Saluto fatale

Saluto fatale

(di Anna Maggiori)
La notte, nonostante qualche goccia di Lexotan consigliatale da sua madre, non era riuscita a chiudere occhio per l’agitazione e non aveva fatto altro che girarsi tra lenzuola. Del resto quella sarebbe stata la sua ultima notte trascorsa da nubile, la mattina successiva sarebbe finalmente convolata a nozze con il suo adorato Matteo! Come è imprevedibile la vita!
Fino ad un anno prima aveva progettato il suo futuro con un altro uomo al quale era legata fin dalla adolescenza: stesse scuole, stesse frequentazioni. Poi era apparso sulla sua strada Lui, non come un fulmine a ciel sereno in quanto lo conosceva di vista e sapeva che usciva con Martina, la sua più cara amica.
Di primo acchito l’impressione non era stata del tutto favorevole : certo un ragazzo di bella presenza, però un po’ troppo palestrato per i suoi gusti e troppo sicuro di sé, in fondo però mica doveva piacere a lei, ma a Martina e quest’ultima si era presa davvero una bella scuffia per Matteo e non faceva che decantarne le sue doti. Inoltre il tipo aveva una invidiabile posizione finanziaria, il che di questi tempi certo non guastava.
Una sera si erano ritrovati tutti e quattro al ristorante per festeggiare il compleanno di Marti. Ricordava il suo sguardo sensuale che non l’aveva mai abbandonata per tutta la cena creandole un certo imbarazzo e fastidio visto la presenza dell’amica e del suo fidanzato.
Come osava quell’uomo fissarla in maniera così insistente senza alcun ritegno dei presenti?
Quella sera si era ripromessa che non sarebbero più usciti tutti e quattro insieme. Ma i giorni successivi se l’era ritrovato nel bar vicino al suo ufficio per la pausa pranzo e non aveva potutoevitarlo e fare a meno di scambiare due parole. Alla fine i loro incontri erano diventati non più occasionali , ma normale routine.
Pranzavano insieme, chiacchieravano del più e del meno, ridevano e scherzavano, come due intimi amici . Insomma :da cosa nasce cosa e alla fine erano finiti a letto dimentichi di tutti e di tutto.
Avevano scoperto di amarsi e quindi avevano deciso di rompere con i legami precedenti e di sposarsi nel giro di poco tempo. Certo cinque mesi sono pochi per organizzare un matrimonio, ma la chiesetta romanica di campagna in cima al colle era già presente nella mente futura sposa quando frequentava l’altro, così l’adiacente villa ristorante con un bellissimo parco dove aveva spesso cenato.
Forse avrebbe dovuto cambiare la sua scelta per rompere con il passato, ma perché poi? Il posto era davvero incantevole ed era piaciuto subito anche a Matteo.
Non era stato difficile nemmeno scegliere il vestito da sposa, era andata in un atelier famoso della città insieme alla madre, non aveva voluto che la suocera le pagasse l’abito per sentirsi meno obbligata nella scelta e dopo averne visto due e tre aveva optato per un vestito che le stava meravigliosamene, anche se molto costoso.
Il vestito da sogno era ora appeso all’armadio del guardaroba e lei pur al buio ne avvertiva la magica presenza. Anche per l’addobbo floreale non aveva avuto problemi di sorta, era arrivata con idee decise dalle fioriste di sua conoscenza che, pur tenendo conto delle sue esigenze, avevano saputo indirizzarla per il meglio sia per l’addobbo in chiesa che per il ristorante.
Il bouquet sarebbe stato composto di peonie bianche, fiori che lei amava tanto, e che preferiva per la loro fragranza alle rose.
La cerimonia era fissata per le 11, 30. La chiesa distava dalla città una cinquantina di km di autostrada perciò per le 10,45 sarebbe dovuta partire da casa. Verso le sette sarebbero arrivati l’acconciatore e la truccatrice e poi ci sarebbe stata la vestizione. Le sue amiche si erano offerte di aiutarla, perfino Martina che, superato lo shock iniziale del tradimento e dell’abbandono, si era di nuovo riavvicinata a lei in nome della vecchia amicizia, riprendendo a frequentarla. In un primo momento aveva pensato di chiederle di fare da testimone , ma poi aveva rigettato l’idea, in quanto di cattivo gusto e aveva scelto sua cugina.
Con il suo ex la rottura era stata invece molto più drammatica; il loro rapporto durava da anni e non da alcuni mesi e quindi al suo annuncio era andato su tutte le furie e per poco non aveva allungato su di lei le mani.
Nei giorni successivi l’aveva perseguitata con telefonate e messaggi minatori sul telefonino tanto da pensare di denunciarlo per stolking, ma alla fine era prevalso il buon senso e tutto era cessato. Del resto che doveva fare se si era innamorata di Matteo?
Accese la luce, erano circa le sei del mattino forse un po’ presto per i preparativi, decise comunque di alzarsi e di andare a farsi un caffè. Mentre era seduta in cucina, arrivò sua madre anche lei piuttosto agitata. del resto sua figlia stava per sposarsi. Per non parlare del padre che si presentò poco dopo con la faccia di uno che ha dormito poco. Subito la casa si riempì di addetti al lavoro: la fiorista che le consegnò il bouquet di profumatissime peonie e sistemò qualche pianta nell’atrio, il truccatore e l’acconciatore con i quali aveva fatto le prove nei giorni precedenti e infine le amiche che le portarono da indossare una giarrettiera usata e una collana nuova, vecchie superstizioni dure a morire.
Tutto quell’affaccendarsi intorno alla sposa le ricordava la Lucia del Manzoni che le amiche si contendevano perché si “lasciasse vedere”, ma non ci sarebbe stata nessuna Bettina a riferirle che lo sposo voleva urgentemente parlarle. Nessun rinvio, nessun impedimento!
Era tardi bisognava andare, Matteo era già uscito di casa. Scese le scale avvolta dall’affetto e dall’ammirazione degli astanti.
Davanti all’ingresso un drappello di conoscenti che applaudì alla bellezza radiosa della sposa. Si concesse qualche minuto agli scatti del fotografo, ma poi fu sollecitata a salire sulla berlina scura accanto al padre, e le amiche, tra cui Martina, la aiutarono a sistemare il vestito sul sedile dell’auto. Infine via a coronare il suo sogno.
Giunta a destinazione, stesso copione: applausi degli invitati al suo apparire, complimenti alla bellezza della sposa , altri scatti e infine al suono della marcia nuziale entrò come una regina al braccio del padre nella chiesa, accolta dagli sguardi ammirati dei presenti.
Mentre avanzava sorridente lungo la navata principale le sembrò per un attimo di intravedere tra la folla un viso conosciuto, anche se non perfettamente riconoscibile visto i capelli lunghi e gli occhiali da sole : il suo…ex. Impossibile non poteva essere lui.! Il suo sorriso si smorzò, ma l’immagine scomparve dietro le colonne di marmo e lei, pensando di essersi sbagliata, riprese ad avanzare sorridente fino all’altare dove Matteo l’attendeva impaziente e pieno d’amore.
Durante la cerimonia riuscì a controllare le sue emozioni, quindi nè versò qualche lacrima nè incespicò nel pronunciare la formula rituale.
Alla fine della funzione, foto di rito con genitori, con suoceri e testimoni, e all’uscita il bagno di riso e di petali di rosa. Il tutto ripreso da telefonini e macchine fotografiche e con il solito assalto di amici e parenti con baci, abbracci congratulazioni. Perfino Martina si avvicinò ai due sposi e in modo naturale baciò sia lei che Matteo augurando loro tanta felicità futura. E mentre gli sposi si attardavano davanti alla chiesa la folla cominciò a sciamare verso il ristorante adiacente per l’aperitivo e il buffet all’apertp. All’arrivo dei festeggiati tutti a tavola per il pranzo nuziale intervallato da musica, brindisi, scherzi.
Infine arrivarono il taglio della torta nuziale, la confettata , il lancio del bouquet, altre foto.
Verso le sette di sera molti ospiti cominciarono a congedarsi, ma si continuò a ballare fino a tardi, poi gli sposi salutarono amici e parenti e salirono sulla duetto spider d’epoca di Matteo, risistemata per l’occasione, per andare a cambiarsi d’abito in un hotel non troppo distante, da dove il giorno dopo sarebbero partiti per il viaggio di nozze.
Mentre lo sposo si accingeva a mettere in moto, lei si voltò indietro per salutare ancora una volta i suoi cari. E a quel punto.. lo vide! Era proprio il suo ex che, emerso dalla penombra del patio, la salutava beffardo agitando la mano e accanto a lui si materializzò improvvisamente Martina. Anche lei le faceva ciao con la mano.
Fu un attimo perché poi l’auto sotto la spinta dell’acceleratore partì come un razzo e imboccò a tutta velocità la discesa che portava al paese sottostante. La sposa ebbe appena il tempo di dire a Matteo di andare più piano perché la strada era tutta una curva. Lui rispose, con la voce impastata dai vari bicchieri di vino bevuti, che il pedale del freno non rispondeva. Lei cominciò a urlare di paura. Matteo cercò di tirare il freno a mano, ma inutilmente, la macchina sembrava un cavallo imbizzarrito. Vide avvicinarsi a tutta velocità un grosso albero, poi il terribile schianto e prima che il buio più totale li avvolgesse, rivide quelle mani che la salutavano.