e quieto, mentre si muove silenzioso nella sala di taglio, dove prendono vita le sue creazioni. Penso alla sua concentrazione, che non può essere turbata da nessuna visita, altrimenti quell’equilibrio fragilissimo e impalpabile fra estro e abito si interrompe, si increspa come un tessuto delicato. Penso a Riccardo Barattia di Antèsi Milano, che quando parla di Armani dice “Il Signor Armani”, alla sua gentilezza, alla sua capacità di togliere, eliminare il superfluo, di lasciare respirare e parlare un unico fiore bellissimo, alla generosità con cui condivide il suo lavoro. Penso ad Antonio Di Meglio di SussieBiribissi, che unisce le sue pietre semi preziose per colore e poi le divide per farne un lampadario ingioiellato, che si alza lo guarda da lontano e si riavvicina e corregge ancora una, mille volte, quel dettaglio. Potrei continuare per giorni, per giorni parlare di chi la passione la conosce e la trasmette. Potrei parlare  di Elisabetta Cardani che con quella sua voce bellissima da soprano se vede che sei vestita degli stessi colori di uno dei suoi bouquet profumati te lo porge e ti fotografa. Di Melania Fumiko Benassi, che liscia e distende lo strascico di uno dei suoi abiti da sposa infinite volte prima di guardarlo soddisfatta e poter passare a fare altro.  Di Daniela Del Cima di Daphne Milano che parla dell’eccellenza italiana e dei tessuti guardandoti con quei suoi occhi luminosi e attenti, e tu li vedi, quei tessuti, dispiegarsi davanti a te. Di Massimo Panuccio di Sartoria Massimo che misura un orlo con quella pazienza infinita che è mistero come faccia a mantenere, e non è mai soddisfatto, mai, niente è mai abbastanza e lo sa. Di Valerio Antonelli, che lavora concentrato per ore sui tuoi capelli, fino a che quella sfumatura di colore non è esattamente come la aveva immaginata su di te. Non parlo ora di moltissimi altri, stimati e amici, perchè lo faremo nel corso di questi mesi. E non so se basteranno, questi mesi, per dire esattamente cosa è. Però c’è. E’ lì, ogni mattina, ogni santo giorno. Ogni volta che si accendono e si spengono le luci. Ogni volta che ci si alza dal letto per fare, per creare, per sentirsi vivi. Perchè , come diceva con saggezza Enzo Ferrari, “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”. Allora: questo anno si parlerà solo ed esclusivamente di passione. Con lo stile, appassionato, di theWproject.

 

Favola d’inverno

(di Isabella De Rorre)

Te lo hanno detto fin da piccola, Principessa, che un giorno quel vestito lo avresti indossato per un Principe. Così avresti dato un senso a quei bei capelli che ora porti raccolti, a quegli occhi enormi e alla bocca carnosa, alle gambe lunghe e alla tua figura sottile. Te lo hanno ripetuto così tante volte, che hai dimenticato chi per primo te lo disse e lanciò questo incantesimo. Perchè di sicuro di incantesimo si trattò, se ora stai scappando con il tuo bell’abito da sposa. Scappi senza un Principe da raggiungere, scappi senza un matrimonio da celebrare, con il tuo vestito rosso che è una bandiera, una dichiarazione di indipendenza, un segnale insieme al tuo rossetto, che sai ballare e  corrrere da sola, se lo vuoi. E lo vuoi, Principessa. E’ questa la tua favola, quella che vivi ora. I rami si ritirano per farti passare intatta e coraggiosa, dritta sulle spalle. Il moto dell’acqua si interrompe e ogni foglia si domanda chi sei. Le ultime foglie sono cadute, impallidite di fronte alla tua determinazione. Hai guardato in alto, respirando forte, e hai riso, sola, sentendo le tue risate disperdersi nel bosco.

 

Hai trovato una lanterna, e nemmeno il buio, con cui le nonne amorevoli hanno cercato di trattenerti, di domare quel carattere che già allora sapeva quanto era lunga ma inevitabile la strada fino a qui, ora ti fa più paura. Il bosco è una distesa di avventure, ogni ombra ti chiama, ogni fruscio nell’erba ti seduce. La guardi, tutta questa vita, che ti sfida giocando a nascondino. E ti muovi leggera, sai le vie degli alberi e delle stagioni. Oh sì, certo che sì. Si celebrerà un matrimonio. Lo celebrerai tu, con te stessa. Pronta, da sempre, a ricevere e dare amore, perchè ti sei amata da subito. Hai capito chi eri, hai sempre saputo, Principessa. Non importa quali sentieri prenderà la foresta, non hai fretta tu; sei in buona compagnia, hai te stessa. Puoi aspettare la luna, e l’alba, puoi cantare e fermarti a contare le stelle o gli anni degli alberi. Puoi correre sotto la pioggia e non dire a nessuno dove andrai.

 

 

 

 

Questa favola d’inverno è dedicata alle donne che amiamo, alle nostre lettrici presenti e future. A tutte le donne che hanno sposato se stesse, che non smettono di guardare al mondo ad occhi aperti. Che amano sognare, ma non perdono tempo e i sogni li realizzano. Che sanno amare, incondizionatamente. Che hanno rispetto di sé perchè hanno imparato che è l’unico modo per farsi rispettare. Che vogliono essere belle e sanno ridere dei loro difetti senza farne un dramma. Che leggono tantissimo, e hanno un gatto o un cane, un cappotto delle borse delle agende e un armadio pieno di abiti che sono simili a loro. Che riconoscono la bellezza a naso, a occhi chiusi, perché tutto ciò che è bello, bello davvero, le fa fermare in mezzo ad una strada in una mattina di inverno glaciale o sotto un albero in Toscana in piena estate.  Che sanno di essere delle privilegiate, per la capacità di stupirsi, e di imparare, di saper chiedere scusa e di chiudere porte quando sta arrivando il momento di andare. Che coltivano un’anima folle e saggia insieme, da tirar fuori quando ci saranno da contare più rughe che balli. O forse no.

Grazie al nostro couturier, Massimo Panuccio di Sartoria Massimo, che ha creato questo meraviglioso abito rosso. Grazie a Valerio Antonelli, che con make up e hair styling ha reso ancora più splendente la nostra Principessa, Francesca Maria Cerri. Grazie ad Antonio Di Meglio, anima di Sussi e Biribissi, per lo chandelier in pietre dure che ha illuminato il cammino della nostra protagonista. Grazie a Luca Arnone, i cui scatti hanno ricostruito la favola.

 

 

 

 

Feriti dalla bellezza

(di Isabella De Rorre)

Settembre prosegue, dopo giorni di un cielo azzurro limpido e di propositi portati dall’aria che, lo sentiamo, non è più estiva ma nuova, fragrante. Oggi ci sono ancora sprazzi di azzurro dopo giorni di pioggia. Ho pensato a come la bellezza non ci venga mai insegnata abbastanza, e spesso sia lasciata alla nostra sensibilità, ad eventi particolari, o al caso. Invece, sarebbe bello essere educati da subito ad essa. Poterne capire il valore e conservarla come un dono e uno strumento per il cammino che ognuno di noi si troverà ad intraprendere. Sono stata fortunata, la bellezza mi è stata presentata da piccola, e da allora la ricerco ogni volta che mi è possibile. E in molte forme. Allora, parliamone, almeno proviamoci.

La Bellezza Svelata– Ho riscoperto dei testi del liceo abbandonati in un baule; fra i tanti, spicca la raccolta di novelle di Pirandello. Un segnalibro mi ha indicato la chiusura di “Ciàula scopre la luna”:Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento. Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna… C’era la Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.

La Bellezza Svelata è la forma più pura forte e crudele di resurrezione. Ci colpisce, davvero a morte, apre l’anima a una rivoluzione. E ci salva, per sempre. Dopo, non si è più gli stessi. Perché è un’arma affilata, un pungolo che ci obbliga a ricercare se stesso altrove, ovunque. A non accontentarsi più.

La Bellezza Essenziale- Tempo fa ho visitato l’imponente permanente voluta da Giorgio Armani a Milano, l”Armani Silos”, che contiene una part rappresentativa delle creazioni dello stilista, una sala di proiezione e un archivio a disposizione dei visitatori. Un’opera di ristrutturazione importante di un edificio altrimenti abbandonato prima, e poi un lavoro di cesello che rende questa struttura assolutamente corrispondente al carattere e allo stile di chi l’ha creata e curata. E nei minimi dettagli, dalle luci al colore delle pareti e dei teli che dividono e definiscono gli spazi.

 

 

Si può non amare lo stile degli abiti di Armani, ma non si può non essere colpiti da questa intima, totale coerenza nell’attraversarne gli spazi. Cala su chi visita questo luogo un senso di completezza e quiete, come se improvvisamente, anche fuori da lì, la vita fosse semplice e ordinata e delicata ma ferma.

 

 

 

 

Come se modi persone e luoghi fossero eleganti, sempre, di diritto e per dovere.  Ricordo di aver sorriso perché sono entrata nelle toilettes per lavarmi le mani, ed erano talmente belle per forme e colori di design, da aver asciugato il lavandino prima di uscire. I miei compagni di visita, ho scoperto poi, avevano fatto esattamente la stessa cosa, e con la stessa motivazione. La Bellezza, quando ci colpisce, ci educa a rispettarla? Credo di poter dire di sì. A volte sì. Sarebbe bello poter dire sempre.

 

 

 

La Bellezza della Memoria- Visitare l’esposizione creata da Antonio Marras durante l’ultimo Fuorisalone è avere una riprova di quanto dello spirito creativo di questo designer passi dalla valutazione profonda del passato e della tradizione, per creare abiti che sono trasversali a diverse epoche, duttili, pensati per resistere al tempo.

 

 

 

 

 

 

 

Qui la Bellezza attinge e si nutre proprio di memoria, di taccuini con gli acquerelli originali dello stilista, di oggetti antichi riproposti come in una “Recherche” proustiana visiva, di tessuti e forme che ricordano qualcosa del passato, che si stringe saldamente a presente e futuro. Marras è sempre, sempre coerente a se stesso. Ha una gentilezza dell’anima ferma e essenziale. Elabora il suo vissuto e lo trasferisce sulle sue creazioni.

 

 

 

 

 

 

 

Il senso è di riconoscimento, di riappropriazione delle tradizioni, di attimi. E’ come vivere la vita di Marras, riconoscendovi dei brandelli della propria. La Bellezza è anche e soprattutto quello che siamo stati, i luoghi da cui veniamo, il nostro vissuto, la somma incerta ma straordinaria dei nostri giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ la cultura, l’arte, la poesia, la pittura, il rispetto degli altri e la conferma di ciò che siamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

La Bellezza della Passione- Un paio di anni fa credo, Milano si è animata, fra i tanti eventi, per una settimana dedicata alla danza. Ed è stato meraviglioso vedere, in Stazione Centrale, delle giovani ballerine di una scuola di danza muoversi leggere fra i passanti.

 

 

 

 

Ho pensato, guardandole come stavano facendo tutti, con incredulità e una carezza sul cuore per quel regalo inaspettato, che la Bellezza spesso pretende dedizione, passione, fatica, dolore a volte, esercizio. Soprattutto, fede assoluta. Coraggio, di vivere, di alzarsi sulle punte, di spiccare un salto, di fidarsi.

 

 

 

 

 

 

E’ uno sforzo su se stessi costante, è miglioramento, critica, convinzione, sgomento, rinascita, insonnia, rabbia. E’ vita

 

 

 

 

 

 

 

Ne scriverò. Ancora. Un caro amico mi ha consigliato di dedicare alla Bellezza l’attenzione che merita. Forse questi pensieri sparsi del direttore, diventeranno una rubrica. Forse. Per ora, proseguiamo in questo settembre dunque, con una consapevolezza nuova, con delicatezza, ma con determinazione e con il cuore spalancato. Molte sono le novità, come sempre. Resta theWProject, resta il nostro entusiasmo. Accompagnateci nel cammino!

(photo: Luca Arnone  tranne foto “Ciaula”, da web)

Voglia di primavera

(di Isabella De Rorre)

Può essere una giornata uggiosa, piovosa, contrastata. Con vento e pochi sprazzi di sole. ma tutti noi siamo in attesa, perchè lo sappiamo: fra poco sarà ancora primavera. Se l’autunno è una stagione dolce e un pò malinconica, che induce a raccogliere le idee, e l’inverno un nido freddo sì ma pieno di festa e di momenti per sè, la primavera è tutto un riaprire gli occhi, stiracchiarsi e ritornare a vivere. Anche i più scettici aspettano la primavera, con quell’aria frca che punge il naso e un pò di sole che finalmente ridà colore alle guance. Questa stagione così giovane e incerta è quella dei grandi progetti, della ricerca di una meta per l’estate, dei buoni propositi per diete e esami, dell’entusiasmo. Noi di theWProject, che pieni di progetti lo siamo tutto l’anno, in questo periodo ci sentiamo particolarmente entusiasti. Abbiamo voglia di fiori di profumi di bollicine. Abbiamo voglia di colori, che siano il greenery che Pantone ha dichiarato colore dell’anno 2017, o il rosa in tutte le sue sfumature, o il blu. Non ci importa: passiamo solo che la vita per essere lunga, deve essere piena, come diceva Seneca. E per essere piena, la dobbiamo rendere colorata. E frizzante. E coraggiosa, quindi anche un pò incerta e non del tutto programmata. Quindi, partiamo con una collaborazione che ci vede per tutto l’anno impegnati come media partners di “Mi Vuoi Sposare?“, portale e fiera del wedding. E con altre, e bellissime collaborazioni, che sveleremo mano a mano e che ci fanno sentire vivi frizzanti e giovani. Buona quasi primavera! (photo Luca Arnone)

Un (altro) anno da ricordare

(di Isabella De Rorre)

I bilanci, a noi di theWProject, piacciono davvero poco. Ci piace di più considerare questa avventura, straordinaria impegnativa faticosa appassionante, come un viaggio iniziato quasi per scommessa due anni fa. Un viaggio che, in questo 2016, ha gettato le basi per altri progetti e cambiamenti che impegneranno tutto il 2017. La redazione lo affronterà come sempre fatto finora: telefonate e whatsapp interminabili e feroci, bisticci, riappacificazioni, cambi di idea dell’ultimo minuto su una mise en place, una copertina, un abito, un articolo. Molte cioccolate calde. Messaggi in piena notte per riprendere le fila di un servizio o parlare dell’ultima ispirazione per il prossimo perchè non si può aspettare il giorno dopo. Foto, milioni di foto.  Ecco, se c’è una cosa che sappiamo, è che la redazione non può aspettare: mettere insieme così tanti cervelli, e cuori, così brillanti, è impegnativo e costa continua attenzione e dedizione. Le idee corrono velocissime, ci si confronta e già quello che era stato proposto all’inizio sembra vecchio, sembra da migliorare. Ecco, se c’è un’altra cosa ancora che sappiamo, è che la redazione ama imparare, e non si risparmia quando c’è da provare qualcosa di nuovo, da mettersi alla prova. Ventiquattro redattori, numero che fa paura solo a vederlo scritto, figuriamoci a dirlo, e che sta ancora aumentando, è un dato importante per spiegare un anno di fede assoluta, di lavoro duro e serio. Di passione vera. Il direttore sorride quando guarda alla redazione, composta da designer, wedding planner, esperti di marketing, flower and garden designer, sommelier, commerciali, fotografi, architetti, storici dell’arte, avvocati, consulenti di formazione, creativi… E le viene in mente il titolo di un film: “I cavalieri che fecero l’impresa”. Ecco, in poche parole, il segreto di tanto divertimento e di tanta determinazione: siamo un’armata che guarda oltre le proprie sfere di competenza, e anzi le utilizza per realizzare qualcosa di comune e sentito che, ci sembra, ve lo confessiamo, bellissimo. Ecco perchè nel 2017 theWProject diventerà ancora più nostro per essere più vostro, più trasversale, più esigente con se stesso, più affamato di ricercare gli stimoli, le ispirazioni, le idee, che stanno dietro ad un progetto, di matrimonio, di evento, di vita, ben riuscito. Può darsi che la W del nostro nome non starà più solo e soltanto per Wedding. Di certo, noi siamo, e saremo, qui. Con la stessa speranza e con l’augurio che facciamo a voi: di continuare a essere esigenti e a fare progetti, di voler migliorare. Di vivere davvero. Buon Natale e Buon Anno nuovo da tutti noi.

Essere esigenti

(di Isabella De Rorre)

Ogni tanto rileggo l'”Iliade”. Non è snobismo il mio; nostalgia forse, degli studi classici, quello può darsi. Ma credo dipenda da altro. Ogni tanto si torna al passato perchè è da lì che nasce ogni cosa. Ricerchiamo a volte risposte che è difficile avere altrove. E riprendiamo forza, traiamo nuove energie, dal confrontarci con chi è stato molto prima di noi. Peccato non poter vivere tante vite per assaporare ogni cosa, ogni momento storico, ogni stagione che ci ha portato fino a qui. Aver seguito studi classici mi ha reso sicuramente pedante, tignosa, tassonomica. Soprattutto, esigente. Caratteristica ardua in una donna, letale nel direttore di un magazine on line. Spesso discuto con editore e a volte anche con la pur fedelissima redazione. “Esigere” , l’etimologia non mente, significa “pretendere, chiedere e aspettarsi qualcosa come dovuto”. Componenti forti quelli di questo verbo: “agere” che significa “spingere” e “ex” che significa “fuori”. Essere esigenti significa richiedere e pretendere qualcosa in virtù di un diritto che si ha o che si crede di avere. E allora, impariamo ad esserlo, esigenti. Impariamo a desiderare di riscuotere dalla vita il meglio, e a guardare al mondo, al passato al presente ed anche al futuro, pretendendo che ci insegni qualcosa. Non restiamo sordi e ciechi di fronte agli stimoli che ci vengono da arte, fotografia, design, da ogni bellezza che possa arricchirci lasciando un segno in noi. Perchè è l’insieme di questi stimoli che plasma la creatività. Di un artista, di un architetto, di un wedding planner, di uno stilista, di un fotografo. Di chiunque voglia rendere piena di sostanza la forma del suo fare. Che sia salvare vite umane, costruire case, creare un piatto particolare o l’allestimento per un matrimonio. theWProject è esigente e invita i suoi lettori ad esserlo. Per questo, sempre ci sforzeremo di proporvi, oltre alle novità eccellenti del wedding, quello che è il nutrimento imprescindibile della creatività, delle idee, dei progetti. Per questo, a  cavallo fra ottobre e novembre vi proponiamo un modello di sposa esigente appassionata di design con una carrellata a posteriori delle novità proposte a Milano; il meglio dei saloni su matrimonio design lifestyle gardening del periodo; eccellenze e nuovi talenti sartoriali; le mostre di questa stagione, da Canaletto che inaugurerà a novembre a Rubens che è visitabile da due giorni,  e tutti  gli eventi artistici che possano insegnare ad essere migliori, più attenti, più sensibili. Ci siamo dati, visti i tempi, un obiettivo molto ambizioso, ma è nel nostro DNA non  accontentarci e andare alla radice delle cose. Lo “Young Pope” di Sorrentino firma la sua dichiarazione di intenti con una frase che sposiamo volentieri: “Accontentarsi significa morire in vita”.

Di un progetto che è un viaggio

(di Isabella De Rorre)

Luglio è per definizione mese di relax, di vacanze, e di viaggi, di grandi e piccole esplorazioni. Non poteva la nostra redazione non affrontare il tema, interpretandolo in più modi. Esiste allora il viaggio verso una nuova vita, che sia matrimonio o scoperta di altri orizzonti lontani. Esiste un viaggio che parte da un calice di vino e nasconde miglia e tradizioni diverse; quello che passa per una mise en place nomade ma elegante in un prato, soffia delicatamente su fiori colorati disposti in un caos geniale e chic in vasi di recupero, e fugge attraverso il dondolio di tanti memorabilia appesi ai rami di un albero. Quello che è viaggio verso la moda che sarà e la prossima generazione di stilisti talentuosi, capaci di vivere il presente ma con la testa proiettata al futuro. Sono felice di notare che al progetto theWProject, che è uno dei viaggi più irresistibili, faticosi, stimolanti che abbia mai intrapreso, accorrono altri amici e amiche e si aggiungono quindi altre redattrici, per la precisione: Elena Bonomi, che ritorna a me con affetto dopo gli anni del weddig, e  che tratterà di ispirazioni e brevi racconti; Roberta Pompeo, nata con la moda e gli eventi e wedding and event planner, che ha aperto una finestra sulla Toscana e non solo; Marzia Mazzuccato, che intervisterà novelle spose che sono ricorse o meno all’aiuto dei wedding planner per organizzare il loro matrimonio; Marta Petrini, garden designer, che progetterà begli spazi verdi da vivere per voi. E altri stanno arrivando.  Per questo, nella foto, io non vedo solo modelle e una parte della redazione. Vedo l’impegno comune a trasformare il progetto in un viaggio compiuto e bello. Ci vedo fatica e prove e emozione.  Come in ogni viaggio che si rispetti, luoghi e persone assumono un ruolo ed entrano a far parte della vita vera. I luoghi diventano, o restano, cari al cuore, e le persone che incontriamo diventano o si confermano amici. Che strada sarebbe quella percorsa da soli? Una strada spedita forse, ma molto più triste e spoglia. Noi di theWProject amiamo da sempre i sentieri meno battuti. Per cui, non vi diamo consigli su dove trascorrere le vostre vacanze (o forse qualcuno sì), ma vi chiediamo di partire. Ora. Subito. Di entrare nelle pagine di un libro, nell’allestimento di un evento, nella gonna frusciante di un abito da sposa, in un giardino fiorito. Di stappare una bottiglia, o di mangiare un piatto diverso dal solito. Di portare poche cose per il vostro viaggio, e di dimenticare qualcosa, perchè il viaggio stesso sia almeno un pò avventuroso. Per vedere, nelle foto che riporterete, amici cose luoghi che assomiglino ad un posto il più possibile vicino al vostro cuore.  (foto Luca Arnone)

In prima fila sedute: Francesca Paredi (Due Cuori e una Valigia) e Giada Pezzoni, in abiti e coroncine vintage Officina delle Fate

Da sinistra, seduti: Marzia Mazzuccato (Le Spose Raccontano), Tiziana Temporali (Passione Fiorita), Tommaso Porta, Antonella De Lucia (A Occhi Aperti), Paola Roganti Spoletini (Passione Fiorita), Daniela Stella (La Spina del Bouquet)

In piedi, da sinistra: Gianmaria Vercesi (titolare Azienda Agricola Vercesi Del Castellazzo), Claudio Cardone, Francesca Fiorentini (Moda e Modo/ About the Dress), Luca Arnone (Una Foto Una Storia), Roberto Ramperti (titolare pasticceria Ramperti), Francesco Porta, Sarah Tavazzani (in abito e coroncina vintage Officina delle Fate), Isabella De Rorre, Francesco Vercesi

Un ringraziamento particolare va a Fabio Porta, per la stoica sopportazione. A Gianmaria e Daria Vercesi per l’accoglienza affettuosa e la messa a disposizione della location. A Cedric e a Oliver, per l’energia il primo e lo shooting con sposa e valigia l’altro. A tutti coloro che hanno partecipato, come modelle, redattrici, guest star, per continuare ad assecondare le follie di chi scrive.

Editoriale

Ricominciare (di Isabella De Rorre)

Sembra scontato, all’approssimarsi della primavera, parlare di ricominciare. Eppure, è in questa stagione piena di attesa che spesso si concentrano matrimoni, amori, e nuovi progetti di vita. Ripartire, riprendere a progettare, è un’attività che ha molte forme. Per noi, significa ispirarci, per la copertina, a Mucha e alle Sue dee Art Nouveau: una corrente quest’ultima, che ha portato aria nuova, fiori e primavera nell’architettura e nell’arte. Significa immaginare ogni mese un angolo diverso, rappresentato da un tavolino, un comodino, da quello che ci ispirerà e che le nostre redattrici scoveranno, con oggetti legati ad un tipo di sposa e di coppia: questo mese il tema è “Amore+Amore”. E alla ricerca degli oggetti ha contribuito tutta la redazione. Tema di grande attualità, alla luce del DDL appena approvato per le unioni civili, etero o omosessuali, e di fatto. Significa dare il benvenuto ad una nuova redattrice, Francesca Paredi, che avrà cura della rubrica “Due cuori e una valigia”, prendendoci per mano e guidandoci in viaggi di coppia e dell’anima. Quello che come sempre vi auguriamo è di non restare fermi, inerti, ma di affacciarvi alla vita come ad una finestra aperta, accogliendo ogni stimolo dalla realtà che vi circonda, e trovando il vostro modo di ripartire. Sempre.

(Creazione floreale: Coral -Fiori e Interpretazioni, Modella: Didi; Foto: Luca Arnone; Styling: Francesca Fiorentini, Isabella De Rorre)

Editoriale

A piedi nudi nell’erba (di Isabella De Rorre)

003

Le fresche nozze Casiraghi- Borromeo hanno portato alla ribalta un modo di festeggiare l’evento matrimonio più intimo, osiamo dire “easy”: il pic nic.
Osiamo dirlo, nonostante il tono del ricevimento fosse, per il lignaggio degli sposi, altissimo, e gli invitati settecento; ma ci sta. Un principe azzurro che va a nozze con la sua amata accontenta sempre gli amanti della favola intramontabile.
Quello che ci è piaciuto, e molto, è la dimensione raccolta e la scelta di come festeggiare. TheWProject scommette che il pic nic diventerà la tendenza dei matrimoni 2016. E, ci permettiamo di aggiungere, l’idea di festeggiare con le persone che amiamo, in modo semplice e intimo, dovrebbe esserlo non solo per una stagione.
Dovremmo tutti poter affrontare questa nuova fase della vita, potendoci togliere per un po’ le scarpe e camminare con i piedi nudi sull’erba. Dovremmo allentare il nodo alla cravatta e sorridere, vederci correre intorno cani e bambini. Non preoccuparci se l’abito si macchia un po’ o se le scarpe non saranno più intonse dopo aver rincorso gli amici per una foto tutti insieme.
Dovremmo poterci sentire per un po’ leggeri. Che non è “superficiali”, ma liberi di non prendersi troppo sul serio. Liberi di godere dei bei momenti che la vita ci offre e che saranno la nostra scatola della memoria quando ci sentiremo un po’ tristi, quando cambierà la stagione e forse pioverà.
Lo chiediamo agli amici che sempre più numerosi ci stanno seguendo: siate leggeri. Siate giovani, Vivete Giovane! Come recita la nostra copertina. Godete appieno dei momenti in cui avete vicino le persone care, senza preoccuparvi eccessivamente dell’acconciatura che cede o dello strascico dell’abito che si sporca. Fatevi vestire dalla vita. Dai sentimenti.
Molto in là negli anni, vi auguriamo di ricordare che l’abito si è sgualcito perché avete preso in braccio una piccola damigella, o vi siete accoccolate con la vostra migliore amica e fare un brindisi. Che la cravatta è servita a fare il capo indiano circondato da una serie di cow-boys di sette anni o giù di lì. Che vi sia rimasto un po’ del rossetto della vostra mamma sulla guancia o sul colletto della camicia, quando vi ha abbracciato.
Noi crediamo che il pic nic sarà di moda. E crediamo che vivere una vita vera sia una scelta che, di moda, non passerà mai.

Un sogno lungo un inverno

“Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” (W. Shakespeare)

(di Isabella De Rorre)

Ancora non ci credo. Solo cinque mesi fa, TheWProject non esisteva nemmeno nei sogni più sfrenati. Mi è stato proposto di dirigere un magazine, a me, che adoro scrivere ma che non avevo idea da dove cominciare. E come. E con chi. Poi, sono arrivate le idee. Tante, forse fin troppe. E sono arrivate le Persone. Sono arrivate a me accorrendo con affetto. Perchè puoi avere i sogni più incredibili e i progetti più audaci da realizzare. Ma se non hai intorno un esercito pronto, entusiasta e fedele, non muovi un passo.

Ancora non ci credo. Davvero. In cinque mesi abbiamo compiuto un piccolo miracolo. Ed eccolo, in ordine sparso, il mio esercito: Stefania Arrigoni, presidente AWP, che mi ha proposto, probabilmente in un momento di follia, ma poi ci ha creduto, che io potessi starci, a questo posto. Virna Modena, che ha dato il via all’avventura. Senza di lei, non avremmo spiegato le vele. Laura Canepa, che mi guarda con i suoi grandi occhi buoni e asseconda le mie pazzie, traducendole in begli articoli. Antonella Ravaglia, che con pazienza ascolta, raccoglie e produce instancabilmente. Cristina Pepe, che ci si è fatta gettare di peso in questa impresa, scuotendo la testa. Ma io l’ho visto che ha sorriso da subito. Sabrina Vimercati, che lotta con i fusi orari per starmi dietro e mi fa da angelo custode. Emanuela Pagani, fascinosa come una modella degli anni Settanta, che ho amato da subito e anche, ammettiamolo, perchè ci piace incontrarci, a distanza o dal vivo, davanti ad un bicchiere di buon vino. Anna Ubaldeschi, implacabile maestra di bon ton, sempre sempre sempre presente all’appello. Ilaria Pelucchi, che crea torte straordinarie e il cui senso dell’umorismo e le battute fulminanti mi hanno tenuto a galla. Alessandra Agostini, che con allegro buon senso si dedica ad ogni progetto come se non avesse mai fatto altro in vita sua. Francesca Fiorentini, che è una longilinea calla chic, ironica e spensierata. Raffaela Ferrari, che in ogni cosa che fa crede fino in fondo, crede all’ennesima potenza. E si vede. Luca Arnone, autore della prima copertina, che fotografa gli allestimenti, le modelle, i matrimoni, le location, con ironia e un sano attaccamento alla realtà, dote in via di estinzione. Paola Tiziana e Carlotta, che sono un’esplosione di creatività e si rendono disponibili ad ogni corbelleria che la scrivente partorisca.

E ne dovrò ringraziare molti altri, di voi. Perchè TheWProject nasce per parlare a Persone vere, che amano talmente tanto il loro mestiere da non sentire la fatica. Da perdersi in chilometri di tulle o in mezzo al nulla per cercare una nuova location, o fare notte a pensare a nuovi progetti che possano far spalancare gli occhi a una sposa come fosse una bambina la mattina di Natale. TheWProject nasce fortemente voluto, da A.W.P. Associazione Wedding Planners, per crescere insieme ad una categoria che lotta contro crisi, pessimismo. Contro tutto. Per questo TheWProject sarà frutto della partecipazione di tutti voi.

Ancora non ci credo. In cinque mesi, abbiamo davvero sognato “Un sogno lungo un inverno”. E arriviamo ora, alle soglie della primavera, più impazienti, veri, appassionati che mai.