Save the Wedding – Il dono della Bellezza

(di Isabella De Rorre)

Chi si interroghi seriamente sulla bellezza, soprattutto in questi tempi sospesi, sa che essa ha un compito innato e superiore: offrire conforto.

L’architetto Angelo Garini lo fa da tempo, attraverso l’attività di designer dell’evento matrimonio, con una cultura raffinata e profonda, la formazione, la passione.

Ma la bellezza resta un concetto olimpico, isolato, se non viene tradotto in azione.

Ecco allora nascere il progetto solidale Save the Wedding fortemente voluto da Angelo Garini, per essere di aiuto, a titolo gratuito, alle coppie che hanno dovuto, per l’emergenza pandemica attuale, rimandare le nozze e loro organizzazione.

Insieme al suo team “Garini Soul Trainers”, composto da 44 professionisti su tutto il territorio nazionale coordinati e scelti personalmente fra persone che condividono il medesimo modus operandi – verrebbe da dire vivendi – del noto wedding planner, Angelo Garini si occuperà di realizzare il sogno di futuri sposi che hanno dovuto rimandare le nozze, e che non potrebbero usufruire normalmente del supporto di professionisti dedicati all’organizzazione del matrimonio, come di quelli che, proprio perché in prima linea in questo momento per contrastare l’emergenza, lì concentrano le loro energie, non riuscendo quindi a compiere le scelte cruciali legate alla scelta dei fonitori, e del mood dell’evento stesso.

L’opportunità è davvero unica: avere in dono un progetto creativo ad hoc, sviluppato da una delle voci più significative e autorevoli a livello nazionale e internazionale in materia di wedding design e planning, l’assistenza durante i mesi che precedono il grande evento, e una regia discreta e attenta nel giorno del matrimonio.

Di certo, un sogno nel sogno, la realizzazione di un desiderio che molte future spose hanno coltivato.

Non perdano nemmeno un attimo quindi i nubendi che pensano di corrispondere ai requisiti sopra elencati!

Per candidarsi al contest, occorre scrivere alla mail: garini@gariniimmagina.com

Vi verrà inviato un form, da compilare con alcune indicazioni per comprendere se siete idonei alla partecipazione e qualche informazione su di voi e sulle nozze.

Perché, e questo l’architetto Garini lo sa bene, la creatività ed il talento non conoscono sosta. La bellezza deve continuare a nutrire le nostre anime, ad appagare sensi e far battere il cuore.

http://www.gariniimmagina.com

Photo courtesy of Angelo Garini

Pazzi per la bellezza. E per la Brianza.

(di Isabella De Rorre)

Una settimana fa a quest’ora, stavo godendo dei benefici effetti di una giornata passata in Brianza. Premetto, ed è come se mi costituissi dopo aver scoperto quanta bellezza nasconda, che fino a domenica scorsa non la conoscevo quasi per nulla. Ci sono passata sempre di corsa, come un viaggiatore distratto, per arrivare ad un appuntamento. A volte, per prolungare il viaggio fino alle amate montagne. Ci volevano Loredana Fumagalli, che fra le mille attività  nel mondo della comunicazione e degli uffici stampa è anche ambasciatrice del Consorzio Brianza che Nutre, ed il suo gentile invito al Blogger Day, per convincermi. Il Consorzio composto ad oggi da una quindicina circa di consorziati, promuove il territorio della Brianza e le valorizza il patrimonio culturale, artistico, gastronomico. Quella che poteva essere una domenica normale, si è trasformata così in una deliziosa domenica a spasso.

Prima tappa, è stato lo showroom de Il Bosco degli Eventi, agenzia che organizza eventi appunto di ogni genere (fra cui matrimoni) e la conoscenza con Dalila e Omar, i due titolari. Provenienza dal mondo della moda lei, dal mondo degli eventi lui, la prima cosa che ho pensato è stata: “Questo due sono matti”.

Lo dico in senso buono perché a me chi è maniaco dei dettagli, della bellezza e della sua ricerca, e di bellissimi progetti da rendere concreti, piace da subito e tantissimo. E questi due lo sono, maniaci. E soffrono di una malattia fantastica: l’entusiasmo.

Non riescono proprio a liberarsene, e uno se ne rende conto subito, da come ti accolgono, da come ti raccontano le loro idee. Disponibili a raggiungere qualsiasi punto  della terra, sono davvero al centro di un bosco, e di notte quando arrivano come folletti per preparare i loro allestimenti, si fermano a guardare le lucciole che si rincorrono fra gli alberi. Ogni tanto li abbracciano anche, gli alberi intendo. Ne hanno fatto abbracciare uno anche a me.

Ma non ero da sola. Con me c’era un gruppo di ragazze fantastiche! Giornaliste, Blogger, Copywriter… ma detto così è riduttivo.  Ah. Le ragazze sono matte. Anche loro. Come me.

 

Come Loredana. E come Danila e Omar. Che consolazione. Torniamo a Il Bosco degli Eventi. Del team fanno parte, come partner, per esempio:

Luisella Proserpio di Punto Fiore Events, che ama i fiori tanto da rispettarne l’anima, il significato più profondo e la stagionalità. Mi è sembrata una specie di vestale dei fiori, ecco.

Una bella sensazione, come quella di portare il suo corsage al polso o di vedere i fiori che avevo scelto trasformati in un bouquet che mi somigliava.

O come Francesco Marchetti di La Bottega del Cuoco, che dopo diverse esperienze presso rinomati ristoranti della Brianza, anni fa decise di mettersi in proprio, e che propone menu sani, gustosisi ed estremamente versatili. Per noi, ha preparato dei cestini da picnic,  con monodosi equilibrate e fresche, comprese alcune proposte per vegetariani.

O come Greta Baccini, che scrive di storie d’amore di dolore di esperienza e di vita su commissione. E che la vita prima di trasmetterla al foglio di carta, la percorre la accarezza la rispetta e la assapora in tutta la sua pienezza. Con queste premesse, ogni evento organizzato da Il Bosco degli Eventi,  non potrà  che essere un successo!

La seconda tappa è stata Agliate, dove ci attendeva l’antichissima Basilica dei Santi Pietro e Paolo.

Qui la padrona di casa ci ha affidato alle cure dell’Associazione Demetra Educazione Ambientale e Culturale, che ha ricevuto da Parco Valle Lambro il prezioso incarico di valorizzare e promuovere appunto le ricchezze del territorio e le sue risorse, anche ambientali.

Qui, siamo tornati tutti bambini. Occhi e bocca aperti per lo stupore  Sì! Perché con il battistero a 9 lati, i suoi affreschi raffiguranti Sant’Onofrio e la Madonna con bambino, gli echi celtici, i riferimenti al culto delle Pie Donne  particolarmente sentito sul territorio, la Basilica rappresenta un esempio di contaminazione fra culture diverse, e manifesta quanto le radici in cui affonda la storia Brianzola siano profonde e ricche di contenuti. Grazie ancora , e dal profnondo del cuore, a Loredana Fumagalli che è stata la promotrice di questa splendida giornata!

  1. (photo credits Il Bosco degli Eventi: Luca Arnone)

Due volte sì- Il matrimonio consapevole

(di Daniela Stella, Avvocato)

Penso al misto di pacatezza e meravigliosa aspettativa che precede il momento di un secondo sì. Unirsi ancora in matrimonio dopo un’esperienza fallimentare, o comunque dolorosa, richiede cautela e consapevolezza, oltre ad una grande fiducia nell’amore coniugale. Si celebra l’unione di due persone che non intendono rinunciare a un progetto di vita matrimoniale stabile e felice. Riflessione sì, ma anche rinascita.

SONO STATI 33.579 nel 2015 i matrimoni celebrati in seconde nozze in Italia (fonte: ISTAT), 3000 in più rispetto al 2014 (9%).

Non è compito di theWProject darvi proiezioni sul numero di divorzi (ahimé, in crescita). Noi rendiamo omaggio all’amore eterno, che in alcuni casi si palesa in un secondo tempo, e ci interessa dunque valorizzare la tendenza di queste nuove coppie a celebrarlo con una promessa ed uno scambio di anelli.

IL RITO E’QUELLO CIVILE, officiato in Comune. Ad oggi, infatti, non è ancora possibile celebrare il secondo matrimonio in Chiesa, a meno che il primo matrimonio non sia stato annullato dalla Sacra Rota. Le caute aperture del Papa all’ultimo Sinodo sulla famiglia indicano che i tempi non sono ancora maturi.

Prima delle nozze occorre presentare in Municipio copia integrale dell’atto del precedente matrimonio, corredato dell’annotazione della sentenza di scioglimento, da chiedersi alla Procura della Repubblica di competenza, e dalla Sentenza di divorzio, che è rilasciata dalla Cancelleria del Tribunale.

Queste sono gli unici adempimenti burocratici richiesti. Per il resto, le formalità richieste sono quelle di un normale matrimonio civile. Anche la cerimonia non presenta particolari variazioni, tranne quelle imposte dalle peculiarità familiari.

SARA’ IL MARITO, non il padre, ad accompagnare la sposa, in abito anche bianco ma rigorosamente senza velo e senza strascico, dentro la sala e a condurla al tavolo dell’officiante. Ad attenderli i testimoni, che il bon ton vorrebbe limitati ad uno per ciascun sposo, e i figli piccoli di primo letto, che con la loro presenza contribuiranno da soli ad un’immagine di intimità festosa dell’intera cerimonia.

Verranno letti gli articoli del codice civile che vincolano la coppia agli obblighi di fedeltà, assistenza, collaborazione reciproci (artt. 143 ss.) e di mantenimento ed educazione dei figli (art. 147 c.c.), questi ultimi di particolare importanza in seconde nozze.

SE VI SONO FIGLI di un precedente matrimonio, infatti, il nuovo consorte non diventa genitore dei figli dell’altro, che, anche se minori, mantengono il cognome del padre. Il secondo matrimonio non crea un vincolo di parentela, ma di mera affinità con i figli dell’altro coniuge, circostanza che però incide solo sui futuri diritti ereditari.

Per il resto, anche il secondo matrimonio impone ad entrambi i coniugi di concorrere al mantenimento, istruzione ed educazione di tutti i figli, compresi quelli acquisiti affidati al coniuge (art. 147 c.c.), di farli crescere in famiglia e di ascoltarli in tutte le questioni e le procedure che li riguardano (art. 358-bis c.c.).

LA DELICATEZZA dei rapporti tra famiglie “allargate” impone alle seconde nozze una cerimonia improntata a misura e sobrietà.

La location, rigorosamente diversa da quella del primo matrimonio, potrà essere di grande fascino ma non sontuosa, e così gli addobbi e il menu.

Ben vengano i fiori del giardino di casa e il menu a km. zero. Al posto della lista di nozze, perfetta la raccolta di beneficienza a favore delle cause che più stanno a cuore agli sposi. Per ricominciare con uno splendido messaggio di amore e rispetto per la vita.

(photo credit Pourfemme.it)

Regina per un giorno. Amara sorpresa

(di Avvocato Daniela Stella)


IL NOSTRO ABITO DA SPOSA non è solo un abito. Tolti i fili d’erba, ricucito lo strappo, lo immaginiamo lì nel nostro armadio, testimone del giorno più bello, pronto per essere indossato, o almeno provato, da nostra figlia.
A volte, però, qualcosa va storto. Una macchia di troppo, e il vestito che ci ha rese regine per un giorno rimarrà solo un ricordo fotografico.
Capita, quando ci si imbatte nella negligenza e nell’approssimazione.
La nostra Maria Antonietta ha voluto ed indossato un abito spettacolare. Voleva riporlo perfetto come nuovo. La tintoria glielo restituisce avvolto in strati di carta velina, con le cure che si riservano ad un capo molto speciale.
Ma ecco che, quando lo solleva, scopre che è di un colore diverso. E’ scucito in diversi punti, il tessuto non è più lo stesso. Lo indossa con le guance infiammate e non riesce più ad allacciarlo, la gonna arriva a malapena alla caviglia.
NON SARA’ QUELLO L’ABITO DI SUA FIGLIA. Maria Antonietta piange, ma è un attimo. Sa quello che deve fare, come una regina che si rispetti sa che cadranno teste.
Scrive subito una lettera alla tintoria contestando i danni. Ha otto giorni di tempo ma lo fa il giorno stesso.
Se la tintoria non è assicurata, o la cifra offerta dall’assicurazione non è adeguata (non lo è quasi mai), la sposa determinata non si scoraggia e ricorre alle armi: entro e non oltre un anno dalla riconsegna dell’abito danneggiato cita la tintoria davanti al Giudice civile per ottenere il giusto risarcimento.
A decidere sarà il Tribunale, o il Giudice di Pace se il valore dell’abito è inferiore a 5 mila euro, del luogo ove ha sede la tintoria responsabile del danno (art. 20 c.p.c.).
AL GIUDICE la sposa insoddisfatta può chiedere, anzitutto, l’intero valore dell’abito a titolo di risarcimento del danno per equivalente.
Il danno può essere vistoso ed evidente, ma nei casi dubbi il tribunale può disporre una Consulenza tecnica per accertare con assoluta precisione natura ed entità del danno. Le spese di consulenza saranno anticipate congiuntamente dalle parti, ma definitivamente poste a carico della sola parte soccombente.
Nella maggior parte dei casi ottenere una sentenza di condanna è relativamente facile: è sufficiente provare la proprietà dell’abito e la consegna al tintore per il trattamento richiesto.
Non è necessario provare, oltre al danno, la negligenza della tintoria. Questa non può liberarsi da responsabilità sostenendo di essersi attenuta alle istruzioni di lavaggio riportate sul capo. Per la Cassazione infatti chi svolge tale attività è tenuto a saper distinguere la composizione delle fibre tessili e i trattamenti idonei, e come ogni prestatore d’opera è obbligato ad eseguirli a regola d’arte e in conformità alle tecniche che gli competono. In caso di danno, incorre automaticamente in responsabilità da inadempimento contrattuale (art. 2226 cod. civ.).
MARIA ANTONIETTA, però, vuole di più. Il prezzo del suo abito non è sufficiente a ripagarla della privazione di uno dei beni più cari e simbolici. E così chiede anche la condanna della tintoria a risarcirla del danno non patrimoniale o danno morale sofferto, ex art. 2059 cod. civ.
Se fortunata, il suo caso sarà deciso da quei giudici (ancora in netta minoranza) disposti a riconoscere gli effetti “destabilizzanti” provocati nell’individuo dalla perdita o danneggiamento di un oggetto di affezione.
Non cadranno teste, ma l’ira della nostra regina sarà giustamente placata.

Viaggio di nozze a settembre. Se gli sposi lavorano

(Avvocato Daniela Stella)

Risale al 1937 l’introduzione in Italia di un “congedo straordinario non eccedente la durata di giorni quindici”, di cui usufruire “per contrarre matrimonio” (art. 1 Regio Decreto n. 1334).

Inizialmente concesso ai soli impiegati pubblici e privati, l’attuale congedo matrimoniale è pressoché previsto in tutti i contratti collettivi di lavoro nazionali, e garantisce per tutta la durata del permesso l’intera retribuzione, anche ai fini del calcolo del TFR, delle ferie e della tredicesima mensilità. Il dipendente in congedo, infatti, “è considerato ad ogni effetto in attività di servizio” (R.D. 1334/37).

Se entrambi gli sposi lavorano, la richiesta di permesso retribuito andrà presentata ai rispettivi datori con congruo anticipo (almeno sei giorni prima delle nozze, ma i tempi variano contratto per contratto in funzione del comparto lavorativo e della qualifica rivestita), mentre nei successivi sessanta giorni dovrà essere esibito il certificato di matrimonio.

La durata del congedo è generalmente di quindici giorni, anche se i singoli CCN possono prevedere durate diverse. I giorni sono consecutivi e comprendono perciò anche i sabati e le domeniche: se però il matrimonio è celebrato di sabato o domenica, il periodo decorre da prassi dal lunedì successivo.

Nel silenzio della legge al riguardo -la legge 1334/37 prevede soltanto che il permesso sia richiesto “per contrarre matrimonio”-, a lungo si è discusso se i quindici giorni debbano decorrere dal giorno delle nozze o possano essere goduti in un diverso momento.

La risposta è arrivata dalla Corte di Cassazione con un’importante sentenza, la n. 9150 del 6 giugno 2012. Il principio di diritto affermato dalla Corte è che, in assenza di puntuale previsione nella Legge 1334 e di una specifica disciplina contrattuale sul punto, la decorrenza del congedo matrimoniale può essere differita a data successiva, purché a distanza non eccessiva dal giorno delle nozze, perché deve comunque essere mantenuto il nesso causale con l’evento matrimonio.

Il giorno del matrimonio, secondo i Giudici, deve dunque essere inteso non come l’inizio del permesso, ma come “la causa” che fa sorgere il diritto del lavoratore al permesso.

Applicando i principi di buona fede e correttezza (artt. 1175 e 1375 c.c.), la Cassazione ha così contemperato le esigenze personali del lavoratore con quelle organizzative dell’impresa, autorizzando il primo a usufruirne anche in un secondo tempo, con il limite della “ragionevole connessione” con la data del matrimonio (nel caso deciso dalla Corte, a dieci giorni dal matrimonio).

Gli sposi di settembre possono dunque decidere se beneficiare continuativamente del congedo in aggiunta alle ferie estive, in vista ad esempio di un viaggio di nozze impegnativo, oppure di rientrare al lavoro dopo le nozze per usufruirne in un secondo tempo.

Il congedo matrimoniale non è cumulabile (gli sposi entrambi lavoratori devono usufruirne contemporaneamente) ed è riservato, per ovvie ragioni, ai soli lavoratori dipendenti, esclusi dunque i liberi professionisti e tutti i lavoratori autonomi. Per questi ultimi viaggio di nozze libero, e totalmente a proprie spese…

(photo: turismo.it)

Un matrimonio in stile anni 50

Con l’inizio della collaborazione di Marzia Mazzuccato con il nostro magazine, inauguriamo la rubrica “Le Spose Raccontano”: interviste a novelle spose, che sono state affiancate da un wedding planner per l’organizzazione e la regia delle loro nozze. E apriamo con un articolo controcorrente e un pò provocatorio,  che vuole e farà senza dubbio riflettere i wedding planners che ci leggono.  In questo caso, gli sposi non hanno scelto infatti di affidarsi ad un wedding planner, ma hanno fatto da soli, contattando per la realizzazione delle loro idee dei fornitori ricercati con attenzione. Vogliamo, attraverso questa intervista, capire soprattutto quali sono i loro desideri ed esigenze, quali i servizi che prediligono e che considerano più importanti; comprendere come auspicano debba svolgersi il tema conduttore delle loro nozze. Confrontarsi con i fornitori e gli eventi di settore, che entrano quasi sempre a far parte del circuito di collaborazioni di cui si vale un wedding planner nello svolgimento delle attività precipue del suo ruolo.  Lo spirito che farà da chiave di lettura dell’articolo vorremmo fosse proprio questo, cioè cercare di capire come il lavoro, preziosissimo!, di un professionista dell’organizzazione possa affiancare e far diventare progetto compiuto ed emozionante il sogno di chi decide di convolare a nozze.

 

La nostra sposa di oggi si chiama Alessia, ha 27 anni (quasi 28, ma lei ci tiene a puntualizzare che saranno 27 fino al 22 agosto!) ed ha coronato il suo sogno di amore con Luca lo scorso 21 maggio, nella bellissima Chiesa di San Barbaziano, nel comune di Tribiano (ultimo paese della provincia di Milano prima di scavallare nel Lodigiano, immerso nel verde e noto per il bellissimo ed esclusivo Golf Club di Zoate).

Alessia è una bella ragazza solare con due splendidi occhi azzurri e forme da pin up di casa nostra e mi accoglie nell’appartamento che condivide con già da due anni con l’uomo della sua vita, che da poco più di un mese è anche diventato suo marito.

La prima domanda che mi viene spontaneo farle è “Ma in un periodo come questo, in cui lo sposarsi sembra quasi non andare più “di moda”, come mai tu e Luca avete deciso di andare contro tendenza e non continuare con la vostra convivenza?”

Alessia, mi sorride e timidamente mi dice “ Era il sogno di entrambi. Ci tenevamo a sposarci. All’inizio pensavamo di farlo in Comune, ma poi abbiamo deciso di prenderci il nostro tempo ed organizzare tutto per bene, sposandoci in Chiesa.” Quando pronuncia queste parole le brillano ancora gli occhi. Si vede che è convinta di ciò che ha fatto e ne è decisamente felice e soddisfatta.

M: “Hai parlato di organizzazione e so che avete curato tutto da soli, dalle bomboniere, ai fiori per finire con le fedi. Come mai?”

A:”Abbiamo deciso di sposarci circa un anno e mezzo fa e visto che avevamo molto tempo abbiamo deciso di seguire ogni dettaglio per avere la certezza di organizzare un matrimonio come piaceva a noi.

M:”In particolar modo, su cosa avete puntato la vostra attenzione?”

A: “Ci siamo focalizzati innanzitutto sullo stile del matrimonio. Io adoro gli anni 50 perciò siamo partiti da lì. Il mio abito l’ho scelto proprio seguendo la moda anni ’50: non il classico abito lungo, ma all’altezza del polpaccio e con una fascetta di pizzo che mettesse in risalto il punto vita. Anche Nelli (soprannome di Luca!) aveva un particolare che richiamava gli anni ’50, il papillon anziché la cravatta classica.”

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M:”Oltre all’abito, cosa ti sei divertita a seguire?

A: “Le bomboniere!!! (e uno scintillio le illumina gli occhi!) Abbiamo deciso di regalare ai nostri ospiti dei vasetti di salsa chutney, ma non volevamo che restassero anonimi e allora ci siamo messi a cercare su internet e abbiamo trovato un sito che ci permetteva di ideare lo stampo per creare l’etichetta personalizzata da mettere sui vasetti. Abbiamo scelto il carattere, i colori e abbiamo realizzato esattamente il disegno che avevamo in testa!

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Poi abbiamo iniziato a pensare ai fiori. Luca ha un’amica, Sofia Barozzi, che ha un bellissimo negozio di fiori a San Giuliano Milanese (Il profumo dei fiori ) e ci siamo affidati a lei. Io adoro le rose e lei mi ha proposto un mix tra rose bianche, gialle, arancio e peonie…una meraviglia!!!

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La fiorista è anche l’organizzatrice di un evento che si svolge tutti gli anni alle “Officine del volo” di Milano: The Love Affair.

Si tratta di una fiera dedicata al wedding e lì abbiamo siamo entrati in contatto con Camilla Marinoni di “Mio e Tuo”. Camilla è un’artista di Bergamo che si dedica alla realizzazione di fedi matrimoniali originali, basandosi sul disegno proposto da noi!

Anche le partecipazioni le abbiamo ideate noi! Sempre grazie ad internet abbiamo scoperto “We oui” un sito di progettazione grafica che ci ha permesso di creare gli inviti con lo stile e i materiali che preferivamo e il risultato finale è stato fantastico!”

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M:”Quindi è andato tutto bene ed è stato tutto perfetto? C’è qualcosa di cui non sei rimasta soddisfatta?”

A: Ti sembrerà strano, però per me è riuscito tutto benissimo. E sai una cosa? Non ho mai vissuto i preparativi con ansia o preoccupazione, anzi. Mi sono divertita moltissimo a curare tutto nei minimi particolari, anche perché Nelli mi ha dato carta bianca e non ho mai dovuto trovare un compromesso con lui! (e quando pronuncia queste parole ride con aria furba e molto soddisfatta!).

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A questo punto ringrazio moltissimo Alessia, che con il suo entusiasmo e la sua spontaneità mi ha ricordato quanto sia bello condividere questo percorso con la persona amata, percorso che porta dritto dritto alla Felicità!

Amore+Amore- Il DDL sulle unioni civili

 Riproponiamo l’articolo che venne pubblicato il 27 febbraio, relativo al DDL sulle unioni civili.

Amore + Amore – 26 feb 2015 (Avv. Daniela Stella)

E’ diritto di due persone che si amano unirsi in matrimonio, per conferire

alla propria unione riconoscimento legale e sociale.

Con il ddl sulle unioni civili approvato ieri al Senato anche nel nostro Paese

due persone dello stesso sesso potranno formalizzare civilmente la propria

unione e vederla riconosciuta all’estero.

Si tratta di un grande passo avanti per l’Italia, ma non sufficiente per

uniformarci integralmente ai quattordici Stati membri della Comunità

Europea che ci hanno preceduti (ultima, fra l’altro, la cattolicissima Irlanda).

Il testo definitivo, con lo stralcio dell’istituto della stepchild adoption e,

soprattutto, con la sconcertante eliminazione dell’obbligo di fedeltà nelle

unioni civili – è emblematico del muro di pregiudizi che ancora ci separa

dalla presa di coscienza dei diritti umani in gioco.

Da questo punto di vista poco è cambiato rispetto a quanto affermato nella

sentenza n. 4897/15 della III Sez. Consiglio di Stato circa il matrimonio

omosessuale, ritenuto “privo dell’indefettibile condizione della diversità di

sesso dei nubendi, che il nostro ordinamento configura quale connotazione

ontologica essenziale del matrimonio”.

La parola chiave di TWP, in questo finire di febbraio che prelude alla

primavera, è RICOMINCIARE.

A rendere straordinariamente NORMALE, oltre le definizioni di una legge

imperfetta, la decisione delle coppie omosessuali di unirsi, civilmente e

fedelmente, in quello che è loro diritto chiamare matrimonio, è l’altissima

lezione di civiltà che arriva dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nella

storica sentenza 26 giugno 2015, che ha legalizzato il matrimonio tra

persone dello stesso sesso con queste bellissime parole:

“No union is more profound than marriage. In forming a marital union, two

people become something greater than once they were.

It would misunderstand these men and women to say thay disrespect the

idea of marriage. They respect it, respect it so deeply.

Their hope is not to be condemned to live in loneliness, excluded from one

of civilization’s oldest institutons. They ask for equal dignity in the eyes of

the law.

The Constitution grants them that right.

It is so ordered”.

(così è, al di là delle definizioni)

 

Normativa UNI: nasce il tavolo di lavoro definitivo

E’ con estremo orgoglio e soddisfazione che inauguriamo il 2016 con il comunicato stampa dell’ultima plenaria tenutasi in UNI, cui hanno partecipato A.W.P. Associazione Wedding Planners, che è il nostro editore ed il promotore del processo di normativa UNI per la regolamentazione della professione di Wedding Planner, Organizzatore di Eventi e Matrimoni, e le altre principali associazioni e players del settore.

Il 2016 si prospetta come un anno in cui gli sforzi profusi nel 2015 proseguiranno per raggiungere il risultato di dare dignità normativa definitiva alla categoria.

Comunicato UNI

La Spina nel Bouquet

La Spina nel Bouquet (di Avv. Daniela Stella)

Inauguriamo, molto volentieri, la nuova rubrica “La Spina nel Bouquet” tenuta dall’Avvocato Daniela Stella, con un’intervista che presenta la ratio ossia le motivazioni che ci hanno spinto a chiedere il Suo contributo.

EccoLa a Voi, come anticipo di una serie di articoli che andranno a sviscerare argomenti di fondamentale importanza a livello contrattuale.

WP. Perché “La spina nel bouquet”?
DS. Ogni lettrice che abbia organizzato un matrimonio, per sé o per altri, si è imbattuta in qualche “ostacolo”. La preparazione di un matrimonio implica un grande dispiegamento di forze e di mezzi. Un equivoco, un contrattempo, un evento atmosferico, se non governati nel modo giusto, possono comprometterne la riuscita. Ed ecco la spina nel bouquet. Sono stata anch’io sposa e mi sono toccate ben due spine: l’accompagnamento musicale e l’assegnazione dei posti a tavola. Ma allora non esistevano questi meravigliosi professionisti che sono i wedding planners…
WP. Grazie Avvocato Stella. Da WP posso aggiungere che se ogni bouquet ha la sua spina…
DS. Ovviamente per chi ne ha fatto la propria professione i rischi aumentano con il numero degli incarichi. Ho raccolto l’invito del Direttore di WP, nonché cara amica Isabella De Rorre, perché i problemi che la programmazione e, sottolineerei, “progettazione” di un evento può generare sono molti, e la legge offre gli strumenti per prevenirli e risolverli. Con la mia rubrica mi piacerebbe semplificare il delicato lavoro dei wp, e anche rassicurare le future spose in quello che notoriamente è un periodo di grande tensione.

WP. Parliamo dunque di contrattualistica. Una clausola su tutte che non può mancare nel contratto o nella lettera di incarico?
DS. Senza dubbio la clausola sul recesso. Possiamo discutere sulla natura del servizio di wedding planning, ma in ogni caso siamo di fronte ad un contratto di prestazione d’opera prevalentemente intellettuale, relativamente libero nei mezzi e vincolato nel risultato. In questo tipo di contratti il rischio maggiore per il prestatore d’opera è restare esposto per tutta la durata dell’incarico al diritto di recesso incondizionato dell’altro contraente. Nel caso del wp, anche il semplice “ripensamento” dei futuri sposi può dar luogo alla cessazione dell’incarico: e qui si rende assolutamente necessaria la previsione, e sottoscrizione espressa, di una clausola di tutela che, in linea con l’art. 2237 co. 1 del codice civile, assicuri in caso di recesso non solo il rimborso delle spese sostenute, ma anche il pagamento del compenso per l’opera svolta dal wp fino a quel momento. E’ essenziale, in altre parole, che chi firma la lettera d’incarico sappia che può sempre cambiare idea, e che se lo fa deve riconoscere sempre al wp un compenso per il tempo dedicato al suo progetto di matrimonio, a prescindere dalla concreta realizzazione. Per questo, suggerirei al wp di concordare il compenso evitando, ove possibile, forme di pagamento a forfait e convenendo un valore orario o giornaliero della prestazione.
WP. Tempo di Natale e di regali. Noi di Wproject le chiediamo cosa succede dei doni fatti ai futuri sposi nel caso in cui…il matrimonio alla fine non si celebri più.
DS. In caso di rottura della promessa, ciascuno dei fidanzati può, entro l’anno, chiedere la restituzione dei doni fatti reciprocamente in vista del matrimonio. Lo prevede espressamente l’art. 80 del codice civile, che invece non regola il caso dei doni nuziali fatti dagli ospiti o partecipati alle nozze. Nel caso di dono extra-lista di nozze, galateo e prima ancora buona civiltà vogliono che, venuta meno l’occasione del gesto, il dono sia restituito al donante. Con quali modalità dipende ovviamente dal grado di confidenza, con un’unica accortezza: un regalo consegnato personalmente va restituito con una visita, negli altri casi sarà sufficiente un biglietto di ringraziamento e scuse.
Che fare invece nel caso più frequente di regali fatti in lista? A norma di legge l’oggetto, una volta perfezionato il pagamento, è venduto a tutti gli effetti. Il venditore corretto, soprattutto se la merce è ancora in negozio, dovrebbe restituire all’ospite il prezzo pagato. Più frequentemente il negoziante, che non è tenuto al rimborso, preferisce consentire un cambio merci o emettere buoni per acquisti futuri. A volte la restituzione può essere tecnicamente impossibile, come nel caso delle liste pro viaggio di nozze. Se il viaggio è stato interamente acquistato e si è in prossimità della partenza, le quote potrebbero andare totalmente perse a causa delle politiche di cancellazione delle compagnie di trasporto e delle strutture alberghiere. Il mio suggerimento è liquidare la differenza al partner mancato e…partire comunque.
Per finire, ogni somma devoluta in beneficenza su richiesta dei futuri sposi, è destinata irrevocabilmente agli enti beneficiari. Un bel gesto che, se realmente condiviso, può rendere un po’ meno amaro anche un matrimonio mancato.

WP. Saluti, e appuntamento a febbraio!

(foto: fashioniamoci.it)

L’ultima frontiera del rendering

L’ultima frontiera del rendering (di Nadia Carraro)

La tecnologia e i nuovi programmi di rendering per il design non sono solo “freddi” strumenti di progettazione, ma costituiscono un supporto validissimo alla creazione di un layout scenografico per qualsiasi evento. Vediamo come.

3ds Max è un software che permette di lavorare nel campo della computer grafica 3D al fine di realizzare rendering fotorealistici; utilizzato da architetti e designer, ma anche da studi che si occupano di animazioni, si può considerare uno dei migliori programmi in commercio per la creazione di modelli tridimensionali.
Per noi è fondamentale capire in che modo tale programma può integrare e valorizzare la nostra produzione artistica, nel momento in cui vogliamo visualizzare una nostra idea di progetto per un allestimento.

Per farlo, proveremo a ripercorrere velocemente alcuni dei passaggi fondamentali della realizzazione di un’ immagine di render, ovvero gli aspetti che riguardano i materiali e le luci: sappiamo, infatti, quanto siano in grado di condizionare sensibilmente la percezione di uno spazio.

3ds Max permette di visualizzare una riproduzione fedele di qualsiasi finitura da noi scelta: possiede una vastissima libreria di materiali, con impostazioni predefinite e regolabili manualmente per ottenere la trasparenza, il colore o la texture che caratterizzano i materiali del nostro progetto. Ma è soprattutto la luce a giocare un ruolo fondamentale negli allestimenti: un’ illuminazione ben progettata è in grado di decretare da sola la riuscita o meno di un evento. Un progettista ha a che fare con una serie di fattori che influenzano la qualità della luce in uno spazio: la tipologia di sorgente, che può essere naturale o artificiale (e nel caso, la tecnologia delle lampade utilizzate), o frutto dell’ integrazione di entrambe le tipologie; la direzionalità della luce; il colore e l’ intensità.

Supponiamo ora di dover realizzare delle viste di un allestimento esterno al tramonto, dove avremo quindi una debole e calda luce crepuscolare; il programma, grazie ad un particolare sistema di luci detto Daylight, permette di visualizzare la nostra location in qualsiasi momento della giornata, permettondo in questo modo di osservare come cambia l’atmosfera al variare dell’ inclinazione dei raggi solari.
Consideriamo invece la luce artificiale: la facciata dell’ edificio viene sottolineata da faretti utilizzati per l’ illuminazione di dettagli architettonici e selezionati da catalogo.
La luce delle candele è invece realizzata posizionando manualmente i punti luce e modificandone l’ intensità luminosa e la temperatura di colore per ottenere un effetto il più possibile simile alla reale luce di una candela.

Ora, per passare da un modello 3d ad un’ immagine bidimensionale, dobbiamo scegliere i punti di vista dai quali vogliamo realizzare i rendering: il software prevede l’ inserimento nella scena di vere e proprie telecamere, le cui inquadrature possono essere regolate permettendoci di individuare le viste che a nostro parere valorizzano l’ allestimento.

Il passaggio finale consiste nello stabilire la qualità dei render che vogliamo ottenere: innanzitutto, le dimensioni e la risoluzione delle immagini, ma anche la precisione nella realizzazione delle finiture materiche, della luce indiretta e delle ombre.

vista front

Osserviamo adesso il risultato ottenuto: il vantaggio che ci da 3ds Max è, in questo caso, quello di riuscire a mostrare la particolare atmosfera che il nostro allestimento andrebbe a creare di sera nella location: nel momento in cui andremo a presentare la nostra idea al cliente, saremo quindi in grado di offrire, oltre a schizzi che descrivono gli oggetti inseriti e la loro collocazione nello spazio, anche un’ immagine evocativa delle sensazioni che vogliamo produrre con il nostro intervento.

dettaglio finito

La scatola dei Sogni

(di Stefania Arrigoni)

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Quasi tutti abbiamo una “scatola dei sogni”.
Una scatola dove custodiamo, o nascondiamo, appunti e frammenti dei nostri progetti ancora da realizzare. Ci mettiamo dentro ritagli di giornale, flyer, annunci, numeri di telefono, tutto lì pronto, per quando saremo pronti noi.

Se non abbiamo una scatola, va bene anche un cassetto. Oppure un sacchetto, oppure una busta. Oppure scriviamo un numero in agenda, oppure salviamo sul Pc il link di un sito web. Ma prima o poi, arriva per tutti il momento in cui sentiamo il dovere di conservare un dettaglio, un riferimento, che ci collega ad un sogno. Un sogno che diventa un obiettivo, un obiettivo che diventa un progetto, un progetto che può diventare la nostra vita.

A me è capitato due volte di conservare dettagli di un sogno e di trasformare il sogno in realtà. Sono stata fortunata e, forse, determinata.

La prima volta ero giovane e ricca di aspettative. Andò bene ma poi arrivò il bivio. E ha ragione una mia collega quando cita Hemingway : “Dobbiamo abituarci all’idea che ai più importanti bivi della vita non c’è segnaletica”. Infatti, non fu facile ricominciare, ma cominciai a ritagliare altri giornali, a conservare altri numeri e a visitare fiere di settore raccogliendo quanto più materiale potei raccogliere. Alla fine non bastò “la scatola” per conservare tutto. E forse per questo, o forse perché davanti al bivio prima o poi devi decidere da che parte andare, mi avviai su questa strada e iniziai questa nuova incredibile avventura.

Era il 2007, e in collaborazione con altre due colleghe, che ricordo con stima professionale, attivai il progetto AWP. Nasceva AWP, Associazione Wedding Planners, la prima in Italia. Non la prima a fare formazione nel settore, ma sicuramente la prima a perseguire l’ideale del riconoscimento della categoria. Quella del Wedding Planner, of course. Oggi, dopo 8 anni di pianificazione, di appuntamenti, di incontri, di mille contatti, di progetti a buon fine e di altri rimandati, di bilanci che sorprendono e di altri che fanno piangere, di strutturazione e ristrutturazione, di traslochi, di Pc nuovi e nuove tecnologie, di eventi, di matrimoni, di platea e microfoni, di collaborazioni, di collaboratori che vanno e di altri che arrivano, di viaggi e trasferte, di panini in autostrada, di corse per prendere voli e di treni in partenza da prendere al volo, oggi, ebbene solo oggi, posso dire che anche il secondo sogno si è avverato completamente.

AWP ha raggiunto uno dei suoi traguardi più importanti: TheWProject!

Aprite la scatola dei sogni, tirate fuori i vostri appunti, prendete in considerazione i vostri desideri e… realizzate i vostri progetti. Si può fare!

Buon lavoro a voi, buon lavoro a tutti noi. Buon lavoro a tutta la redazione e a Isabella De Rorre, Capitano di questa nostra nuova squadra.

Un nuovo modo di lavorare: Il Coworking

Un nuovo modo di lavorare: Il Coworking

(di Antonella Ravaglia)

Avere uno studio dove poter ricevere i clienti, per chi vuole diventare o per chi è già Wedding Planner, è un fattore indispensabile. Purtroppo, il detto “l’abito non fa il monaco” non è sempre vero: infatti lo studio è un po’ il biglietto da visita per gli sposi che hanno deciso (o stanno decidendo) a chi affidare la preparazione del grande evento e ricevere i clienti in un bar non ha certo lo stesso impatto.
Si, ma affittare un appartamento o una stanza in questo momento di crisi potrebbe non essere semplice e rappresentare una spesa di poco conto. La soluzione perfetta potrebbe essere l’utilizzo di uno spazio condiviso: il Coworking.
Sono ormai passati dieci anni dalla nascita del primo Coworking, ovvero da quando il programmatore informatico californiano Brad Neuberg, creò un locale sostanzialmente arredato con mobili Ikea, per condividere con altri professionisti servizi e connessioni: era la soluzione perfetta per tutte quelle persone che non potevano permettersi un posto di lavoro proprio. Da allora abbiamo potuto assistere a un vero e proprio boom e, due anni dopo, questi spazi condivisi sono arrivati anche in Italia, non solo nelle grandi città come Roma e Milano, ma anche in centri più piccoli.
Lavoro condiviso pur mantenendo un’attività indipendente: un nuovo modo di concepire l’ambiente di lavoro che sta portando un vero e proprio cambiamento culturale economico e sociale. Tutto questo offre la possibilità di abbattere i costi fissi di gestione di un classico ufficio, trasforma la flessibilità d’impiego degli spazi e degli strumenti di lavoro, ma soprattutto offre delle opportunità di creare delle comunità che abbiano come obiettivo una convivenza sociale e professionale. In un unico ambiente si possono trovare più aziende e liberi professionisti che operano in campi anche molto lontani tra loro: il Coworking non è concepito solo come uno spazio fisico, ma è anche un luogo dove si creano contesti relazionali, un ambiente collaborativo e stimolante e dove le idee corrono liberamente.
In Italia, ad oggi, abbiamo circa 300 Cokorwing sparsi su tutto il territorio. La scelta è ampia, anche perché la crescita non accenna a fermarsi. Le tariffe di noleggio variano da sede a sede, le modalità invece sono molto simili: si va dall’abbonamento mensile a quello annuale, con differenti canoni a seconda dei servizi aggiuntivi, daily pass oppure ingressi quantificati a ore.
Quelli più famosi li troviamo chiaramente nelle grandi città. A Milano per esempio abbiamo Cowo Milano/Lambrate attivo dal 2008 e in cui possiamo scegliere non solo la tipologia di Coworking che ci interessa di più ma anche la frequenza, ossia la possibilità si scegliere se abbiamo bisogno di una postazione tutti i giorni, solo qualche volta o anche solo una sala riunioni.
Milano Login invece offre delle prove gratuite di una settimana e mette a disposizione 200 postazioni in 1400 metri di spazio.
A questo punto non ci resta altro che augurarvi Buon Lavoro!
(photo credits – Wikipedia/ Video Andria)

I Grandi cambiamenti nascono dalle piccole cose

I grandi cambiamenti nascono dalle piccole cose.

(di Stefania Arrigoni- Presidente A.W.P.)

Così è. I grandi cambiamenti nascono dalle piccole cose.

Così le piccole azioni di oggi, potranno rivelarsi un grande cambiamento domani.

Chi segue A.W.P. da un po’ di anni, sa che fin dal 2007 stiamo procedendo sulla difficile strada che porterà al riconoscimento della professionalità dei Wedding Planners.

Perché difficile?

Anzitutto perché questa Categoria non è tutelata istituzionalmente né dal legislatore, né da un Albo professionale. E questa totale anarchia, che offre possibilità ai competenti, ma anche ai non competenti, di definirsi “Wedding Planner”, certamente non ci qualifica.

Poi perché siamo nell’era “dell’apparire” che purtroppo, ha una valenza maggiore “dell’essere”.

La nostra unicità, il nostro contenuto, il nostro essere, sono condizionati dal riferimento a immagini-idolo, da una cultura fatta di modelli e icone generati dal mondo della pubblicità, dello spettacolo, della televisione.

E così è stato per l’immagine del/della Wedding Planner.

Per molti oggi, Wedding Planner è quel personaggio proposto dai media, imitato e idolatrato, e pochi invece sanno che è in realtà un professionista, che deve fare i conti con le tasse, con la percentuale iva che aumenta, con sposi pretenziosi, con fornitori diffidenti, con concorrenti sleali e con la madre della sposa che vuole proporre, assolutamente, i suoi cadeaux de mariage.

Noi di A.W.P. abbiamo intrapreso la difficile strada verso “l’essere”, quindi verso una norma, quella di UNI, che qualifica le professioni.

Una norma, che sgombra il campo da distorsioni e confusioni con le diverse professioni o i falsi miti che si propongono nel settore wedding, e salva l’autonomia e le competenze, nelrispetto di una formazione specifica e di un bagaglio di esperienza qualificato e definito da un marchio di qualità.

Questa Norma porterà più professionalità e quindi più attendibilità.

Noi di A.W.P. ringraziamo tutti quelli che stanno collaborando con noi a questo progetto.

E con orgoglio, confermando A.W.P. Capofila di questa piccola azione, mi sento di aggiungere il messaggio di un Premio Nobel per la pace: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.”

Lei, era Madre Teresa di Calcutta…Lei era “ESSERE”… mica pizza e fichi…