SI SPOSA ITALIA COLLEZIONI. Quali trend per la sposa del 2019?

(di Francesca Fiorentini)

Si è da poco conclusa la manifestazione milanese per gli addetti ai lavori del settore wedding e come sempre ne conseguono analisi, critiche e previsioni sui trend per la prossima stagione.

Ma quali trend, dico io? Potrei dire che sono tornate le gonne a balze e le maniche a sbuffo, che resistono gli abiti morbidi e destrutturati in stile bohémien, così come le trasparenze. Quello che penso, in realtà, è che non ci sia nulla di nuovo.

Alcuni marchi hanno una cifra stilistica inconfondibile, vedi Antonio Riva, e rimangono punto di riferimento inamovibile per una certa fetta di mercato; altri invece spaziano tra stili diversi per incontrare trasversalmente il gusto di tutte le spose, rinunciando a coerenza e riconoscibilità. Ciò che accomuna quasi tutti è la mancanza di idee veramente nuove. Con questo non intendo che non ci siano state proposte di gusto e qualità. È innegabile però che alcuni modelli potrebbero tranquillamente confondersi in una qualsiasi collezione anni ’80 o ’90. Sembra una critica dura? Non necessariamente o quanto meno non per tutti. È una conseguenza del fatto che la moda sposa viaggia su sentieri diversi rispetto al prêt-à-porter e all’haute couture.

Ho la fortuna di vestire spose quasi ogni giorno, di conoscerne le esigenze dichiarate e le aspettative non espresse, spaziando dalle romantiche alle pragmatiche, passando per tradizionaliste e trasgressive. Molte di loro mi chiedono quali siano gli abiti che vanno per la maggiore e io spesso non so dare la risposta che si aspettano. Ampio, a sirena, scivolato o strutturato? Non esiste una regola perché sono troppi i fattori implicati nella scelta dell’abito perfetto, che è il motivo per cui spesso partono con un’idea per poi scegliere l’esatto opposto.

Perché quello che vediamo in passerella, se è sensazionale, crea alte aspettative ma poi non si addice ad una sposa reale. Scollature abissali, volumi ingestibili, aderenze e chi più ne ha più ne metta. Perfino Miccio ha dovuto far sfilare un seno nudo per stupire.

Ciò che invece è portabile nel giorno più bello non sempre fa clamore. Guarda un po’.

Non resta che prendere le sfilate come semplice spettacolo, laddove eccezionalmente lo sia, andare a conoscere le collezioni per intero sui siti dei vari brand o direttamente in boutique e godersi la ricerca dell’abito giusto dosando istinto, emozione e razionalità.

Perché la navata non è una passerella.

(photo da web)

Peter Langner fra tradizione e modernità

(di Francesca Fiorentini)

È una scenografia semplice quanto significativa, quella scelta dal designer tedesco per presentare, in occasione di Sì SposaItalia, la sua collezione 2017: l’ingresso di un parco che lascia sognare di un’imponente villa storica, sullo sfondo delle fredde ma affascinanti luci metropolitane.

Sembra la descrizione ridotta ai minimi termini degli abiti stessi, realizzati nel rispetto della più alta tradizione sartoriale ma con un forte desiderio di innovazione. Lavorazioni inaspettate, tagli asimmetrici, costruzioni solo apparentemente semplici, che sono il risultato di studio e sperimentazione meticolosi. La sposa Peter Langner non è da tutte, perché esige sensibilità ai materiali più pregiati, bisogno di unicità e di eleganza senza tempo. Dagli abiti ampi e romantici al rigore dei tubini e delle sirene, il minimo comun denominatore è la leggerezza, che troviamo magistralmente anche nei materiali più sostenuti. Un equilibrio che è garanzia di portabilità disinvolta, pensata per una sposa giovane e internazionale. Solo uno sguardo attento e ravvicinato ne fa apprezzare la qualità artigianale: decorazioni realizzate con impalpabile organza ripiegata e cucita a mano, impercettibili trasparenze, drappeggi e volumi mai urlati.

Linee pulite che ritroviamo nelle acconciature e che controbilanciano un trucco ben visibile, per una donna che è allo stesso tempo decisa e delicata, tradizionale e moderna. Donna, non solo sposa, perché da oggi Peter Langner punta ancora di più sulla collezione sera, dove il nero lascia spazio ai blu, i tessuti aderenti spariscono per valorizzare una femminilità sottile e appena suggerita. Come è nello stile inconfondibile di Peter Langner. (photo Luca Arnone)

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L'”Edgy Romance” di David Fielden

(di Isabella De Rorre)

Assistere ad una sfilata di David Fielden è come avere una poltrona a teatro. La solida e ultratrentennale esperienza di questo talentuosissimo designer si esprime ogni volta con uno show, che non lascia mai indifferenti ma appagati. E la presentazione della Bridal Collection 2017, al Superstudiopiù di Via Tortona a Milano, durante la manifestazione Si Sposaitalia Collezioni, ha ancora una volta confermato quanto scritto. Panche disposte a ricreare un anfiteatro di concezione antica, e megaschermo modernissimo, su cui si rincorrono luci, musiche (in un omaggio a Prince), immagini veloci. E’ davvero un romanzo tagliente, edgy romance (come recita la cartella stampa) questa collezione: le modelle sono dapprima ombre dietro lo schermo, avvolte e definite dalle luci, quasi un gioco di ombre cinesi. Poi, appaiono veloci, in abiti romantici ma dal taglio impeccabile e straordinariamente contemporaneo. E sono esposte a fari chirurgici, netti, che scolpiscono tessuti tradizionali destrutturati e reinterpretati. C’è il pizzo, e ce ne è in abbondanza; ci sono balze gipsy, volants o boho chic. Ci sono trasparenze disinvolte, e abiti corti, lievissimi. C’è, sopra tutto, la scelta istituzionale di Fielden verso la semplicità, verso l’essenziale. Un essenziale raffinato, composto, mai sopra le righe: le grandi classiche gonne in tulle si accompagnano a corpini minuti, come se le vestali che le indossano avessero il peplo sconvolto per un attimo da un soffio di vento, il moderno che arriva e che mette equilibrio e misura nella creazione. Ci sono sete scivolate addosso, ricoperte di ricami, abiti decorati come capitelli antichi. E’ una solennità senza fronzoli, quella che Fielden disegna in passerella. Talmente lineare che può interpretare il romantico, tenendolo ben saldo sul presente. Sotto gli abiti, corti o lunghi, questa volta tacchi alti. Moderna, lineare, a volte quasi ascetica, truccata come una creatura lunare, ma sempre donna, questa sposa 2017. “Rem tene, verba sequentur” diceva Catone: “Abbi ben chiaro il concetto, le parole seguiranno”. Ecco, Fielden è tutto qui. (photo: Luca Arnone)

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Amore+Amore-ModaeModo

(di Francesca Fiorentini)

Unioni civili tra persone dello stesso sesso; nessun tema potrebbe essere più attuale ma anche più difficile e delicato. Lungi da me la volontà di esprimere giudizi etici, sociali o politici; semplicemente questo argomento implica una serie di considerazioni che inevitabilmente arrivano a invadere anche il mio campo di competenza: il wedding look.

Detto che si tratta di una questione ancora estranea, nei fatti, al nostro paese, è inevitabile che le immagini di nozze gay che arrivano a noi suscitino alcune curiosità: entrambe le spose optano per l’abito da principessa? Una indossa l’abito bianco e l’altra sceglie un look maschile? E invece due sposi? Potranno sembrare domande bizzarre o che sottintendono una definizione di valore, giusto o sbagliato, ma sono legittime in virtù di un’abitudine centenaria cui è legata la cultura del matrimonio nel nostro paese. Semplice abitudine, che come tale, si potrà adattare con il tempo.

In questa stessa mancanza di direttive, risiede il rischio più alto: potendo indossare ciò che voglio, ho molte più probabilità di sbagliare. D’altro canto, tale libertà riporta al significato affettivo ed emozionale del matrimonio: l’unione di due persone, nella loro unicità, al di là delle convenzioni sociali e delle aspettative altrui. Ma come conciliare libertà espressiva e buon gusto? Rispettando le regole universali dell’eleganza in termini di stile, vestibilità, materiali, proporzioni, cura dei dettagli, colori: valorizzare la fisicità senza tradire eventuali imperfezioni, prediligere la qualità dei tessuti e delle costruzioni, possibilmente sartoriali, mirare all’armonia di stili e tonalità.

In totale assenza di una tradizione nostrana, bisogna guardare all’estero per osservare questa tendenza, che è comunque recente. Purtroppo non è facile trovare, anche nei paesi anglosassoni, esempi riusciti a cui ispirarsi. Limitiamoci dunque a osservare i più illustri.

Il ventennale amore tra Sir Elton John e David Furnish è stato suggellato nel 2014, con gli sposi coordinati, comprese pochette bianche e rosa rossa all’occhiello. Unica differenza nel colletto e nel nodo della cravatta. Gusto personale o funzionale studio delle proporzioni? Confesso incertezza sul colore: le foto ingannano e gli abiti sembrerebbero grigio scuro ma le cravatte? Blu o nere? Per noi italiani non sia mai il nero a un matrimonio. All’estero è spesso consuetudine. Ahimè.

dailymail,co,uk

Medesima teoria per Patrick Harris e David Burtka che nello stesso anno indossavano due smocking firmati Tom Ford. Diverse le rifiniture della giacca e la presenza del gilet ma identici i farfallini, le pochette e le bottoniere. Passiamo la scelta dello smocking, vietato per noi ma diffusissimo soprattutto in territorio americano; quantomeno la cerimonia era serale. Per loro come per Elton e David, non so quanto mi convinca il look duplicato: fa un po’ gemellini il giorno della festa. Non si dica però che non erano impeccabili ed elegantissimi.

gossip,it

Cosa dire delle spose? C’è chi ha scelto il colore, come la Miranda di Sex & the City, Cynthia Nixon, che in lungo e fazzoletti è convolata a nozze con Christine Marinoni, in tre pezzi maschile. Gilet, cravatta, pochette e bottoniera riprendevano il colore dell’abito di Carolina Herrera. L’acconciatura dell’attrice era obbligata per esigenze di copione però, insomma, sul quadro generale si poteva fare decisamente di più. Con meno.

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Promuovo invece Ellen Degeneres e Portia De Rossi. Casual la prima, moderna romantica la seconda. Trattandosi di unioni civili, sconsiglierei in linea generale l’abito di volume, a favore di modelli più asciutti e meno principeschi; in questo caso però, la schiena nuda, la scollatura e la totale assenza di decorazioni fanno di questo tulle una scelta sexy e grintosa. D’accordo, la talentuosa attrice e conduttrice, in pantaloni camicia e gilet, avrebbe potuto scegliere un outfit più elegante ma è rimasta assolutamente coerente con la sua personalità forte e disinvolta, oltre che con il suo stile abituale. Lei è così e basta. Inoltre il ricevimento era per pochissimi invitati, sotto il portico di casa.

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Vorrei poter dare indicazioni più precise e specifiche ma la verità è che i consigli di stile sarebbero gli stessi dedicati a una coppia cosiddetta tradizionale. Il buon gusto non ha genere.

(photo equallyweed.com; vanityfair.com; gossip.it; dailymail.co.uk)

Il bijou italiano

(di Francesca Fiorentini)

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Fortunatamente, Milano Moda Donna non vuole dire solo street style, celebrity, selfie, blogger, follower, events, parties… Prima dei social il mondo della moda, con le sue creazioni, rappresentava il sogno proprio perché era inavvicinabile: per i non addetti ai lavori era un’atmosfera, una suggestione che si lasciava immaginare o intravvedere da lontano, su poche riviste patinate o attraverso le vetrine del lusso. Oggi invece uno scatto sembra avere più valore dell’oggetto che ritrae e spesso dimentichiamo da dove arriva tutto quello che è ormai a portata di mano. Senza quella tradizione di abilità, estro e conoscenza tutti italiani, la rete oggi sarebbe molto più povera.

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Per fortuna, dicevamo, ci ha pensato la mostra “L’arte del bijou italiano – Dalla Dolce Vita al Prêt-à-Porter” tenutasi proprio in concomitanza con la settimana della moda, a ricordarci che gli accessori non sono accessori, così come non è mai il prodotto in sé a fare la storia della moda ma tutto ciò che esso rappresenta. Quindi non stupisce che piccoli grandi capolavori di bigiotteria vengano esposti a Palazzo Reale, là dove solitamente ammiriamo opere di inestimabile valore

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Nelle Sale degli Arazzi si sono alternati, divisi per aree tematiche e contestuali, pezzi di Giorgio Armani, Moschino, Gianfranco Ferré, Krizia, Sharra Pagano, tanto per citarne alcuni. Sono stati creati mezzo secolo fa ma molti potrebbero tranquillamente sfilare oggi, per quanto trascendono il tempo. Troviamo analogie con molti bijoux attuali, richiami alla classicità e anticipazioni futuristiche, per cui vi sfido a capire a che epoca appartengono quelli che vedete qui. Chissà se quelli visti sulle passerelle dei giorni scorsi, saranno esposti un giorno, come opere d’arte. Staremo a vedere.

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(foto di Antonella De Lucia)

 

Ritorno al passato

Ritorno al passato (di Francesca Fiorentini- Bridal and Personal Consultant)

Ormai è inevitabile, innegabile, necessario. Mi stupirei se vedessi su una passerella di moda sposa qualcosa di totalmente nuovo e rivoluzionario, che fosse anche bello, elegante, armonioso e soprattutto senza tempo. Oggi per stupire bisogna proporre qualcosa di stravagante oltre misura, perché ormai quanto di più raffinato è già stato visto. L’unica via possibile sta nella varietà dei dettagli, nelle rivisitazioni, nelle lavorazioni o nei materiali innovativi. Se parliamo di tagli e proporzioni, credo che non ci sia più niente da sperimentare. I concetti di stile, armonia e valorizzazione sono stati esplorati per secoli dai grandi geni della moda e ormai non hanno più segreti. Tra 100 anni probabilmente i canoni estetici saranno ancora completamente diversi da quelli di oggi, ma non nuovi. Se poi qualcuno riuscirà a smentirmi, tanto di cappello.
Poi ci sono i trend e le esigenze del mercato, ma questa è un’altra storia.

Gli esempi di ritorni al passato nella moda sposa potrebbero essere infiniti ma ci concentreremo su quelli che riguardano i principali modelli di abiti utilizzati oggi. Naturalmente i passaggi sono stati numerosi e più o meno drastici ma hanno comunque richiesto decenni o addirittura secoli, quindi non sempre le fogge originali sono riconoscibili in quelle attuali ad un primo sguardo. Osservando con attenzione però, sarà possibile notare molte somiglianze e contaminazioni.

Il modello forse più difficile da rimandare al passato è quello a sirena, estremizzazione dell’abito a S diffusosi all’inizio del ‘900, che strizzava la vita esaltando seno e fondoschiena. Qualsiasi decorazione impiegata oggi, dalle balze alle arricciature, dai fiocchi ai fiori, era abbondantemente utilizzata non solo all’inizio del secolo scorso ma anche nel ‘700, ai tempi di Maria Antonietta; ricami, applicazioni e passamanerie invece si trovano anche nel ‘500.

griviere.com ,vivien leigh ana-lee.livejournal.comromona keveza mermaidanne hathaway pinterest.comjennifer-lopez ibtimes.com

1. Journal des Demoiselles da www.griviere.com
2. Vivien Leigh da www.ana-lee.livejournal.com
3. Un modello di Romona Keveza da www.kleinfeldbridal.com
4. Anne Hathaway in Vera Wang nel film Bride Wars da www.thedress.it
5. Jennifer Lopez in Valentino Couture da www.ibtimes.com

 

L’abito a redingote (da riding coat) prevedeva una costruzione a spicchi che si allargavano sui fianchi e sulle gambe, in modo da permettere, a chi lo indossava, di andare comodamente a cavallo. Per esteso, è diventato il termine che può indicare in generale gli abiti con la famosa linea ad A, prediletto dai reali per la sua sobrietà.

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1. Disegno di Watteau figlio da www.lilith-valkiri.livejournal.com
2. Letizia Ortiz sposa nel 2004 Filippo di Spagna da www.diariofemenino.com
3. Vittoria di Svezia nel 2010 www.wikipedia.org
4. Maxima, Regina d’Olanda, in Valentino del 2002 www.telegraph.co.uk

 

Lo stile impero è quello con origini più antiche; appena accennato ai tempi dei greci e dei romani, più costruito nel Medioevo, sontuoso durante il periodo napoleonico. Non è molto facile trovarne uno tra i matrimoni più illustri degli ultimi decenni. Per fortuna ci ha pensato Beatrice Borromeo a riportare alla ribalta la leggerezza e la linea eterea di questo modello, snobbato dai più. Diciamo subito che il taglio, soprattutto nel suo abito firmato Armani, non è sotto il seno e quindi non è un vero stile impero. Lei però sembra una dea e questo è fuori discussione

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Guests arriving for Pierre Casiraghi and Beatrice Borromeo's wedding dinner at Rocca di Angera Featuring: Pierre Casiraghi, Beatrice Borromeo Where: Angera, Italy When: 01 Aug 2015 Credit: WENN.com **Not available for publication in Italy**

1. Statua femminile con peplo www.commons.wikimedia.com
2. Moglie del donatore Lomellini, Petrus Christus 1450 www.ferrebeekee.wordpress.com
3. Maria Luisa d’Austria www.wikipedia.org
4. Martina Colombari in Alberta Ferretti www.oggisposi.blogspot.it
5-6. Beatrice Borromeo in Valentino e Armani www.vanityfair.it

 

Il re degli abiti da sposa rimane ad ogni modo quello di volume, con corpino stretto e gonna ampia, non perché oggi sia il più scelto, ma perché nell’immaginario collettivo femminile corrisponde all’idea di principessa con la quale siamo cresciute. Ahimè.
Neanche a dirlo, gli esempi sono innumerevoli, e in ognuno di loro è facile riconoscere elementi di diverse epoche. Adesso tocca a voi riconoscerli!

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Elizabeth Taylor and Conrad Hilton Jr., known as Nicky, pause on the steps of the Church of the Good Shepherd in Beverly Hills, Ca., after their wedding ceremony on May 6, 1950. (AP Photo)

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1. Maria Antonietta 1755-1793 www.wikipedia.org
2. Elisabetta d’Austria, Sissi 1837-1898 www.wikipedia.org
3. Elizabeth Taylor sposa Conrad Hilton nel 1950 www.dailymail.co.uk
4. Jacqueline Kennedy nel 1952 www.blogdimoda.com
5. Audrey Hepburn in Balmain nel 1954 www.grazia.it
6. Grace Kelly nel 1956 www.altezzareale.com
7. Diana Spencer nel 1981 www.rainews.it
8. Kate Middleton nel 2011 www.altezzareale.com
9. Sarah Jessica Parker, alias Carrie Bradshaw in Vivienne Westwood www.blogdimoda.com

 

 

Osare o non osare? Questo è il problema

Osare o non osare? Questo è il problema (di Francesca Fiorentini- Bridal  Image Consultant)

E il direttore disse: colori del prossimo numero saranno carta da zucchero e bronzo. Per la sposa. Molto bene. Da dove cominciare? Da una premessa: ogni scelta di stile deve necessariamente essere contestualizzata e rimandare a sistemi di valori precisi. Se non c’è coerenza tra l’abito e chi lo indossa, tra stile dell’abito e tono del matrimonio, tra intenzione e risultato, quest’ultimo sarà tanto più stridente quanto più azzardata sarà la scelta. È facile capire che più si osa, più si rischia di sbagliare.
Affrontare un discorso sul buongusto e l’eleganza potrebbe condurre a un dibattito infinito: si possono insegnare, imparare, acquisire? Brevemente, io credo si possa migliorare (così come peggiorare, ahimè), perché, a parte poche persone illuminate, nei comuni mortali non si tratta di talenti innati, ma di abitudini, di cultura, di educazione al bello. Esistono elementi e dettagli precisi, universalmente riconosciuti come sinonimi di grazia e stile, che possono essere individuati. Non dico sia facile scardinare modelli estetici (o anti-estetici) presi a riferimento per una vita ma credo che ci si possa lavorare. Per fare un parallelo artistico, non tutti diventeranno ballerini ma tutti possono imparare a ballare.
Una premessa sul buongusto era dovuta dal momento che qualsiasi colore è a rischio disastro stilistico quando si parla di matrimonio. Nell’immaginario collettivo infatti l’abito da sposa rimane inevitabilmente bianco. Vogliate perdonare la mia spietatezza ma basta una sfumatura per risultare cheap e imbarazzanti. Va detto che si può benissimo sbagliare anche con un abito classico ma questo è un altro discorso. In generale, se si fa una scelta cromatica che va oltre il tradizionale bianco o avorio, quanto meno ci si scontrerà con il gusto di quanti in quella tradizione credono ancora. Del resto è certamente possibile creare un’immagine non convenzionale ma che comunque funzioni, soprattutto in un’epoca dove i matrimoni si possono declinare in infinite soluzioni. Questo richiede però una sensibilità estetica e una personalità non comuni.
Ad ogni stagione nella bridal fashion vengono proposti alcuni colori, rassicuranti tonalità pastello o poco più. Permettetemi di dire che spesso il risultato non è convincente. L’effetto costume di carnevale è sempre in agguato e questo è il motivo per cui nelle immagini a seguire troverete degli esempi non esattamente definibili in “carta da zucchero” o “bronzo” ma in tinte a queste riconducibili. Per lo stesso motivo ho scelto per lo più marchi prestigiosi e di conseguenza abiti non alla portata di tutte le tasche. Questo è un altro argomento delicato: se nel bianco/avorio un materiale non prezioso può comunque ingannare e apparire di dignitosa qualità, i materiali e le creazioni scadenti, nel colore, tradiscono ancor di più la propria mancanza di stile.
Si tratta di ispirazioni (non suggerimenti, sia chiaro) che hanno avuto un certo successo sul mercato o un’influenza sull’evoluzione della moda sposa, abiti interamente in colore oppure solo con dettagli a contrasto. Scelta quest’ultima più delicata. Dicono.

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(photo- Atelier Aimée Montenapoleone (www.aimée.it)
– Atelier Aimée Montenapoleone (www.aimée.it)
– Collezione Colet di Nicole Spose (www.nicolespose.it)
– Claraluna (www.claraluna.it)
– Simone Marulli (www.simonemarulli.com)
– Oscar de la Renta (www.oscardelarenta.com)
– Elisabetta Polignano (www.elisabettapolignano.com)
– Elisabetta Polignano (www.elisabettapolignano.com))

Chi rifiuta il bianco, spesso non vuole proprio l’abito da sposa e in questo caso il ventaglio di soluzioni è ancora più ampio, potendo guardare alla moda cerimonia o all’alta moda.

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– Collezione abiti da cerimonia Pronovias (www.pronovias.com)
– Elie Saab (www.vogue.com)
– Hamda Al Fahim (www.hamdaalfahid.com)
– Jenny Packham (www.vogue.com)

– Jenny Packham (www.vogue.com)
– Keira Nightly da www.theplace2.ru
– Marchesa (www.vogue.com)
– Penelope Cruz in Armani Privé (www.ibtimes.co.uk)
– Alberta Ferretti (www.stylosophy.it)
– Armani Privé (www.vogue.com)

Non a caso sono partita dal color carta da zucchero perché può essere delicato e quindi non lontano dalle cromie legate al matrimonio. Inoltre l’azzurro è il colore che storicamente rappresenta la purezza (vedi il velo della Madonna) e ha quindi una valenza più religiosa.
È ben più difficile parlare di bronzo, che tendenzialmente implica materiali lucidi o metallici, impietosi, tanto per cominciare, con qualsiasi tipo di fisicità. Il fatto che sia quasi introvabile nelle collezioni sposa e latitante anche nell’alta moda, la dice lunga: garantisce la perplessità di buona parte degli invitati, accende discussioni fra gli stessi in coda al tavolo del buffet e scommette sull’effetto carta da cioccolatino.
Possibili eccezioni? Sempre, se indossato da una sposa intrinsecamente raffinata, di quelle narrate nei romanzi, creature rare con la capacità di rendere facile l’abito più ricercato e improbabile. A maggior ragione in questo caso, non posso che citare solo esempi illustri.

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– Zac Posen (www.vogue.com)
– Givenchy (www.vogue.com)
– Marchesa (www.vogue.com)
– Monique Lhuillier (www.vogue.com)
– Elie Saab (www.vogue.com)
– Alberta Ferretti (www.vogue.com)
– Armani Privé (www.vogue.com)

Avete notato che ho inserito solo abiti lunghi? Tenete a mente che l’accoppiata abito colorato e corto rischia di confondervi tra le invitate, opzione ragionevole solo se proprio questo è il vostro scopo, per timidezza, discrezione o altro. Siete sicure di voler rinunciare al vostro momento red carpet? Avete tutta la mia stima. Vi auguro solo di non pentirvene all’ultimo momento. Il discorso cambia sensibilmente per una sposa più matura che al contrario sarà tanto più elegante quanto più rinuncerà agli abiti da principessa o da fanciulla innocente.
Vogliamo mettere tutti d’accordo? Perché non optare per il cambio d’abito? Bianco per la cerimonia e colorato per il ricevimento. In questo caso via libera all’espressione della vostra personalità.
Attenzione, non ho detto via libera a qualsiasi cosa.

 

Pic Nic dress code

PIC NIC DRESS CODE (di Francesca Fiorentini, Bridal Consultant)

Non ci sarà da stupirsi se nel 2016 sarà boom di pic nic di nozze, grazie al nobile esempio dei novelli sposi Pierre Casiraghi e Beatrice Borromeo. Giovani, al passo con i tempi, sempre meno legati alle antiche tradizioni nobiliari, hanno scelto una formula che ha incuriosito tutti. Io però confesso di aspettare con più entusiasmo il rito religioso, sperando ancora e sempre in un matrimonio da favola. Le immagini della celebrazione civile mi hanno lasciato una certa insoddisfazione e non perché sia una sostenitrice dei matrimoni in pompa magna, anzi, tanto più che si tratta del solo rito civile.
Il fatto è che se non mi avessero detto che si trattava di un pic nic, io forse non l’avrei capito. Mi chiedo quale dress code fosse indicato sugli inviti, data la poca coerenza tra le scelte di stile dei vari invitati. Dai plateaux argentati ai sandali senza tacco, passando per trasparenze, seta dorata e borse mare.
Ecco, lei è stata la mia più grande delusione. La borsa di Charlotte. Tutto il resto nell’insieme poteva funzionare, in virtù soprattutto di cotanta disarmante bellezza, che di nulla ha bisogno per apparire preziosa. Ma nemmeno il suo viso riesce a farmi apprezzare quella borsa, troppo grande, troppo sportiva, troppo scritta. Troppo.

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Poi guardi Paola Marzotto, in tubino dorato e decolleté in tinta: la perfetta mamma della sposa. Per altri tipi di matrimonio. Fuori tema se si parla di un pic nic.

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Sia chiaro: ovviamente non si tratta di una scampagnata in famiglia della domenica. Rimane un matrimonio, seppur civile, e tra nobili. E allora perché Franca Sozzani sembra sul red carpet di un evento di moda, in giallo fluo e con tacchi incompatibili con il più curato dei prati?

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E perché così tante invitate indossano abiti bianchi? E lunghi? Che poi colore e lunghezza sono il minore dei mali.

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Non so voi ma io sono disorientata. Oltre agli uomini, rigorosamente in blu, per fortuna mi rimangono una certezza e una consolazione.
La certezza è Marta Marzotto: sempre lei, coerente, inimitabile, sopra le righe ma tutto sommato adatta ad un pic nic.

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La consolazione è Lavinia Borromeo: raffinata e sobria senza sforzo. Praticamente perfetta.

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Per non dimenticare che i protagonisti del matrimonio sono gli sposi, solo applausi per Beatrice Borromeo che trovo romantica, elegante e perfettamente in tema. Qualcuno dice che la linea dell’abito non le dona. Può essere ma chi ha stile e grazia non ha bisogno di apparire necessariamente più magra.
Rimane Pierre: non si vede molto bene ma forse avrei asciugato leggermente i pantaloni; però si sa, gli uomini di corte sono fedeli a uno stile puramente classico.

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Per concludere molto brevemente, dal momento che ogni matrimonio è a sé e i fattori da tenere in considerazione possono essere tanti, le regole da rispettare sono poche e non fisse: in linea generale, se siamo invitati a un pic nic, è bene optare per tessuti più naturali, non lucidi, scarpe comode e niente strass o lustrini. Sarà cura delle donne evitare qualsiasi elemento che possa in qualche modo confonderle con la sposa. Ricordiamoci che dobbiamo onorare l’evento con la nostra presenza curata ma mai esagerare, per non distogliere l’attenzione dagli sposi.

Evviva gli sposi!

(Foto: Vanity Fair, Vogue)

La ricerca dell’abito perfetto

(di Francesca Fiorentini- Bridal Stylist)

Aspettative, confusione, ricerche estenuanti, condizionamenti… Ma trovare l’abito da sposa non doveva essere un sogno? E va bene, vi aiuto io.
Le spose d’inverno temono spesso di soffrire il freddo. È vero che durante la cerimonia l’emozione non fa sentire nulla, ma presentarsi in sottoveste tra invitati in cappotto, è decisamente fuori luogo. L’atelier dove avete acquistato l’abito propone sicuramente boleri, stole o mantelle coordinati ma potete anche optate per una pashmina in cashmere o uno scialle antico di famiglia. L’importante è provare tutto l’insieme quanto prima, per non trovarsi con colori e materiali solo apparentemente abbinati. Stesso discorso per la vestibilità: evitate di infagottarvi eccessivamente. Se avete un punto vita sottile, fatelo vedere, altrimenti attirate tutta l’attenzione verso il viso e slanciate il collo.

Vi sposate l’anno prossimo? Cosa si fa?
Visitate 2 o 3 atelier al massimo e selezionate pochi abiti; se necessario, saranno le venditrici a consigliarvi diversamente. Valorizzate la vostra fisicità e rispettate il tono generale del matrimonio. Cosa non si fa? Dimenticate le tendenze e i gusti degli altri. Meno persone vi accompagnano nella ricerca e meglio è. Non dimenticate i luoghi della cerimonia e del ricevimento: niente trasparenze e scollature per la chiesa e niente abiti da principessa per un pranzo in trattoria.
Ultimo consiglio: guardate meno trasmissioni sul tema. Lo dico per voi. Davvero.

David Fielden

Stupore da David Fielden, tra tradizione e avanguardia

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(di Francesca Fiorentini)

Milano, via Tortona, spazio industriale; alberi spogli sullo sfondo, sabbia candida sotto i piedi, bianco tutto intorno. Unico accenno di calore, non colore, le candele galleggianti in una vasca centrale rotonda, che fa pensare subito a una fontana ma è più un cratere lunare. Questo lo scenario glaciale per la collezione 2016 di David Fielden, presentata nell’ambito di SíSposa Italia, kermesse milanese dedicata alla moda sposa. È una sfilata di contrasti quella presentata dallo stilista rubato al teatro: nella totale uniformità di colore e musica, colpisce la varietà di stili e materiali. David Fielden conferma la sua passione per la leggerezza minimale data dalla scelta del raso e del tulle, nella quale si insinuano però abiti rigidi e dettagli spigolosi, come i bouquet di rami secchi e le decorazioni di conchiglie, le frange e le maschere africane.
Sì perché questa sposa, nell’insieme così moderna e futuristica, a tratti pronta per un red carpet,  a volte romantica creatura di un bosco incantato, si trasforma a sorpresa in creatura di un altro mondo, pieno di suggestioni tribali. Di sicuro la sposa David Fielden non è mai classica, nonostante i richiami alla tradizione dati da meravigliosi pizzi e dalle decorazioni floreali. Non lo sono il trucco evanescente e le acconciature, fatti di bronzo, oro e trecce intrecciate (scusate il gioco di parole ma non si possono descrivere altrimenti). Per non parlare delle mules ai piedi. Ecco, non parliamone. Per fortuna alcune mode passano e confidiamo che anche questa…
Un fatto è certo: non sono abiti per tutte, poiché richiedono prevalentemente figure esili ma, soprattutto, personalità forti e raffinate. Proprio come forte e raffinato è lo stile di chi li ha disegnati.

(foto: Luca Arnone)

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Rinascita di un marchio Simbolo

Rinascita di un marchio Simbolo

(di Francesca Fiorentini)

E il direttore disse: tema del prossimo numero sarà “nascita e rinascita”.
Bene. E adesso che scrivo? Vabbè, tra poco inizia la sfilata, ci penserò più tardi.
Pochi minuti dopo mi ritrovo davanti a una passerella, ad ascoltare la voce del Dott. Sandro Veronesi, patron del gruppo Calzedonia che ha da poco acquisito il marchio Atelier Aimée.
E parla di rinascita… L’articolo è presto scritto.
Uno dei più grandi gruppi retail d’Italia, i cui marchi ( Calzedonia, Intimissimi, Tezenis, Falconeri) fanno rima con intimo, costumi, calze e maglieria, entra nel mercato della sposa. E non lo fa lanciando un marchio nuovo ma caricandosi sulle spalle uno dei nomi più importanti degli ultimi decenni di moda bridal. Perché Atelier Aimée Montenapoleone è indiscutibilmente un punto di riferimento per ogni futura sposa e una tappa fissa nella ricerca dell’abito per il grande giorno. I materiali impiegati, la vestibilità dei modelli, la ricerca costante di elementi stilistici unici e inaspettati, fanno scuola. Per non parlare delle campagne pubblicitarie firmate da grandi fotografi; uno fra tutti, un certo Aldo Fallai, storico fotografo di Giorgio Armani.
Le radici di Atelier Aimée affondano in un passato e in un presente gloriosi, fatti di successi e riconoscimenti non solo artistici ma anche aziendali, in virtù di un’organizzazione agevole per le oltre 130 donne che ci lavorano. Un fiore all’occhiello nel panorama lavorativo italiano.
La domanda è: come rinasce un marchio che non è mai tramontato ma, al contrario, è già leader del mercato, con negozi aziendali e franchisee in tutta Italia e all’estero?
Rinasce con un nuovo logo, minimal e moderno, e una comunicazione ancora top secret che altro non fa che creare fascino e aspettativa. I signori Calzedonia sanno perfettamente che per avere successo nel retail bisogna partire dal cliente finale e dalle sue esigenze. Quindi, suppongo, ascolteranno le donne. Quelle vere.
Da qui nasce una mia riflessione sull’essere sposa. Perché donna e sposa non sono la stessa cosa. Quante volte incontro future spose abituate a fare shopping lampo senza dubbi né indugi, andare in crisi per la scelta dell’abito. Donne moderne, pragmatiche, razionali, che si fanno prendere dall’emozione e non sanno più nemmeno quale sia il loro stile personale.
Alcune di loro partono con un’idea di abito per poi sceglierne l’opposto. Chiedono semplicità e alla fine cedono alla ricchezza dei volumi e dei dettagli.
Probabilmente si scatena una reazione chimica nel momento in cui il fidanzato infila l’anello al dito della sua amata: lei si trasforma ed entra in una sorta di universo parallelo, che prima non conosceva. Da donna, rinasce sposa.
Di sicuro scegliere l’abito, che sarà visto, commentato e fotografato da tutti gli invitati, non è come comprare un paio di jeans: ci sono così tante implicazioni, aspettative e sogni inespressi legati a questa scelta che a volte la poverina ne è sopraffatta. Maledizione a Cenerentola, Biancaneve, le sorellastre e le matrigne.
Sta di fatto che sposarsi implica per le più un cambiamento, anche per quelle, ormai la maggioranza, che già convivono e non hanno più l’età delle favole. Inevitabilmente il matrimonio rimane un passaggio, un’evoluzione. Una rinascita.
Ma bando alle elucubrazioni sul mondo psicologico femminile, nel quale potremmo perderci per non ritrovarci mai più, e torniamo agli abiti di Atelier Emé (si, scritto proprio così: è la nuova dicitura del marchio).
Io la sfilata l’ho vista… preparatevi. Non voglio rovinarvi la sorpresa ma non sbagliate se vi aspettate classe, eleganza, modernità e ricercatezza.
Nel frattempo godiamoci i pochi scatti concessi sulla pagina Facebook Atelier Aimèe e sul neonato profilo Instagram @ateliereme. Avremo di che parlare.
(foto courtesy Atelier Aimée)