Madame la Marchesa

(di Antonella De Lucia)

Definita la “Divina Marchesa da ” Gabriele D’Annunzio, Luisa Amman, nata a Milano nel 1881, era la figlia di un ricco ed intraprendente produttore di cotone di origini ebraiche. Nel 1900 sposò il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e fu madre della loro unica figlia Cristina.

Luisa, assieme la sorella Fanny, trascorre la giovinezza frequentando l’ambiente culturale del primo novecento, ricco di stimoli e cosmopolita. Vari saranno i personaggi che avrà la fortuna di frequentare e conoscere: da Ludwig II di Baviera all’imperatrice Sissi d’Austria, o Sarah Bernhardt e Virginia Oldoini, contessa di Castiglione che per l’epoca rispecchiavano il modello di donna libera ed indipendente dal dominio maschile.

Rimasta orfana giovanissima, eredita la grande fortuna del padre e perciò entra a far parte di quella schiera di giovani ricche ereditiere ambitissima tra i giovani dell’aristocrazia e della borghesia italiana.

La sua figura longilinea, il suo amore per gli sport, il suo carattere originale e i suoi magnifici occhi verdi e il rosso acceso della sua capigliatura le consentono di convolare a nozze con il marchese Casati Stampa, scapolo prestigioso ed affascinante.

Il ruolo di moglie e poi di madre che le viene imposto dal matrimonio si ripercuoterà negativamente sulla vita coniugale della bella marchesa; i suoi interessi più ampi ed estrosi la spingeranno verso la ricerca di nuove esperienze che spesso rasentavano l’eccentricità. Abiti stravaganti, trucco pesante, acconciature moderne, passioni dispendiose, feste sfarzose sono alcune delle cause che determinarono la separazione conclusasi con il divorzio nel 1924.

 

E’ l’incontro con Gabriele D’Annunzio e la loro relazione amorosa, che determinerà la sua definitiva trasformazione, il suo rifiuto delle regole borghesi, la sua ribellione che la porterà a diventare uno spirito libero e la musa prediletta degli artisti del primo novecento. Questa sua voglia di indipendenza, unita ad un discreto patrimonio economico, si concretizzo nelle sue molteplici relazioni amorose, in viaggi, cambi di residenza, ma soprattutto nell’opera di mecenatismo verso i talenti emergenti.

La lista degli artisti che si sono ispirati a lei, che ne hanno descritto l’eccentricità, che ne hanno dipinto la bellezza, che ne hanno sottolineato l’indipendenza, è lunga e costellata di nomi illustri.

Il più conosciuto fra tutti è il pittore Giovanni Boldini, con il suo ritratto “La Marchesa Luisa Casati con un levriero” del 1908: Esposto al Salon de Paris l’anno seguente l’opera riscuoterà un immediato successo, non solo per bellezza del quadro, ma soprattutto per il fascino del soggetto raffigurato. Ma non fu certo l’unico che volle rendere immortale l’estroversa dama con un suo ritratto: Alberto Martini, Umberto Boccioni e Giacomo Balla ne furono fortemente ispirati, poi ricordiamo il dipinto del pittore britannico Augustus John che nel 1919 ritrae la Marchesa senza veli;

nel 1920 fu la volta della pittrice americana Romaine Brooks che ritrasse anche D’Annunzio mentre Mario Natale Biazzi ci ha lasciato un suo intenso primo piano dipinto nel 1930.

Molto infine sono le fotografie che ci riportano della marchesa un’immagine fedele ed in continua evoluzione con il passare degli anni; la foto in bianco e nero scattata nel 1928  dall’artista dadaista Man Ray rispecchia in pieno il suo desiderio di sperimentare e di conoscere.

Il suo stile di vita dispendioso infine la portò alla rovina; dovette vendere molte delle sue proprietà e delle sue collezioni d’arte per fronteggiare i debitori per poi trasferirsi a Londra ricongiungendosi con la figlia Cristina. Qui è sepolta nel Brompton Cemetary dal 1957, anno della sua morte.

Orticola- L’arte del giardino a Milano

(di Antonella De Lucia)

L’ormai tradizionale appuntamento della primavera milanese, la Mostra Mercato Orticola di Lombardia si è svolta anche quest’anno poche settimane fa, all’interno dei Giardini Pubblici di Milano, Indro Montanelli.
Tre erano gli ingressi per accedere all’area espositiva, ognuno con un suggestivo allestimento a contraddistinguerlo, ma il più grande e tradizionale è stato quello dal portone di Palazzo Dugnani che ricordava l’atmosfera di un giardino ottocentesco dove dei gazebi a righe colorate accoglievano alcune delle attività progettate nelle tre giornate di apertura.


Il tema della manifestazione aveva come titolo “ al piacer loro”; infatti i vivaisti e non gli organizzatori sono stati liberi di scegliere di presentare, proprio a loro piacere, le piante ed i fiori che più rappresentassero la loro personalità o il loro lavoro.
La fontana di forma tondeggiante con al centro uno scoglio con un getto verticale, fulcro dell’esposizione, era stata decorata con figure fatate di fieno posate sull’acqua e circondate di fiori di campo delicati ad opera di Julia Artico.


Molti gli espositori, come sempre, con i loro stand: fiori di ogni varietà e colore, mobili da giardino, piante acquatiche o da frutto, vasi dipinti o di terracotta colorata sono stati i protagonisti assoluti della mostra mercato. Lo street food, molto apprezzato e di buon gusto, era collocato in una zona del parco molto ombreggiata per ristorare gli amanti della natura che partecipavano all’evento.


Ben organizzata e varia anche l’offerta dei laboratori per adulti e bambini con lo scopo principale di avvicinarli al piacere della bellezza della natura e favorire il più possibile la cultura del verde e il rispetto delle aree destinate a giardino.


A tale scopo anche l’associazione Orticola Arte, nata proprio quest’anno, ha presentato dei progetti di intervento artistici permanenti in alcune aree cittadine. L’opera artistica del 2018, a cura di Claudia Losi, si intitola “Dove sei? Dove Abiti?” ed è stata realizzata sulla facciata principale della Scuola dell’Infanzia di via Savona n°30, frutto della collaborazione tra l’artista e i bambini della scuola stessa.

Il lino: un fragile fiore dalla tempra d’acciaio

(di Antonella De Lucia)

E’ il lino (o Linum Usitatissimum) una delle piante della famiglia delle Linaceae la cui coltura è antichissima; si pensi che alcune fibre di lino tinte risalenti al 30000 a.C. sono state rinvenute in una grotta in Georgia. Gli antichi Egizi poi utilizzavano le bende di lino per rivestire le mummie di faraoni, mentre i Romani furono i primi ad utilizzarlo oltre che per l’abbigliamento anche per la casa.

I Fenici, grandi navigatori ed abili mercanti lo esportarono su continente europeo divenendo uno dei tessuti più diffusi ed utilizzati. Nel Medioevo il lino raggiunse il culmine della sua espansione sul continente, in particolare nel centro e nord Europa e durante il periodo rinascimentale la fibra lavorata e tessuta, come lenzuola e camicie, entrò a far parte della vita quotidiana. Dalla metà del 1500 i tessitori fiamminghi esiliati in Inghilterra e Irlanda a seguito delle guerre di religione ne diffusero l’uso anche in questi paesi.

Questa fragile pianta dal fusto verdissimo e dai cerulei fiori viene coltivato per i suoi semi, ma soprattutto per la sua fibra composta dal 70% di cellulosa. La sua diffusione su larga scale è dovuta sì alla sua bellezza, ma soprattutto alle sue caratteristiche di resistenza, alle sue proprietà di isolamento ed al suo effetto rinfrescante.

La cellulosa è contenuta nella parte interna della corteccia o ” tiglio”; per ricavarla bisogna seguire una complessa lavorazione, prima eseguita manualmente, ma che con il tempo si è meccanizzata. Prima si lasciano macerare gli steli per alcuni giorni in acqua o con l’utilizzo di vapore acqueo. In seguito gli steli vengono essiccati e poi sottoposti alla maciullatura per mezzo di speciali martelli, che schiacciano frantumandola la parte legnosa. Con la scotolatura vengono asportati dai derivati i frantumi legnosi così da separarne le fibre a cui farà seguito la pettinatura al fine di dividere le fibre corte e spezzate, la stoppa, da quella lunghe ed integre.

A questo punto la fibra di lino può passare alla filatura che la trasformerà in fili sottili che alla fine verranno tessuti al telaio.

Ora il tessuto di lino finito è pronto; la natura, la composizione e l’architettura lo rendono una fibra dalle proprietà eccezionali. I vantaggi della lavorazione di questo materiale naturale sono evidenti e non ne condizionano l’uso finale del tessuto che può spaziare dall’abbigliamento, all’arredamento, alla biancheria per la casa fino agli usi tecnici.

Tra tutte le fibre tessili naturali, il lino è tra le più resistenti. Mettendolo in relazione con altri materiali e considerando la sua grande resistenza alla trazione, può essere classificato immediatamente dopo gli acciai speciali.

Il suo utilizzo come isolante invernale è sempre più diffuso, grazie soprattutto alla sua ridotta conducibilità termica: non a caso la fibra di lino è annoverata tra i più funzionali isolanti termici naturali, a pari con la fibra di legno e la canapa. I pannelli di lino vengono anche impiegati per l’isolamento acustico in quanto il materiale presenta un’alta fibrosità; è inoltre traspirante, anallergico e antibatterico.

Ultima caratteristica significativa del lino è rappresentata dal suo potere di assorbimento dell’umidità che lo rende un tessuto fresco e traspirante; esso infatti è in grado di trattenere una quantità di acqua pari alla propria massa secca e perciò è ideale come tessuto sia nell’abbigliamento che nella biancheria per la casa.

Royal Wedding: Windsor e la sua Cappella

(di Antonella De Lucia)

La St. George’s Chapel di Windsor è la cattedrale inglese dove si è celebrato sabato 19 maggio il matrimonio del principe Harry con Meghan Markle. Questa cappella, che si affaccia sulla corte inferiore del castello omonimo, rappresenta uno dei più belli esempi di architettura tardo-gotica d’Inghilterra.

La sua architettura è riconducibile al periodo gotico perpendicolare molto diffuso sul territorio inglese, ben diverso da quello primitivo. A differenza del precedente, lo stile perpendicolare, che si diffuse a partire dal 1330 fino alla fine del medioevo, ristabilì un certo ordine stilistico ed è così definito per l’uso di angoli dritti; la suddivisione delle superfici murarie viene realizzata in pannelli quadrangolari, come la decorazione delle porte e delle finestre compresa tra riquadrature rettangolari.

Durante la sanguinosa e lunga guerra dei cento anni si interrompono le costruzioni che riprenderanno verso il 1480 con un nuovo periodo dello stile perpendicolare. Re Edoardo III d’Inghilterra fondò nel 1348 due nuovi collegi religiosi, dedicati uno a Santo Stefano a Westminster e l’altro a San Giorgio a Windsor unendolo alla cappella di Sant’Edoardo il Confessore, costruita all’inizio del XIII, apportando delle modifiche rilevanti all’impianto originario.

La St. George’s Chapel fu poi ampliata fra il 1475 e il 1528 ad opera dell’architetto Henry Janyns con la supervisione del vescovo di Salisbury.

Nell’ottobre del 1642 fu presa di mira dai parlamentari durante la guerra civile inglese che la saccheggiarono depredandola di molti dei suoi tesori. L’anno seguente una nuova ondata di saccheggi portò al furto del celebre monumento funebre di Enrico VIII. Con la fine delle rivolte e la caduta di Cromwell, i successori di Carlo I si adoperarono per ricostruire le parti della cappella andate distrutte.

Anche sotto il regno della Regina Vittoria il complesso subì numerosi rimaneggiamenti e la Regina particolare volle dedicare all’amato marito, il Principe Alberto, una cappella in fondo al coro.

Molti sono i reali che riposano sotto le sue volte: Re Edoardo IV è stato il primo monarca ad essere sepolto lì nel 1484, poi ricordiamo Carlo I, giustiziato nel 1649 dopo la guerra civile inglese, Re Enrico VIII, morto nel 1547, sepolto qui insieme alla terza moglie Jane Seymour, Re Edoardo IV e Re Enrico VI, Giorgio III e Giorgio IV. L’ultima è stata la Regina Madre Elizabeth nel 2002 posta al fianco di suo marito Giorgio VI ed alla figlia Margherita.

Questa chiesa è ancora oggi la casa spirituale dell’Ordine della Giarrettiera, il più antico ordine cavalleresco del regno inglese, fondato nel 1348 da Edoardo III; tutti gli anni, a giugno, vi si celebra una messa speciale dell’ordine le cui insegne sono rappresentate sugli stalli superiori del coro, che vengono occupati in quel giorno dai discendenti dei cavalieri.

La sua caratteristica più scenografica è la struttura della volta a ventaglio che poggia sui muri portanti e forma una successione di semi-coni svasati lungo le pareti; ampie arcate ribassate separano le navate centrale da quelle laterali, le volte sono decorate con fantasiosi decori, le finestre dai vetri colorati rendono armonioso il complesso e il tutto sprigiona eleganza e spiritualità.

Questa la storia della cappella di St. George a Windsro; il perché della scelta di questo luogo è semplice: qui sono soliti sposarsi i figli cadetti e i nipoti della Royal Family o si celebrano le seconde nozze.

Le dimensioni più ridotte della chiesa assolvono bene al compito di ospitare matrimoni più riservati e relativamente sobri, in confronto alle più maestose cattedrali londinesi di Westminster e di St. Paul. Non a caso il secondo matrimonio tra l’erede al trono Charles con la signora Parker Bowles si celebrò in questa chiesa nel 2005, mentre nel 1999 si sposò a Windsor l’altro figlio della regina Elizabeth II, Edward con Sophie Rhys-Jones. Ultime in ordine cronologico le nozze tra Peter Philip, figlio della principessa Anna, che a Windsor nel 2008 ha sposato la canadese Autumn Kelly.

Area Porta Romana- fra Sinagoga e Moschea


(di Antonella De Lucia)

Si è da poco conclusa la Milano design week e le manifestazioni del Fuori Salone 2018 ad essa correlate che hanno visto partecipare la redazione di TheWproject come media-partner di Areaportaromana.
Come ultimo evento della settimana, domenica 22 Aprile è stata organizzata una suggestiva passeggiata che potesse idealmente unire due luoghi di culto di grande rilevanza per la città e per l’area di Porta Romana. Partendo dal Centro Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana) che ospita la moschea al_Wahid situata in via G. Meda al n°9 ci siamo poi recati in corso Lodi al n° 8 per visitare Il Centro Studi Beth Shlomo con l’attigua Sinagoga.


La prima tappa ci ha permesso di scoprire un luogo poco noto ai milanesi che raccoglie sotto la sua guida quasi tutti i mussulmani presenti a Milano. Qui siamo stati accolti dall’ Imam Yahya Pallavicini che ci ha raccontato come l’associazione Coreis si proponga di tutelare e proteggere il patrimonio religioso islamico, ma anche formare ed aiutare la comunità islamica cittadina e diffonderne gli usi e la cultura antichissima.
La moschea al-Wahid, nata nei primi anni novanta, nel 2000 è stata riconosciuta luogo di culto ed è oggi una delle più rappresentative del nord Italia; è accessibile per la preghiera del venerdì, durante le feste del calendario islamico e per le preghiere del mese di Ramadan. Alcuni degli imam coinvolti nelle attività dell’associazione sono italiani mussulmani, perciò più vicini e attenti alle esigenze delle nuove generazioni.


Terminata la visita la comitiva si è diretta verso corso Lodi per ritrovarsi al Centro Studi Beth Shlomo dove sorge la sinagoga, punto di ritrovo di una piccola comunita’ ebraica milanese e dove si svolgono lo Shabbat e le altre feste religiose. Il centro studi, sorto con il compito di salvaguardare l’identità nazionale e diffondere le tradizioni e i valori della cultura ebraica, ha al suo attivo l’organizzazione di varie attività e progetti finalizzati all’integrazione nel tessuto cittadino.
Nata nel 1940, dopo la proclamazione delle leggi razziali, la sinagoga continuò la sua opera durante il periodo bellico, come fulcro del campo di internamento milanese. Durante la liberazione divenne il punto di incontro logistico dei soldati appartenenti alla Brigata Ebraica, che con le sue azioni ha scritto una pagina, poco conosciuta, ma determinante per la storia italiana, come ci ha illustrato Davide Riccardo Romano.
Il Corpo dell’esercitò inglese di cui facevano parte molti soldati ebrei si formò nel 1941, per scongiurare l’avanzata del comandante Rommel; si arricchì poi di ebrei provenienti da molti altri paesi e nel 1944 sbarcò a Taranto per unirsi all’esercito di liberazione che risaliva lungo l’Adriatico.
Proprio per ricordare e celebrare le numerose operazioni militari condotte da questo corpo militare sul territorio Italiano, a fine maggio presso il centro Studi Beth Shlomo verrà inaugurato il primo museo della Brigata Ebraica con una mostra intitolata “La Brigata Ebraica in Italia e la Liberazione”, curata dal ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale Stefano Scaletta e dai professori dell’Università Ben Gurion di Israele Cristina Bettin e Samuele Rocca; sarà una raccolta di testimonianze e cimeli, fotografie e reperti, cartoline e lettere risalenti a quel periodo storico.

Fuorisalone 2018- B&B e Maxalto per Area Porta Romana

(di Antonella De Lucia)

Anche i noti marchi B&B Italia e Maxalto hanno scelto Area Porta Romana per presentare, durante il Fuorisalone 2018, la loro nuova collezione di arredi outdoor, firmata da Doshi Levien, Naoto Fukasawa e Antonio Citterio.

La location di alto impatto scenico è stata quella del Chiostro dei Pesci all’interno della Società Umanitaria dove armonia e tranquillità hanno accolto in maniera sublime divani, poltrone e tavoli quasi a creare un luogo preposto alla meditazione e al riposo dal rumore della città.

dav

Gli arredi di entrambi i brand rappresentano il punto di congiunzione tra creatività innovativa e nuove tecnologie industriali per interpretare al meglio l’evoluzione continua di un pubblico sempre più attento al proprio benessere. Il risultato finale sono la collezione di divani e poltrone Bay, la selezione di tavoli Antrum e le sedute assemblabili Otium.

Il Salone degli Affreschi, antico refettorio del convento di Santa Maria della Pace, ha ospitato inoltre una mostra commemorativa con una ventina di arredi del grande maestro Luigi Caccia Dominioni che B&B Italia rimetterà in produzione entro la fine dell’anno. Sotto la volta affrescata, su una pedana centrale hanno trovato posto alcuni degli arredi più rappresentativi del designer e architetto come la lampada Monachella del 1953, la poltroncina Catilina del 1957 e il pouff Cilindro del 1963.

dav

Ascoli Bottoni- La tradizione al servizio del futuro

(di Antonella De Lucia)

L’azienda Ascoli Bottoni rappresenta un pezzo di storia dell’Area di Porta Romana. Il laboratorio che produce bottoni, alamari e fibbie dal 1903 ha aperto le porte per la Milano Design Week raccontandoci l’evoluzione del gusto e della tecnologia dei questi piccoli oggetti, spesso poco considerati.

Il Design è strettamente connesso con la progettazione di accessori moda e nelle diverse epoche sono stati sperimentati materiali, forme e colori per adattarsi ai dettami dello stile.

Fantasia, creatività e praticità sono le qualità richieste dagli stilisti che si rivolgono alle sorelle Ascoli per realizzare le loro eccezionali creazioni.

dav

Ascoli Bottoni– via Burlamacchi 14

Al LavORO- 4 designer per Area Porta Romana

(di Antonella De Lucia)

Durante la Milano Design Week si scoprono luoghi nascosti, ma soprattutto nuovi talenti artistici ed artigianali. Anche la nostra redattrice Martha Petrini ha deciso di mettersi in gioco con un allestimento creativo per sperimentare nuove vie del garden design.

L’occasione è stata la serie di eventi promossa da Area Porta Romana, associazione neonata, ma con un obiettivo ben chiaro: promuovere e far scoprire o riscoprire il distretto di Porta Romana, dall’importante valore storico e artistico.

All’interno del cortile di viale Caldara 13, sede di Castrovilli Milano , ha preso vita la collaborazione tra quattro artisti grazie all’esposizione “Al lavORO”: laboratorio orafo con Andrea Castrovilli e Beatrice Baraldi insieme all’Art Designer Alice Corbetta e appunto con Martha di  Studio Marthea Garden Projects.

L’istallazione “Naturare” ricorda una pietra preziosa esplosa in cui la fragilità dei fili d’erba è sostenuta dalla forza della struttura in ferro; ogni sfaccettatura rappresenta l’unione tra la materia inanimata del metallo e la natura vitale dell’erba.

Il visitatore ha la possibilità di attraversare questo spazio per sentirsi parte di esso e per scoprirne i segreti più reconditi.

La tavola in stile barocco

(di Antonella De Lucia)
dav

Leggendo la storia sull’arte della tavola scopriamo che la posata più antica usata in tavola era il coltello; nell’antichità si usava mangiare con le mani e accanto al piatto veniva sistemata una ciotola d’acqua dove i commensali potevano lavarsi le mani costantemente. Per trovare notizie sulla forchetta si deve arrivare al XI secolo in Europa, fino ad arrivare al XVIII secolo, quando gli ospiti iniziarono ad utilizzare il proprio piatto, bicchiere, coltello, cucchiaio, forchetta e tovagliolo.

Soffermandoci sullo stile barocco possiamo vedere come l’allestimento della tavola assuma un compito assai diverso da quello estetico: le mise en place tra il seicento e il settecento sono finalizzate a mostrare l’opulenza e il potere del personaggio che riceve gli ospiti alla sua tavola. Nelle sale da pranzo di re e ricchi cortigiani viene messa in scena una vera e propria scenografia sfarzosa, ricca di particolari e suppellettili, simile ad una rappresentazione teatrale.

Ogni particolare è curato nei minimi dettagli: il tavolo, le sedie e le stoviglie, le posate si arricchiscono di decorazioni e i materiali più ricchi e preziosi vengono modellati e plasmati per soddisfare le esigenze più ardite.

L’utilizzo dell’argenteria per la tavola diventa un’arte pari all’oreficeria o alla pittura e la lavorazione della ceramica raggiunge vette di perfezione.

Il regno di Luigi XIV, a partire dal 1661, costituisce una delle tappe più importanti della storia dell’oreficeria francese. La formazione di un nuovo stile è inscindibile dalla volontà autocratica del nuovo re. E’ in questo contesto che bisogna porre lo sviluppo prodigioso, ed effimero, che conobbe l’oreficeria e l’argenteria da tavola durante la prima parte del suo regno.

Il gusto di Luigi XIV per gli oggetti di metallo prezioso non si spiega solo con motivazioni politiche e di prestigio; fin dall’infanzia il principe entrò in contatto con gli arredi preziosi di cui si circondava la madre Anna d’Austria e perciò non fece altro che estendere le usanze materne su scala inaudita.

dav

Il suo vasellame d’oro comprendeva un nef d’oro o vassoio con contenitori per posate, trentasei piatti piani, dodici piatti fondi e sessantotto posate. Non mancavano poi gli argenti: candelabri, bacili per lavarsi le mani, vasi, vassoi forniti di sostegni, boccali ed anche sedie, specchi e tavolini.

Atro segno di prestigio erano rappresentati dai sottocoppa e dai vassoi coperti per salvaguardare la qualità delle pietanze.

La porcellana, meno utilizzata sulle tavole reali, assume comunque una sua importanza sia dal punto di vista decorativo che da quello più utilitaristico.

All’epoca di Luigi XIV la manifattura di Rouen era quella di più alto livello tecnico: la pasta delle maioliche di Rouen si compone di argilla bianca della Senna, di argilla rossa e di sabbia. L’aspetto della maiolica variava da sottile e leggero, con colorazione tendente al grigio-giallastro (sec. XVII), ad un tipo più pesante e rosato (sec. XVIII). Lo smalto poteva avere colorazioni bianco latteo, bianco azzurrato e a volte verdastro. Mentre i colori tipici della decorazione erano il rosso violetto, l’ocra e il nero.

Un settore dove si utilizzò molto la porcellana fu quello delle minuzie: manici di posate piccole ciotoline, portapillole, ditali, statuine.

Meno importanti per la tavola barocca sono i tessuti, utilizzati invece a profusione per le sedie, le poltrone, i tendaggi o per ricoprire le pareti. I tipi di tessuto in voga in quel periodo sono svariati: damaschi, broccati, sovrarizzi (velluto operato, eseguito in riccio e taglio inserendo due ferri ogni quattro trame ) con prevalenza di disegni grandi e grottesche.

cof

Il tavolo è a volte ricoperto da una tovaglia con decori damascati, ma più frequentemente la tavola veniva imbandita direttamente sul piano in legno; anche il tovagliolo spesso mancava e veniva sostituito da bacili d’acqua profumata dove i commensali potevano lavare le mani tra una portata e l’altra.

Le pietanze venivano poste sulla tavola tutte insieme e nel centro campeggiavano delle alzate di fiori e frutta oppure, nelle case più ricche, il surtout veri e propri trionfi in metallo prezioso in cui prendevano posto salsiere, porta spezie, saliere, oliere, candelieri e porta fiori.

Area Porta Romana – un’associazione per scoprire Milano durante la Design Week

(di Antonella De Lucia)

Area Porta Romana rappresenta il progetto di riunire realtà diverse sparse in quest’area di Milano al fine di valorizzarne l’importanza storica e renderla più fruibile ed accessibile.

Il quartiere deve il suo nome all’antica Porta Romana o porta Imperiale che nell’antica Roma rappresentava la principale via di accesso a Milano e da cui partiva la strada che portava alla capitale dell’impero passando per Lodi e Piacenza.

L’attuale arco monumentale fu edificato lungo le mura spagnole nel 1596 per festeggiare l’arrivo di Margherita d’Austria Stiria, futura sposa di Filippo III di Spagna.

Oggi la Porta sorge al centro di Piazza Medaglie d’Oro su cui convergono diverse vie la cui direttrice nord- sud comprende Corso di Porta Romana e Corso Lodi.

Tutta l’area è pervasa di storia; non c’è angolo o palazzo, strada o giardino, area industriale o teatro che non possa raccontarci dei segreti o ricordarci avvenimenti di rilievo di un passato mai dimenticato o di un futuro ancora da scoprire. Ma più di questo c’è l’amore per la propria città, il proprio quartiere, la propria via o per la propria casa.

Queste sono le ragioni che hanno guidato la scelta di un gruppo di amici di creare il distretto Area Porta Romana, che verrà presentato al pubblico durante la Milano Design Week 2018, uno degli appuntamenti più attesi e di maggior richiamo per la città, con l’organizzazione di diversi eventi su tema del design finalizzati alla riscoperta della zona.

Sarà quindi possibile visitare alcuni degli spazi più noti dell’area come la Rotonda della Besana dove verrà presentata una mostra sulla condivisione e gli spazi pubblici dal titolo “design for reading”, ma anche luoghi meno conosciuti e solitamente poco accessibili al pubblico come l’archivio storico della manifattura Ascoli Bottoni, che aprirà i battenti il 18 aprile.

Sono stati poi organizzati dei “Giri di architettura” a tema e delle presentazioni guidate in alcuni luoghi di interesse artistico, religioso e storico: il Giardino della Guastalla con visita al parco monumentale e agli alberi secolari; la mostra “City Jungle Design” a cura di una giovane architetto presso MiMade in Corso di Porta Vigentina; l’apertura del laboratorio Castrovilli con la mostra “al lavORO” Trame tessute, dove tradizione e modernità convivono; infine la possibilità di visitare la Sinagoga di Corso Lodi e la Moschea di Via Meda, con una passeggiata tra i due templi, il 22 aprile dalle 11 per conoscere la storia di due centri di fede molto attivi nel dialogo interreligioso.

Anche molti degli esercizi commerciali, botteghe artigianali, sedi di istituzioni parteciperanno alla realizzazione di questo progetto con l’esposizione di prodotti di design, di artigianato e di architettura. Non si può non menzionare il supporto fondamentale dei comitati di quartiere CO4, Portaromanabella, Raggio Crocetta e Amici della Guastalla.

Infine due associazioni collaboreranno con il progetto Area Porta Romana: Portamipermano dove venerdi alle 16,30 si svolgeranno delle letture per bambini e Aiutiamoli Onlus con la manifestazione “FUORI fuoco: Obiettivo CENTRATO”, mostra del primo corso di fotografia digitale per giovani appassionati.

La redazione di TheWProject è lieta di annunciare con orgoglio di essere stata inserita come media partner del distretto Area Porta Romana e ci auguriamo di poter fornire un valido supporto a tutte le iniziative che ci verranno proposte dai sostenitori del progetto.

Due case per due passioni

(di Antonella De Lucia)

DUE CASE PER DUE PASSIONI

L’artista messicana Frida Kahlo, conosciuta in tutto il mondo, e suo marito, il muralista Diego Rivera, hanno vissuto la loro lunga e travagliata storia d’amore in due case dove la loro passione artistica si conciliava con la vita domestica.

La casa in Messico è considerata un elemento importante della vita quotidiana, in più le condizioni climatiche e il paesaggio ne hanno condizionato in modo determinante l’architettura. Molte sono le caratteristiche che accomunano le residenze messicane dove la distribuzione degli ambienti contribuisce a rendere labile il confine tra interno ed esterno. Le aree verdi e l’immancabile patio dove prendere il fresco, le linee regolari e geometriche nelle strutture, i porticati, l’utilizzo di materiali naturali per integrarsi con l’ambiente circostante e l’uso tradizionale di colori vivaci sia all’interno che all’esterno contraddistinguono l’architettura messicana tradizionale come quella moderna.

La prima casa di Frida, progettata dall’architetto Juan O’Gorman caro amico di Diego, viene edificata in un’area sita in Calle Álvaro Obregón a Città del Messico, nel quartiere di San Ángel, nei primi anni 30’. La struttura è realizzata con forme cubiche e innovative per l’epoca e l’uso razionale della luce e degli spazi si adatta alle esigenze dei due artisti consentendo loro di lavorare insieme senza interferenze reciproche.

Fu la prima costruzione di Città del Messico che rifletteva l’architettura moderna razionale e funzionale europea senza trascurare gli elementi tipici della tradizione messicana. La casa si sviluppa in due edifici distinti in acciaio e calcestruzzo, uno blu per Frida e uno rosso per Diego, uniti da un passaggio sospeso a sottolineare la loro unione.

Ma è proprio qui che si consumò la triste separazione tra i due artisti. Poco tempo dopo il loro amore mai sopito li portò a celebrare un nuovo matrimonio e a rìtrasferirsi a vivere nella casa di Coyoacán dove Frida era nata e cresciuta.

E’ questa la famosa Casa Azul, che oggi ospita il museo di Frida Kahlo e dove sono conservati i suoi disegni, i suoi quadri, i suoi oggetti personali e le sue ceneri.

L’edificio rappresenta una casa tradizionale messicana realizzata nel 1904 dal padre dell’artista: tutte le stanze si affacciano sul vasto patio a delimitare uno spazio fresco e in ombra dove si svolgono piacevoli momenti di ritrovo e di relax; qui si trovano vasi di fiori e aiuole di piante, reperti archeologici o tradizionali, sedute e tavoli dove ricevere gli ospiti di passaggio. Gli ambienti interni sono spaziosi ed illuminati da numerose portefinestre che creano un continuum con l’esterno.

Frida e Diego apportarono poi alcune modifiche all‘impianto originario per creare quegli spazi personali di autonomia e comunione a cui erano abituati nella precedente dimora. Il giardino fu arricchito di piante locali e fu realizzata una fontana per creare un armonioso legame con la natura del luogo. La scelta dei materiali naturali e dei colori vivaci per le pareti conferma la loro volontà di mantenere un forte legame con la tradizione architettonica messicana.

Sono sempre lì le due case, a Città del Messico, a poca distanza tra loro. E come testimoni inconsapevoli di una lunga passione artistica e sentimentale riescono ancora ad affascinare migliaia di turisti.

(photo da web)

La Cà Brutta

(di Antonella De Lucia)

A Milano c’è una casa, una casa di sette piani, una casa sproporzionata, una casa senza armonia, una casa diversa che, ai primi del Novecento, diede scandalo.

Arrivati in piazza Stati Uniti d’America non si può non notarla: sulla curva di via Moscova sorge dal 1922 la “Cà Brutta”, come venne soprannominata dai milanesi borghesi e dagli architetti della vecchia scuola.

Giovanni Muzio, giovane architetto milanese presso lo studio V. Colonnese, P.F. Barelli, ebbe la possibilità di gestire il progetto liberamente, riuscì a conciliare le nuove esigenze abitative con la tradizione classica. La casa fu la prima opera importante che realizzò nel dopoguerra e dove visse fino alla sua morte nel 1982.

La tipologia del condominio, lo sfruttamento massimo dell’area a disposizione, il recupero immediato dei capitali investiti rappresentarono per Muzio una sfida che purtroppo sin dai primi mesi non fu apprezzata, anzi contestata, così avversata che molti provarono a far sospendere i lavori di costruzione. In occasione della rimozione delle impalcature la polemica scatenò la stampa e i cittadini della borghesia milanese che la soprannominarono appunto “Cà Brutta”, con un’espressione tipicamente milanese.

Per capire lo spirito che aleggiava intorno alla costruzione, il corrispondente milanese della rivista “Architettura e arti decorative” Paolo Mezzanotte scrisse che la casa seppur lontana “dalla tronfia volgarità e dalla banalità melensa di troppe architetture di cemento, vuole però ispirarsi alle fonti classiche e…. sembra mancare precisamente, in un tormento di linee e modanature, della dote peculiare delle architetture classiche: di serenità…”

Muzio infatti volle rivoluzionare le regole classiche dell’architettura che avevano caratterizzato fino ad allora gli edifici milanese: utilizzò una gabbia di cemento su cui impostò le facciate classicheggianti dove le colonne, le nicchie, gli archi, le modanature erano ridotti a forme geometriche pure.

L’intento fu modernizzare e rendere contemporanea la classicità utilizzando sapientemente materiali della cultura classica come il marmorino, il travertino, lo stucco francese, ma anche del colore che dal grigio scuro sfuma nel bianco.

Ma la sua modernità non si ferma all’aspetto esteriore; sono gli interni a riscuotere maggior successo: gli appartamenti sono spaziosi ed eleganti, luminosi e decorati, scanditi in ampi locali e corridoi di servizio, ma soprattutto funzionali e provvisti di tutte le comodità moderne come le cantine, i garage, ascensori e montacarichi. I più richiesti sono gli attici dell’ultimo piano che dispongono di lunghe terrazze con vista sui tetti di Milano. In uno di questi risiederà lo stesso Muzio fino alla sua morte, nel 1982

Così la “Cà Brutta”, con il trascorrere degli anni, riconquista il cuore di coloro che l’avevano denigrata definendola troppo grossa, troppo alta, troppo brutta. Il suo travagliato esordio si arricchisce di aneddoti e la sua storia viene narrata nei libri di architettura e sulle guide di Milano. Chi passa sotto le sue finestre non può fare a meno di fermarsi ad ammirarla e a fotografarla.

Nel 2013 è partito un cantiere per il restauro dell’edificio per salvaguardare la pittura delle facciate e per lo smaltimento dell’amianto, finalizzato a conservare l’autenticità del manufatto e restituirgli il suo splendore originario seguendo un progetto redatto dall’architetto Giovanni Muzio, nipote e omonimo del grande Muzio.

Ecco allora che la “Cà Brutta” brutta non lo è più, risorge, ma il suo soprannome resta, quel soprannome che l’ha resa così favolosa da diventare parte della tradizione milanese, un luogo di interesse architettonico, quasi alla pari di chiese o musei.

(photo da web)

Ultra Violet

(di Antonella De Lucia)

La proposta di Pantone per il colore del 2018 è il Codice 18-3838: ultra – violet, una tonalità di viola/blu simbolo di originalità e creatività.

Il viola prende il nome dall’omonimo fiore di cui descrive il colore.

Nasce dall’unione dei colori primari rosso e blu; il rosso rappresenta forza, amore ed energia mentre il blu calma, saggezza e malinconia: caratteristiche opposte che si attraggono fondendosi nel viola.

Trovandosi al limite estremo dello spettro cromatico ed essendo l’ultimo colore percepito dall’occhio umano, è sempre stato permeato di mistero e magia tanto da diventare un colore di spiritualità e metamorfosi.

Le pietre viola come il quarzo ametrino, l’ametista o la kunzite favoriscono la meditazione ascetica e spesso vengono utilizzate nella cristalloterapia. Hanno il potere di aiutare ognuno di noi a svuotare la mente per raggiungere la visione più chiara di chi si è realmente e possono facilitarci ad allontanare le cattive abitudini.

Chi predilige il viola ama sentirsi libero ed attirare la simpatia e l’ammirazione del prossimo, cura molto l’aspetto fisico, è dotato di comunicativa e riesce ad immedesimarsi negli altri. Ama le sensazioni forti, è intelligente, umile e saggio.

Questa tonalità è sempre stata ritenuta capace di accrescere le facoltà creative e la fantasia tanto da far nascere l’assioma: chi ama il viola ama l’arte.

Nel Medioevo il colore viola per il cristianesimo è stato accomunato alla penitenza e al dolore (lo si indossa ancora oggi per le cerimonie religiose durante la quaresima). Questa è anche la ragione per cui nello spettacolo gli attori non indossino mai abiti di queste tonalità: durante la quaresima erano infatti proibite le rappresentazioni teatrali e gli attori non potendo esibirsi non guadagnavano nulla.

Ha invece una connotazione di potere e prestigio per Re e principi, che sia negli abiti che nelle pietre preziose utilizzavano questo colore per far risaltare la loro supremazia e la loro autorevolezza.

Imperativo per quest’anno sarà quindi osare: indossare il viola nelle sue svariate sfumature, sentirsi ricercate ed ammirate, forti e libere con un pizzico di umiltà e snobismo.

La bottega creativa di Elena

(di Antonella De Lucia)

Manualità e creatività sono due attività strettamente interconnesse tra loro: più esercitiamo la manualità e più sviluppiamo la creatività e la capacità di saper fare.

All’interno del laboratorio di Elena Parenti possiamo trovare tutto ciò che serve per dare libero sfogo alla nostra fantasia creativa; l’occorrente per realizzare decorazioni per la casa, bomboniere per il matrimonio e ornamenti natalizi è affiancato dai corsi specifici di tagli, cucito, ricamo, maglia e decoupage che si svolgono periodicamente in bottega.

Ghirlande, lanterne, cuscini, tessuti, nastri, pizzi e candele fanno bella mostra di sé in un caleidoscopio di tinte pastello che non possono che attirare lo sguardo già dalla vetrina. Le novità e i pezzi originali non mancano; ogni particolare è studiato con gusto e la libertà di scelta non ha limiti.

Elena, dopo gli studi presso un istituto d’arte, si è dedicata alla gestione del negozio di abbigliamento di famiglia. Nel tempo libero ha però coltivato e migliorato la sua preparazione seguendo corsi specialistici fino al conseguimento di una abilità finalizzata all’insegnamento e all’apertura di un piccolo spazio solo suo.

Dal 2013 il suo sogno si è concretizzato nella Bottega creativa di Elena, il regno per tutte le amanti del fai da te e dei lavori creativi, in via Vittorio Emanuele 12 /A a Lazzate, in provincia di Monza e Brianza. L’atmosfera che si respira ricorda le antiche mercerie, ormai inesorabilmente scomparse, dove si andava con la nonna a cercare quel particolare bottone o pizzo per rifinire il vestitino della bambola preferita, con il contorno dei profumi degli oggetti in legno o in paglia e delle candele aromatizzate.

A coronamento del suo successo lavorativo, Elena, mamma e moglie, mi ha mostrato con orgoglio una foto del suo matrimonio con Riccardo, il 4 giugno del 1989, in cui la sposa indossa un sobrio e vaporoso abito bianco de Le Spose di Giò.

E come da tradizione non si può che ripetere: “…la sposa era bellissima”.

elenaparenti65@gmail.com

www.elenacrea.com

Farage Cioccolato a Milano

(di Antonella De Lucia)

Le vetrine di Farage Cioccolato a Milano, nel cuore del quartiere Brera, riflettono la passione per lo stile francese e la cura del particolare propri della proprietaria: Lina, che con maestria cucina prelibatezze dolci e salate, che hanno il potere di attrarre all’interno il passante, soggiogato da ciò che vede e assapora.

La posizione della Cioccolateria, in via Brera n°5 appunto, a pochi passi dall’ Accademia di Belle Arti e dalla Pinacoteca di Brera, ha finito per creare uno stretto legame tra cioccolato ed arte. Tutto il quartiere ha un passato ricco di storia e di legami con il mondo artistico. Poeti, scrittori, musicisti e pittori di fama mondiale hanno passeggiato per queste vie strette o soggiornato nei fastosi palazzi che dominano le strade come Manzoni o Hayez, solo per ricordarne alcuni.

Quale migliore occasione allora per trasformare un ambiente dedicato alla dolcezza in una galleria d’arte. Proprio in questi giorni da Farage Cioccolato sono esposte le opere artistiche di Carola Castagna: sculture in terracotta che rappresentano teste di donne i cui copricapi caratterizzano la loro etnia. Sagomate nell’argilla e poi cotte, acquistano la colorazione tipica del cotto che ad un occhio inesperto ricorda quasi il cioccolato.

 

 

 

 

 

 

L’artista, da un percorso cominciato con il disegno dal vero, si è poi avvicinata alla scultura e al mondo della ceramica per poter esprimere in tre dimensioni le sue conoscenze di anatomia artistica ed infine sperimentare la lavorazione dell’argilla con il suo imprevedibile risultato dovuto alla cottura.

Chi ama il cioccolato non può fare a meno di coccolarsi con una dolce pausa in questo locale sobrio e accogliente per ammirare le splendide Donne di Carola Castagna, sorseggiando una cioccolata calda con lamponi o assaporando un brigadeiro preparato dalle mani sapiente di Lina Farage.

 

 

 

 

Arte, dolcezza, passione e amore sono i semplici ingredienti per creare quell’atmosfera di romanticismo che si respira fuori e all’interno del bistrot Farage; un piccolo angolo da sogno dove una promessa di matrimonio o una dichiarazione d’amore trovano lo scenario ideale.

Design d’estate

(di Antonella De Lucia)

L’ occasione per tornare a parlare di design mi è arrivata sotto forma di invito ad un sobrio e tranquillo incontro estivo che racchiudeva in se l’inaugurazione di un piccolo showroom di design e la presentazione di alcuni creativi emergenti.

 

 

 

 

 

All’ombra di un vecchio albero di ficus si è svolta ai primi di luglio di quest’anno L’estate di Sillabe; tre giornate di esposizione per presentare arredi, tessuti e oggetti di firme distinte. I protagonisti che hanno deciso di collaborare unendosi in un unico evento sono stati Luca Baroni , designer e cuore pulsante di Sillabe, che firma una raccolta di tavoli ed elementi di arredo in legno e metallo, Ilaria Novembre, architetto con la passione per il restyling di imbottiti con la serie anni ‘50 ed infine Elena Vida che con il progetto Italia e Africa si incontrano in WAX MAX ha realizzato una collezione di abiti, accessori e arredi realizzati da laboratori come la sartoria del carcere di San Vittore utilizzando tessuti africani.

 

 

L’idea dell’evento era quella di una collaborazione tra designers che progettano e producono prodotti coniugando lavorazioni tradizionali ed artigianali con l’uso di materiali più diversi, con il fine di realizzare degli arredi o degli accessori che possano raccontarci delle storie, anche individuali. Ciò risulta possibile solo attraverso uno sguardo più globale sul mondo del design e non solo.

 

 

 

 

 

Lo studio di Sillabe Design, in via dei Pellegrini 6 a Milano, è un piccolo locale dai soffitti alti sito in una tranquilla via nella neo nata Area Porta Romana (Areaportaromana.com), uno spazio showroom nel quale oltre a trovare esposte le creazioni di Luca Baroni, si studiano progetti di arredo su misura eseguiti con materiali diversi, di qualità , eseguiti da maestri artigiani , tutte caratteristiche che rispecchiano lo spirito del mondo di Sillabe.

Indole di questo spazio è di essere un luogo in cui vedere, scoprire e scegliere oggetti per arredare gli spazi abitativi consentendo di usufruire di una vasta gamma di possibilità.

 

 

Sillabe design nasce da un’idea di Luca Baroni che dopo la Laurea allo IED (Istituto Europeo di Design) e dopo varie opportunità lavorative in diversi ambiti del design ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza nel campo per creare una collezione di arredi per la casa, presentati per la prima volta nelle sale della Facoltà Teologica di Milano.

 

 

 

La collezione è diventata sempre più “labile” in quanto ogni arredo e la sua ideazione viene studiato appositamente in conformità delle esigenze del committente che può così essere libero di scegliere i colori e i materiali ma anche la destinazione funzionale e le dimensioni di ogni progetto che diviene un “unico”, quasi un pezzo sartoriale pensato per le sue più specifiche esigenze.

 

 

 

 

 

 

Tutto ciò nasce dall’interesse di progettare non più in modo esclusivo, per pochi, ma in modo inclusivo ossia per tutti; una soluzione che renda più agevole abitare spazi, ormai sempre più piccoli, ma che possano rispecchiare al meglio la personalità dell’utente.

Luca Baroni- Sillabedesign.it

Ilavia Novembre -Divanetto.it

Elena Vida – Waxmax.it

Areaportaromana.com

Luoghi, Leggende e Amore

(di Antonella De Lucia)

Come ci è stato raccontato dal grande Shakespeare, nel centro di Verona si trova il balcone da dove si affacciava la bella Giulietta per intrattenersi con l’amato Romeo; sul muro sottostante si scopre come gli innamorati abbiano lasciato messaggi e bigliettini sperando che la giovane Capuleti possa intercedere in loro favore.

Molti altri luoghi in altrettante città vengono eletti a custodi dei segreti amorosi di molte generazioni.

Terni ad esempio, eletta “citta degli innamorati” proprio perchè diede i natali a San Valentino festeggiato in tutto il mondo; Roma con il suo famosissimo ponte Milvio con i suoi lucchetti appesi ad un lampione, la cui chiave viene gettata nelle acque del Tevere. Pochi invece sanno che a Grazzano Visconti, nel piacentino, si richiede aiuto in amore alla dama Aloisa legando alla sua statua una rosa o un oggetto appartenuto all’innamorato o innamorata . Lei non ebbe fortuna in amore e si crede che il suo fantasma si aggiri ancora tra le mura del castello medievale aspettando il ritorno del suo cavaliere.

Tornando indietro nel tempo molte sono le leggende sugli innamorati o sugli sposi, ma quella che più mi ha colpito la mia fantasia è stata quella che racconta come legare ad un albero particolarmente suggestivo dei nastri con piccoli oggetti possa servire a ricordare un amore passato o a favorirne uno appena sbocciato.

Eccomi allora a prepararne alcuni per proteggere e custodire le promesse d’amore dei futuri sposi che visiteranno “Mi vuoi sposare?” la fiera dedicata al matrimonio che si svolgerà a Pizzighettone il 7 e l’8 di ottobre 2017.

“Petali” nella vecchia Milano

(di Antonella De Lucia)

Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe.”

Questa famosa citazione attribuita a Buddha mi ha colpito molto perchè racchiude in sé la vera essenza della bellezza dei fiori e l’importanza che viene a loro attribuita. Non solo sono ammirati per il loro arcobaleno di colori e la varietà di specie , ma anche per gli aromi gradevolissimi che spesso emanano.

La linea ed il portamento, il colore e la forma, la tonalità e il profumo sono le caratteristiche più evidenti di questo miracolo della natura.

Questo è sicuramente il motivo per cui ognuno di noi si sofferma ad ammirare una vetrina fiorita, un angolo cittadino dove è possibile , anche se per poco, avvicinarsi e portare via con se un piccolo miracolo.

Il negozio “ Petali” in via Muratori 3, angolo via Botta, a Milano offre una grande varietà di specie nelle diverse stagioni dell’anno con lo scopo di soddisfare i molteplici gusti degli appassionati.

La signora Mirna ( Maria Angela Sgarbati), con fare pacato e gentile, da esperta padrona di casa mi introduce nel suo piccolo angolo di paradiso che da diciassette anni gestisce con maestria, estro ed eleganza

 

 

 

 

 

 

Vasi di vetro, cesti di vimini, vecchie pentole di alluminio, canestri in ferro, cachepot di ceramica ed oggetti di uso comune sono sparsi per terra e appoggiati su consolle o tavolini in un voluto disordine che ricorda una vecchia serra inglese. Perché è proprio questa la meraviglia del negozio della signora Mirna: si ha l’impressione di entrare in una stanza privata dove una collezione di suppellettili antiche fa da cornice ai veri protagonisti dell’ambiente: i fiori.

 

 

La nostra chiacchierata indugia poi su alcuni aneddoti della sua passata esperienza come quando, negli anni novanta, si diffuse la moda di decorare le case con composizioni di fiori secchi, molto più duraturi e meno dispendiosi, oppure quando per i matrimoni in campagna, secondo la tradizione contadina, il bouquet della sposa era composto da fiori freschi ed erbe aromatiche.

Scopro che anche in questo settore la moda impone i suoi diktat : le tendenze di questi ultimi anni puntano all’accostamento del bianco e del verde , anche se il fiore prediletto rimane sempre la rosa, in tutte le sue tonalità di colore.

 

 

 

 

Un mazzo di fiori o una composizione fiorita hanno sempre la capacità di attirare l’attenzione, mantenendo un equilibrio armonioso tra le diverse specie che li compongono come a ricreare un’opera d’arte naturale.

 

 

 

 

 

 

 

Marc Chagall da grande estimatore affermava che : “L’arte è lo sforzo incessante di competere con la bellezza dei fiori e non riuscirci mai.”

Sposarsi in Friuli- Venezia Giulia

Si inaugura, con il Friuli- Venezia Giulia, una serie di articoli/guida, dedicati alle spose di ogni regione, con una selezione di operatori del wedding di eccellenza. Ecco gli spunti della nostra corrispondente Arianna Del Rizzo

(di Arianna Del Rizzo)

LA SPOSA TRADIZIONALE
Chiudete gli occhi e lasciatevi accarezzare dalle immagini di un
luogo di confine, dove il sole al tramonto illumina le montagne
dolomitiche e la brezza del mare solletica il vostro volto, il
tutto accompagnato da distese di verdi colline, dove il profumo
dell’uva inebria i vostri sensi…
e nel piccolo borgo medioevale di Sesto al Reghena (PN),

nell’imponente abbazia di Santa Maria in Silvis –
www.abbaziasestoalreghena.it , fondata nel 730-735 da tre nobili
longobardi provenienti dalla città di Cividale (UD), attorniata da
affreschi della scuola giottesca e riminese, la sposa fa il suo
ingresso accolta dalle festose note della marcia nuziale.
E lassù, in cima alla ripida gradinata che porta al presbiterio,
affacciato alla balaustra, il suo sposo la segue impazientemente
con lo sguardo di chi attende colei che gli ha rubato il cuore.
Per questo importante giorno, la scelta dell’abito è stata una
reale conseguenza della tradizione familiare.

 

 

 

Nel rispetto del luogo e stile della cerimonia, il pizzo e il velo
creano quel filo di congiunzione tra le donne della famiglia e
inneggiano all’eleganza che solo questi materiali sono in grado di
trasmettere a colpo d’occhio, come le abili mani sartoriali
dell’atelier di Barbara Beltrame a Udine – www.barbarabeltrame.it
che sanno dar vita a veri e propri capolavori.
Abiti eleganti, raffinati e creati interamente in Italia, partendo
da un’accurata selezione di tessuti pregiati di altissima qualità.
A ogni sposa corrisponde un abito e a ogni abito il suo bouquet…

 

 

 

In questa cornice da sogno, peonie e rose inglesi s’inseriscono
elegantemente nel contesto per renderlo armonioso e piacevole agli
occhi e all’olfatto, per merito del loro inebriante profumo.
Fiori pregiati e delicati che vengono magnificamente elogiati
nella creatività e abilità tecnica di Eliana Pezzutti di
Fiorissimo – florist designer – Azzano Decimo (PN) –
www.fiorissimo.it . Opere d’arte che sanno soddisfare anche la
clientela più esigente.

 

E ora, quando il “Sì” di questi due giovani sposi ha unito le loro
vite, è il momento di salire a bordo della lucente Bentley e
percorrere le soleggiate strade che li porteranno nella fantastica
cornice di Villa Brandolini d’Adda, Sacile (PN) – www.vistorta.it

 

 

 

Immersa nella campagna friulana, la villa si trova al centro di un
immenso parco con prato all’inglese, dove sorgono secolari alberi
di conifere e latifoglie e circondati da canneti, sono stati
creati specchi d’acqua per rendere il paesaggio ancor più
affascinante e suggestivo.
Antichi sapori della cusine furlanâ esaltano il palato abbinati a
pregiati vini della tenuta Brandolini, il tutto servito nella
cornice del vecchio granaio ristrutturato, dove il legno e le
antiche mura in sasso la fanno da padrone.
Un ambiente che accoglie e trasmette calore nella sua semplicità e
bellezza…
e un team di chef, Le Troi Chef Catering – Pordenone –
www.letroichef.com , che nell’anima di Walter Rossi, porta nei
suoi piatti la tradizione della terra ad alti livelli, con la
passione e il cuore di chi, del suo lavoro, ne fa una vocazione e
al quale si dedica con creatività e dedizione.

 

 

 

 


Non possiamo che concludere questo meraviglioso viaggio,
lasciandoci ammaliare e ingolosire dalla splendida Wedding Cake,
americana alla vista ma rivisitata al suo interno secondo la
tradizione italiana…
per opera di Marica Parisini – May’s Bakery – Pordenone –
https://it-it.facebook.com/maysbakerycupcake/ , instancabile
perfezionista del cake design.
La pasta di zucchero è il suo pane quotidiano ma con la sua
creatività e bravura, sa trasformare anche la tradizione
pasticcera italiana in qualcosa di assolutamente sorprendente!

 

 

Grazie alle abili mani di due giovani e intraprendenti fotografi,
Thomas Chiaranda e Guglielmo Gregoris di Studio Details – Maniago
(PN) – www.studiodetails.it , il ricordo di questa giornata
resterà indelebile nelle vostre menti e mentre sfoglierete le
pagine del libro con impressi i volti e i sorrisi di chi ha
condiviso con voi questa gioia, nella vostra mente faranno
capolino nuovi progetti che hanno un’unica direzione… guardare
insieme, verso la stessa meta.

 

E ora aprite gli occhi e portate nel cuore tutte le emozioni che
questo incantevole viaggio ha saputo donarvi…
PHOTO CREDITS
1. Abbazia Santa Maria in Silvis: Studio Details –
www.studiodetails.it
2. Barbara Beltrame Atelier: Al Bruni Photographies –
www.albruni.com
3. Fiorissimo: Studio Details – www.studiodetails.it
4. Villa Brandolini d’Adda: Gap Eventi – www.gapeventi.it
5. Le Troi Chef Catering: Steff Decò – www.steffdeco.com
6. May’s Bakery: May’s Bakery – https://itit.
facebook.com/maysbakerycupcake/
7. Studio Details: Studio Details – www.studiodetails.it

Vanessa Beecroft- Polaroids 1993.2016

(di Antonella De Lucia)

Artista italiana, dalle molte sfaccettature, realizza soprattutto delle performance in cui crea delle coreografie di corpi femminili dove cerca di esprimere la ricerca ossessiva della bellezza e della perfezione in contrapposizione con la sofferenza che questa ricerca genera.

20161124_145953

In occasione della prima edizione del Photo VOGUE Festival a Palazzo Reale di Milano, nelle stanze del Principe, vanno in scena delle sue fotografie ed alcune sue sculture centrate sull’identità femminile

Il maggior numero delle polaroid ritrae sguardi di donne con il viso dipinto o velato a sottolineare la perdita dei connotati fisici quasi a privare il volto della sua identità e unicità.

20161124_15035520161124_150150

La femminilità è quindi il perno centrale attorno a cui ruota la mostra e tutto il lavoro dell’artista e non potrebbe essere più attuale in questo momento in cui la donna è sempre più presente nel mondo del lavoro e dell’arte, ma anche nelle cronache giornalistiche , che quasi ogni settimana ci raccontano delle violenze inflitte su esse.

 

Vanessa Beecroft, Palazzo Reale dal 24 al 29 novembre 2016

“Bellotto e Canaletto- Lo stupore e la luce”

(di Isabella De Rorre)

La conferenza stampa

Il 18 ottobre 2016 si è tenuta alle Gallerie D’Italia di Piazza Scala a Milano la conferenza di presentazione alla stampa della Mostra “Bellotto e Canaletto- Lo stupore e la Luce“.

20161018_111259Dalle parole del Professor Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, è trasparso immediatamente come la mostra non voglia stabilire un primato dell’uno sull’altro, ma esaltare due identità grandi e autonome, quasi complementari fra loro e di valore artistico inestimabile. Alcune opere del Bellotto, che fu allievo del Canaletto, suo zio, emulano con tale perizia quelle del maestro da rendere talvolta quasi indistinguibili anche ad un esame attento le opere dei due artisti. Longhi del Canaletto scrisse che questo artista ha rappresentato: “la certezza illuministica di una verità assoluta”, e questo è uno stimolo importante di ordine culturale e per affrontare con occhi attenti la visita alla mostra stessa.

 

 

 

 

 

20161018_112212Il Sindaco di Milano, Dottor Giuseppe Sala, ha ribadito il ruolo fondamentale di Gallerie D’Italia per Milano e per l’arte e per quello che nel 2016 la città lombarda vuole essere: un’apertura internazionale con la forza di progettare il futuro al suo interno. Milano, nelle parole del sindaco, “fa Milano” cioè quello che sa fare, lavorare e produrre. Ma si è votata ad una rinascita intellettuale, culturale, artistica, che all’operosità e al concetto di “milanesità” esaltato dal Manzoni, finalmente si accompagna.

 

 

 

 

 

 

 

20161018_112934La curatrice della mostra, Dottoressa Bozena Anna Kowalczyk, ha ribadito come questo progetto si sia potuto realizzare solo grazie a prestiti importanti di opere d’arte. Per questo la mostra assume un significato europeo. Fattore ancora più significativo se rapportato ad una città come Milano, che sta vivendo un Rinascimento culturale importantissimo, e che prova interesse per le culture, per rappresentarle e viverle. E a ribadire il legame dell’arte con Milano, sta l’esperienza del Bellotto, giovanissimo pittore indipendente che arriva nel capoluogo lombardo nel 1744 per soggiornarvi un anno, nel  momento in cui la città sta diventando capitale dell’Illuminismo.  La mostra vuole rivelare la personalità artistica ed intellettuale del Bellotto, che nei paesi dell’Est è più rinomato del Canaletto stesso, presentando questo artista che aveva nella sua casa anche una stamperia e una ricca biblioteca archivio con un documento che rappresenta la sua dichiarazione di intenti, a lungo studiato ma sottovalutato.  Canaletto è dedicato nell’uso della luce, e ha il merito immenso di costruire una gabbia prospettica. Bellotto arriva alla bottega di Canaletto quando questa struttura è costituita e solida, e vi introduce la sua visione realista, monumentale. Comprende la realtà delle cose, il loro peso, e li esalta nella sua pittura.

 

 

Perchè visitare la mostra

1.Come per tutti i grandi eventi proposti da Gallerie D’Italia, la mostra rappresenta una occasione per conoscere e apprezzare questi grandi artisti la cui produzione è stata selezionata con ricerca e analisi attente . 2.I visitatori si troveranno di fronte a due vedutisti con, come anticipato, forti identità distinte e percorsi artistici definiti e di importanza fondamentale per la storia dell’arte. 3.Chi ha già avuto la fortuna di vedere alcune opere nei musei da cui provengono le vedrà sotto una luce nuova, anche letteralmente, scoprendo nuovi particolari e soffermandosi magari su punti di vista anche prospettici prima non considerati. 4. Le vedute, i monumenti, le luci rappresentate nei dipinti rispondono a quelle esigenza di bellezza anche inespressa o non riconosciuta magari, ma che è insita e propria del genere umano. Dobbiamo continuare, o tornare o cominciare, a nutrirci di bellezza, a guardare con occhi nuovi arte, letteratura, e a lasciarcene conquistare. 5- La mostra offre l’occasione per visitare la sede Museale di Intesa Sanpaolo, prima sede storica della Banca Commerciale Italiana, e dei Palazzi Anguissola Antona Traversi, e Brentani; un viaggio nell’arte dell’Ottocento e del Novecento unico e che non potrà lasciare indifferenti.

BELLOTTO E CANALETTO Lo stupore e la luce- Gallerie D’Italia Piazza Scala -25 novembre 2016/ 5 marzo 2017

 

La tavola della Sposa- tradizione e design

(di Antonella De Lucia, Daniela Stella, Isabella De Rorre)

Come è la tavola di una sposa esigente? Quali sono le sue scelte di stile nella mise en place? theWProject ha provato ad immaginarlo, calandosi nella mentalità e nel carattere di una donna senz’altro contemporanea e appassionata di arte, di design, e architettura. Pronta a riutilizzare per dar loro continua nuova vita i servizi e i complementi d’arredo di famiglia; a sottolineare le linee pulite di uno stile che guarda molto agli anni Cinquanta e Sessanta, scaldandolo con il dettaglio del colore. Ecco il risultato di questa ricerca.

dsc_0897Bicchieri Baccarat; servizio piatti originale anni 60; posate Sambonet; calici Murano originali anni 60; tovaglioli in lino C&C

 

 

 

 

 

dsc_0932dsc_0920

Tavolo originale anni 50

dsc_0899

Quadro: opera di Sanja Milenkovic “Centre Pompidou”; vaso vintage originale anni 60

dsc_0895

Si ringrazia per la cortese ospitalità e l’affettuosa consulenza la Signora Alessandra Taglione Pediconi; per le tartine in gelatina Meriggi Gastronomica di San Donato Milanese.

(photo Luca Arnone)

I percorsi della Sposa Esigente- Villa Necchi Campiglio e “Moda di Carta”

(di J. March)

Se la nostra sposa, appassionata di design ma anche di architettura di arte e di moda, si avventurasse in questi primi giorni di novembre per le vie di Milano ed in particolare per quel disegno liberty che contraddistingue la Zona Palestro e la Via Mozart, potrebbe scoprire Villa Necchi Campiglio, gioiello razionalista dell’architetto Piero Portaluppi più tardi appesantita da arredi e ritocchi, ora tutelata dal FAI (Fondo Ambiente Italiano). In questa location così speciale è stata inaugurata il 19 di ottobre la mostra Moda di Carta, che presenta 30 abiti, completamente realizzati in carta con i loro accessori, dall’artista Isabelle de Borchgrave. theWProject ha visitato l’esposizione avventurandosi in un percorso ricco di fascino e di storia.

20161020_14584420161020_15015520161020_145724

Gli abiti, che ripercorrono la storia della moda partendo dal tardo ‘500 per arrivare al Novecento, sono capolavori inseriti ognuno nell’ambiente della Villa più consono ad esaltarne i colori e le caratteristiche.

20161020_15074320161020_150512

Il lavoro certosino dell’artista loro realizzatrice si nota in ogni plissé, e si esalta nell’assoluta mancanza di spilli cuciture e punti. Sono le mani della de Borchgrave che seguendo tecniche antiche assemblano, forgiano, danno forma a ogni capo, conferendogli aderenza storica e fluidità realistica.

20161020_15095220161020_150105

I tempi di realizzazione vanno dai 15 giorni al mese e più per gli abiti più ricchi e complessi (citiamo, uno per tutti, l’abito al primo piano di Elisabetta I).

20161020_150605

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Impossibile non restare affascinati da questa collezione che fa viaggiare nel tempo e nei cambiamenti di stile (si va dal bar dress di Dior che segnò l’avvento del New Look alla tunica di Coco Chanel, agli abiti stile Marie Antoinette e Anni 30 ai kimono), esaltando i fondamenti della moda.

20161020_15043020161020_15011520161020_15132820161020_150849

Visitare questa mostra (che si conclude il 31 dicembre 2017) è cogliere ispirazione continua per temi e contenuti , e dagli abiti e dalla villa, che resta un luogo magico, estraneo al clamore e alla frenesia milanesi, per offrire una pausa che è una gioia per gli occhi e per l’anima per il percorso architettonico e artistico che rappresenta. Non possiamo non citare, per ringraziarlo della disponibilità e sensibilità con cui ci ha preso per mano e accompagnato in questo viaggio, il Signor Marco Albertella, volontario FAI che ci ha dedicato il suo tempo per continuare a cogliere e coltivare la bellezza.

 

20161020_152841“Moda di Carta” Villa Necchi Campiglio Via Mozart, 14 Milano- Apertura al pubblico: dal mercoledì alla domenica- ore 10/18 orario continuato. Biglietto €. 12

 

I percorsi della Sposa Esigente- La Galleria Sozzani e David Seidner

(di Antonella De Lucia)

Al numero 10 di corso Como a Milano è nato nel 1991 il concept store voluto da Carla Sozzani: qui arte, cultura e commercio convivono sotto lo stesso tetto.
Il negozio al piano terra è una dei più famosi e visitati della città. L’abbigliamento, le scarpe e gli accessori più  fashion trovano qui la loro naturale collocazione.
La Galleria Sozzani, al piano superiore, ospita soprattutto mostre fotografiche come quella attuale dell’artista David Seidner (fino al 13 novembre, affettatevi se non l’avete ancora visitata), le cui foto sono presentate per la prima volta in Italia.

img-20160910-wa0014

img-20160910-wa0012
60 foto di moda, d’arte, ma soprattutto ritratti che ripercorrono la breve carriera dell ‘artista scomparso nel 1999.

img-20160910-wa0007
Anche il vicino book-shop vale una visita se non altro per accomodarsi sulle innumerevoli poltrone a sfogliare un libro di moda o di  architettura.

img-20160910-wa0010
La visita dello spazio non si può concludere se non salendo per una tortuosa scala a chiocciola che conduce al Roof Garden per godere della vista dei vecchi tetti di Milano sovrastati dalla nuova sky line ambrosiana.

 img-20160910-wa0009
Fai clic qui

The Love Affair

(di Claudia Bidasio)

Sognate un matrimonio creativo, fresco e fuori dagli schemi? Allora non potete perdervi la terza edizione di The Love Affair, l’evento dedicato al wedding non convenzionale. Sabato 22 e domenica 23 ottobre, le Officine del Volo di Milano saranno la cornice di questo interessante appuntamento, punto di riferimento sia per gli addetti ai lavori che per le coppie a caccia di novità.
Chiamarlo semplicemente fiera è troppo riduttivo: TLA è una vera fucina di idee dove trovano spazio non solo fornitori ma anche artigiani e sperimentatori. La parola d’ordine di questa edizione sarà Contaminazione, tema che caratterizzerà non solo gli allestimenti ma anche i numerosi workshop proposti. (photo da sito ufficiale The Love Affair)

Info
The Love Affair
Sabato 22 e domenica 23 ottobre 2016
Dalle 10.00 alle 23.00
Officine del Volo, via Mecenate 76/5 Milano

Una tavola gipsy

(di Antonella De Lucia)

Vuoi essere alla moda in questa estate 2016? Il mood gipsy è lo stile che fa il tuo caso: non solo chi possiede un animo nomade, ma anche chi vuole esprimere la propria voglia di libertà  ci si potrà identificare.
Abbandoniamo allora tutte le regole  e diamo spazio alla fantasia.  Il dictat dell’estate ci invita a mixare colori, stili e culture. I consigli su come allestire una tavola gipsy sono semplicissimi.

DSC_8977Bastano una tovaglia in pizzo, un servizio di piatti tutti differenti e colorati.

 

 

 

 

DSC_9372

 

Sedie spaiate come i bicchieri  e soprattutto tanti, ma tanti fiori di campo  di tante varietà diverse.

 

 

Per scovare tutto ciò che serve  un giro per i mercatini dell’antiquariato è d’obbligo: quello sul Naviglio di Milano è  fornitissimo come quello sotto ponte Milvio lungo il Tevere a Roma.

IMG-20160723-WA0013 IMG-20160723-WA0014 IMG-20160723-WA0015 IMG-20160723-WA0016
Se invece volete andare a colpo sicuro vi consiglio una visita alla catena di negozi Maisons du Monde dove lo stile gipsy è di casa.
Infine gli outlet di casalinghi possono riservare sorprese inaspettate. Trovato tutto quello che vi ispira, anche un semplice servizio di piatti bianchi della nonna  può acquistare un sapore gitano.
A completamento anche i cibi dovranno adeguarsi allo stile, e prevedere piatti con verdure colorate e spezie stuzzicanti. La stagione estiva ci viene decisamente in aiuto.

DSC_9474
Gipsy a tavola? Si grazie.

(Mise en place: Antonella De Lucia e Daniela Stella Vercesi- Allestimento Floreale: Coral Fiori e Interpretazioni- Foto allestimento e backstage: Luca Arnone- Foto piatti e vasi: Antonella De Lucia)

Fabbriche dei sogni

(Arch. Antonella De Lucia)

Nei bei tempi andati ad ogni donna, sin da piccola, veniva preparato il corredo di nozze. In bauli e ceste erano stipate lenzuola, asciugamani, coperte e tovaglie  alle quali si aggiungevano pentole, piatti, bicchieri ,posate e via dicendo : ecco la dote.
Oggi questa tradizione è quasi scomparsa ed al corredo, di solito, provvede la coppia.
Per consuetudine viene compilata la classica lista  nozze.  I più alternativi  preferiscono scoprire nuovi negozi per scegliere insieme quello che più piace.

IMG-20160201-WA0012
A tal proposito visitare i due grandi spazi  di High Tech e Cargo può rendere più agevole questo compito.  I due negozi, che si trovano in due ex opifici industriali a Milano, dispongono di una vasta gamma di prodotti professionali per la casa.

IMG-20160201-WA0014
Gli ambienti interni sono suddivisi per tema e vi è possibile trovare tutto ciò che può rendere confortevole il proprio nido d ‘amore. Dal più utile al superfluo ogni accessorio ha il suo posto e la varietà  si scelta è veramente ampia.

IMG-20160201-WA0011
Lo stile è assai ricercato e di design originale, in continua evoluzione e in linea con i cambiamenti dei gusti e delle mode.

IMG-20160201-WA0010
Vale veramente la visita e vi posso assicurare che non riuscirete ad uscire a mani vuote (anche se non avete in programma di mettere su casa in coppia ).

 

Mucha e l’Art Nouveau

(a cura dell’Arch. Antonella De Lucia)

IMG-20160302-WA0009

Nell ‘attesa dell ‘arrivo della primavera solitamente ci si appresta ad interrare nei vasi dei balconi fiori colorati,  quasi  a darle il benvenuto.  Le prime giornate di sole sono accompagnate tradizionalmente da un’aria di freschezza e da una gran voglia di rinnovamento.
È in questa atmosfera di rinascita della natura  che lo spirito di “Art Nouveau ” o “Jugenstill ” mi ha spinta a visitare, nel mese di marzo 2016, la mostra  al Palazzo Reale  di Milano  dedicata all’ artista  Alfons  Mucha: Alfons Mucha e lo spirito Art Nouveau.
Nato nel 1860 nella Repubblica Ceca, Mucha inizia sin da giovane  a dilettarsi nel disegno,  sua vera passione,  dipingendo soprattutto scenografie teatrali. Trasferitosi poi a  Parigi alla fine del secolo,  per motivi di studio,  si avvicina alla corrente dei pittori Art Nouveau.

IMG-20160302-WA0010

Comincia così il suo percorso fino a diventare uno dei maggiori esponenti di questo movimento.

IMG-20160302-WA0001
La mostra raccoglie molte delle sue opere di illuminazione che comprendono cartelloni pubblicitari, pannelli decorativi, calendari e copertine di riviste.  La famosa attrice  Sarah Bernhardt lo amava talmente   da commissionargli per anni i manifesti teatrali delle sue innumerevoli rappresentazioni

IMG-20160302-WA0011
Nei suoi disegni la protagonista assoluta è la donna che con forme sinuose,  abiti cascanti e molti, ma molti elementi floreali regala un senso di angelica leggerezza ed allo stesso tempo di sensualità.

IMG-20160302-WA0000
Cambia il secolo, tutto si rinnova,  il passato viene ripudiato.

IMG-20160302-WA0004
Accanto alle bellezze di Mucha, vasi, fioriere,  sedie e consolle ci ricordano che l’ Arte Nuova ha influenzato tutte le varie sfaccettature dell’arte.

IMG-20160302-WA0005
Allora non indugiate: per chi ha perso Milano, lo spirito Art Nouveau di questo straordinario artista rivive al Palazzo Ducale di Genova fino a settembre!

(foto Arch. De Lucia)

Se si tratta di scarpe

Se si tratta di scarpe (di Arch. Antonella De Lucia)

IMG-20160114-WA0006Marilyn Monroe recitava in una sua famosa canzone  che i diamanti sono i migliori amici della di una donna.  Non la si può certo  contraddire, ma cosa dire allora delle scarpe?
A loro favore hanno il vantaggio di essere meno costose di un diamante  e siccome non durano per l’eternità possiamo sempre comprarne di nuove
Questo è il motivo che mi spinge a visitare spesso un negozio vicino a casa : Brand Collection Outlet.

IMG-20160114-WA0010Entrare in questo piccolo loft arredato con gusto, fornito di  comode sedute e di ampie specchiere è un’esperienza da favola.
Cenerentola che indossa le scarpette di cristallo  prima di andare al ballo  deve avere  provato la stessa emozione.
La varietà di scarpe è ampia  ed è adatta ad ogni occasione : stivali, tronchetti, décolleté con tacco, ballerine e sandali.

IMG-20160114-WA0008Soddisfa le fantasie ed i desideri anche delle donne più esigenti.

IMG-20160114-WA0009

Un consiglio da amica: occhi spalancati per scovare la vostra scarpa ideale  ad un prezzo d’occasione.

Andar per musei- Il Poldi Pezzoli

Andar per musei- Il Poldi Pezzoli (di Antonella De Lucia)

Andare per musei e’ una delle attività che preferisco. Soprattutto, complice la mia passione per l’architettura, visitare case che sono state trasformate in musei mi riempie di aspettative e stupore. Il museo Poldi Pezzoli di Milano è una di queste dimore storiche che da luogo privato ha aperto le sue porte al pubblico.

IMG-20151229-WA0000L’occasione della ennesima visita è stata la riapertura della preziosa collezione di orologi dove si possono ammirare rari esempi della antica arte di misurare il tempo. Orologi da tavolo, da carrozza, da persona e pendole, sono raccolti in una sala nelle loro teche di vetro.

 

 

 


IMG-20151229-WA0006Molti sono veri e propri manufatti di gioielleria applicata all’orologeria.
Questa comunque è solo una delle meraviglie che si possono ammirare.

 

 

 

 

 

IMG-20151229-WA0011 IMG-20151229-WA0007 IMG-20151229-WA0003I vari ambienti della dimora ospitano dipinti i cui autori  attraversano diversi secoli, mobili antichi,  soprammobili di fattura pregevole e collezioni preziose di oggetti di diversa utilità.

 

 

 

 

 

 

 


IMG-20151229-WA0002 IMG-20151229-WA0004 IMG-20151229-WA0001

IMG-20151229-WA0013Tra di esse,  lungo un corridoio  illuminato del piano terra è possibile visionare una raccolta di manufatti di sartoria con fini ricami, pizzi , veli, ventagli e guanti da fare invidia ad una futura sposa.

 

 

 

 


IMG-20151229-WA0014Chi non ama le frivolezze ha la possibilità di entrare nella sala d ‘armi ed immaginarsi bardato come un cavaliere medioevale.
Sempre sullo stesso piano, nella sala adiacente, il museo ospita delle mostre temporanee.  In questo periodo sono esposti i dipinti della collezione Jucker “L’incanto dei Macchiaioli “, che vale la visita.

 

 

 

Istruzioni per l’uso : aprite gli occhi e le porte del cuore.

www.museopoldipezzoli.it

ECLISS: il regno del Natale

ECLISS: il regno del Natale (di Antonella De Lucia)

Questa rubrica si intitola “A occhi aperti ” ed immediata mi viene l’associazione  con quanto disse il grande Aristotele  nel Primo libro della Metafisica : noi preferiamo il vedere,  in certo senso,  a tutte le  altre sensazioni.
Infatti la vista ci fa conoscere più cose  di tutte le altre sensazioni  e ci fa comprendere anche le numerose differenze tra le cose.
Ecco spiegato come  anche solo vedere  uno spettacolo,  un panorama, una mostra  o più  nello specifico un negozio  ci apre degli orizzonti inesplorati.

IMG-20151224-WA0047
Pochi giorni fa ho visitato un negozio a Milano: Ecliss. Durante l ‘anno vende oggetti e mobili per la casa  in uno stile semplice ma ricercato mentre in questo periodo si trasforma in un meraviglioso ed incantato regno del Natale.

 

Ogni angolo del vasto spazio  racconta un diverso stile natalizio :il Natale argentato o dorato, quello alpino innevato,  quello bianco e rosso  con il caminetto accesso  e quello del presepe e dei villaggi in miniatura.

IMG-20151224-WA0049

Ogni ambientazione si sussegue all’altra in un continuo  stupore di meraviglie e la vista  rimane abbagliato dalle luci e dai riflessi  che la attraggono come  una calamita  con lo spillo. L’atmosfera è  estremamente ricercata e di tendenza e ogni sensazione  ne resta appagata tanto da sentirsi delusi dopo esserselo lasciato alle spalle.

IMG-20151224-WA0045
Vale la visita : saziati gli affamati del gusto.  Portafoglio alleggerito.

ECLISS HOME & DECOR Ripa di Porta Ticinese, 73, 20143 Milano- www.ecliss.it

 

A passeggio per Iseo

(di Isabella De Rorre)

Questione-di-Gusto

Pochi giorni fa, a passeggio per Iseo in una splendida giornata di sole, ci siamo imbattuti per caso in “Questione di Gusto”, bottega/bistrot aperta da poco meno di due settimane. E’ il caso di dire che l’intuizione di fermarsi per un aperitivo è stata felice, perchè il locale ci ha riservato più di una sopresa positiva. Prima di tutto, il suo titolare, Alessandro Fontana, giovane ma non di esperienza, che ci ha accolto e consigliato con simpatia discrezione e competenza, proponendoci un piccolo tagliere di affettati e formaggi, e una prima degustazione a base di Saten e Millesimato. E poi: un viaggio enogastronomico piacevolissimo, basato su prodotti del territorio di altissima qualità (come anticipato, il locale è anche vera e propria bottega con vendita diretta di una selezione interesantissima di formaggi e di salumi), all’altezza delle promesse iniziali.

le-degustazioni

Ha coronato il tutto un secondo tagliere di prosciutto cotto, crudo, e di formaggi Stilton, formaggella di alpeggio (scelti tutti personalmente da Fontana direttamente nel luogo di produzione) e altri che hanno via via esaltato il crescendo di bollicine (abbiamo scoperto che è una questione di pressione e di bollicine via via più fini) fino a un Millesimato di San Cristoforo che da solo sarebbe valso la sosta.

Tagliere-di-salum-e-formaggi

Alessandro ha una sua filosofia precisa: ricerca volta alla estrema qualità dei prodotti consigliati e massima attenzione nei confronti dei clienti, provando in prima persona vini e companatico; alla domanda se avesse studiato per conosere così bene i vini, la risposta è stata: “Ho sempre bevuto, poi ho studiato per capire cosa bevevo”.

Bicchieri-millesimato

Cortesia, disponibilità, competenza, entusiasmo, prezzi assolutamente onesti per vini affettati e formaggi di ottima qualità, sono secondo noi tutti presupposti che “Questioni di Gusto” ha per diventare un locale di successo. E noi siamo orgogliosi di essere stati fra i primi frequentatori. Se poi ci aggiungete che la vista è sul lago di Iseo, uno dei più begli scorci lombardi e non solo…beh, non indugiate e partite subito!

Iseo-panorama

“Questione di Gusto Bottega e Bistrot”- Via Repubblica, 4 Iseo presenti su Facebook al link: https://www.facebook.com/pages/Questione-Di-Gusto-Bottega-Bistro/1399515060302613?sk=info&tab=overview

 

Matrimoni e Pic Nic

Wedding Picnic: i parchi cittadini come location. (di Antonella Ravaglia)

Certamente, una delle mode del momento, è quella di fare il ricevimento di nozze con un picnic: informale, con uno stile romantico e anche un po’ retrò, tanto divertimento, aria aperta e buon cibo sono i denominatori comuni per questa festa, senza inoltre sottovalutare l’aspetto economico, con un risparmio che può arrivare anche fino al 50% rispetto ad un tradizionale ricevimento.
Le location ideali per questo tipo di ricevimento sono, ovviamente, strutture organizzate come casali in campagna, cascine oppure i giardini di ville private; anche il parco cittadino va bene, bisogna però ricordarsi, in questo caso, di chiedere al Comune di competenza, presso l’ufficio predisposto all’occupazione di suolo pubblico, quanto costi e se è possibile occupare una parte di parco cittadino per la vostra festa di nozze.

Vediamo quali potrebbero essere, in una città come Milano, i luoghi migliori per il vostro Wedding Picnic.
Sicuramente, il parco più famoso di Milano è il Parco Sempione. Realizzato alla fine dell’ottocento, con i suoi 386 mila metri quadrati di area verde, il parco è circondato dal Castello Sforzesco e l’Arco della Pace, all’interno troviamo l’Acquario, costruito per l’Expo del 1906, il Ponte delle Sirenette e il laghetto, con svariate varietà di piante. Se non avete timore della folla che lo occupa tutti i weekend, è sicuramente un luogo da non sottovalutare.

parco-sempione1

Spostandoci un po’dal centro troviamo il Bosco in Città nella periferia ovest verso via Novara. All’interno del parco troviamo la Cascina San Romano dove sono disponibili, su prenotazione, dei portici con tavolate e persino griglie per il barbecue.

bosco in città 4

Non molto distante troviamo il Parco di Trenno che, con la sua grande area per i picnic attrezzata con tavoli vicini fra loro è l’ideale per grandi compagnie.

I Giardini della Guastalla si affacciano su via Francesco Sforza di fronte all’Università Statale di Milano, sono tra i più antichi giardini pubblici. Lo stile barocco della vasca peschiera seicentesca, formata da due terrazzamenti comunicanti tramite scale e arricchita da balaustre in granito bianco, fanno di questo parco un autentico gioiellino tra i più apprezzati per un picnic intimo.

Ultimo ma non meno importante il Parco di Monza, uno dei parchi storici più importanti d’Europa. Impossibile non riuscire a trovare un angolo incantevole dove trascorrere una giornata in compagnia dei vostri amici e parenti nel giorno più bello della vostra vita. Tra installazioni artistiche, ville, cascine, mulini e animali è, sicuramente, uno dei posti migliori per dimenticarsi di essere in città.

picnic parco monza 2

Foto: www.comune.monza.it; www.ploonge.com; www.moitoi.it; www.comune.milano.it

Quattro itinerari Milanesi

(di Laura Canepa)

L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai. Lo diceva Audrey Hepburn, intramontabile icona di stile. Perché essere chic non è sono una questione estetica, ma qualcosa che viene più dal profondo, dall’anima. Da qui nasce il senso di questa rubrica. Regalarvi alcune idee per colorare le vostre giornate primaverili e sentirvi più belle!

In trepidante attesa per l’apertura dell’Expo fissata per il 1 Maggio, Milano accenderà i riflettori sulla più importante fiera internazionale di arte moderna e contemporanea, il MIART al via il 10 Aprile. Una tre giorni fitta di appuntamenti, un’occasione unica per chi ama farsi rapire dalla creatività, per conoscere le più prestigiose gallerie italiane e straniere. Non solo Italia ma Londra e New York, passando per Parigi e Berlino. Queste le capitali dell’arte che parteciperanno alla grande kermesse.

Dal 5 marzo al 12 aprile Palazzo Reale ospita Growing Roots una retrospettiva che ripercorre le dieci edizioni del Premio Furla attraverso le opere dei suoi vincitori. Tra pittura, scultura, installazioni, video e performance, Growing Roots non è solo un omaggio alla storia del Premio, ma un percorso per valorizzare idee e visioni di giovani artisti. La vera radice del nostro futuro.

Una visita a Palazzo Reale regala molte sorprese, una è senza dubbio il caffè letterario del museo. Un buen retiro per dimenticare il caos e la folla di piazza Duomo. Giacomo caffè possiede l’allure tutta francese di un bistrot parigino del Novecento, tavolini in legno scuro, specchi e lampadari dal sapore retrò. In un mondo in cui l’informazione viaggia in rete, la magia della carta stampata rivive nell’elegante salotto al primo piano. Qui è conservata la collezione completa dei cataloghi del museo libera per la consultazione.

Ma eleganza significa anche libertà di godere gli istanti e farsi ispirare. Questa è la filosofia del concept store “Wait and See” molto più di una boutique, uno spazio magico, ricavato da un ex convento nell’antica via Santa Marta. Abbigliamento, accessori, gioielli e pezzi vintage arrivano da lontano, dalla Francia alla California. Sono il frutto della appassionata ricerca che da tempo anima la designer Uberta Zambeletti, una vera e propria musa ispiratrice dalla classe innata e dalla forte libertà di stile. “Wait and See” è un luogo tutto da scoprire, ammaliante come una sirena, un’isola dove approdare prima di fare ritorno alla vostra Itaca.

 

Wait and See

Miart Fieramilanocity Viale Scarampo, Gate 5 pad. 3, 20149 Milano Tel. +39 0249971 miart@fieramilano.it
Growing Roots Palazzo Reale Piazza Duomo 12, 20121 Milano www.growingrootsmilano.it
Giacomo Caffè Piazza Duomo 12, 20121 Milano Tel. +39 02 89096698 www.giacomocaffe.com
Wait and See Via Santa Marta 14, 20123 Milano Tel. +39 02 72080195 www.waitandsee.it

La bella e il Design

La Bella e il Design

(di Isabella De Rorre)

DSC_2622
Il tema della primavera era “Birth and Rebirth”, ossia Nascita e Rinascita. Ci è sembrato perciò l’ideale seguire gli esordi, durante il Fuori Salone 2015, del Distretto Ventura-Lambrate, che ha aperto i battenti proprio in questa edizione. Fortissima, come ormai di tradizione, la presenza dei designer stranieri. Noi ci siamo soffermati sulla Design Academy Eindhoven, rappresentata da un folto numero di studenti olandesi.

 

 

DSC_2660Titolo dell’esposizione, lo diciamo arrossendo perchè comunque forte, “Eat Shit”. Location: il “Magazzino Fumagalli”, in Via dei Canzi angolo Via Gaetano Crespi, un nuovo punto di riferimento interessante per eventi aziendali, mostre, presentazioni, situato a due passi da metropolitana e dall’uscita Rubattino della Tangenziale Est.

 

 

 

DSC_2821La Bella, come avrete modo di notare, è Sara Pinzaglia, amica e modella di eccezione, che si è mossa con disinvoltura per l’esposizione, sfoderando un inglese impeccabile e arricchendo di grazia un tema, quello dell’analisi di ciò che mangiamo e degli sprechi, attualissimo e serio. Ci è piaciuto il contrasto fra moda e design, ci è piaciuto essere presenti e, come diciamo sempre, guardare alla realtà a 360°.

 

 

 

DSC_2844DSC_2758 B-WDSC_2667DSC_2772DSC_2580DSC_2230