Giapponesi e Galateo della tavola

(di Anna Ubaldeschi)

GIAPPONESI E GALATEO DELLA TAVOLA


Tatami e seiza. Di cosa stiamo parlando?
Di galateo giapponese a tavola, ricco di regole, usanze e tradizioni. Vediamone insieme i sommi capi.
Il tatami costituisce la tradizionale pavimentazione giapponese, composto da stuoie di paglia di riso intrecciate e pressate, ricoperte di giunco. Non sono previste sedute come sgabelli o sedie, bensì dei cuscini in appoggio sui tatami detti zabuton o futon, su cui ci si inginocchia adottando la posizione da tenere a tavola: la seiza. Gli uomini si posizionano a gambe incrociate mentre le donne con le gambe ripiegate da un lato. La tipica posizione di seduta è resa obbligatoria a causa dell’utilizzo di tavolini molto bassi per consumare i pasti.
Sedersi in seiza è usuale anche in molte arti tradizionali giapponesi, come la cerimonia del tè, la composizione floreale, la calligrafia.
Rigorosa è la consuetudine di togliersi le scarpe prima di sedersi a tavola, sia in casa che nella maggior parte dei ristoranti: la pulizia e l’igiene personale è altissima in questa cultura ed è particolarmente manifestata a tavola.


In Giappone il pasto non prevede diverse portate, i piatti giapponesi vengono presentati tutti contemporaneamente ad imbandire magicamente la tavola che sarà rigorosamente in legno sguarnita di tovaglia. Tutti i commensali possono servirsi delle varie pietanze ed è buona regola attendere che tutte le portate siano state disposte in tavola prima di iniziare a mangiare.
Prima di iniziare il pasto si pronuncia itadakimas che significa “ricevo umilmente questo cibo”.
A inizio pasto verrà offerto ai commensali l’oshibori, un panno umido caldo in inverno e freddo d’estate, con cui detergere le mani e utilizzato anche come tovagliolo.


Durante i pasti giapponesi si consumano bevande come tè verde, birra e saké bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del riso.
Il padrone di casa verserà le bevande agli ospiti mantenendo la caraffa con entrambe le mani, così come l’ospite terrà la ciotola con una mano con le dita e l’altra mano alla sua base.
Non è consono versarsi da bere da soli. La regola è servire i commensali ed attendere che qualcuno vi serva a vostra volta. Fa parte della convivialità e del rispetto verso i propri commensali.
Il bicchiere degli ospiti non deve mai restare sfornito, ad ogni sorso viene nuovamente riempito, se non si desidera più bere, si vuoterà il bicchiere e lo si poserà girato sulla tavola.


Le bacchette giapponesi, hashi, possono essere di varie tipologie. I ristoranti normalmente ne hanno un tipo pronto in uso, che vengono eliminate al termine del pasto, mentre in famiglia se ne usano di più eleganti, talvolta laccate, che possono essere anche assai costose.
Le bacchette non vanno mai incrociate o appoggiate sul tavolo, vanno invece utilizzati gli appositi porta bacchette, o sul lato del piatto, sempre perfettamente parallele, mai incrociate.
Non devono essere mai conficcate verticalmente nella ciotola del riso, perché evoca i riti funerari.
Infatti il senkou, il bastoncino di incenso per i morti, è infilato verticalmente nei bracieri durante la commemorazione dei defunti.


Se vi trovate a servirvi da un piatto comune si deve utilizzare la parte dei bastoncini che non avete portato alla bocca, per rispetto verso i commensali.
Un assaggio al vostro vicino non deve essere passato tramite le bacchette, in quanto considerato un gesto che porta sfortuna.
Evitare azioni di qualsiasi tipo con le bacchette: non indicate cose o persone e non trasformiamoci in batteristi di ultimo grido.
Non infilzate mai il cibo con le bacchette ed al termine del pasto andranno riposte sempre sul piattino o sul porta bacchette o sulla custodia di carta in cui le abbiamo trovate.

  • Tutte le zuppe e le paste in brodo vengono gustate dai giapponesi in modo molto rumoroso, risucchiandole, così come i noodles, fatto gradito ai giapponesi che esternano in questo modo il loro consenso alla pietanza.
    Rivelare agli altri commensali di avere fame è considerato disdicevole, rassegnatevi alle porzioni ridotte servite: potrete fare svariati bis, ma è da ineducati riempirsi il piatto.
    Assolutamente disdicevole soffiarsi il naso a tavola, visto che lo è anche farlo in pubblico, farlo in un ristorante è considerato veramente ripugnante.
    Infine mai utilizzare la mano sinistra per tenere il bicchiere di sakè, in quanto considerato irriverente e porta male.
    Al termine del pasto, in segno di gradimento, i commensali usano esclamare “gochisoosama” che significa
    “il pasto era delizioso e nutriente”.

Giappone e buon maniere

(di Anna Ubaldeschi)

GIAPPONE E BUONE MANIERE

Giappone, una terra, una cultura che è agli antipodi rispetto alla nostra.

È importante conoscere le usanze e i modi di fare di un paese così antico e ricco di tradizioni, per evitare di fare brutte figure o mettere a disagio qualcuno involontariamente.

Che fare?

Se vi presentano un giapponese per salutarlo la cosa ideale sarebbe fare un inchino, come loro usanza, apprezzeranno sicuramente il gesto, anche se la gradazione dell’inchino dovrebbe mutare in base al grado della persona che vi trovate davanti. Limitatevi ad accennarlo. Se non volete farlo limitatevi ad una stretta di mano, evitando di lasciarvi andare ad effusioni di qualsivoglia genere; baci ed abbracci sono da evitare se non volete mettere i giapponesi veramente a disagio. Bisogna sempre mantenere una certa distanza quando si parla ed evitare di toccarli.

In metropolitana e negli ascensori, dove è praticamente impossibile mantenere una distanza fisica, per rispettare le buone maniere si dovrà attentamente evitare di fissare le persone, tenendo lo sguardo vacuo ed indifferente. Sui mezzi pubblici non è necessario cedere il posto ad una persona anziana, perché vi sono apposite sedute predisposte per loro e per persone disabili che, contrariamente che da noi, nessuno si sogna di utilizzare se non ne ha i requisiti.

Gli appellativi sono importanti. In Italia non ci facciamo molto caso … signore, signora, professore, dottore … sì, ma anche no. Ecco in Giappone anche sì. “Senpai” è il collega più anziano, “sensei” è un maestro o una persona che ricopre una carica politica, “Kohai” è l’opposto di senpai. E’ necessario stare molto attenti ad utilizzarli e nel modo corretto.

Il biglietto da visita in Giappone è importantissimo, soprattutto in ambito lavorativo. Il biglietto verrà “offerto” con entrambe le mani con la parte davanti posta verso l’alto, per i giapponesi è quasi sacro, perciò si dovrà prendere con la massima cura utilizzando entrambe le mani, andrà letto con attenzione subito e poi riposto al sicuro, nel portafogli o nella tasca interna della giacca. Non andrà mai sgualcito, piegato e tanto meno utilizzato per scriverci sopra. Se viene porto da una persona di grado superiore assolutamente doveroso nel prenderlo è un inchino.

Se vi recate in Giappone per motivi lavorativi sappiate che i momenti di divertimento sono una parte integrante del mondo degli affari, è quindi impossibile non prendervi parte. Dopo la riunione o l’incontro di lavoro, sarete invitati da qualche parte per “socializzare” e non sarà possibile astenersi.

I soldi sono considerati sconvenienti, quindi anche per pagare al supermercato deve sempre essere utilizzato un apposito piattino, è l’unico modo per porgere i denari.

Saper ascoltare in Giappone è ritenuto molto importante, non è solo un pro forma. Quindi ascoltate sempre con attenzione, lasciate terminare di parlare il vostro interlocutore, non monopolizzate la conversazione e soprattutto non alzate mai la voce. Cortesia e moderazione sono le parole d’ordine, da evitare sempre risate sguaiate ed aumenti bruschi della voce.

Quando ridono i giapponesi portano sempre una mano davanti alla bocca, mostrare i denti è visto come un segno di aggressione.

Regola fondamentale del galateo nipponico è quella di gesticolare il meno possibile e di non puntare mai il dito su qualcuno, indicandolo. Si dice che gli italiani parlino con la bocca e con le mani, il nostro gesticolare è ritenuto molto buffo. Il popolo del Sol Levante gesticola poco, anzi per nulla. Movimenti ampi di braccia e mani potrebbero essere interpretati come manifestazioni di rabbia.

Stando in piedi i giapponesi tengono le braccia lungo il corpo oppure intrecciano le mani dinanzi a loro; quando si siedono appoggiano le mani sul tavolo o sulle ginocchia, rimanendo sempre composti.

I giapponesi apprezzano molto l’equilibrio come valore, tanto da applicarlo ad ogni aspetto della loro vita. Evitate di apparire trasandati, di stare in piedi con le mani in tasca o di dondolarvi sulla sedia. Quando parlate con qualcuno non appoggiatevi allo stipite della porta o al muro: rimanete eretti.

Considerato molto sconveniente in Giappone è soffiarsi il naso. Si può “tirare su”, ma non soffiarselo. Quindi se dovete farlo, recatevi in bagno, utilizzate un fazzoletto di carta che butterete immediatamente. Banditi i fazzoletti di stoffa.

Fumare per strada è vietato, fuorché vi sia una apposita “smoking area”, fumare per strada è illegale e si rischiano multe salate. Camminare fumando è vietato perché passando si potrebbe bruciare qualcuno, visto che le strade sono sempre molto affollate, e perché gli altri potrebbero respirare il vostro fumo. In alcune zone è tollerato, ma in ogni caso è severamente vietato buttare mozziconi a terra.

Sconveniente è mangiare camminando, perché si potrebbe sporcare qualcuno urtandolo, è invece consentito bere.

Sui mezzi pubblici è severamente vietato utilizzare i cellulari, parlare ad alta voce e lasciarsi andare ad effusioni tra innamorati. Lo zaino non deve essere tenuto in spalla, perché occuperebbe il posto di una persona in piedi, ma tolto e tenuto dinanzi ai propri piedi.

Fare la fila, sempre. Per entrare in un locale, prendere i mezzi pubblici, acquistare o pagare al bar. I giapponesi rispettano sempre la fila, con ordine e senza lamentarsi.

Le scarpe sono “contaminanti” in quanto si è camminato per strada raccogliendo e calpestando ogni sorta di cose, ecco perché è richiesto di toglierle entrando in una casa privata e nei ristoranti.

Il galateo nipponico a tavola è molto articolato e merita un articolo dedicato. Non perdetelo …

Il Sol Levante è una terra meravigliosa e i giapponesi sono un popolo cortese, rispettiamone storia e costumi.

Un po’ di galateo non fa male a nessuno.

Vere signore e regole d’oro da non dimenticare

(di Anna Ubaldeschi)

Emancipazione … cavalcando questa onda galoppante, alcune donne oggi emulano gli uomini perfino nei comportamenti. A risentirne è la femminilità.
La femminilità, aurea di bellezza che resta, nonostante tutto, il segreto che conquista il mondo maschile.
Che fine hanno fatto le buone maniere da vere signore?

Il bon ton non può essere relegato semplicemente al sapersi comportare a tavola o all’evitare di dire parolacce; il bon ton è un’arte!
Sempre più donne sono quotidianamente alle prese con incontri di lavoro, riunioni, occasioni formali ed informali. Rispetto al passato si esce più spesso, si vive maggiormente a contatto con gli altri, per questo diviene importante riconoscere il momento opportuno in cui utilizzare le buone maniere.
Purtroppo poche donne riescono a comprendere ad esempio, quando arriva il momento di spegnere il cellulare. In un incontro lavorativo, di coppia o durante l’aperitivo con l’amica, il mondo virtuale dovrebbe restare fuori temporaneamente dalla nostra portata. Il ricorso continuo al telefono, ai social network da cui pare non si riesca a distaccarsi mai, è infatti indice di mancanza di rispetto per chi ci accompagna, uomo o donna che sia.
Sono altre tre le parole che andrebbero rispolverate nell’essere femminile: rispetto, cortesia e riguardo.
Una donna che sorride ad un gesto gentile è sempre una gioia per gli occhi e per il cuore e ben predispone gli astanti. Essere disponibili e cordiali è molto più importante dell’avere un buon carattere. Non si può pretendere educazione dagli altri se non siamo prima di tutto noi ad esserlo!
Le buone maniere riguardano infatti in buona parte il modo in cui trattiamo gli altri.
Una donna garbata utilizza sempre le buone maniere, sia nel pubblico come nel privato. Difficilmente alza la voce, comunica ciò che pensa sempre con toni controllati.
Sapere quale forchetta usare ad una cena formale ed adottare un perfetto comportamento a tavola sarà certamente un punto a favore, ma nell’era della comunicazione, sarà assolutamente importante saper ricorrere ad un linguaggio verbale e corporeo che crei un clima disteso e piacevole intorno a noi.
Quando qualcuno chiede “come stiamo”, ad esempio, è preferibile evitare l’elenco dei pensieri negativi, delle lamentele e la narrazione di tutto ciò che di negativo è capitato, tanto meno è cortese sciorinare gli innumerevoli successi raggiunti.
Opportuno invece limitarsi ad interagire con l’interlocutore tramite risposte brevi e positive, favorendo la conversazione e l’interscambio di notizie.
Si dovrebbe cercare di concentrarsi più sugli altri e meno su se stessi.
Parola d’ordine: pensare prima di parlare o agire.
Una donna che chiacchiera oltre modo risulta smisurata: si dovrebbe ascoltare e rispettare chi è diverso da noi, soprattutto utilizzando pazienza e gentilezza anche nelle grandi criticità.
Le buone maniere rivelano sensibilità, ecco perché la moda delle brave ragazze non è mai passata. Uno stile sobrio nel vestiario e nell’approccio col prossimo dona eleganza.
Essere donne moderne non vuol dire rinunciare alla tradizione.
La vera signora sa muoversi a passo lento o visto i tempi che ci obbligano a ritmi sempre più incalzanti, sa essere veloce nel rispetto di chi la circonda, evita abbigliamenti succinti ed inappropriati ai luoghi ed alle occasioni, sa integrarsi all’interno di una conversazione con garbo ed educazione.
E’ aperta intellettivamente, sa comprendere gli altri e non pretende che venga soddisfatto ogni suo capriccio e desiderio.
Una donna bon ton sa come e quando agire e lo fa con classe! Sempre.

Stile ed Eleganza in un mondo che cambia

(di Anna Ubaldeschi)

Quante volte nella vita è possibile affermare di aver incontrato una vera signora?
In un tempo in cui, ahimè, imperano arroganza, egoismo e spesso ineducazione, in cui certamente le donne sono intelligenti, in carriera, informatissime, diplomatiche … sanno essere anche eleganti?
L’avvento di Internet ha radicalmente mutato il modo in cui si interagisce: cellulari e computer hanno cambiato il nostro modo di vivere stravolgendo anche il tradizionale concetto di bon ton.
Ma per quanto diverse siano le cose, i principi della buona educazione restano gli stessi: “Per favore”, “grazie” e “prego” funzionano ancora in ogni situazione ed occasione.
Trattare gli altri nel modo in cui si vorrebbe essere trattati è ancora oggi il principio su cui una signora dovrebbe basare il proprio modo di porsi.
La continua evoluzione del mondo e le nuove e sempre più pressanti tensioni a cui le donne sono sottoposte, non dovrebbero mai impedire di conservare la pazienza ed il decoro che ha sempre contraddistinto una vera signora.
Al termine “signora” nel corso degli anni sono stati attribuiti significati differenti, anche non sempre lusinghieri, quindi l’essere donna, non significa automaticamente essere una signora.
Comportamenti, atteggiamenti, modo di vestire e costumi sociali, sono cambiati in maniera talmente drastica che “essere una signora”, come lo intendevano le nostre nonne, difficilmente corrisponde alle aspettative odierne.

Guanti bianchi e cappelli non fanno quasi più parti del nostro outfitt, come lo erano invece per le donne delle generazioni antecedenti a noi, né una donna deve essere necessariamente accompagnata ad un evento o una funzione, come invece era un tempo.
La donna di oggi sa che è necessario l’accrescimento del proprio bagaglio culturale, garantirsi un’istruzione superiore, ma sa anche che deve sapersi destreggiare correttamente in società, perché questo fattore le potrà conferire il potere per divenire veramente donna di successo e a modo.
La donna sa che la soddisfazione della vita non è unicamente arrecata dalla taglia di abito che indossa o dal brand riportato sul cartellino (anche se questi fattori le sono tutt’altro che indifferenti … ça va sans dire) e nemmeno il quantitativo di denaro che possiede o i gioielli che indossa.
Bellezza e ricchezza sono beni sfuggevoli, mentre la personalità e saper essere signora le permetteranno di essere giudicata dagli altri al meglio e per quello che veramente è.
Garbo, stima in primis per se stessa e poi per gli altri, parole sincere e valori forti le riserveranno un posto speciale nell’animo di tutti coloro che entreranno in contatto con lei.
Essere considerata una signora è uno dei complimenti più grandi che una donna possa ricevere nella vita.

Royal Wedding: tradizioni, protocollo e galateo

(di Anna Ubaldeschi)

Ancora una volta un Royal Wedding ci ha rapito davanti ai teleschermi e sui social network.

Abbiamo guardato, letto ed ascoltato commenti, dichiarazioni e riflessioni sulla novella coppia reale ed il loro wedding day.

Ben sappiamo che, in particolare per delle nozze di regnanti, vi sono una serie di tradizioni ed un preciso protocollo a cui attenersi. Che è successo di tutte queste regolette con Harry e Meghan?

Diciamo che è stata data una bella rispolverata a codici di protocollo e dettami di galateo di nozze …

Harry, accompagnato dal fratello William, è arrivato alla cappella di St. George a piedi, entrambi indossavano l’alta uniforme militare, per Harry quella della cavalleria di sua maestà British Army Blues and Royals e qui primo strappo alla regola: l’etichetta impone che indossando l’alta uniforme ci si rada doverosamente, Harry invece ha mantenuto la barba.

William dal canto suo indossava sull’uniforme un cordone sulla spalla destra che ha un preciso significato: “aiutante in capo”, in questo giorno speciale quindi William si è messo al servizio del fratello Harry.

Meghan porta indubbiamente una ventata di novità nel rigido protocollo reale, venendo a meno e rivoluzionando tutta una serie di tradizioni e consuetudini reali.

Il suo ingresso nella cappella lo fa da sola, seguita unicamente da paggetti e damigelle. Fiera e sicura procede a testa alta per la navata fino al coro, punto in cui è attesa dal Principe Carlo con cui percorrerà il secondo tratto, fino all’altare. E qui attenzione … giunti all’altare non è Carlo a consegnare la mano della sposa allo sposo, è lei autonomamente che si avvicina allo sposo e prende posto.

Altro strappo al protocollo di corte: Harry accenna l’inchino con il capo alla regina Elisabetta, cosa che Meghan non fa …

L’omelia viene affidata ad un vescovo afroamericano che cita durante il sermone Martin Luther King e nella cappella risuonano per la prima volta durante una celebrazione reale le note di un coro gospel fortemente voluto dalla sposa.

Durante la dichiarazione delle promesse gli sposi non pronunciano come protocollo vorrebbe tutti i nomi di battesimo del consorte, ma unicamente “Harry” e “Meghan”, dalle promesse viene inoltre omesso il voto di obbedienza al coniuge.

I reali non indossano la fede nuziale, Harry ha invece deciso che la indosserà e sarà in platino decorato, mentre per Meghan viene rispettata la tradizione che vede la sua fede donata personalmente dalla regina Elisabetta e forgiata con oro gallese proveniente dalla miniera di Clogau St. David, ora dismessa, ma di cui si conservano delle pepite appositamente dedite a questo utilizzo.

Innamoratissimi, gli sposi si tengono la mano per tutto il tempo: adieu etichetta reale.

Il galateo consiglia che la sposa non indossi gioielli in eccesso.

Meghan portava l’anello di fidanzamento sulla mano destra per lasciare posto alla fede, ma subito dopo le nozze lo sposterà sulla sinistra, mentre almeno il giorno delle nozze la fede dovrebbe essere l’unico anello all’anulare sinistro; indossava la tiara Queen Mary’s Lozenge Bandeau, pezzo molto raro in stile art déco appartenuta alla Principessa Mary e indossata anche dalla Principessa Margareth nel 1965.

Nessun’altra dopo di lei, e prima di Meghan oggi, l’ha più indossata.

Oltre a questo preziosissimo gioiello, Meghan ha scelto una parure composta da orecchini e bracciale doppio pavé di Cartier. Decisamente troppo.

La torta delle nozze reali è tradizionalmente da decenni una torta alla frutta, in quanto gli ingredienti come frutta secca, alcool e spezie sono simbolo di ricchezza e prosperità.

Meghan e Herry hanno invece optato per un dolce ricoperto di glassa e decorato con fiori freschi al limone e fiori di sambuco con presentazione inusuale disposta in differenti coppe di dimensioni ed altezze differenti.

Il bouquet è piccolo e rotondo in stile natural chic e legato da un nastro di seta grezzo, non a goccia come è usanza delle principesse. E’ stato realizzato inserendo nella composizione di pisello odoroso, mughetti, astilbe, gelsomino e astrantia, alcuni “non ti scordar di me” raccolti il mattino stesso da Harry nel giardino della loro casa di Kensighon Palace. Un omaggio a Diana in quanto suoi fiori prediletti.

Come tradizione reale vuole all’interno del bouquet sono stati inseriti rami di mirto provenienti da un cespuglio nei giardini dell’isola di Wight, piantumato dalla regina Vittoria nel 1845, simbolo di fortuna in amore e nel matrimonio.

Rispettata anche la tradizione che impedisce il lancio del bouquet. Le spose reali lo portano sulla tomba del guerriero sconosciuto nell’Abbazia di Westminster, come fece la Regina Madre nel 1923 per onorare il fratello ucciso durante la Prima Guerra Mondiale. Oggi la tomba è considerata un simbolo per tutti i soldati che hanno servito l’Inghilterra e hanno perso la vita nei conflitti bellici. Dopo la Regina Madre tutte le spose della Corona Reale depongono in quel luogo il loro bouquet di nozze.

Il tradizionale giro in carrozza degli sposi per salutare i sudditi è stato effettuato con tanto di saluti, sorrisi e sguardi innamorati e complici tra i due sposi.

Forse l’emozione ha giocato un tiro mancino a Meghan che, venendo a meno alle certe nozioni di galateo e bon ton che le saranno state impartite, seduta durante la cerimonia ha accavallato le gambe, gesto che non si addice ad una lady.

Il protocollo della royal family lo dice chiaro e forte: niente unghie colorate per la manicure delle reali inglesi. I colori bene accetti dalla monarchia sono quelli rientranti nella palette delle tonalità nude.

La stessa Regina Elisabetta usa lo stesso smalto dal 1989. Nei precedenti appuntamenti istituzionali a cui ha presenziato a fianco di Harry in questi ultimi tempi, Meghan è stata attenta e perfetta. Al suo matrimonio invece … lo smalto c’era! Poteva essere annoverato nelle tonalità nude, ma la sfumatura tendeva ad un grigio perlato leggermente cangiante al viola. Un modo di svecchiare, senza infrangere completamente, il protocollo reale.

Ed infine vediamo alcune cadute di stile da parte di invitati

Camilla indossava un cappello decisamente eccessivamente largo, particolare raccomandato nel dress code degli inviti.

George Clooney in abito grigio perla con camicia azzurra, non consono alla richiesta degli inviti di morning coat, Amal di contro indossava tacchi talmente alti da impedirle un passo regolare, anche questo uno sgarro all’etichetta.

Svariate invitate si sono presentate con abiti sbracciati che mal si addicevano ad un ingresso in chiesa ed alle richieste di protocollo reale.

Infine Kate Middleton che ha preferito non sfilare a fianco dei reali come da protocollo, ma di restare accanto ai figli giungendo in auto con loro, come le mamme degli altri paggetti e damigelle.

Ha commesso la disattenzione di scegliere di indossare un abito color magnolia, quando l’etichetta impone di non indossare colori chiari che sono riservati alle spose, inoltre l’abito era stato già sfoggiato in occasione di una visita ufficiale in Belgio e del battesimo della secondagenita Charlotte e questo potrebbe essere interpretato come una scarsa attenzione nei confronti degli sposi.

Vera galanteria nel gesto del Principe Carlo che al termine della cerimonia, con un impercettibile cenno ha invitato Doria Radlan, mamma della sposa che presenziava in completa solitudine da famigliari alle nozze, ad unirsi a lui e Camilla per il corteo di uscita dalla cappella. Un vero gentleman!

Forse tutto questo segna l’inizio di una serie di piccoli e delicati cambiamenti in casa Windsor … certo è che le nozze reali fanno sempre sognare ad occhi aperti e che Harry e Meghan con tutto il loro amore che trapelava da ogni gesto ed in ogni sguardo, ci ha riempito i cuori.

(photo da web)

Evviva la Sposa!


(di Anna Ubaldeschi)

Voglio il mio sogno.
“Le mie spose non rinunciano a nulla”.
Questa frase è stata pronunciata da Enzo Miccio durante un’intervista.
Che dite, sarà proprio così? Certamente una sposa ha tantissime elementi a cui dover pensare, da dover scegliere, da analizzare, verificare, provare, decidere.
Ed una sposa fashion? Sarà concentrata solo su elementi alla moda o anch’essa sarà influenzata dalla favola che si ricama intorno al wedding day, alle tradizioni, alle superstizioni ed alle usanze che da sempre circondano il giorno più bello di una fanciulla?
La sposa fashion a cosa non potrà mai rinunciare?
A nulla, proprio come citato da Miccio. Io credo che quando una donna si appresta a pianificare il suo matrimonio, il suo grande giorno, viene travolta da romanticismo, curiosità per credenze e usanze e via via che il giorno si avvicina il desiderio di non farsi mancare nemmeno un’emozione sarà sempre più forte. Perché si sa, anche la donna più alla moda, la ragazza più easy, la giovane oppure no, la sposa desidera che il suo sogno si avveri.
Il magico giorno si avvicina, la favola prende forma, via via sino a prender vita e tutto deve essere come è stato anelato, sognato, programmato.
Sì all’abito. Bianco o colorato, lungo o corto, romantico o sexy, trasgressivo o classico, purché sia quello. Quello che ti fa sentire splendida, unica, bella.
Sì alle scarpe. E’ o non è fashion? Quindi stiletto, tacco 12, plateau, bianco, avorio, suola rossa che sia, ma la scarpa per una donna è un’attrazione, un gioiello da sceglier con cura ed amore.
Sì al bouquet. Composto da magnifiche e reali peonie, piuttosto che da fiori di carta o di stoffa usciti dalle mani di quella artigiana di cui si è innamorata sfogliando post su facebook (sì, la sposa fashion sarà certamente una social addict).
Sì alle fedi. Quei due cerchietti, magari non proprio tradizionali, anche differenti tra loro, che con la loro forma circolare stanno ad indicare l’amore infinito, la continuità. Speriamo …
Sì alla festa. Che si danzi, si canti, si rida. Perché la felicità è anche gioire insieme a chi ti vuol bene.
Sì a quelle piccole tradizioni, usanze, superstizioni, leggende. Non ci credo, ma … male non fa e poi è divertente.
Sì al romanticismo di vedere il suo lui in fondo alla navata che non ha occhi che per lei, che l’aspetta e la vede bella come mai l’ha vista.
In poche parole: sì al sogno. Il suo.

Tutti dicono Bouquet

(di Anna Ubaldeschi)

Si sente parlare e si parla di bouquet sposa, ma quanti di voi conoscono realmente da dove abbia origine questo simbolo tradizionale a cui difficilmente una sposa rinuncia?

Vi voglio accompagnare alla scoperta dei suoi significati e delle sue radici antiche, ma anche di trend innovativi.

Il bouquet da sposa esiste da sempre, fin dai tempi antichissimi, pur avente una fattura differente rispetto a quella ricorrente di oggi.

Il bouquet un tempo era collegato ad una sorta di rituale esoterico e di superstizione, era infatti composto da varie erbe aromatiche, ognuna con un suo significato.

Il timo e l’aglio avevano il compito di tenere lontane oscure presenze e cattivi presagi che avrebbero impedito alla coppia di essere felici; il mirto ed il rosmarino erano considerati invece di buon auspicio, simboleggiando fecondità e fedeltà. Altre piante presentavano doti afrodisiache e, ritenendo potessero avere influssi positivi sulla libido della coppia, venivano assaporate in piccole parti dagli sposi in previsione della prima notte di nozze.

Un simbolo ed un segno di buon auspicio in ogni caso, ma che ha ben poco a che vedere con i bouquet odierni che siamo abituati ad ammirare e che veniva donato al termine della cerimonia nuziale in dono agli dei, come fanno alcune spose moderne delle più svariate religioni.

Nei primi secoli dopo Cristo il significato del bouquet inizia a mutare, vengono abbandonate le erbe aromatiche in favore di gigli, simbolo di purezza e gli adfodeli simbolo della fine della vita da nubili.

Nell’Europa del Medioevo si affacciano tradizioni a dir poco stravaganti, infatti il bouquet veniva arricchito ed in alcuni casi addirittura sostituito, da alcuni oggetti come uno spillone per capelli, una rocca per filare, un ditale, una margherita d’argento, tutto questo a simboleggiare il futuro mestiere di casalinghe.

Fortunatamente questa tradizione venne abbandonata nel quattrocento, grazie ai Crociati che ne importarono una decisamente più bella e romantica dai paesi arabi, dove si usava adornare e decorare l’abito della sposa con i fiori d’arancio, simbolo di amore puro, vero e sincero e di buon auspicio.

Per qual motivo proprio i fiori d’arancio? Vi è una dolce leggenda a riguardo.

Una splendida fanciulla donò un giorno ad un re una pianta di arancio. Il monarca era segretamente innamorato di quella giovane donna, alla quale non poteva però unirsi in matrimonio a causa delle profonde differenze di rango, iniziò allora a custodire gelosamente quella pianta, prestando ad essa ogni cura ed attenzione.

Un giorno un ambasciatore in visita a palazzo rimase colpito della bellezza della pianta in piena fioritura e chiese al sovrano di avere in dono un ramoscello fiorito di quella pianta meravigliosa per poterne fare una talea, ma il re si rifiutò.

Con molta furbizia, l’ambasciatore offrì 50 monete d’oro al giardiniere di palazzo per tagliare di nascosto un ramoscello. Avendo una figlia in età da marito che non poteva accasare non possedendo i denari necessari per farle la dote, il giardiniere accettò, diede i denari alla figlia la quale poté così sposarsi. Il giorno delle nozze la fanciulla si adornò i capelli proprio coi fiori d’arancio che le avevano portato tanta fortuna.

Da quel momento in poi i fiori dell’arancio simboleggiano l’amore puro, sincero e vero e sono diventati il simbolo del matrimonio.

Le spose del 1400 si adornavano il capo con coroncine di fiori d’arancio, con il passare del tempo si passò dalla corona ad un piccolo mazzolino da portare in mano.

Con gli anni si unirono ai fiori d’arancio anche altri fiori aventi sempre corolle bianche simboleggianti candore e purezza, tenuti insieme da un nastro legato con un doppio nodo a scongiurare l’infedeltà del marito.

Sdoganato il bianco come unico colore ammesso, si giunge alla più ampia libertà di scelta di varietà e di colore per comporre il bouquet da sposa. La scelta dei colori può essere attribuita al loro significato e i fiori al loro linguaggio, talvolta con la volontà di lanciare dei messaggi in codice al proprio amato.

Oggi il bouquet viene scelto rispettando la linea dell’abito, il mood dell’evento, la tipologia di cerimonia e di ricevimento, si è trasformato progressivamente in un prezioso ed elegante accessorio di moda contribuendo, senza alcun dubbio, a perfezionare l’intero look della sposa.

Secondo tradizione rappresenta il suggello della conclusione del fidanzamento e l’inizio della nuova vita coniugale. Per questo motivo andrebbe scelto dallo sposo ed è l’ultimo dono da fidanzati. Dovrebbe essere lo sposo in persona a consegnarlo all’amata al suo arrivo, per poi precederla all’altare.

Nella realtà è la sposa che sceglie fiori, colori e foggia del bouquet per essere certa che ben si abbini all’abito prescelto di cui ovviamente il fidanzato è all’oscuro, viene recapitato a casa dal fiorista, dal testimone dello sposo o dal wedding planner e la sposa giunge sul sagrato già con il bouquet in mano. In alcune regioni del sud, come in Puglia, è la suocera accompagnata dal suocero a portarlo a casa della sposa.

Alcune spose, desiderose o originalità o particolarmente attente alle dinamiche ecologiche, effettuano scelte alternative come quella dei bouquet fatti a mano in stoffa o in carta, con ampie possibilità di personalizzazione e la certezza di non vederli mai appassire e poterli conservare integri come il giorno delle nozze.

Il bouquet dovrebbe passare per tre differenti mani: quelle dello sposo che lo dona alla sposa, che a sua volta lo dona ad una fanciulla nubile con l’augurio di ricevere la richiesta entro un anno, ed è con questo ultimo passaggio che nasce il tradizionale lancio del bouquet al termine della cerimonia (eh sì, il lancio andrebbe fatto all’uscita della chiesa, mentre sempre più spesso si destina il momento al termine del ricevimento)

Storicamente il lancio del bouquet è un’evoluzione di una usanza nata in Francia nel XIV secolo in cui si credeva che ottenere un pezzo dell’abito della sposa portasse fortuna agli invitati. Ai tempi gli abiti di nozze erano per molti i vestiti migliori che si possedevano, si è quindi passati dai pezzi di stoffa a donare agli ospiti i fiori del bouquet. Affiancato al lancio del bouquet spesso troviamo il lancio della giarrettiera che viene sfilata dallo sposo e gettata agli amici celibi.

E bene ricordiamo che, secondo galateo, la giarrettiera si indossa … ma non si lancia!

(bouquet: Coral Fiori e Interpretazioni)

La sposa Regina- Se l’invito è formale

(di Anna Ubaldeschi)

Invitare a casa propria gli amici oltre ad essere piacevole, è semplice. Una telefonata oppure, non seguendo esattamente il galateo, un messaggio con il cellulare ed il gioco è fatto.

Non è così quando si tratta di inviti formali, per i quali diviene necessario seguire alcuni dettami precisi.

Quindi? Come fare?

Iniziamo a ricordare la corretta nomenclatura dei momenti di convivialità che possono essere oggetto di un invito.

Il primo pasto è quello della prima colazione, difficilmente viene utilizzato per incontri, tanto meno formali.

A seguire avremo la colazione comunemente ed erroneamente denominato pranzo. Nel pomeriggio avremo l’ora del tea, raramente utilizzata a scopi formali. Quindi avremo il pranzo (che comunemente viene chiamato cena), infatti per cena dovrebbe intendersi il pasto effettuato a tarda ora, dopo teatro.

In tempi odierni può essere organizzato un incontro in orario di aperitivo, denominato oggi happy hour, che prende aspetto formale con la denominazione cocktail con svolgimento dalle 19 alle 21.

Gli inviti formali sono necessari in occasione di gala e cerimonie pubbliche, cerimonie private (quali matrimoni, battesimi, comunioni ed altri avvenimenti importanti) colazioni e pranzi formali in case private.

L’invito formale deve essere inoltrato per iscritto. Se si tratta di cerimonie, gala e cerimonie pubbliche si provvederà a far stampare dei cartoncini solitamente color avorio, meglio se in carta Amalfi o carta a mano su cui dovranno apparire il nome di chi invita, formula di invito, chiara indicazione del tipo di occasione, nome dell’invitato, giorno data e ora del ricevimento, luogo, in basso a sinistra dress code che deve essere sempre declinato al maschile (es. cravatta nera/black tie), in basso a destra acronimo R.S.V.P. (répondez s’il vous plaît) che sottintende che si debba rispondere per accettare o meno l’invito. Obbligatoriamente e in poco tempo e solitamente tramite telefonata.

Le buste, rigorosamente scritte a mano, riporteranno il nome degli invitati tralasciando titoli professionali ed accademici, possono essere utilizzati i titoli nobiliari e clericali, senza utilizzo di abbreviazioni di sorta.

Il galateo consiglia l’invito e la busta, che non dovrà essere chiusa, vergati a mano in calligrafica, la consegna e non l’invio, con un anticipo di almeno dieci giorni dalla data prevista per l’evento, per i matrimoni dovrà pervenire due mesi prima.

La busta porterà la dicitura S.P.M. (sue proprie mani) in basso a destra.

Ovviamente, nel caso in cui non sia possibile il recapito brevi mano, la busta dovrà essere affrancata e chiusa onde non incorrere in sanzioni da parte delle poste, l’indirizzo completo senza utilizzo di abbreviazioni.

 

 

Nei casi meno formali, gli inviti possono essere anticipati tramite telefonata, a cui farà seguito un biglietto “pro memoria” (attenzione si usa la locuzione latina “pro memoria” e non il termine promemoria).

Il biglietto pro memoria viene scritto utilizzando i normali biglietti da visita a cui sotto i nomi, a mano e rigorosamente a mano, viene ricordata la data (molto prossima per cui basta il nome del giorno della settimana) e l’ora. La sigla p.m., poco simpatica a dire il vero, che sta ad indicare “pro memoria”, si pone in genere nell’angolo in basso a destra. Da preferire la formula intera.

Questo tipo di biglietto non richiede risposta perché l’invito è già stato fatto per telefono e si presuppone che la risposta sia stata immediata.

In occasioni particolari non formali oppure se si vuole dare un tono goliardico all’invito, alla telefonata si può far seguire un biglietto colorato, divertente. Questo tipo di biglietto richiama alla memoria il biglietto pro memoria ma senza alcun formalismo. Oggi la tecnologia ci aiuta. Invece di spedire un biglietto di carta vero e proprio si può inviare via email un “promemoria” altrettanto divertente.

Che dire degli SMS? Diciamo che se all’interno di un gruppo di amici una coppia o un single decide di andare a mangiare la pizza all’ultimo momento, un SMS spedito a tutti gli altri può risolvere la questione in poco tempo per avere una risposta di ritorno al più presto. Da utilizzare unicamente in queste occasioni. È sempre meglio la telefonata!

Con che logica effettuare gli inviti? Ovvero chi invitare?

Ci sono occasioni in cui si può scegliere ed altre in cui non è possibile.
Sta ai padroni di casa evitare che la conversazione scivoli su terreni minati, soprattutto argomenti che potrebbero accendere dibattiti con finale a sorpresa. Pensate a ciò che divide di più gli italiani ed evitatelo accuratamente. Questo è un suggerimento valido non solo per chi invita ma anche per chi è invitato.

In situazioni eterogenee è controproducente arenarsi su argomenti di lavoro, estremamente noiosi per chi non è del mestiere, è necessario trovare argomenti con cui sostenere piacevoli conversazioni.
Tutt’altra situazione quando invece si possono scegliere gli invitati. Con un briciolo di buon senso si può mettere insieme un gruppo di persone anche con interessi diversi purché estroversi, curiosi di conoscere o confrontarsi con esperienze mai vissute. Non è detto che tutti si debbano conoscere. Un invito a cena può anzi essere l’occasione per allargare le proprie conoscenze. Un po’ più rischioso che tutti siano dei perfetti sconosciuti per gli altri.

Sta nel buon senso dei padroni di casa creare il gruppo migliore per i propri inviti.

E’ gradito un tocco di…

(di Anna Ubaldeschi)

Sogno un matrimonio controcorrente. Niente di principesco … vorrei cuscini, candele e lanterne, fiori semplici colorati e composti in modo naturale. Tessuti grezzi dai colori neutri e tanta allegria”

Così una sposa potrebbe descrivere come immagina il suo grande giorno.

Un matrimonio libero ed anticonformista, informale, un po’ bohémien, un po’ boho chic con un pizzico di hippie e gipsy e componenti vintage e vagamente retrò.

Aria aperta, contatto con la natura e tanta libertà.

Ma attenzione … libertà non è sinonimo di ineducazione, allegria non significa baraonda, informale non significa “apro l’armadio e mi infilo la prima cosa che capita”.

Certo. Perché anche gli sposi informali desiderano che il loro giorno sia perfetto e da ricordare con gioia, vogliono semplicità senza particolari sfarzosi, ma non privo di armonia, emozione e cura dei dettagli.

Quando tutto è coordinato e omogeneo, anche se semplice nell’uso dei materiali, traspira eleganza e accuratezza, proprio come deve essere un giorno speciale.

Voilà, un piccolo decalogo per non incorrere in errori di stile.

  • La partecipazione è il biglietto da visita delle nozze, fa comprendere nell’immediato, che tipologia di evento ci viene presentato. Carta kraft, spago, raffia, daranno immediatamente immagine della tipologia di nozze. Non dimentichiamo di inserire, rigorosamente in basso a sinistra, l’indicazione del dress code. Sarà di aiuto ai nostri ospiti nella scelta più consona di abbigliamento.

  • La location dovrà certamente essere un luogo non troppo formale, dove profumi, colori e natura possano mescolarsi a creare l’atmosfera desiderata. Tutto questo non significa scomodità e poca attenzione verso i propri ospiti.

  • La nonna Antonietta potrebbe avere qualche difficoltà a sedersi sulla balla di fieno … L’attenzione per chi è agé ed ha necessità particolari non deve mai essere mai dimenticata

  • L’eccesso non va mai bene. Quindi sì natura e semplicità, ma attenzione a non eccedere. La cura sulla scelta dei cibi deve essere attenta, soddisfare i palati di tutti e prestare attenzione ad esigenze particolari.

  • Gli ospiti dovranno adeguarsi nella scelta dei capi da indossare, alla richiesta del dress code. Semplice, gipsy ed informale non rispecchia sciatto, trasandato ed inelegante. Certo … si può essere elegantissimi anche vestendo abiti bohémien.

  • Lasciamo il tacco 12 nella scarpiera. Anche se faremo fatica a rinunciare alle nostre amate Jimmy Choo, realizziamo che barcollare su ghiaia ed erba con un calice in mano causa scarpa inappropriata non è il massimo. Meravigliose flat renderanno l’outfit prescelto assolutamente in tema bucolico (Beatrice Borromeo docet)

  • Sì a lino, cotoni grezzi e sete naturali, no a jeans di qualsivoglia specie.

  • Natura, libertà ed allegria non tollerano ineducazione. Poniamo quindi attenzione al comportamento che dovrà essere consono alle nozze … non alla sagra della salciccia. Teniamo a freno i calici ed i toni della voce.

  • In nessuna situazione i giochi goliardici con protagonisti gli sposi sono graditi. Non fa eccezione nemmeno il matrimonio bucolico, gipsy o boho chic comunque lo si voglia chiamare.

  • Infine uno strappo alla wedding etiquette. La sposa vestirà abiti impalpabili, scivolati, eterei coordinati con calzature basse, coroncine di fiori o corolle a cingere i capelli in acconciature morbide ed un po’ spettinate … e lo sposo? Lo sposo potrà tralasciare l’abito scuro declinando la scelta sui colori della terra (beige, caffè, tortora) utilizzando lini e cotoni grezzi, ma conservando il buon gusto di indossare pantaloni lunghi, calza rigorosamente lunga e scarpe in vitello. Informale, ma elegante e curato.

Resteranno inalterate tutte le norme del buon ricevere e dell’essere buoni ospiti.

In alto i calici e felici nozze!

Tra secondo sì, same sex wedding e bon ton

(di Anna Ubaldeschi)

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Seconde nozze … i consigli del galateo a questo riguardo sono abbastanza rigide.

Andrebbero annunciate e festeggiate un po’ in sordina, con estrema sobrietà, discrezione dovrebbe essere la parola d’ordine.

Viene quindi consigliato un annuncio degli sposi a nozze avvenute tramite un cartoncino scritto a mano, mentre le persone invitate verranno avvisate a voce; un rinfresco con pochi ospiti fra parenti stretti, testimoni e qualche amico fidato; abiti eleganti, ma privi di qualsiasi sfarzo (ricordate? tailleur o tubino color pastello, veletta o cappello); niente fiori, solo il bouquet per la sposa preferibilmente non total white; niente lista di nozze e neppure bomboniere, al massimo la distribuzione dei cinque confetti offerti con il cucchiaio dagli sposi ai ristretti invitati al rinfresco.

La sposa non viene accompagnata dal padre, farà invece il suo ingresso con al fianco il fratello, un figlio oppure con il futuro consorte. Vietatissima la marcia nuziale.

E così via …

Da sempre asserisco che il galateo, la cui origine risale nel lontano 1558, non è affatto polveroso e desueto come si potrebbe pensare dati gli anni che annovera, in quanto sapientemente si rinnova e si modifica con il trascorrere dei tempi.

Basti pensare che ai tempi di Monsignor Giovanni Della Casa non si parlava certamente di Netiquette!

L’etichetta si è dovuta necessariamente mettere al passo coi tempi, in anni in cui le seconde nozze non sono più unicamente riferite a dipartita di un coniuge, sono sempre più numerose grazie ai divorzi che hanno decorsi ormai abbreviati, dove spesso nella coppia uno dei due “subisce” le seconde nozze quindi giustamente coronate dal desiderio di vivere il grande giorno come si è sempre sognato, in epoca in cui si parla di same sex wedding, mi sembra assolutamente corretto che anche le regole di galateo assumano sfumature meno rigide, pur mantenendo alcuni consigli di bon ton.

Ed ecco allora che possiamo annunciare le nozze con una partecipazione inviata due mesi prima delle nozze con il vincolo che siano unicamente gli sposi ad effettuare l’annuncio e se gradito, uscendo dagli schemi della partecipazione classica.

La celebrazione con rito civile, ma se si è ottenuto l’annullamento della Sacra Rota anche religioso, potrà essere arricchito con fiori opportunamente con sobrietà.

Accanto agli sposi parenti ed amici a discrezione dei nubendi, senza vincolo stretto di numeri. Non si invitano gli ex consorti, i figli di precedenti nozze unicamente se si è certi che lo gradiscano.

Il dress code degli sposi potrà essere elegante ed anche tradizionale: per lo sposo abito tre pezzi grigio antracite o blu scuro, ma anche il thigt. La sposa potrà spaziare con abiti corti e lunghi, unico consiglio è quello di non esagerare in volume, ricchezze e strascico. Se per lei sono prime nozze può tranquillamente optare per il bianco, ma è così di moda l’avorio ed il pesca … Un deciso no invece per il velo se si tratta di rito civile e di personali seconde nozze anche in rito cattolico.

Benissimo l’ingresso ensamble … ma in caso di prime nozze per uno dei due non dimentichiamo che un padre o una mamma sognano da sempre quel momento. Allora ha più valore la felicità di chi si vuol bene delle regole del galateo.

Evitiamo la marcia nuziale tradizionale, ma lasciamoci accompagnare dalle note soffuse di un’arpa piuttosto che di un flauto traverso.

Non rinunciamo a confetti e sweet table, al posto delle bomboniere forniamo un valido contenitore da asporto delle prelibatezze offerte con un tag con i nomi degli sposi e un gradito “thank”.

Non tutti sanno che la tradizione di offrire doni ai novelli sposi ha origini molto antiche. Già nel Medioevo infatti c’era l’abitudine di raccogliere i doni presso le case dei genitori degli sposi. Allora sì a viaggi, biglietti per spettacoli, ingressi a spa, week end in città d’arte o in uno chalet sperduto in montagna. Da non accantonare la richiesta di donazioni a enti benefici o di ricerca.

Da tenere presente per gli ospiti invece che questa tipologia di coppie solitamente decidono di sposarsi quando vivono insieme da tempo, di conseguenza evitate di regalare accessori per la casa a meno che non abbiate la certezza che ne abbiano necessità.

Da non tralasciare mai i ringraziamenti per i doni ricevuti: rigorosamente stilati a mano.

I wedding same sex potranno sconfinare per colori ed innovazione. Un’eleganza alternativa, fuori dagli schemi come utilizzare uno smoking per entrambi, che come tutti ben sappiamo per noi italiani non è un abito da cerimonia. Annunci estrosi o unicamente affidati all’web, richieste di dress code particolari agli invitati per sentirsi parte di un mondo dove le differenze non esistono.

Il matrimonio è anche voler dichiarare a tutti il proprio amore, festeggiarlo ed esserne felici.

In fondo il matrimonio è un legame che intreccia due anime in un unico destino comune.

L’amore è amore.

Che sia sfacciato, più o meno discusso, che sia tra lui e lei, tra lei e lei o tra lui e lui.

Io regalo, tu regali, egli regala … essi ricevono, ma con eleganza

Io regalo, tu regali, egli regala…essi ricevono, ma con eleganza (di Anna Ubaldeschi- Anna Ubaldeschi Creations)

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Natale: tempo di pranzi, cene, panettoni, ricette, scambi di auguri e “ça va sans dire”, regali.
Anche quando facciamo o riceviamo un regalo ci sono dei piccoli consigli dettati dal bon ton che dovremmo tenere presenti per essere sempre certi di agire con eleganza, con attenzione verso gli altri.
Un presente è sempre un atto di riguardo, un segno di riconoscenza e rispetto.
I doni dovrebbero essere sempre acquistati pensando alla persona a cui sono destinati, cercando di rispecchiarne abitudini, passioni, interessi.
Oltre che in occasioni di compleanni, anniversari, feste come il Santo Natale, non ci si reca mai a mani vuote ad un invito a casa di qualcuno, ma nello stesso tempo è necessario evitare di esagerare con la tipologia di presente.
Un libro potrebbe essere troppo personale; il rischio è quello di non incontrare i gusti di chi riceve il dono, entrare in un ambito che, in mancanza di un rapporto di amicizia, non si conosca profondamente.
Meglio puntare allora su una bottiglia di vino pregiato, su qualcosa di sfizioso che possa essere offerto e consumato immediatamente con gli altri invitati.
Su questo punto il bon ton non transige: che sia un dessert appena sfornato, dei pasticcini o delle accattivanti praline al cioccolato, i padroni di casa sono in dovere di consumarlo durante la serata condividendolo con gli ospiti.
Piante e fiori invece dovranno essere recapitati con un biglietto di ringraziamento il giorno seguente all’invito, evitando di porre in difficoltà la padrona di casa andando alla ricerca del vaso opportuno con tutti gli ospiti da intrattenere.

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La buona educazione prevede che un regalo sia scartato subito, di fronte a colui che ci ha omaggiato, in modo tale da poter ringraziare.
Tuttavia, ci sono almeno tre occasioni in cui si dovrebbe trasgredire a questa regola.

Quando si ricevono molti regali contemporaneamente, ad esempio in occasione di una festa con molti invitati. In questo caso è consigliabile non aprire i regali di fronte a tutti i presenti, perché potrebbero avere valori molto diversi, a seconda del grado di intimità e delle tasche di chi ve lo dona oppure potrebbero esserci dei doppioni.
Il giorno seguente è d’obbligo una breve telefonata per ringraziare ognuno del pensiero avuto.
Quando come padrona di casa, si è indaffarate ai fornelli a cucinare, tra un risotto che scuoce ed un suffle che sgonfia, nessuno si offenderà se non vengono aperti subito i regali, ma il gesto dovrà essere compiuto dopo cena, dedicando la giusta attenzione.
A Natale, quando grandi e piccini amano porre sotto l’albero il maggior numero di pacchetti da poter aprire allo scoccare della mezzanotte. Abbiate cura di non perdere i biglietti o scrivere sul pacchetto il nome di chi vi ha fatto il dono. Nei giorni successivi al Natale è doverosa la telefonata ringraziando del regalo ricevuto.
Non dimenticate mai che gioielli e preziosi devono essere dati in separata sede.
I regali non si dovrebbero cambiare … se il maglione con gli orsi e le renne non è di vostro gusto non dimenticate mai di sorridere e di farvelo piacere almeno per un attimo. Se non è della vostra taglia è lecito chiedere di sostituirla. In questo ormai molti negozi stanno facilitando il reso, emettendo scontrini privi del prezzo che vengono inseriti nella confezione per agevolare i cambi. Non è esattamente molto elegante, ma sicuramente pratico.
Infine: è possibile riciclare i regali?
Il bon ton ovviamente dà il diniego più assolto.
Diciamo che in alcuni casi è possibile, agendo con molta discrezione e buon senso.
Se riceviamo un oggetto che proprio non incontra i nostri interessi e i nostri gusti, ma pensiamo possa essere perfetto per un’altra persona è possibile ridonarlo, ma con alcune attenzioni assolutamente necessarie.
Per prima cosa attenzione a non effettuare il riciclo nell’ambito delle persone affini a chi ci ha fatto il regalo, onde non incorrere nel rischio che venga riconosciuto, sarebbe inoltre opportuno far trascorrere un certo periodo di tempo per sventare qualsiasi inconveniente.
Donare l’oggetto a nostra volta a qualcuno a cui possa veramente essere gradito, evitando di sortire lo stesso effetto riscontrato quando lo abbiamo ricevuto noi.
Occorre sempre verificare che non vi siano dediche personalizzate, biglietti dimenticati e qualsiasi riferimento che possa far comprendere il riciclo effettuato.
Incartare a nuovo il regalo, in modo impeccabile e con un bel packaging.
In ultimo, mi raccomando, se l’oggetto è assolutamente di pessimo gusto, è proprio brutto brutto, la cosa migliore è dimenticarlo in soffitta o offrirlo per qualche pesca di beneficienza, non propiniamolo a nostra volta!

regali

Siete dei riciclatori seriali?
Allora la vostra ancora di salvezza da eventuali figuracce è quella di prendere nota su di un piccolo quaderno la tipologia di oggetto, persona che ha effettuato il dono e relativa data di consegna e occasione. Questo vi eviterà pessime figure.
A seguito di un mio workshop sull’argomento è nato della linea “I quaderni” dalle sapienti mani di Milena Oggioni di Mi&Mi “Il quaderno dei regali riciclati”.

Pic Nic

EN PLAIN AIR, BON TON E SAVOIR – FAIRE (di Anna Ubaldeschi)
“Le déjeuner sur l’herbe’ “ di Manet o il party di Rossella O’Hara nella villa delle Dodici Querce sono un ottimo spunto per un ricevimento fuori dai consueti canoni, per un wedding easy e giovane, una soluzione per festeggiare con uno stile romantico e vagamente retrò.
Il contesto inusuale non deve tralasciare alcune semplici accorgimenti che permetteranno agli ospiti di sentirsi coccolati come in una location a cinque stelle.
Vediamo allora quali sono i consigli del galateo per organizzare un wedding country chic.

Location – Villa privata, tenuta di famiglia in campagna, al lago o in riva al mare, cascinale o parco che sia, essenziale è che vi sia a disposizione un prato ben tenuto ed ampi spazi all’aria aperta circondati dalla natura. Tovaglie di lino o cotone grezzo disposte a terra con numerosi cuscini, saranno l’ideale per rendere bucolico l’evento. Non vanno dimenticati però un certo numero di tavoli con sedute per accogliere le persone più agé, che mal si troverebbero a dover accomodarsi a terra. Pouf, tavolini in ferro battuto all’ombra di qualche albero secolare saranno l’ideale.

Annuncio – indispensabile indicare il dress code nell’invito. Consentirà agli ospiti di utilizzare un outfit adeguato all’evento, indossando capi comodi che permettano di sedersi a terra e godere l’atmosfera di un matrimonio davvero originale.
Al tacco 12 a cui alcune invitate non sapranno rinunciare, è possibile ovviare fornendo delle ballerine o delle flip flop se siamo al mare, disposte in grandi ceste o in vecchi bauli.

Piccole attenzioni – mettere a disposizione degli ospiti l’occorrente per affrontare la giornata in plein air nel migliore dei modi: ventagli per alleviare il caldo, salviette repellenti per gli insetti, salviette detergenti e rinfrescanti.
A conclusione della giornata, un’idea cordiale può essere quella di offrire thé e tisane prima del congedo.

 

Eleganza e Portamento fanno la sposa più bella

(di Anna Ubaldeschi- Docente di Bon Ton e Galateo)

Il giorno delle nozze: giornata assolutamente speciale per gli sposi.
La massima attenzione sarà rivolta alla novella coppia, ma in particolare alla sposa che sarà oggetto di attenzioni, sguardi, commenti in ogni momento e talvolta, inutile negarlo, anche qualche critica. Pur indossando un abito impegnativo, che non rientra certamente nella consuetudine di tutti i giorni, la sposa deve cercare di muoversi con grazia e fierezza, mostrando movimenti fluidi, composti ed eleganti. E’ necessario dimostrarsi sicure, non inciampare, avanzare con aspetto regale verso l’altare, verso l’uscita o aggirandosi tra i tavoli del ricevimento. E’ possibile ottenere tutto questo?

Un po’ esercizio ed una buona dose di autocontrollo renderanno tutto possibile!

blog.matrimonioperfetto.it_

I punti salienti da ricordare sono di mantenere il busto eretto con le spalle ben aperte, ma non rigide, testa alta e sguardo avanti senza reclinare il capo all’indietro … sì, perché il velo starà su da solo! Importantissimo è muoversi effettuando i gesti lentamente e con grazia.

Se si indossa un abito con uno strascico lungo evitare di indietreggiare, si rischierebbe di pestare l’abito ed inciampare, è necessario invece girare creando un angolo con la coda dell’abito. Se l’abito è un modello princess con crinolina, sarà necessario avanzare dando un piccolo calcetto ad ogni passo, come a crearsi uno spazio tra passo ed abito. L’abito a sirena essendo stretto fino circa a metà coscia, richiederà molta attenzione nei movimenti soprattutto salendo le scale. In ogni caso la gonna non deve essere mai sollevata con entrambe le mani come se ci fosse l’acqua sul pavimento, è necessario riuscire a muoversi con fluidità e sicurezza, affrontando con il sorriso anche i piccoli inconvenienti, come lo strascico calpestato o altre possibili difficoltà. Mantenere la calma, sempre, ricordando che l’imbarazzo molte volte non fa che generare ulteriore imbarazzo.

All’ingresso in chiesa al braccio sinistro del padre o di colui che l’accompagna, tutti gli occhi saranno sulla sposa, protagonista in assoluto, ma i suoi occhi dovranno essere rivolti dritti verso l’altare, verso lo sposo, carichi di felicità ed emozione. Non ci si guarda attorno, non si saluta se non con un sorriso e non si guarda il pavimento mentre si cammina. Se non si è abituate a calzare scarpe con i tacchi e sono state scelte per l’outfit di nozze, sarà opportuno esercitarsi a camminare, fin quando non si otterrà una andatura sicura e fluida anche con un tacco 12.

Il bouquet deve essere tenuto con la mano sinistra all’altezza dell’ombelico, appena al di sotto del punto vita e non davanti al petto (no all’effetto statua della libertà!). Deve essere un elemento decorativo della sposa, quindi sempre mantenuto con delicatezza, spontaneità ed eleganza.

Altro momento di cui curarsi è la postura da mantenere da sedute sia durante la cerimonia che al ricevimento. Schiena ben eretta e postura più aggraziata possibile, attenzione al dorso incurvato soprattutto con le sedute a panchetta che permettono a pieno la vista a tutti gli ospiti. Non porsi mai a braccia conserte e tanto meno accavallare le gambe (una signora non dovrebbe farlo mai!). L’abito può essere spostato e sistemato, ma sempre con movenze delicate ed assoluta calma. Durante il ricevimento se si desidera ballare e la coda dell’abito impedisce i movimenti, sarà sufficiente fissare al dito l’anello in tessuto che si trova sotto di essa per godersi con spensieratezza la festa. Da non dimenticare mai: è il sorriso che non dovrà mai mancare sulle labbra della sposa.

(immagine da blog matrimonioperfetto.it)

Occhio agli occhiali

Occhio agli occhiali

(di Anna Ubaldeschi)

Parliamo di occhiali.
Per l’esattezza parliamo di occhiali da sole.
Gli occhiali da sole sono bellissimi, fanno parte del look, sono un accessorio fashion come una borsa, un paio di scarpe, un gioiello … il cellulare.
Un accessorio “unisex” che quindi vede coinvolti nel loro utilizzo anche i signori uomini.
Hanno una storia, un passato talvolta leggendario, per la loro forma come quelli a gatta degli anni ’50, le maxi lenti degli anni ’70 e la mitica mascherina in voga negli anni ’80.
Altri riportano a viaggi e luoghi lontani, basti pensare agli aviator indossati da Amelia Earhart o a quelli in “Top gun” di Maverick.
Senza dimenticare quelli iconici: che dire dei Wayfarer indossati dai Blues brothers e da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” o la montatura a cuore rosso fiammante di Lolita secondo Kubrick.
Non c’è persona che non ne possegga almeno un paio, in molti ne posseggono diversi, differenti per modello o per lenti (scure, sfumate, polarizzate, specchiate …). Nei cassetti di alcune signore se ne trovano veri eserciti, da indossare secondo differenti outfit o gradazione di luce.
Icone di stile invece non si discostavano mai dal medesimo modello.
Jackie soleva schermarsi il volto dai flash dei paparazzi con grandi occhiali neri.
Gli occhiali da sole hanno la specifica funzione di proteggere gli occhi dalla luce preservandone salute e bellezza, oltre ovviamente quella di adornarci il viso.
Come tutte le cose di uso comune è bene conoscerne il corretto utilizzo, onde non incorrere nel rischio di passare per ineducati o peggio ancora cafoni.
Gli occhiali svelano molte sfaccettature della nostra personalità, ricordiamolo prima di acquistarli.
Al mare sono l’unico accessorio ammesso in spiaggia, quindi è lecito osare per personalizzare il proprio look.
Andrebbero indossati solo quando c’è il sole … non avrebbero in altro caso questo nome!
Quando si incontra una persona e ci si intrattiene in una conversazione o si viene presentati a qualcuno che non si conosce, gli occhiali vanno tolti, affinché ci si possa guardare negli occhi, dimostrazione di sicurezza e di fiducia. Unica scusante, in assenza di patologie come ipersensibilità alla luce e congiuntivite, può essere la luce talmente intensa da non poterne fare a meno.
In questo caso si leveranno almeno per un attimo per poi scusarsi con il proprio interlocutore.
Vanno oltremodo levati quando si entra in un luogo chiuso, in chiesa ed anche ai funerali, gli occhi arrossati e gonfi di pianto non sono una vergogna e non sono da nascondere.
Gli occhiali non sono un cerchietto, evitiamo quindi di posizionarli sulla testa. Quando li sfiliamo teniamoli in mano, riponiamoli in borsa o appendiamoli alla camicia, evitando inoltre di allargarne le stanghette irrimediabilmente.
Insieme a chiavi e cellulare non trovano mai posizione nella mise en place.
Quindi non appoggiamoli sulla tavola sia per un lunch che per un semplice caffè in un bar.
Evitiamo di giocherellare con le stanghette e ricordiamo che queste, come le unghie, non vanno rosicchiate, segno di nervosismo ed insicurezza … quindi pessimo biglietto da visita.
Le foto non andrebbero mai scattate con gli occhiali, ad eccezione di foto vacanziere o fatte di sorpresa, sicuramente da evitare per utilizzare nei nostri profili social.
Il loro nome nasconde un messaggio subliminale su quando indossarli: mai di notte!
Scegliete questo oscuro oggetto di desiderio secondo il modello più adatto al vostro viso e indossateli, illuminati dalla buona creanza.
(foto credits: mirror uk, coassino, faiinformazione, moda&style)