In memoria di Ezio Bosso

(di Marianna Porcaro)

Con la sua musica, ci ha spiegato che ogni nota d’amore arriva dritta al cuore anche senza note e che il silenzio è un forte abbraccio. Ci ha invitati a condividere qualcosa di meraviglioso per dire grazie. Pensarci dentro gesti semplici e sentirci casa per qualcuno. Casa è l’altro, il vicino, il prossimo che sta a un metro da me e che troppo spesso ignoro. Più di tutto, però, Ezio Bosso ci ha insegnato che le grandi rivoluzioni partono dal punto in cui siamo, con i mezzi che abbiamo. Che per essere pionieri, conquistatori, per realizzare un sogno alto, non serve essere più belli, più ricchi, più fortunati.  Nessuna vittoria è mai stata realizzata se non prendendosi interamente la responsabilità della propria vita. “Le cose immense non ti rendi conto, sei un bambino che non crede ai suoi occhi, sembra un sogno, no è il nostro vivere, lavorare duro, credere, andare avanti” diceva. Ci ha trasmesso la cosa più importante che esista: “Ascoltare.” Lo ha fatto con grande cura dell’animo umano e con tutto l’amore e la passione di cui ne era esempio. “Perché rinascere vuol dire costruire insieme uno per uno. E costruire è bellissimo, il gioco più bello, cominciamo..”

Grazie Maestro!

Barbara Del Sarto – disegnare la Bellezza

(di Isabella De Rorre)

Barbara Del Sarto è una donna bellissima. La sua è una bellezza che non esito a definire sostanziale. Barbara “sta” nella sua vita e nella sua attività di make up artist di livello internazionale con equilibrio e consapevolezza. Ha di certo in sé la formula per rivelare l’essenza di una persona, e preservarla. Dono di pochi, raro quanto soprendente quando lo si incontra.

  1. Facciamo un viaggio nel tempo e torniamo al 1989: chi era Barbara Del Sarto allora, e chi è oggi?

Nel 1989 avevo appena sostenuto la maturità e volevo lavorare nella moda. Subito ho “sbagliato” qualcosa (gli errori nella vita sono fondamentali quanto le vie che si imboccano diritte!): mi sono iscritta alla facoltà di Giurusprudenza di Roma, su consiglio di chi non vedeva di buon occhio il mondo della moda. Dopo due anni, compreso che non era la mia strada, ho abbandonato gli studi. A Roma ho però cominciato a muovere i primi passi in quel mondo in cui desideravo lavorare, come modella, per l’Alta Moda: era l’epoca delle sfilate a Piazza di Spagna, dei grandi couturier. Mi sono trasferita a Milano, prendendo la decisione di fare sul serio. In questa città, cui sento di appartenere in modo particolare per la visione e la modalità lavorativa che la attraversano, le possibilità si sono da subito amplificate. Da lì è iniziata veramente la mia storia.

Chi sono ora? Sono maturata a livello personale, e ho ben chiari gli obiettivi che voglio raggiungere. Posso dire di aver trovato la mia strada, e di non procedere più tentoni come ho fatto, per capire chi ero e cosa volevo, in passato.

  1. Una caratteristica che traspare dalle notizie su di Lei è certamente la riservatezza. Si intuisce una persona discreta, che preferisce far parlare i fatti. Come concilia questa sua attitudine con un mondo che dà in ogni caso ampia evidenza all’immagine?

Non è facile conciliare la mia riservatezza con il mondo in cui lavoro. Credo negli anni di essermi persa qualche “partita a carte”… se fossi stata una buona agente di me stessa, avrei forse ragguinto obiettivi diversi. I primi tempi capivo che essere presente ai party, agli eventi importanti era parte sostanziale di questo lavoro, una sorta di promozione diretta di se stessi. Ma, vede, io sono fatta così. Sono costretta a far parlare i fatti. Per fortuna,i fatti hanno parlato, e continuano a farlo, bene. Questo aspetto del mio carattere, la volontà di rimanere dietro le quinte diciamo, dà un senso di sicurezza ai miei clienti. Per me, significa rispettare dei codici, etici e di comportamento, che fanno parte di me, e che i miei clienti condividono. Una sorta di pulizia dei valori, che ha lasciato spazio ai brand che vestono me, così come a me che vesto loro. Su misura, ecco il termine giusto.

Non ho mai chiesto foto insieme alle celebrità, mi sarebbe sembrato di oltrepassare una linea che volevo invece ben definita. Le poche foto che ho insieme ad alcuni personaggi, le ho condivise perché per me erano momenti importanti, di crescita, di passaggio, a livello professionale ma prima di tutto emotivo. Non mi interessa apparire, mi interessa rispettare me stessa, e lo spazio delle persone con cui ho lavorato e lavoro.

  1. Prima di diventare make up artist, lei è stata indossatrice. Quanto ha influito questa esperienza nella sua attività?

Sono stata avvantaggiata nel conoscere già il mestiere. Sapevo leggere alla perfezione quelli che erano i ritmi di un photoshoot. Queste informazioni sono state il mio bagaglio e mi hanno resa tranquilla: per carattere voglio essere sempre molto preparata, prima di affrontare qualsiasi esperienza. Le faccio un esempio: quando ero modella, durante la fase del trucco ricordo che alcuni avevano un tocco più pesante di altri, sul viso, mentre procedevano al make up. Memore di questo, ho cercato di lavorare diversamente, tanto che moltissimi mi dicono avere una mano leggerissima. Inoltre, conoscevo già molte delle persone con cui mi sono trovata a lavorare com make up artist, perché ci avevo lavorato ai tempi in cui ero modella; posso dire ci sia stata una soluzione di continuità. A livello caratteriale, questa nuova vita mi ha aiutato moltissimo: sono infatti una timida, che ama però l’adrenalina della ribalta. Quello che mi crea ansia, è anche quello che mi fa stare davvero bene. L’aver calcato tante passerelle prima mi ha aiutato a muovermi con naturalezza in questo mondo, e mi ha dato coraggio nel parlare alle grandi platee.

  1. Come è cambiato nel corso di questi ultimi venti anni, il trucco di un photoshoot o di una sfilata?

La moda è sempre movimento! Con corsi e ricorsi. Ancora nelle ultime sfilate che ho fatto, le basi erano molto più coprenti, strutturate, i trucchi impegnativi: lo smoky eye, i rossetti decisi, i glitter usati per enfatizzare sguardo e zigomi. Nel corso degli anni, sono cambiate radicalmente le texture, che tutte le gandi aziende di make up hanno sviluppato con ingredienti innovativi. I pigmenti sono talmente micronizzati che è possibile fare presso che qualsiasi cosa. Ora si gioca molto di più sulle sovrapposizioni, pur mantenendosi una differenza sostanziale fra il mondo “crazy” dello show, ancora fatto di labbra in evidenza, ciglia finte.. e quello delle collezioni, che tende invece ad esprimere un mood, un sentimento, una tendenza precisa. Oltre alle texture, è cambiato il modo di interpretare il make up, proprio da parte delle donne comuni, che lo usano ogni giorno.

  1. Il make up artist lo immagino sempre un po’ come un fotografo, ed un regista: si deve tener conto delle luci, delle imperfezioni e delle caratteristiche del viso, di conservare l’anima di chi si affida ad un truccatore, di farla trasparire. Cosa si aspetta dal make up chi si rivolge a Lei?

I miei clienti si aspettano che il mio lavoro, una volta finito, rappresenti alla perfezione la persona che ho truccato. Mi piace lavorare su piccoli dettagli. Non stravolgo mai i visi; il make up è un accessorio, una magia. Deve tirare fuori l’essenza di una persona. Deve vedersi la donna. Il miglior complimento è: “Come sei bella!”, non “Che splendido make up”. Per questo, se è vero che nel mak up comandano le proporzioni del volto, è ancora più vero che quello che comanda è proprio l’anima. Bisogna tener conto di tante sfaccettature diverse, per questo, prima di cominciare a truccare un cliente, ci parlo. La volontà è quella di unire la sua personalità con la mia visione. In caso di make up di celebrità, faccio sempre prima una ricerca sul web, per capire quali colori indossano più frequentemente, a ltre caratteristiche per poter svolgere al meglio il mio lavoro.

  1. Tre caratteristiche che un MUA dovrebbe avere.

La sensibilità, ossia la capacità di accogliere le persone e capire cosa si aspettano dal make up. La vena artistica, che traduco nella capacità di distruggere le convenzioni per ricrearle a modo suo. E l’essere psicologi: le mie clienti vengono da me per potersi esprimere, per mettersi a nudo e ricostruirsi, rinnovarsi.

  1. Lei segue da quasi venti anni Roberta Armani come personal MUA; quali differenze ci sono fra il truccare una persona celebre in modo continuativo, e farlo per le modelle di un servizio fotografico o di una sfilata?

Con Roberta Armani si è creato un rapporto stretto, una connessione. Sono entrati in gioco i sentimenti e si sono create le basi di una amicizia solida. Seguirla è stato creare un’unione così particolare da andare oltre il lavoro. Si riesce a leggere oltre l’apparenza, a cogliere il momento, la sfaccettatura, a sapere senza che venga richiesto se è il caso per esempio di calcare di più il trucco, o al contrario di marcarlo meno. Si riesce ad arrivare a fondo nell’animo della persona, e a “cucire” ogni volta un abito su misura. Stabilire una connessione significa scegliersi come abbiamo fatto Roberta ed io, con il tempo e negli anni, a vicenda. La differenza la fa la mia personalità. Dico sempre che non sono la più brava in assoluto, ma che scegliere me in modo continuativo significa apprezzare discrezione e personalità. Sono queste le caratteristiche che avvalorano maggiormente il mio lavoro di make up artist. . La modella al contrario è una tela bianca. La devo dipingere, senza fare ricerca psicologica. Non ha voce in capitolo nella scelta del make up, viene vestita e truccata, e la cosa finisce qui.

  1. C’è, o ci sono, brand cosmetici che oggi sente più affini al suo modo di operare, cioè che in qualche modo la rappresentino?

Ho la fortuna di lavorare con il make up di Dolce e Gabbana, che esprime la donna italiana nella versione più gioiosa di sé stessa: mi ci ritrovo perfettamente rappresentata. Ho lavorato negli anni passati con Armani, che amo per le texture leggere e facilmente sovrapponibili. I brand da cui mi allontano un po’ sono quelli che giocano su colori flah, forti. Non ho mai osato così tanto, forse perché nella mia esperienza come make up artist mi sono sempre confrontata, e mi confronto tuttora, con il mio modo di essere donna. Mi mancano anche le occasioni per osare: lavorare con e sulle celebrità, significa lavorare con donne mature, non necessariamente anagraficamente, ma che hanno una identità precisa da rispettare.

Amo in generale i brand che danno attenzione alle texture; mi piacciono i mascara Lancome, la linea di Bobby Brown. Mi affaccio a Mac, quando voglio attingere ad un bacino quasi infinito di colori.

  1. Lei ha condotto un programma televisivo, e ha partecipato in qualità di tutor make up trend ad un altro: quali sono i ritmi e le regole di questo tipo di esperienza?

Innanzi tutto, sono due ritmi completamente diversi.

Quella con Sky è stata una esperienza bellissima, completamente nuova per me. I ritmi fin da subito sono stati importanti. Abbiamo girato per due mesi da una città all’altra, lavorando nelle aziende. Ci muovevamo a bordo di un truck, estensibile, che diventava un vero e proprio studio televisivo, con caldo soffocante a volte. Una esperienza faticosa, ma estremamente divertente.

L’esperienza RAI è stata molto più semplice, sia in termini di orario sia di impegno. Ogni tutorial doveva essere costruito con l’autore a casa, e poi c’era la diretta in studo, per un impegno di circa due giorni. La guida di Caternia Balivo ci ha aiutato davvero tantissimo. Una esperienza che ripeterei subito; ricordo lo stress prima della diretta, ma al momento del ciak, come per magia, si va avanti!

  1. C’è una donna che non ha ancora truccato e che le piacerebbe truccare?

Mi viene subito in mente una grande donna che non c’è più: Lady D.. Mi sarebbe piaciuto tantissimo curare la sua immagine.

E poi: Cate Blanchett, donna straordinaria incontrata a Venezia. Ha una gran truccatrice, che le rende giustizia in ogni occasione. La Blanchett rappresenta la Bellezza, intensa, anche imperfetta, ma vera.

  1. Esiste un’icona di bellezza che in quale modo l’abbia ispirata in passato e nel presente?

Audrey Hepburn: bellezza pulita, essenziale, mai sovraccarica. Il mio tema, come make up artist, per definizione la mia icona.

  1. Immagino le abbiano già chiesto se la bellezza sia importante per lei. Io le chiedo se la bellezza abbia un “costo”, in termini di responsabilità, di rispetto e di ricerca.

Certo che ha un costo. La mia bellezza, e la bellezza in genere, richiede impegno. Non si può andare in giro senza rappresentare quello che si fa. Ho sempre investito molto sulla cura di me stessa, della mia pelle, dei capelli. Curo la mia immagine, voglio che corrisponda a quello che desidero raccontare di me. Che mi rappresenti. La forma è anche sostanza. La bellezza verso noi stessi è un valore e un segno di rispetto di sé e degli altri; è la conferma di essere conforme ad un contesto in cui ci si muove, e di averne cura.

  1. Cosa si aspettano le spose di oggi da un make up artist in questo giorno così particolare? E quale tipo di sposa si rivolge a Lei?

Non c’è un tipo standard di sposa che si rivolga a me. Spesso è un passaparola continuo della amiche, che si sono affidate a me, e mandano da me altre amiche.

Le spose sono cambiate tanto. Ci sono quelle che vogliono continuare ad essere se stesse, anche nel giorno del loro matrimonio. Il make up che chiedono è leggero, luminoso, in armonia con l’abito scelto. E poi ci sono le spose che vogliono in quel giorno essere quello che ono sono mai state, e mi richiedono un look che è quasi più da Red Carpet che da matrimonio, basato su ciglia finte, sopracciglia disegnate, toni più carichi.

Certamente, il trucco acqua e sapone non paga, la luce del fotografo toglie quasi il 50% del trucco dal viso. Allora, si lavora sulla pelle, in modo che compaia perfetta. Sul mascara, su sopracciglia ben delineate. La sposa è più truccata pur sembrandolo meno; il nude make up è complicato da realizzare, e deve esserlo con perizia.

  1. Ha mai pensato a creare una propria linea cosmetica?

Non ci ho mai pensato in termini di realizzazione, ma mi piacerebbe molto realizzare per un brand cosmetico una linea “by Barbara Del Sarto”.Dciamo che è il mio sogno nel cassetto…chissà!

  1. Se dovessero definirla con tre aggettivi, quali le piacerebbe che fossero?

Raffinata, Rispettosa, Affidabile.

  1. Da dove trae le ispirazioni per il suo lavoro?

Sono molto curiosa, amo guardare subito tutti i trend della siflate per le stagioni a venire. E poi, viaggio fra le contaminazioni cromatiche a 360 gradi: adoro l’arredamento di interni, trovo che il mondo del design incida sempre con i suoi colori sulla moda e sulla bellezza. Il mondo le make up è così veloce che stargli dietro è molto complicato.

Altra fonte di ispirazione è la natura, il mondo, con i suoi colori. La natura ci offre una palette cromatica gratuita ed incredibilmente variegata, con accostamenti inusuali e meravigliosi. Se si è aperti a cogliere la bellezza dell’universo, si apprezzano toni di una bellezza incredibile.

Amo leggere anche i libri di moda del secolo scorso, capire perché ogni designer ha segnato un’epoca, come ha lasciato in essa un segno inconfondibile.

Ultima e non ultima fonte di ispirazione: il cinema.

  1. Una domanda che faccio spesso è: come si immagina fra cinque anni?

Vorrei diventare, almeno un po’ di più, uno “squalo”!

Fra cinque anni ne avrò cinquanta e voglio arrivare a quel traguardo con un progetto che rappresenti l’apice della mia carriera.

Non credo diventerò mai così aggressiva, quindi mi vedo continuare a coltivare i miei progetti, e a raccogliere i successi che ne verranno.

E, importante per me, continuare a far crescere mia figlia in un ambiente sereno con una mamma su cui poter contare. Sono rimasta agganciata alla mia famiglia. Per una donna che lavori come make up artist conciliare lavoro e famiglia implica scelte di presenza, di qualità, di insegnamento. E delle rinunce, a volte pesanti, a delle opportunità. Ma, come dicevo, si tratta di scelte.

Barbara Del Sarto ha collaborato e collabora con Armani, Gucci, Fendi, Dolce e Gabbana. Cura l’immagine di Roberta Armani da più di 18 anni, così come di molti altri personaggi famosi. Ha condotto “Pausa Pranzo” per Sky e ha partecipato a “Detto Fatto” per la RAI in qualità di Make Up Trend Tutor. Più facile dire quello che non fa: non è presuntuosa, lascia parlare i fatti, e i successi che la sua sensibilità e la sua personalità discreta, seria, costante, le procurano.

“Domenica Con”… Roberto Bolle

(di Marcella Previde Massara)

DOMENICA 10 MAGGIO MARATONA DI DANZA SU RAI STORIA CON ROBERTO BOLLE COME ANFITRIONE

Foto tratta da profilo Instagram robertobolleofficial


Dopo il successo di “Danza con me” e del suo recente “Best of” su Rai1 , la sua intensa attività sulla piattaforma OnDance che anche in questo periodo di pausa forzata continua la sua missione di diffusione della cultura della danza in tutte le sue forme, Roberto Bolle torna in televisione.
Lo fa componendo e commentando per i telespettatori il format di “Domenica Con” , il nuovo spazio di Rai Cultura curato da Giovanni Paolo Fontana ed Enrico Salvatori.
Un contenitore in cui la danza e il balletto non sono solo occasione di grande spettacolo, ma anche una chiave di lettura dei cambiamenti della nostra società che Roberto ha voluto dedicare alla grande ballerina Elisabetta Terabust, scomparsa proprio due anni fa.
La mattinata si aprira’ con “Serata a quattro stelle” di cui sono protagonisti Elisabetta Terabust, Patrice Bart, Joy Jolley, Dudley von Luggenbur; dalle 12.00 in poi seguirà un tuffo negli anni Cinquanta e Sessanta, per capire come il ballare sia stato recepito dalla gente nel dopoguerra e fino al boom economico, e come le balere ed in generale i luoghi di aggregazione siano stati il posto ideale per conoscersi e divertirsi ancora con pochi soldi.
Dalle 12.30 circa alle 14.00 avremo occasione per rivedere Roland Petit, Zizi Jeanmaire, Rita Pavone, Mina, Don Lurio, Lola Falana, Oriella Dorella, Raffaele Paganini, Heather Parisi, Alberto Sordi, Alberto Lionello.
Tra i pezzi più pregiati scovati da Bolle negli archivi delle Teche Rai e di Rai Cultura c’è il film di prima serata, proposto proprio nel giorno del compleanno del protagonista: Fred Astaire. E dell’uomo che negli anni ’50 è stato sinonimo della danza, va in onda uno dei film più noti, “Il cappello a cilindro” , interpretato con l’ inseparabile Ginger Rogers.
Subito dopo, a chiudere questa “Domenica con” c’è il balletto ispirato ad uno dei film più noti di Federico Fellini, “La Strada”, con protagonista Carla Fracci sulle note indimenticabili di Nino Rota.

Foto da sito “On dance”


Roberto presenterà, infine, anche la sua ultima trovata per danzare da casa tutti, come ha sempre fatto dal vivo e per strada, quando lo si poteva fare.
Ha, infatti, realizzato un collage di tutti i video che gli sono stati inviati di una coreografia creata appositamente, in cui centinaia e centinaia di ballerini vestiti di bianco si muovono sulle note di una musica suggettiva da lui scelta inventando “Il ballo in bianco”
Che dire.. anche questa volta si è confermato un grande.
Ti amiamo, Roberto.

Vasi con visi

(Antonella De Lucia)

Le piante, ma anche i fiori recisi, sono diventate sempre più di frequente una componente decorativa delle nostre abitazioni con l’intento di condividere gli spazi con gli elementi naturali; le erbe aromatiche popolano le cucine, mentre le orchidee tropicali trovano il loro habitat ideale nel bagno. Per non parlare del soggiorno dove le piante da appartamento sono sempre state una parte integrante e immancabile dell’arredamento. Per questo motivo anche i vasi che le contengono hanno assunto un ruolo importante, che presuppone una scelta complessa tra le tante offerte sul mercato-

Oggi la ricerca è caduta su una selezione di vasi antropoidi, vasi cioè che riproducono le fattezze del viso umano.

Sembra che l’uso di questo tipo di decorazione risalga alla preistoria dove alcune anfore presentavano il collo ornato a rappresentare i tratti del viso, con occhi e labbra ricavati da piccole incisioni. Anche durante la civiltà egizia si ricorreva a questo tipo di decorazione, raffigurando le sembianze umane, ma anche animali, via per i vasi decorativi che per le urne funerarie.

Da lì in poi i vasi antropoidi sono presenti in quasi tutte le epoche ed è possibile trovarli spesso lungo i sentieri dei giardini rinascimentali o tra gli arredi dei palazzi barocchi.

Ironici e a volte un po’ inquietanti, queste teste porta-vaso costituiscono un elemento ricercato e al tempo stesso scherzoso dell’home decor moderno.

Ecco allora una divertente galleria di foto per chi desidera possedere un vaso decorato con una faccia, la cui pianta, crescendo, possa ricreare una sorta di capigliatura verde.

Photo Pinterest

La Giornata Internazionale della Danza

(di Marcella Previde Massara)

(Photo: Pixabay)

Oggi per la prima volta dal 1982, il mondo festeggerà la Giornata Internazionale della Danza a sipari chiusi e platee vuote.
Misure necessarie, in tempo di pandemia. Ma tra dirette streaming, omaggi, riprese di repertorio, si danzerà comunque, per festeggiare l’appuntamento mondiale promosso dall’International Dance Council dell’UNESCO, dedicato alla divina Prima Ballerina Alicia Alonso, scomparsa il 19 ottobre scorso a L’Avana e di cui questo anno ricorre il Centenario
Il mondo intero ha assistito all’arte di Alicia Alonso, un’artista che ha portato la danza alla suprema espressione dell’arte ”
Si ricorda, inoltre, la sua vasta e ricca carriera di ballerina molto apprezzata per le sue convincenti rappresentazioni dei ruoli principali nelle grandi opere del balletto classico e romantico. Era conosciuta soprattutto per la sua vivace e precisa Giselle e per la sua sensuale e tragica Carmen.

Photo: Getty Images


La commemorazione è stata istituita nel 1982 da il Comitato Internazionale della Danza – C.I.D. dell’Istituto Internazionale del Teatro (ITI-UNESCO). La data commemora la nascita di Jean-Georges Noverre (1727-1810), che fu il più grande coreografo della sua epoca, il creatore del balletto moderno.
Tra le varie iniziative che ci saranno in Italia ricordiamo Eleonora Abbagnato, direttrice dell’opera di Roma, che festeggerà la Giornata internazionale tenendo una grande lezione aperta sul canale Youtube dell’Opera di Roma con i ballerini del Corpo di ballo.
Uno dei lati positivi della quarantena: in tutto il mondo grandi étoile si sono messe a disposizione del pubblico. “
Tra i tanti appuntamenti di domani, anche La Scala, con i primi ballerini live alle 14 su Facebook, insieme al direttore del corpo di ballo Frédéric Olivieri.


RaiPlay inaugura invece una nuova programmazione sul balletto classico e contemporaneo, dalla tradizione russa dello Schiaccianoci a La Fenice di Venezia alla rilettura di Giselle firmata da Akram Khan per l’English National Ballet. Il 2 maggio alle 22.45, con il documentario di Rita Rocca “Lindsay Dances: il teatro e la vita secondo Lindsay Kemp”, Rai5 omaggia il Maestro che sabato avrebbe compiuto 82 anni.


Nessuno sa quando e come si potrà tornare in scena dal vivo e se in Cina sono ripartite le prime timide classi con i danzatori con le mascherine, i teatri dormono avvolti nei loro lussuosi sipari di velluto in attesa di poterli rialzare.
La situazione, però, è difficilissima, per i teatri, le compagnie, le scuole di danza.
La danza è contatto, bisognerà reinventarsi tutto…

L’Opéra National de Paris

(di Marcella Previde Massara)

L’Opéra National de Paris è un teatro nel cuore di Parigi che persegue lo scopo di rendere accessibile il patrimonio lirico e coreografico al maggior numero di persone, e quello di favorire la creazione e la rappresentazione delle opere contemporanee. A questo titolo, l’Opéra dispone di due sale: l’Opéra Garnier (che ospita la compagnia di balletto stabile del teatro) e l’Opéra Bastille.
L’Opéra national de Paris contribuisce inoltre alla formazione professionale e al perfezionamento dei cantanti e dei ballerini, con il suo centro di formazione d’arte lirica e con la celebre scuola di danza di Nanterre.
Il 9 aprile, l’Opera di Parigi impossibilitata come tutti i teatri europei a perseguire la sua missione culturale, ha lanciato, in collaborazione con Huawei, una nuova app (si tratta più precisamente di un sito per smartphone e tablet) dedicata all’arte lirica in tutte le sue forme con lo scopo, per gli utenti, di mettersi alla prova esplorando, con una serie di contenuti interattivi – quiz, immagini, storie di arie d’opera, di coreografi, di cantanti famosi – il mondo dell’arte e del balletto.

Dopo aver reso accessibili gli spettacoli online (purtroppo solo per chi risiede in Francia), il teatro lancia ora Aria, dedicata alle sue opere liriche e ai balletti. Disponibile solo su cellulari e tablet, “Aria” si concentra sulla divulgazione del patrimonio operistico e della danza con testi, video e giochi interattivi arricchiti da aneddoti in tono leggero e insolito. Opera e balletto dialogano in particolare con la cultura pop, il cinema, la musica e la letteratura.
Il 17 aprile, invece, il corpo di ballo dell’Opera ha divulgato un meraviglioso video con l’hastag #RestezChezVouz #Stayhome in cui i ballerini, sulle note della famosissima “Danza del cuscino” tratto da Giulietta e Romeo di Prokofiev, si muovono nell’intimità delle proprie casa facendo i plies in cucina, o i grand battements attaccati alla ringhiera della scala o ancora facendo le flessioni con i bebè sulle spalle, unendo lo splendore del loro talento ad una tenera quotidianità a cui, se non fosse stato per la quarantena, il pubblico non sarebbe mai stato ammesso.

Spose e Giappone

Una meta piena di fascino per una sposa amante del design e cittadina del mondo? Ecco qualche ispirazione dal Giappone

(di Sabrina Vimercati)

Il Giappone è un paese affascinante e ricco di storia e tradizioni.
Ho avuto la fortuna di visitare Tokyo e Kyoto
proprio nel periodo dei Sakura in fiore, i ciliegi.
I colori magnifici e la pace che trasmettevano questi splendidi alberi non si può spiegare.
Il bianco…il rosa tenue…il rosa più acceso colori adatti alla sposa di primavera che può trarre ispirazione per bouquet e addobbi sia per la chiesa che per il rinfresco.

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Così come immaginarsi un vestito in chiave moderna che possa ricordare i magnifici kimono dalle preziose sete e meravigliosi ricami.

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E magari dopo la cerimonia avere la fortuna di fare le foto ricordo sotto un cielo stellato e come tetto un filare di ciliegi in fiore in riva ad un fiume…

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E al posto dei confetti regalare dei bon bon gusto ciliegia.
Quest’anno per me la parola d’ordine è stata … rosa sakura.

Sogno (gipsy) di una notte di mezza estate

A volte l’ispirazione nasce da un pensiero, un’immagine. A volte, anche da un sogno. Per noi la interpreta Elena Bonomi, inaugurando la sua collaborazione con theWProject!

(di Elena Bonomi)

Il mio sogno di una notte di mezza estate mi trascina con forza tra le foglie delle piante, all’ombra di alberi secolari, con i piedi nudi che corrono tra il muschio bagnato e gli aghi di pino; smalto rosso che vellutato copre le unghie e che contrasta con la luce azzurra della rugiada. Corro verso  il bagliore dell’alba e improvvisamente il mio abito si impiglia in un rovo, allora mi fermo, prendo fiato e, con le dita ornate da diversi anelli in oro antico, sfilo il pizzo color avorio dai rami di spine. Poi mi alzo e osservo il bosco: si sta svegliando lentamente e inizio a sentire dei movimenti degli animali ancora assonnati. Tra le fronde la luce d’argento filtra tra i rami. Osservo le ultime lucciole della notte che disegnano magie nell’aria e le seguo verso un prato che brilla di rugiada: le lucciole riprendono poi il loro volo verso il bosco e inizio a percepire la brezza frizzante che proviene da un ruscello. Mi avvicino alla riva e osservo l’immagine di me stessa che si specchia nell’acqua gelida: le mie gote sono arrossate e le mie labbra rosso ciliegia sembrano un fuoco che sboccia nel ghiaccio. Con un brivido sento i capelli sciolti che mi accarezzano le spalle; sistemo poi la mia corona di fiori e cristalli sulla fronte mentre mi rialzo e riprendo la mia danza verso il sole che sta nascendo.

Mazel Tov!

In fondo, celebrare un matrimonio è celebrare una festa. Ed è bello ricordare, anche dopo anni, le espressioni felici di parenti ed invitati, che partecipano con il cuore all’evento. “Mazel Tov!” è l’augurio rivolto, al lancio del riso, ai due giovani sposi della foto, pronti all’allegria dei futuri  festeggiamenti!

(Foto GIVIELLEfoto)

E una sera di fine estate, in un giardino

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E una sera di fine estate, in un giardino (di Luca Arnone)

E’ vero: spesso la fotografia è costituita da attimi. E conta anche avere fortuna ed essere presenti quando arriva LA foto. In un reportage di matrimonio, LA foto è quella che ci farà ricordare dagli sposi; è quella che verrà guardata con tenerezza, allegria, commozione nel corso degli anni.
Il ricevimento di nozze di Chiara e Marco si è svolto nell’immenso giardino della casa dei genitori dello sposo. Dopo il pranzo, gli invitati si sono sparsi per il prato e vicino alla piscina, chiacchierando fino al tardo pomeriggio.
Aria frizzante, di fine estate, molti amici intorno agli sposi, molta allegria, la promessa di tanta futura felicità.
All’improvviso, gli amici hanno sollevato di forza Marco e lo hanno gettato di peso in piscina. Subito dopo la stessa sorte è toccata a Chiara.
Ero lì per testimoniare l’evento, con la mia macchina fotografica a rendermi per l’ennesima volta il servizio di essere presente a fissare la vita.
Molti gli scatti, dell’intera sequenza, e dei tuffi successivi degli amici. Ricordo le risate e gli spruzzi d’acqua, ed il bel vestito della sposa zuppo.
Ed ecco la foto che cercavo, per la chiusura dell’album, alle soglie dell’autunno e di una vita insieme: l’abito steso ad asciugare al sole, e una frase beneaugurale di uno dei miei poeti preferiti.

Chi vive una vita vera, ama di vero amore” di Emily Dickinson.
E lo credo davvero. Una sera di fine estate, durante una festa in giardino, dovremmo tutti avere la possibilità di tuffarci nella vita.

(foto di Luca Arnone)

Ispirazione Pic Nic!

Ispirazione Pic Nic! (di Raffaella Ferrari)

Che sia romantico, spiritoso, allegro, a tema, il pic nic è un modo informale e confortevole di festeggiare. Trovate l’occasione, trovate gli invitati (più facile del previsto se il menu è invogliante), trovate la location ideale et voilà! Il gioco è fatto. Sarà sempre un successo, se la compagnia è bene assortita, c’è della musica, del buon cibo e del buon vino.

Se il pic nic è di matrimonio, dategli la vostra impronta.

Organizzate piccoli tavoli romantici e intimi cui far accomodare gli ospiti, con oggetti che rieccheggino lo stile shabby o una festa sul fiume “Old America”. Legno e ferro battuto o invecchiato saranno gli ingredienti vincenti. Sbizzarritevi a trovare nei mercatini dell’usato vecchi candelabri, e oggetti che abbiano respiro di antico.

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Raccogliete gli ospiti e le loro chiacchiere sotto zanzariere di garza che riparino dalle zanzare ovviamente, ma lascino intravedere i raggi della luna e qualche stella cadente per esprimere i desideri più segreti alla luce di mille candele. Vecchie cassette della frutta, balle di fieno e pallets faranno bella figura utilizzati come divanetti e tavolini. Prediligete tessuti naturali, freschi e confortevoli.

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Cuscini che passone! Utilizzateli come sedute improvvisate per gli ospiti, e come elemento di colore e decoro. Stendete sull’erba delle tovaglie d’antan o dei lenzuoli colorati, e illuminate tutto con delle piccole abat-jour create per l’occasione o fila di luci a led che ricordino la visita di tante lucciole.

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Chiudete gli occhi e trovate il vostro tema ispiratore, legato ad un colore, un ricordo, una sensazione. Ricordate che le feste migliori sono quelle in cjui vi siete sentiti “a casa”. Regalate ai vostri ospiti un momento di serenità.

Un matrimonio Giavanese

(di Sabrina Vimercati)

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In una città multietnica come Dubai, è bello vivere perchè si conoscono veramente persone che arrivano da ogni parte del mondo, si può scoprire la loro cultura e i loro usi e costumi.
E, naturalmente sapere, o se si è più fortunati, partecipare , ad un loro matrimonio.
Ieri ho incontrato la mia amica Shinta, una ragazza indonesiana di Giacarta, molto bella, che ha sposato un italiano e che mi ha raccontato come si svolge un tipico matrimonio giavanese, facendomi vedere anche le foto di quello di sua sorella minore che si è svolto di recente.

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In Indonesia la precerimonia e la cerimonia durano 7 giorni. Essendoci 27 etnie la cerimonia varia a seconda della città di provenienza degli sposi.
Durante il primo giorno la famiglia dello sposo incontra quella della sposa per promessa e accordo prematrimoniale e porta in dono una Dote ( MAHR), più un regalo per la
sposa,di solito un cesto con dentro abbigliamento intimo e scarpe, teleria da bagno o per la casa, dolci o quadri con figure formate da valuta locale, in segno di buon auspicio.
Il secondo giorno viene speso per decorare la casa della sposa con fiori, foglie di banano e foglie di cocco.
Il terzo giorno i due sposi fanno una doccia purificatrice con acqua profumata da 7 fiori diversi.
Il 4 e il 5 giorno sono dedicati ai trattamenti per il corpo.
Il 6 giorno è dedicato alla preghiera e il 7 giorno finalmente è quello della cerimonia.
In tutti questi 7 gg gli sposi non si possono incontrare.

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Nel giorno tanto atteso, in un salone accanto alla moschea, ecco entrare lo sposo accompagnato da tutta la famiglia. A seguirlo la sposa, anch’essa con la sua famiglia.
A svolgere la cerimonia ci sono un religioso ed una persona dello stato.
Per primo lo sposo fa la sua promessa al padre della sposa, il quale stipula un patto col religioso dove si fa garante dell’impegno dello sposo di prendere in moglie la figlia.
Fatto questo gli sposi si scambiano gli anelli, e lo sposo dona soldi o gioielli alla neo moglie
Passate 3 ore dalla fine della cerimonia, può iniziare il rinfresco.

Nel grande salone delle feste, addobbato con centinaia di profumatissimi fiori freschi, 4 ballerini insieme ai genitori degli sposi accompagneranno il loro arrivo eseguendo
danze tipiche giavanesi e li porteranno fino al centro del salone, dove si accomoderanno su morbidi divanetti.
Ai lati ci sarà un ricchissimo buffet, e la sala piena di tantissimi invitati. É usanza averne tra i 500 e i 1000.

L’abito tipico della sposa di solito è formato da una gonna batik con sopra la KEBAYA, casacca ricamata con swaroski e strass.
Sul capo di solito un velo tipico musulmano sormontato da una corona. Oppure un’acconciatura con fiori o corona.
Una cosa molto curiosa: le spose si cambiano d’abito anche 3 volte durante tutto il matrimonio. 1 vestito per la cerimonia e 2 per il rinfresco.

L’uomo di solito indossa pantaloni dritti con batik arrotolato su vita e fianchi,una casacca ricamata e sul capo un cappello tradizionale, di solito di colore chiaro.

Gli sposi usano donare ai loro ospiti una sorta di bomboniera,ad esempio una piccola cornice,ma senza confetti o dolci.

Sarebbe stato molto bello poter assistere a questo tipico matrimonio, dal racconto della mia amica mi piacerebbe poter ripetere la mia cerimonia di nozze in Indonesia tra tutti quei fiori, colori e meravigliose usanze locali.

Alla prossima, con un nuovo racconto su particolarità e curiosità di matrimoni da fiaba.

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L’attimo bianco … Alessandra

(foto di Luca Arnone – GIVIELLEFoto)

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Una foto una storia

L’emozione vive davvero di attimi. E’ l’Attimo Bianco è quello in cui in una foto di matrimonio si concentra una intera storia. In cui vivono sentimenti, in cui il cuore e anima sono scoperti. La sposa stava scendendo le scale dell’hotel dove alloggiava, per raggiungere parenti e amici; un attimo di esitazione, e poi quel gesto, furtivo, di scostare le tende per guardare fuori. Verso gli invitati, certo, ma anche verso il futuro, con una quieta e determinata felicità.

Intervista a Elisa Mocci, Fata Madrina del matrimonio Canalis/Perri

(a cura di Isabella De Rorre)

Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Elisa Mocci, wedding designer di fama internazionale, che si è resa da subito disponibilie a parlarci dell’organizzazione del matrimonio Canalis/Perri, celebratosi pochi mesi fa, entrando nel merito dell’organizzazione logistica e delle regole per gestire al meglio un evento mediatico.

Elisa Mocci
ELISA MOCCI EVENTS S.R.L.
s.v. san vigliano 19 07100 Sassari | p.i. 02501830901
www.elisamoccievents.com | www.elisaweddingdream.it | elisaweddingdream.blogspot.com

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Signora Mocci, benvenuta e grazie prima di tutto di aver accettato questa intervista. Le facciamo i nostri complimenti più vivi per l’organizzazione del matrimonio Canalis/Perri.Come sono arrivati i futuri sposi a contattarLa e ad affidarLe l’incarico di organizzare le loro nozze?
– Siamo stati contattati a metà della stagione estiva dalla famiglia, credo avessero letto alcuni articoli su un recente matrimonio da noi realizzato a giugno, che suscitò parecchio interesse. Non ci dissero subito chi fosse realmente la coppia. Data la data imminente, dopo il primo incontro hanno scoperto le carte e abbiamo capito che si trattava di Elisabetta. Lei ci ha raggiunto in Sardegna pochi giorni dopo, e abbiamo effettuato i primi sopralluoghi e iniziato a disegnare l’evento.

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L’intera organizzazione quanti mesi e quante persone ha coinvolto oltre Lei?
– Due mesi e mezzo circa. Il mio team fisso è composto da cinque persone, alle quali si sono aggiunti per l’evento altri dieci wedding manager che lavorano abitualmente con me. Tra tutti i professionisti e fornitori coinvolti in ogni servizio e dettaglio, abbiamo coinvolto più di 150 persone.

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Quello che più traspare dalle fotografie legate all’evento è una dimensione intima, famigliare, ci lasci usare nel significato migliore il termine “normale”: come è riuscita, pur trattandosi di un matrimonio vip, a conservarla?
– Molto è dipeso da Elisabetta e Brian, che vivono la loro dimensione “Vip” in maniera assolutamente semplice dando grandissimo valore alla famiglia -Brian ha undici fratelli-.
Siamo partiti da li e dal senso di tradizione, sia nello svolgimento della celebrazione (tradizionale, in cattedrale al centro del paese, nonostante fosse molto più complicato che organizzare una cerimonia privata in qualsiasi altra location blindata) che nella cena, allestita in grandi tavolate dove tutti gli ospiti erano uniti, americani ed italiani, e potevano chiacchierare e conoscersi meglio, per poi finire la serata tutti insieme tra balli scatenati e fotografie di gruppo.

In quei mesi per via dell’aspetto fortemente mediatico è stato tutto amplificato; la difficoltà più grande infatti è stata trovare dei momenti di solitudine dove poter creare e disegnare un evento curato e ricco di dettagli e passione come gli altri, concentrarsi sugli sposi e sui loro desideri e non su tutto il contorno. In questi momenti di isolamento, per esempio in volo, sono nate le idee della Wedding Bag di tradizione sarda, con i Profumi di “Acqua di Sardegna”, i dolcetti tipici, i tessuti tradizionali. Oppure l’idea di dipingere le frasi delle canzoni preferite degli sposi sul bordo del palco della dj.

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Ci sono state difficoltà, o comunque punti di attenzione da tenere in particolare considerazione, nell’organizzare un evento di questo genere, rispetto ad altri matrimoni?
– Certamente l’aspetto della pressione mediatica e della sicurezza di sposi ed invitati sono punti nodali negli eventi vip. Questi due aspetti in particolare sono talmente importanti da aver avuto necessità in corso d’opera di un cambio di location, e conseguentemente abbiamo dovuto ripartire da zero per ben due volte. Quando si attendono ospiti internazionali, tutte le procedure di sicurezza sono amplificate, ed occorre la massima attenzione.

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I futuri sposi vivono all’estero: è stato difficile rappresentare loro il progetto che mano a mano veniva realizzato?
– No, sono abituata ad una clientela prevalentemente estera, per cui con i moderni mezzi di comunicazione si può parlare e inviarsi i progetti anche a distanza. Ho avuto la fortuna di poter raggiungere Elisabetta e Brian a Los Angeles per una settimana, per cui abbiamo avuto modo di “viverci” di persona. E’ stata una occasione fondamentale per toccare con mano le loro abitudini, osservare il loro rapporto e l’ambiente che li circonda, e riportarne l’essenza nell’evento stesso, in piccoli e grandi dettagli. E’ stato importante dare importanza sia alle tradizioni sarde di Elisabetta che alle richieste più “americane” di Brian come, ad esempio, servire il caffè lungo a tavola (insieme all’espresso, ovviamente!).

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Quali sono gli aspetti organizzativi che hanno richiesto più impegno da parte sua e del suo staff?
– La logistica degli spostamenti degli ospiti dai vari hotel di Alghero è stata molto impegnativa. Abbiamo coordinato dieci minivan Mercedes e un pullman, che dovevano muoversi in mezzo ad un centro storico gremito di curiosi e paparazzi, e fare la spola tra la chiesa e gli hotel. Ci siamo riusciti grazie anche ad un perfetto coordinamento tra il nostro team e le forze dell’ordine presenti in loco in ogni fase delicata della cerimonia. Smaltito il bagno di folla della Chiesa, il resto dell’evento è proseguito con estrema tranquillità, forti di una location controllata e sicura.

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Come consiglierebbe di affrontare l’impegno ad una collega che dovesse ricevere per la prima volta l’incarico di occuparsi un matrimonio mediatico?
– Una solida struttura aziendale è fondamentale, si ha bisogno di un intero team. Per i mesi che precedono l’evento il telefono non smetterà di squillare e servirà una persona a smistare le tre categorie: i giornalisti, i curiosi, e chi vuole a tutti i costi lavorare nell’evento! E’ importante avere un membro del team che gestisca l’immagine dell’azienda sui media e un’assistente che funga da filtro, in modo che il Wedding Designer possa avere la mente libera di portare avanti il progetto senza troppe influenze esterne.

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Quali sono le caratteristiche che secondo Lei una wedding planner deve avere, a maggior ragione per organizzare eventi di questo tipo?
– Oltre le indispensabili caratteristiche professionali e caratteriali, senza le quali non si potrebbe aspirare ad eventi di livello, sono necessarie profonda onestà e coerenza con il proprio stile. Il Wedding Planner conosce ogni minimo dettaglio dell’evento e, seppur per un limitato periodo, della vita dei clienti. E non deve rivelare in alcun modo informazioni che possano danneggiarlo o pregiudicare eventuali esclusive o contratti in essere. La coerenza invece sta nel non accettare compromessi. In eventi Vip è molto facile venir sommersi da proposte commerciali di ogni tipo, ma credo fermamente bisogna andare avanti con il proprio progetto quando si è convinti che sia di livello superiore o che la proposta non porti un beneficio sostanziale al cliente.

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Lei ha dichiarato che il prossimo matrimonio vip che le piacerebbe organizzare sarebbe quello di Laura Pausini: come se lo immagina?
– Grande famiglia, ottimo cibo, ottima musica. Sarebbero le tre chiavi fondamentali sulle quali costruire un evento ricco di dettagli e di passione.

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Ad una sposa che si rivolgesse a Lei chiedendoLe di avere un matrimonio “di tendenza”, cosa consiglierebbe? E quali sono le tendenze attuali nel wedding?
– Le tendenze nell’ambito del matrimonio sono le più variegate, e si modificano sensibilmente a seconda del paese di provenienza degli sposi o il luogo di destinazione. Fa già tendenza negli ultimi anni proprio il “destination wedding”, e quindi scegliere di celebrare e festeggiare l’evento in un paese straniero, dal mediterraneo ai caraibi, portando in viaggio una cinquantina di amici. Rispetto allo stile, nell’ultimo anno è tornato il vintage in tutte le sue varianti, dall’opulenza alla Gatsby allo shabby chic, con un ritorno di fiamma verso il pizzo, snobbato per anni dalle spose dai gusti più moderni e lineari. Per il 2015 c’è voglia di novità: alle future spose proponiamo mix floreali variegati e colori con sfumature più accese e decise. Consiglierei di abbinare pattern particolari: stoffe floreali, a righe o chevron completeranno gli allestimenti, richiamate nei cuscini, nei runner sulla tavola, in piccoli e grandi dettagli, per regalare un tocco di grinta e personalità all’evento.

Creatività! Creatività! Creatività!

(di Raffaella Ferrari- Raffaella Ferrari events+design+craft)

Ci serviva qualcuno che ci aiutasse a declinare i colori dell’inverno ma anche la speranza e l’attesa della primavera. Materiali fra i più svariati, tecniche diverse miscelate con competenza e un pizzico di follia…un modo inusuale e bellissimo di presentare un’idea, un’ispirazione, un progetto. La mise en place, la suite grafica, rappresentate in modo poetico ed artistico, con attenzione estrema alla parte emozionale, quella più importante, degli sposi. La parte guidata da cuore e istinto, che spesso se non sempre è determinante nella scelta di un colore, di un filo conduttore, di un professionista piuttosto di un altro.

Ecco il risultato!

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