Mi Vuoi Sposare? – Alioscia Mussi, l’arte del make up

(di Isabella De Rorre)

Alioscia Mussi è una Persona e non un Personaggio.
E’ un artista consapevole delle sue capacità ma che non si sente “arrivato”; da buona Vergine (il suo segno zodiacale è una delle prime cose che mi rivelerà), è costantemente pronto mettersi in discussione e mai completamente soddisfatto dei risultati, sia pur notevoli, raggiunti.
Mi accoglie nel suo studio, che lo rispecchia alla perfezione: uno stabile antico, con un soffitto affrescato, molto bianco e molti libri che non sono lasciati lì per caso o per vezzo, ma sono vissuti, letti e riletti. Mi dice che prima lo studio è appartenuto ad un pittore e che proprio l’odore della pittura ad olio lo ha conquistato, durante una delle prime visite, ricordandogli la passione per l’arte ai tempi delle scuole medie. Ogni oggetto presente in queste stanze raconta qualcosa di lui e della sua vita professionale. Lo standing, il modo di porsi, la gentilezza innata e mai affettata, la capacità di ascoltare davvero chi ha di fronte completano il quadro.

 

Puntiglioso, esigente ed amante del bello, mi precisa che la sua vita fino ad ora è comunque stata costellata di coincidenze, incontri, decisioni che hanno determinato i suoi passi e lo hanno fatto diventare ciò che è oggi.
Dopo le medie frequentate a Benevento, si trasferisce con la famiglia a Crema. Qui frequenta il liceo artistico, trascorrendo notti intere a disegnare, e a trasformare in ritratti le fotografie della madre e dei parenti.
L’università è in questo disegno una scelta quasi obbligata: la Facoltà di Storia dell’Arte di Firenze. La frequenta per due anni, ma la città e la gente che la popola gli vanno strette e decide di tornare a casa.
Ecco un altro segno con cui il destino continua ad indicargli la via: indeciso su cosa fare della sua vita, vede un manifesto della Scuola BCM di make up, si documenta, chiede informazioni, si iscrive.
Non gli interessa lavorare nella moda come stilista, il ruolo cui già aspira è quello di chi crea nel backstage rendendo raggianti le modelle e influenzando l’esito di un evento rendendolo perfetto. L’anno di scuola a Milano è durissimo ma lo forma e gli apre la possibilità di lavorare, già alla fine del primo semestre, nello show room di Madina. Da perfezionista quale è, non si sente portato per la vendita e declina l’offerta di far parte de team in modo permanente.
Arriva la partecipazione a Miss Italia 2001 con l’agenzia HM Battaglia. Romualdo Priore, uno dei più importanti make up artist italiani, lo nota e nonostante la sua giovane età ne intuisce le doti e durante un briefing a sua insaputa, lo nomina responsabile del last check trucco delle aspiranti miss prima di uscire in passerella, e del make up delle celebrity.
L’unica che non truccherà sarà Sophia Loren perchè non se ne sentirà, ecco di nuovo la mania di perfezione, all’altezza.
Il suo lavoro prosegue nel campo della moda: affianca il fotografo Roger Corona, che lo vu0le in esclusiva per i suoi photoshoot. Arrivano le copertine di Francorosso, i servizi per Jean Paul Gaultier, per Alviero Martini fra i tanti grandi nomi.
Nel 2002 partono insieme per l’Africa per un progetto voluto da Franca Sozzani per Vogue Italia, che culminerà in una mostra fotografica. Sono mesi intensi, senza mai una sosta. Tornato in Italia, sente il bisogno di riappropriarsi di sé, delle sua quotidianità, dei suoi affetti.
A Crema aiuta con successo un amico ad avviare un locale in centro.
Si sa: spesso la nostra strada è già segnata prima che ce ne rendiamo conto. In quel periodo lo contatta una agenzia di Roma che gli propone di lavorare per un brand famosissimo, Collistar, in uno degli store più importanti di Italia: La Rinascente di Milano.
Questa esperienza, che durerà per tre anni e mezzo, continua a plasmarlo e lo identifica, lui che pensava di non avere alcun spirito commerciale, come uno dei migliori venditori dello store ma non solo.


Si licenzia da Collistar, cominciando a ragionare su una carriera da libero professionista che gli permetta di esprimersi al meglio. Uscito sabato da la Rinascente, viene contattato martedì da Chanel e mercoledi dalla retail manager di Dior. Sarà questo ultimo brand a spuntarla, accaparrandosi la sua bravura. Alioscia Mussi otterrà risultati così importanti in termini di fatturato, da vincere il premio come miglior truccatore Dior in Italia nel 2013, e miglior truccatore Dior del mondo nel 2014.


Mentre nel 2015 si riposa durante una trasferta per formare i make up artist di una catena famosa di profumerie, guarda in televisione una puntata di “Detto Fatto”. Spinto dalla sorella, che e’ stata e sarà sempre la sua prima sostenitrice, scrive alla redazione proponendosi come tutor. Viene contattato più volte ed il 17 agosto sostiene il suo casting. Dopo un’ora e tre quarti, gli viene fatto firmare il contratto per la prima stagione. Durante la prima puntata l’emozione lo sovrasta, ma scompare nelle puntate successive.
Alioscia rassegna, con la correttenza che lo contraddistingue, le sue dimissioni da Dior. Non partecipa al canvas con cui, per l’ennesima volta, sarebbe stato decretato miglior truccatore in Italia per Dior. Con il brand francese la stima, l’affetto, i rapporti rimangono aperti e ottimi per la comunanza di visione e per una serie continua di progetti condivisi.

La collaborazione con Caterina Balivo, conduttrice del programma, è subito entusiasmante, tanto è che la segue anche per “Caterina Secrets”, il magazine della Balivo. Per lei il make up artist studia look eclatanti, come quello sui toni del rosso, che Lady Gaga sfoggierà identico due giorni dopo per il Super Bowl.
Alla vigilia della terza stagione di “Detto Fatto”, Alioscia Mussi può contare su un pubblico che lo segue costantemente e che lo apprezza senza condizioni.
Accanto all’attività televisiva, il mak up artist si dedica a corsi come docente per professionisti o anche per principianti che vogliano imparare le basi del trucco, crea tutorial on line, ha un agente e una agenzia moda a Milano collaborando con i brand per le sfilate, cura il look delle spose che si rivolgono a lui per il giorno del sì, e guarda ad ogni collaborazione come a nuova e importante opportunità.Dice sorridendo che il truccatore è un vezzo, perchè il suo lavoro è effimero. Ma questo lavoro effimero, penso io, si basa su anni e anni di studio, su esperienza prove perizia, attenzione alla persona e psicologia. Lavoro effimero ma che rende sicura di sé la donna che esce dalle sue mani trasformata.

 

Chi lavora sul campo sa cosa vogliano davvero le clienti, e questo è uno dei suoi punti di forza. Il capire, a volte anticipare, i desiderata dei suoi clienti.
Alioscia Mussi ha una intima coerenza che lo denota e denota il suo lavoro. Gli chiedo se ha un modello di donna particolarmente amato o che gli piacerebbe truccare, e mi risponde che ogni donna è una bella sfida. Quello che ama è una pelle pulita, un viso luminoso. Spesso consiglia di puntare, e investire, più su prodotti per la cura della pelle, che di trucco stesso.
Non è per le basi trucco spesse, le sue sono sottili, leggere, il suo make up è correttivo senza stravolgere lineamenti e caratteristiche delle donne che trucca.
Un sogno nel cassetto? Più che altro un piccolo rimpianto: non aver potuto truccare le top model anni 90, quelle di Gianni Versace per intenderci. In quel periodo il make up aveva un ruolo fondamentale nell’enfatizzare la bellezza delle modelle, e nel completare gli outfit che sfilavano in passerella.
Parliamo di spose: le sue non sono spose “a catena”, in serie. Nel colloquio conoscitivo, si definisce anche la tipologia di trucco. Il make up artist deve entrare nella psicologia del sogno della futura sposa, comprendere chi desidera essere più sexy, o più romantica.
Un punto di eccellenza oltre alla sua bravura è anche il fatto che, avendo lavorato per i maggior brand di trucco, questo make up artist non è legato a un singolo marchio, ma sceglie i prodotti migliori di ogni casa cosmetica.
Mi rivela che ama girare per mercatini, alla ricerca di pietre cristalli piume, oggetti che possano essere applicati al maquillage per tocchi eclatanti. E che ci sono prodotti che non hanno magari marchi conosciuti, ma che sono sfiziosi e versatili.

Con le spose, ma con tutti i suoi clienti, è franco e sincero. Il trucco non deve seguire le mode, non deve stravolgere. Non deve togliere sicurezza, ma donarne.
Suo compito è di vedere quelle che sono le caratteristiche della donna che deve truccare, essere gentile con lei e con le sue aspettative e insicurezze, vedere quali possono essere i punti che la possono peggiorare e intervenire su quelli, minimizzandoli.
Il nostro incontro finisce con la visita alla sala trucco, che è un piccolo paese delle meraviglie che si svela davanti a me come un forziere pieno di preziosi. E l’ultima foto ad Alioscia Mussi è proprio nel suo regno.

 

 

Mi Vuoi Sposare?- Severgnini e Baroni

(di Antonella De Lucia)

C’è una bottega di restauro in località Rovereto, nelle vicinanze di Credera Rubbiano, dove l’antico torna nuovo; e proprio qui Marco Severgnini e Gianlorenzo Baroni operano per realizzare questa meravigliosa metamorfosi.

Entrati nel loro atelier di restauro si scoprono stanze dove mobili di ogni tipo e provenienza riposano accatastati uno sull’altro in trepidante attesa di essere scelti e sottoposti ai vari trattamenti di ripristino per poter riacquistare la loro gloria passata.

E’ giusto affermare che quello del restauratore è uno di quei mestieri che vanno sempre più scomparendo ed è per questo motivo che chi decide di intraprenderlo è spinto da una passione irrefrenabile per le antichità.

I due titolari del laboratorio provengono, infatti, da esperienze lavorative differenti ( Marco per esempio lavorava alla Telecom) , ma l’idea di cimentarsi in un’attività che potesse dare libero sfogo alla loro creatività e manualità li ha portati a fondare ex novo questa fucina artistica del restauro del legno.

 

La loro peculiarità, abbiamo sottolineato, è il restauro di mobili, cornici, candelieri in legno al fine di restituire loro l’antico splendore.

Grazie all’esperienza di falegnameria di Gianlorenzo si sono spesso cimentati anche nella realizzazione di cucine , mobili o rivestimenti di scale e soffitti utilizzando legni di recupero uniti a finiture di pregio in metallo anticato come maniglie o cerniere.

Anche la tecnica della doratura è usata frequentemente e viene spesso richiesta per cornici, specchiere e candelabri.

Secondo Marco Severgnini una delle tendenze degli ultimi anni, e che ha riscontrato grande successo soprattutto tra i giovani, è il “decapage” , una tecnica che permette di rimuovere l’antica verniciatura di un mobile per riportarlo al suo stato naturale così da evidenziare le venature tipiche del legno e tutte le sue caratteristiche originarie.

Molte riviste di arredamento ci propongono questo nuovo stile bianco decapato o “shabby chic” (letteralmente usurato, rovinato) che è ormai diventato una moda; forse perchè, una spruzzata di bianco , che non nasconde le venature o le imperfezioni, in fondo migliora l’aspetto di qualsiasi stanza della casa e rende bello ogni mobile, dalla cucina, al bagno, alla camera da letto.

Questa vasta conoscenza delle metodologie di intervento permette ai due soci della bottega di dispensare utili e costruttivi consigli ai clienti che si recano da loro con mobili da rinnovare, ma anche di fornire delle soluzioni creative ed originali per quando riguarda la collocazione degli stessi all’interno delle loro abitazioni.

Il laboratorio Servegnigi e Baroni si occupa inoltre del ritiro di mobili non più in uso, che conseguentemente ad un accurato restauro , possono essere rivenduti ad una clientela esperta e amante del genere.

A questo punto mi sembra giusto affermare che il restauratore è un lavoro che, anche se non assicura una grande notorietà, rende paghi di aver sottoposto ad un delicato maquillage il vecchio cassettone della nonna o una sedia senza gloria. Lo scopo principale del restauro è ridare vita ad oggetti dimenticati , ma carichi di ricordi per mantenere una continuità tre le epoche passate e la casa del futuro.

Dietro a tutto ciò c’è la passione per il proprio lavoro, l’abilità manuale, la spinta creativa, ma anche molta soddisfazione per il risultato conseguito , un pizzico di divertimento unito al garbo di Marco e Gianlorenzo.

 

www.severgniniebaroni.it

Mi Vuoi Sposare? – Annalisa Carelli Fotografa

(di Isabella De Rorre)

Parlare di e con Annalisa Carelli è semplice e piacevole, perchè è una fotografa appassionata del suo lavoro. E quando comincia a raccontare di sè, tutta questa passione traspare da ogni parola. Sarà che è giovane, ma solo anagraficamente, e che questo lavoro lo fa, come mi dice, “per mestiere” da venti anni. Prima? Prima significa che a nove anni segue il padre, quasi per gioco, e a furia di vederlo scattare, su pellicola, comincia ad appassionarsi alla fotografia e il gioco piano piano diventa un hobby e poi una passione per la vita. Porta a termine un Master allo IED nel 2012, e altri corsi di formazione, ma la scuola vera la frequenta sul campo. Fotografandosi e confrontandosi con stili e tecniche di altri fotografi.  Le chiedo la differenza fra pellicola e digitale, e mi conferma che che la pellicola era più esigente, ossia consentiva molti meno errori. Il digitale ha aperto un mondo nuovo, pieno di opportunità, di soluzioni molteplici, e il fianco all’approssimazione di chi pensa di poter sostituire l’errore o l’incapacità tecnica con il ritocco. E dice una cosa interessante: mentre i fotografi di un tempo costruivano la loro carriera sulla professionalità, distinguendosi dai semplici appassionati per la capacità tecnica e la sensibilità artistica, il fotografo di oggi, oltre naturalmente a questo, deve essere un comunicatore. Fra tanti che si credono fotografi, chi fa ora questo lavoro ora come non mai, deve essere capace di comunicare con chiarezza la propria immagine e visione della fotografia. Nel pieno rispetto, e questo mi verrà segnalato più volte, della fotografia, che rimane l’unico, fondamentale, campo di indagine e sperimentazione per un fotografo che sia degno di questo nome. Il campo d’azione di Annalisa Carelli sono le persone, l’umanità. Obiettivo che si declina poi nella foto di matrimonio, come in reportage su chi lavora con le proprie mani, o su bambini, feste, eventi di ogni genere. Uno dei reportage di cui parliamo è quello ad una ragazza malata di tumore, che ha portato ad un confronto umano incredibile, a capire davvero come cambia la prospettiva di chi sente la morte così vicina da rendersi conto di quanto sia importante la vita. Per celebrare questo incontro, Annalisa ha usato polveri indiane, di cui il suo soggetto si è cosparso, in una esplosione di colore. Perchè ogni servizio, deve metterti in discussione. Completamente. Le chiedo se abbia un sogno nel cassetto, e mi risponde subito che vorrebbe fotografare un parto, anche se complicato per autorizzazioni burocrazia e vincoli igienici.  Ma ci è andata vicino fotografando il parto di una mucca per un progetto sulla identità sviluppato durante il Master in IED. Veniamo al reportage di matrimonio, che deve raccontare quello che succede nella giornata: per questo, le fotografie sono un mix di stili: reportage, still life… la sua presenza è discreta e mai invasiva, ma sempre creativa. Gli sposi, mi dice Annalisa, danno fiducia a qualcosa che non vedono prima, e che deve ricordare loro per il resto della loro vita quello che hanno vissuto, e provato, durante la giornata. Per questo, poco spazio al flash, e molto alla luce naturale, ambiente, e anche all’assenza di luce, che testimonia con realismo i vari monenti dell’evento.

 

 

Annalisa mi congeda dicendomi che dopo ogni matrimonio torna a casa incompleta, mai completamente appagata, perchè la fotografia è un viaggio e non un approdo: ci sono matrimoni con più personalità o meno, ma lei li ricorda tutti. Ricorda tutti gli scatti, anche dopo anni: è una artigiana della fotografia.

 

 

 

 

Annalisa Carelli – https://www.facebook.com/LaFotografiaDiAnnalisaCarelli/

La coerenza romantica- Elisabetta Polignano

(di Anna Ubaldeschi)

TRIBUTO AL MADE IN ITALY PER LA COLLEZIONE ELISABETTA POLIGNANO

100% made in Italy: scelta imprescindibile, principio che assicura e garantisce la qualità esclusiva di ogni prodotto.”

Questa una delle parole chiave per Elisabetta Polignano, che anche quest’anno ha aperto la Bridal Week di SI SPOSA ITALIA con la sfilata della sua collezione 2018.

Elisabetta ogni anno strega gli astanti alle sue sfilate facendoli viaggiare ad occhi aperti con la fantasia.

Dopo Orient Express con i suoi anni ’20 e ’30, India e Giappone, è Venezia a dare ispirazione alla nuova collezione EP, un atto d’amore per il made in Italy, tanto amato e tanto voluto dalla stilista che realizza i suoi abiti esclusivamente utilizzando sete provenienti da tessiture italiane.

Dalla nostra Venezia con i giochi di luce ed i riflessi sull’acqua, i palazzi storici che sembrano essere usciti dall’acqua, prendono vita abiti dalle molteplici forme: morbide, scivolate, ampie, ma anche strutturate in dettagli particolarissimi.

Lavorazioni raffinate e fiocchi importanti e ricchi, ispirati al Settecento veneziano, gonne balloon, lavorazioni plissé, organze e mikado di seta, l’eleganza del pizzo, sopra gonne rimovibili rendono i modelli trasformabili in spettacolari abiti da sera.

EP Elisabetta Polignano è la linea Haute Couture con capi strutturati e ricercati, per una donna indipendente, decisa e determinata. Maniche, mantelle e coprispalle, ricami e dettagli che rievocano i modelli del ‘700. Colori predominanti oltre il bianco ed il crema, sono il verde acqua, l’azzurro, il rosa ed il viola, talvolta solo sfumature, piccole note di colore.

Particolarissime stampe colorate ispirate alle murrine veneziane, che riproducono fiori e voli di farfalle, riprodotti anche in particolarissimi medaglioni di cristalli e paillettes. Oltre al colore incontriamo anche il bianco ed il nero che evocano le gondole che scivolano sull’acqua dei canali.

La linea Vision si caratterizza per le forme semplici, sono abiti freschi e leggiadri perfetti per vestire una donna libera che desidera essere se stessa. Gonne ampie e vaporose riprendono gli elementi naturali acqua e aria, comunicando leggerezza e fluidità.

Colori predominanti le tonalità del bianco, del crema e le nuance dell’avorio.

Elisabetta Polignano si ispira prima di tutto alle donne, con passione ed esperienza, ricerca continua ed inesauribile entusiasmo, crea abiti unici per il desiderio di ogni donna di rendere unico ed indimenticabile il suo giorno più importante.

Mi piace dare ‘abito’ alla personalità di ogni futura sposa, prima ancora che alla sua fisicità, perché da sempre ritengo che l’abito vesta più la personalità che la persona”.

(photo courtesy Elisabetta Polignano)

Mi Vuoi Sposare?- Pizzighettone 2017

(la redazione theWProject)

Maggio è il mese che apre tradizionalmente la stagione dei matrimoni. I futuri sposi prossimi alle nozze sono impegnatissimi con i preparativi; c’è chi ha appena dichiarato il suo amore e parte con entusiasmo alla ricerca di location, abiti, auto e di ogni altro elemento che serva a caratterizzare e rendere unico il giorno dell’evento. Anche quest’anno “Mi Vuoi Sposare?“, portale dedicato agli sposi, rappresenta una guida che riunisce fornitori eccellenti per chi deve sposarsi e non sa da dove cominciare. O per chi è già deciso su alcuni servizi ma ha bisogno di un riferimento sicuro su altri. Ma “Mi Vuoi Sposare?” non è solo un portale.

Nato dall’entusiasmo e dallo spirito imprenditoriale di Emma Pagotto, in collaborazione con Francesca Boiocchi di Via Lattea Eventi, Il 7 e l’ 8 ottobre 2017, nelle belle storiche mura di Pizzighettone, in provincia di Cremona, “Mi Vuoi Sposare?” si riconferma appuntamento fieristico di  punta per le coppie, offrendo un ricco ventaglio di fornitori selezionati. Eccone solo alcuni (l’elenco è in continua evoluzione!):

Per la casa: Angolo del Corredo- Per le fotografie: La Fotografia di Annalisa Carelli, Generali Foto, Federica Provini Foto- Per l’agenzia viaggi: Solstizio Viaggi- Per i fiori: Camilla Fiori, I petali di Lea, Arti Fiore- Per gli abiti da sposa: Confital, Alta Marea Atelier- Per gli abiti da sposo e da bambino: Joly uomo, Joly boutique bambino-Per scarpe su misura: Dona Rosa- Per recuperare tutto il fascino di un mobile antico: Severgnini & Baroni- Per organizzare le vostre nozze dalla A alla Z: Via Lattea Eventi, RobErika- Per le bomboniere e i confetti: Dolci Cose- Per fedi e gioielli: Carubelli Gioielli, Gioielleria Rossi- Per il ricevimento: Il Persicone- Per la musica e la festa: Alta Marea produzioni- Per decorare con allegria: Baloons Mania

Il tema conduttore della fiera evento sarà il greenery, dichiarato colore dell’anno, per i matrimoni e non solo, da Pantone.

Cosa aspettate? Save the date! A ottobre saremo insieme a Mi Vuoi Sposare? per condividere due giorni pieni di novità idee spunti.

(photo Annalisa Carelli)

La Spina nel Bouquet

L’Avvocato Daniela Stella, che ha collaborato con theWProject curando la rubrica “La spina nel bouquet”, lascia la redazione per sopravvenuti impegni professionali. La ringraziamo per il contributo l’entusiasmo e la competenza portati in questa esperienza vissuta insieme, augurandoLe ogni successo!


Angelo Maroi: e che evento sia!

(di Isabella De Rorre)

Incontro Angelo Maroi in una mattina di sole, e una delle cose che durante la chiacchierata che facciamo mi appare da subito ben chiara, è che “Il Cerimoniere” è un nome tagliato su misura sulla sua personalità. E quello che Maroi vuole essere è davvero un angelo custode per gli sposi e per chiunque si affidi a lui per un evento significativo della propria vita. Per questo, crede nella specializzazione e nel non essere invadenti, e rifugge il pressapochismo che spesso ha dilagato, insieme al voler sostituire il proprio progetto a quelli degli sposi. Così, il suo ruolo è quello di un coordinatore, che dimostra con il fare quanto il suo apporto e supporto siano importanti. Punto di forza del suo modus operandi è una progettualità che non vada contro le regole ma le assecondi e le completi, e che costituisce una garanzia per gli sposi di non poter sbagliare, quando si tratta di momenti del rito sia esso civile o religioso. E questa convinzione ha via via completato il percorso formativo, intrapreso nel 2007 presso La Fenice Eventi insieme alla collaborazione con un catering che gli ha dato modo di sviscerare ogni aspetto della parte organizzativa. “Coordinare” è un verbo che torna di frequente nella nostra conversazione, e il credo di Maroi è: essere presente e avere sotto controllo l’opera di tutti i partner e collaboratori, rispettandone le competenze e senza invadenza.

Gli chiedo come parte la sua giornata a seconda che il matrimonio sia pomeridiano o mattutino: nel primo caso, se i professionisti che collaborano all’evento sono suoi partner, la prima tappa e a casa degli sposi, per condividere con loro una risata, le emozioni del momento. Il passo successivo è il trasferimento nel luogo della cerimonia, dopo il wedding planner arriva con puntualità e si mette a disposizione degli invitati, che devono essere seguiti con discrezione e non costretti a fare cose che non desiderano. Punto di attenzione è il ruolo dello sposo, spesso sottovalutato perchè si tende a dare maggiore rilevanza alla sposa. Nel caso in cui le nozze siano mattutine, Angelo Maroi dopo essersi accertato che ogni partner svolga il proprio ruolo e che gli invitati siano a loro agio,  è a disposizione degli sposi per l’intera giornata e fino a che lo richiedano e ritengano opportuno. Parliamo di tendenze: rispetto a qualche anno fa, è tornato il colore. Ed è tornata la tradizione, che porta a fare le cose “come si deve”, controllando anche il budget. Budget che tende a essere disatteso, se si tratta di fuochi d’artificio o di musica. Chiedo ad Angelo quali siano i suoi obiettivi futuri: mi risponde che di certo vuole continuare a sviluppare e mantenere uno stile ben definito, che guidi a lui coppie di sposi “affini” al suo modo di progettare l’evento. E che il matrimonio non ancora realizzato ma chiuso nel cassetto è quello di un personaggio famoso, e in una città d’arte.

Un altro termine che ricorre spesso è “educazione”, che Maroi declina come rispetto per il lavoro altrui, per la figura di parroci e sindaci, e che pretende nelle fasi cruciali dei mesi precedenti l’evento: fondamentale con lui confermare la partecipazione alle nozze per definire con buon anticipo il numero degli invitati! Il consiglio rivolto agli sposi è quello di vivere il più possibile con serenità la giornata delle nozze, ed essere convinti della scelta fatta. Per lui, priorità è organizzare tutto in base alle aspettative dei clienti, adeguandolo alla propria idea di bellezza. Ed enfatizzare la grazia che già esiste, altrimenti aggiungerla con il proprio tocco. E capire che, a volte, “meno è meglio”, contro chi si affaccia al mondo wedding pensando di dover “esagerare”, fare molto, a volte troppo. Percorso più semplice ma non sempre efficace. Chiedo ad Angelo quali siano le caratteristiche che un wedding planner debba avere per gestire un evento perfetto; mi risponde che conta essere competenti, professionali, creativi, essere capaci di lavorare in team e in modo coordinato, e non essere primedonne. E se siete il fotografo dell’evento, non presentatevi vestiti in maniera sciatta!

Di fronte a Il Cerimoniere, bisogna essere impeccabili come lui, cui non sfugge alcun dettaglio. Finiamo con una confidenza, quella su momento che lo emoziona di più: quello della cerimonia, più sentito, più vero. E su cosa vuole fare “da grande”: diventare un insegnante per poter trasmettere le sue competenze, e perfezionare l’inglese. E ora, che evento sia!

(photo per gentile concessione Angelo Maroi)

Wedding Breakfast – Christmas Edition

Si è tenuta oggi a Montrasio, nella splendida cornice del Lago di Como, la seconda edizione di Wedding Breakfast, incontro  fra le eccellenze del settore Wedding, per conoscersi, condividere esperienze e novità, creare un network consapevole. All’interno del Grand Hotel Imperiale Resort&Spa, grazie all’organizzazione del portale internazione Zankyou.it e sotto la regia attenta delle Wedding Planner Anna Frascisco e Monia Re di Kairos Eventi, i professionisti di questo affascinante settore potranno parlare della situazione attuale del wedding in Italia e all’estero e confrontarsi sul futuro della professione.

L’evento non era aperto al pubblico, ma è stato possibile seguirlo in diretta postando gli hashtag dedicati

(photo Elena B.)

La tavola della Sposa- tradizione e design

(di Antonella De Lucia, Daniela Stella, Isabella De Rorre)

Come è la tavola di una sposa esigente? Quali sono le sue scelte di stile nella mise en place? theWProject ha provato ad immaginarlo, calandosi nella mentalità e nel carattere di una donna senz’altro contemporanea e appassionata di arte, di design, e architettura. Pronta a riutilizzare per dar loro continua nuova vita i servizi e i complementi d’arredo di famiglia; a sottolineare le linee pulite di uno stile che guarda molto agli anni Cinquanta e Sessanta, scaldandolo con il dettaglio del colore. Ecco il risultato di questa ricerca.

dsc_0897Bicchieri Baccarat; servizio piatti originale anni 60; posate Sambonet; calici Murano originali anni 60; tovaglioli in lino C&C

 

 

 

 

 

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Tavolo originale anni 50

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Quadro: opera di Sanja Milenkovic “Centre Pompidou”; vaso vintage originale anni 60

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Si ringrazia per la cortese ospitalità e l’affettuosa consulenza la Signora Alessandra Taglione Pediconi; per le tartine in gelatina Meriggi Gastronomica di San Donato Milanese.

(photo Luca Arnone)

I percorsi della Sposa Esigente- Villa Necchi Campiglio e “Moda di Carta”

(di J. March)

Se la nostra sposa, appassionata di design ma anche di architettura di arte e di moda, si avventurasse in questi primi giorni di novembre per le vie di Milano ed in particolare per quel disegno liberty che contraddistingue la Zona Palestro e la Via Mozart, potrebbe scoprire Villa Necchi Campiglio, gioiello razionalista dell’architetto Piero Portaluppi più tardi appesantita da arredi e ritocchi, ora tutelata dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). In questa location così speciale è stata inaugurata il 19 di ottobre la mostra Moda di Carta, che presenta 30 abiti, completamente realizzati in carta con i loro accessori, dall’artista Isabelle de Borchgrave. theWProject ha visitato l’esposizione avventurandosi in un percorso ricco di fascino e di storia.

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Gli abiti, che ripercorrono la storia della moda partendo dal tardo ‘500 per arrivare al Novecento, sono capolavori inseriti ognuno nell’ambiente della Villa più consono ad esaltarne i colori e le caratteristiche.

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Il lavoro certosino dell’artista loro realizzatrice si nota in ogni plissé, e si esalta nell’assoluta mancanza di spilli cuciture e punti. Sono le mani della de Borchgrave che seguendo tecniche antiche assemblano, forgiano, danno forma a ogni capo, conferendogli aderenza storica e fluidità realistica.

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I tempi di realizzazione vanno dai 15 giorni al mese e più per gli abiti più ricchi e complessi (citiamo, uno per tutti, l’abito al primo piano di Elisabetta I).

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Impossibile non restare affascinati da questa collezione che fa viaggiare nel tempo e nei cambiamenti di stile (si va dal bar dress di Dior che segnò l’avvento del New Look alla tunica di Coco Chanel, agli abiti stile Marie Antoinette e Anni 30 ai kimono), esaltando i fondamenti della moda.

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Visitare questa mostra (che si conclude il 31 dicembre 2017) è cogliere ispirazione continua per temi e contenuti , e dagli abiti e dalla villa, che resta un luogo magico, estraneo al clamore e alla frenesia milanesi, per offrire una pausa che è una gioia per gli occhi e per l’anima per il percorso architettonico e artistico che rappresenta. Non possiamo non citare, per ringraziarlo della disponibilità e sensibilità con cui ci ha preso per mano e accompagnato in questo viaggio, il Signor Marco Albertella, volontario FAI che ci ha dedicato il suo tempo per continuare a cogliere e coltivare la bellezza.

 

20161020_152841“Moda di Carta” Villa Necchi Campiglio Via Mozart, 14 Milano- Apertura al pubblico: dal mercoledì alla domenica- ore 10/18 orario continuato. Biglietto €. 12

 

Silvia Bottazzi

Si aggiunge alla nostra redazione Silvia Bottazzi, che si occuperà, come recita il titolo della sua rubrica, di “Tutto il bello che c’è”.

Indosso le perle col chiodo di pelle nera, uso il laptop e il pennino da bella calligrafia, sul comodino mi aspettano Bukowsky e Sant’Agostino. Non è incoerenza o indecisione, preferisco le “e” agli “oppure” e nel mio abbinare, piuttosto che selezionare, metto insieme fattori inconciliabili, come un passato di studi classici, un libricino da ridere per genitori sprovveduti (Manicomio Giardinetti, Feltrinelli, 2012), e un impiego nell’automotive.

Vivo un rapporto complicato con la mia città, Torino, che sento stretta e rassicurante insieme, che ha i colori della nostalgia, che mi somiglia perché non sa se indossare il barocco o il liberty o l’avanguardia e, nel dubbio, mescola tutto e lascia a chi la ama trovare le sue sfaccettature.

Razionalità e sentimenti a briglia sciolta convivono e si spartiscono i miei giudizi e sono lenti attraverso le quali ogni giorno mi appare diverso e ci trovo “Tutto il bello che c’è”.