Tuscan Bites- L’evoluzione della Wedding Planner

(di Roberta Pompeo)

Ci sono donne talmente carismatiche che riescono a portare concetti innovativi alla portata di tutti, sempre con un sorriso fiducioso e trasmettendo una sicurezza tale da far credere che quello che fino a un momento prima era futurista, un secondo dopo sembra possibile; anzi, addirittura facile.

Una di queste donne è Monica Balli, che tra le prime ha portato il wedding planning per stranieri a Firenze quando ancora si pensava che la norma fosse farsi le bomboniere in casa con il centrino in pizzo della zia, e impazzire per mesi alla ricerca di location possibilmente non ancora scoperte dalle amiche.

PERCHE’ DA PLANNER A CATERING ?

SONO 15 ANNI CHE ORGANIZZO EVENTI, ED OGGI HO SEMPLICEMENTE FATTO MIO CIO CHE SOLITAMENTE FACEVO FARE AGLI ALTRI. IN QUESTO MODO RIESCO A DARE UN SERVIZIO VERAMENTE AD HOC, CON ALTI STANDARD QUALITATIVI, DIVERTIMENTO E BELLEZZA NELLA PRESENTAZIONE, E CIO CHE SOLITAMENTE MI VENIVA DETTO IN MODO CARINO..NO TRAMITE UN SI VEDRA’ SONO DIVENTATI UN MIO STANDARD:

TOVAGLIE STIRATE SUL POSTO, STRUTTURE DI PROPRIETA’ PER APERITIVO E DOPOCENA, BARTENDER PROFESSIONISTI E UNO STAFF BELLO, GIOVANE, PROFESSIONALE E DI CHARME.

 

 

 

COSA HAI DI DIVERSO DAGLI ALTRI?

MI PIACE GIOCARE, MI PIACE RIMANERE INDELEBILE NELLA MENTE DEGLI OSPITI CREANDO PER LORO UN’ESPERIENZA UNICA ED INDIMENTICABILE, GIOCANDO CON COLORI GUSTI BELLEZZA E FASCINO.

CHE TIPO DI CUCINA PREDILIGI?

MI ISPIRO  AI GRANDI CHEF DELLA NOSTRA TRADIZIONE, CHE ME PER E’ ESSENZIALE. I VECCHI PIATTI CON LE VECCHIE RICETTE, CHE SONO PER LO PIU’ BUONE, MA LE PRESENTO IN MODO DIVERTENTE E DIVERSO. MI DIVERTE ANCHE L’INTERNAZIONALE: SPESSO SULL’APERITIVO E’ DIVERTENTE GIOCARE CON LA CUCINA MESSICANA O TEX MEX, FARE UN PIC NIC CON PIATTI MAROCCHINI O PERCHE’ NO…UN BUFFET DI DOLCI AMERICANI CHE ADORO, COME IL CHOCCOLATE FUDGE CAKE.

ESSENZIALE: CHE TUTTI I CIBI ETNICI SIANO CUCINATI SECONDO LA TRADIZIONE ORIGINARIA, DA CHEF AUTOCTONI. IN PAROLE POVERE…NON CI PIACCIONO I TUTTOLOGI.

 

ED IL BAR ?

ESSENZIALE! I BARTENDER DEVONO PRIMA DI TUTTO SAPER MISCELARE, CONOSCEE LE RICETTE, ED AVERE DIMESTICHEZZA CON GLI ATTREZZI COSI DA ESSERE UNO SHOW DI BELLEZZA QUANDO LAVORANO. CERTO E’ CHE SE POI IL BARMAN E’ ANCHE BELLO, COME PIACE A ME, E’ UN PLUS NO?

I BARTENDER DEVONO ESSERE DEI PROFESSIONISTI, CONOSCERE E SAPERCI FARE CON LA LA DRINK LIST COSICCHE’ NON CI SIANO PROBLEMI DI GRADAZIONI ALCOLICHE CHE SI SCONTRANO. DEVONO SAPER DECIDERE QUANDO QUALCUNO HA BEVUTO TROPPO E COME RENDERLO FELICI DI UN SEMPLICE SUCCO. INSOMMA: I MIEI BARTENDER SONO UN MIX VINCENTE TRA UNO PSICOLOGO E UN MODELLO, CON UN PIZZICO DI SAVOIR FAIRE.

 

 

 

CHE SERVIZIO FORNISCI INCLUSO NEL PREZZO:

INNANZI TUTTO STO FACENDO DEL MIO MEGLIO PER NON ETICHETTARMI CON UN PREZZO. COSA NON FACILE, MA DA PLANNER E POI DA CATERING SAPPIAMO CHE POSSIAMO FARE DI TUTTO A TUTTI PREZZI; CHIARO E’ CHE IL PRODOTTO CAMBIA. QUESTO PERO’ NON SIGNIFICA ESSERE DOZZINALE O POVERO. DICIAMO CHE NELLA LINEA TRADIZIONALE INCLUDIAMO SEMPRE :

WELCOME DRINK PER DARE IL BENVENUTO A VASSOIO ALL’INGRESSO,

APERITIVO SERVITO A PASSAGGIO PER EVITARE GROSSI SPRECHI, CHE VENGONO BUTTATI VIA (E NON MI PIACE GETTARE IL CIBO!). IN QUESTO MODO RIESCO A CREARE UN’ESPERIENZA GIOCANDO SULLE PORTATE E LA LORO PRESENTAZIONE.

PER PASSARE A TAVOLA CON  4 PORTATE : OVVERO ENTREE’, PRIMO, SECONDO, PREDESSERT

PER POI PASSARE AL DOPOCENA CON

CAFFE’ RIGORSAMENTE ESPRESSO, WEDDING CAKE IN CASO SIA UN MATRIMONIO, BUFFET DEL DOPOCENA E OPENBAR CON ALMENO 10 COCKTAIL E DRINK LIST ESPOSTA.

DOPO CIRCA 2 ORE DI OPENBAR ESCE DALLA CUCINA  QUALCOSA DI SALATO. I NOSTRI CAVALLI DI BATTAGLIA SONO : MINI BURGER, PIZZATA OPPURE SPAGHETTATA AGLIO ,OLIO E PEPERONCINO.

POI IN BASE AL TIPO DI EVENTO CI SONO ALTRI FORMAT A TEMA. SOLO A TITOLO DI ESEMPIO

PIC NIC, BARBECUE, FESTA DANCE A TEMA ECC.

 

 

COME LAVORI COI WEDDIND PLANNER OCCUPANDOTI DELLE MEDESIME ATTIVITA’?

SECONDO ME LA SCALETTA GERARCHICA E’ ESSENZIALE. SE IO VENGO CHIAMATA IN VESTE DI CATERING, IL MIO LAVORO E’ IL CATERING, NON TUTTO L’EVENTO. E DICO LA VERITA’ LO ADORO! LAVORO A STRETTO CONTATTO CON IL PLANNER PER CREARE UNA SINERGIA CHE PORTA SEMPRE AL SUCCESSO DI OGNI EVENTO.

I PLANNER CHE MI CONOSCONO SANNO ESATTAMENTE COME SONO, E CHE NON CI SONO RISCHI. MI CONTRADDISTINGUE UN’ ETICA FERREA.

IL MIO VALORE AGGIUNTO : DECIDI TU DOVE MI DEVO FERMARE . VENENDO DALLA PRODUZIONE SAPPIAMO RENDERE LA VISTA SEMPLICE A CHI LAVORA CON NOI.

I TUOI STANDARD QUALITATIVI?

SONO ALTI. ABBAIMO UN RAPPORTO BASE DI SERVIZIO DI 1/10 PIU’ IL MAITRE CHE GUIDA I RAGAZZI. LA CUCINA E’ A PARTE, IDEM PER I BARTENDER SEMPRE A PARTE CON MIN 2 PROFESSIONISTI PER POI SALIRE, IN BASE AL SERVIZIO E AL NUMERO DEGLI OSPITI. SONO UNA SOSTENITRICE DEL SERVIZIO VELOCE! A MENO CHE NON SI RICHIEDA DIVERSAMENTE, CI PIACE FARE PARTY.

COME HO GIA’ DETTO INCLUDIAMO NEL NS PREZZO : STRUTTURA BAR E TOVAGLIE STIRATE, CHE DOVREBBERO GIA’ DIRLA LUNGA.

QUALCHE IDEA DIVERSA?

SII’! CI PIACE REINVENTARCI, SENZA IMPAZZIRE.

ABBIAMO WEDDING CAKE ITALIANE COSTRUITE IN ALTEZZA GRAZIE A SUPPORTI CHE ABBIAMO CREATO NOI. OVVIAMENTE COLLABORIAMO CON CAKE DESIGNER MERAVIGLIOSE COSI DA SODDISFARE OGNI CLIENTE. CI PIACE POI GIOCARE CON MIGNON E SHOTS…….PROVARE PER CREDERE!

 

 

 

 

Grandi Progetti- Raffaella Porta

(di Antonella de Lucia)

Raffaella Porta è una giovane donna che con impegno , grinta ed energia ha coronato il suo sogno e quello di molti: avere una passione e riuscire ad esercitare una professione che di questa passione si alimenta, sino a ricoprire un ruolo di primato nel lavoro. Il mondo cui Raffaella ha sempre sentito di appartenere è quello dell’arte.

Oggi è Direttore didattico per l ‘Accademia di belle arti Aldo Galli IED (Istituto Europeo di Design) con sede a Como, legalmente riconosciuta nel sistema Afam (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutico) del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) si occupa di soprintendere al buon andamento della didattica a livello generale, relazionandosi con i coordinatori dei vari dipartimenti o, direttamente con il Ministero, circa le questioni legate ad attivazioni di nuovi corsi, riordini dei piani di studi, riconoscimenti titoli; Insieme alla coordinatrice didattica cura anche le relazioni con gli studenti e le loro famiglie.

L’Accademia Galli è da sempre considerata un’istituzione della città per le sue attività culturali ed artistiche: si prefigge la formazione post liceale ed il conferimento di diplomi di laurea di I e II livello, attraverso corsi triennali di varie discipline artistiche: Fashion and Textile design, Design Furniture e Arti visive – Scuola delle arti contemporanee e Restauro. L’Accademia è una realtà dinamica, ricca di stimoli, in continuo mutamento e rinnovamento. Molti sono gli eventi, legati alla città o a livello nazionale, organizzati dalla scuola attraverso workshop, conferenze, tavoli di lavoro, mostre, al fine di coinvolgere studenti e professionisti provenienti da altre realtà. Riconosciuta a livello internazionale accoglie studenti, artisti e design da tutto il mondo.

Il ruolo di direttore è caratterizzato dalla ricchezza, ma anche dalla complessità, delle attività svolte all’interno della scuola. Vivere situazioni differenti e ricche di interesse, conoscere realtà artistiche e culturali di paesi lontani, collaborare con designers di fama internazionale o con giovani studenti pieni di idee e voglia di fare, rende ogni giornata una esperienza indimenticabile e imperdibile.

Raffaella si laurea in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con specializzazione in arte, comunicazione e spettacolo. In contemporanea al percorso universitario, ha proseguito i suoi studi artistici presso la Scuola del fumetto. Dopo un periodo lavorativo nell’ambito dell’editoria, dell’illustrazione e della pubblicità, è approdata all’accademia Galli ricoprendo prima il ruolo di segretaria e poi quello attuale di direttore didattico.

Come molte donne , non è solo una stimata professionista, ma è moglie e madre e ciò ci consente un facile passaggio al tema che sta a cuore ai nostri cari lettori: le nozze e gli sposi.

Il 21 dicembre 2009 Raffaella sposa Paolo. La data è sicuramente originale e inconsueta. Raffaella stessa ci aiuta a capire meglio le ragioni della scelta. “Volevamo un giorno d’inverno e sceglierlo nel periodo natalizio lo ha reso ancora più magico e vicino all’incanto delle atmosfere di Natale, come Lo Schiaccianoci”. Il desiderio degli sposi era semplice: trascorrere un giorno felice e sereno che fosse coinvolgente per loro e per gli invitati. “Abbiamo iniziato con i preparativi dopo le vacanze estive: avevamo entrambi idee chiare e molto simili, per cui è stato immediato decidere luogo, allestimenti, fiori, menu…. “

La cerimonia a rito civile ha avuto come protagonisti, oltre agli sposi, quattro care amiche come damigelle, Veronica, la sorella di Raffaella, che ha letto un discorso toccante e la mamma Liliana che ha versato lacrime di gioia e commozione. Tre donne molto legate, anche nell’attaccamento ancora forte alla figura di Vittorio, marito e padre esemplare, spettatore silenzioso da una platea non terrena.

La sposa, pratica ma molto chic, ha indossato un abito corto, minimal in cachemire bianco con stola e colbacco della stilista Luisa Beccaria abbinato a stivali alti e scamosciati. La neve che è caduta abbondante dopo la cerimonia ha contribuito a rendere più suggestiva la giornata. In un paesaggio veramente affascinante la sposa si muoveva come una ben più fortunata Anna Karenina, ma altrettanto innamorata e felice, accompagnata da immacolati fiocchi di neve.

Il silenzio ovattato, rotto solo dalle risate gioiose della coppia, suggellava momenti che per i due sarebbero rimasti incastonati nel tempo, fissati indelebilmente come su un vecchio dagherrotipo.

Conclude Raffaella “Considerando che ho spesso visto nella neve una specie di abbraccio di mio papà, mancato quando avevo solo 17 anni, direi che quel giorno è stato molto presente”.

Angelo Maroi: e che evento sia!

(di Isabella De Rorre)

Incontro Angelo Maroi in una mattina di sole, e una delle cose che durante la chiacchierata che facciamo mi appare da subito ben chiara, è che “Il Cerimoniere” è un nome tagliato su misura sulla sua personalità. E quello che Maroi vuole essere è davvero un angelo custode per gli sposi e per chiunque si affidi a lui per un evento significativo della propria vita. Per questo, crede nella specializzazione e nel non essere invadenti, e rifugge il pressapochismo che spesso ha dilagato, insieme al voler sostituire il proprio progetto a quelli degli sposi. Così, il suo ruolo è quello di un coordinatore, che dimostra con il fare quanto il suo apporto e supporto siano importanti. Punto di forza del suo modus operandi è una progettualità che non vada contro le regole ma le assecondi e le completi, e che costituisce una garanzia per gli sposi di non poter sbagliare, quando si tratta di momenti del rito sia esso civile o religioso. E questa convinzione ha via via completato il percorso formativo, intrapreso nel 2007 presso La Fenice Eventi insieme alla collaborazione con un catering che gli ha dato modo di sviscerare ogni aspetto della parte organizzativa. “Coordinare” è un verbo che torna di frequente nella nostra conversazione, e il credo di Maroi è: essere presente e avere sotto controllo l’opera di tutti i partner e collaboratori, rispettandone le competenze e senza invadenza.

Gli chiedo come parte la sua giornata a seconda che il matrimonio sia pomeridiano o mattutino: nel primo caso, se i professionisti che collaborano all’evento sono suoi partner, la prima tappa e a casa degli sposi, per condividere con loro una risata, le emozioni del momento. Il passo successivo è il trasferimento nel luogo della cerimonia, dopo il wedding planner arriva con puntualità e si mette a disposizione degli invitati, che devono essere seguiti con discrezione e non costretti a fare cose che non desiderano. Punto di attenzione è il ruolo dello sposo, spesso sottovalutato perchè si tende a dare maggiore rilevanza alla sposa. Nel caso in cui le nozze siano mattutine, Angelo Maroi dopo essersi accertato che ogni partner svolga il proprio ruolo e che gli invitati siano a loro agio,  è a disposizione degli sposi per l’intera giornata e fino a che lo richiedano e ritengano opportuno. Parliamo di tendenze: rispetto a qualche anno fa, è tornato il colore. Ed è tornata la tradizione, che porta a fare le cose “come si deve”, controllando anche il budget. Budget che tende a essere disatteso, se si tratta di fuochi d’artificio o di musica. Chiedo ad Angelo quali siano i suoi obiettivi futuri: mi risponde che di certo vuole continuare a sviluppare e mantenere uno stile ben definito, che guidi a lui coppie di sposi “affini” al suo modo di progettare l’evento. E che il matrimonio non ancora realizzato ma chiuso nel cassetto è quello di un personaggio famoso, e in una città d’arte.

Un altro termine che ricorre spesso è “educazione”, che Maroi declina come rispetto per il lavoro altrui, per la figura di parroci e sindaci, e che pretende nelle fasi cruciali dei mesi precedenti l’evento: fondamentale con lui confermare la partecipazione alle nozze per definire con buon anticipo il numero degli invitati! Il consiglio rivolto agli sposi è quello di vivere il più possibile con serenità la giornata delle nozze, ed essere convinti della scelta fatta. Per lui, priorità è organizzare tutto in base alle aspettative dei clienti, adeguandolo alla propria idea di bellezza. Ed enfatizzare la grazia che già esiste, altrimenti aggiungerla con il proprio tocco. E capire che, a volte, “meno è meglio”, contro chi si affaccia al mondo wedding pensando di dover “esagerare”, fare molto, a volte troppo. Percorso più semplice ma non sempre efficace. Chiedo ad Angelo quali siano le caratteristiche che un wedding planner debba avere per gestire un evento perfetto; mi risponde che conta essere competenti, professionali, creativi, essere capaci di lavorare in team e in modo coordinato, e non essere primedonne. E se siete il fotografo dell’evento, non presentatevi vestiti in maniera sciatta!

Di fronte a Il Cerimoniere, bisogna essere impeccabili come lui, cui non sfugge alcun dettaglio. Finiamo con una confidenza, quella su momento che lo emoziona di più: quello della cerimonia, più sentito, più vero. E su cosa vuole fare “da grande”: diventare un insegnante per poter trasmettere le sue competenze, e perfezionare l’inglese. E ora, che evento sia!

(photo per gentile concessione Angelo Maroi)

“Chi ama ha ragione” – Intervista a Mapi Danna

(di Isabella De Rorre)

Maria Paola Danna, che è conosciuta come Mapi, non è certo una donna che passa inosservata. Ci incontriamo a Milano, che è la città dove è  nata e abita, per questa intervista, e la sua sola presenza cattura l’attenzione di tutti. Ho immediatamente la conferma, e lo ripeterò più volte nel corso della nostra chiacchierata, che sia una persona concreta e vera, senza mezze misure e con le idee estremamente chiare. Vogliamo parlare del progetto, partito nel 2013 grazie all’appoggio di Barbara Lacalamita che da amica e imprenditrice, attualmente titolare dell’ atelier Pronuptia, ci ha creduto subito e l’ha sostenuto. Love Books gode ormai di un consolidato successo. Per chi ancora non sapesse che cosa sono, i Love Books sono libri, meglio un progetto di personal writing che racconta l’amore in tutte le sue espressioni. Guai a chiamarli “carini”! Significa non aver compreso in cosa consistano davvero. Parlano d’amore certo, non solo di quello “romantico” ma di tutti gli amori, tutti quelli da cui le nostre vite sono sostenute: famiglia, amici, passioni professionali che diventano imprese. Raccontano emozioni magari prima del libro mai espresse; esprimono con le parole più adatte sentimenti che restano spesso muti, e che riappacificano, sorprendono, avvicinano.

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Mapi Danna è, come ama definirsi, la “storyteller delle relazioni” o la “ghost writer dei non vip”: ascolta le storie che le persone le raccontano, aiutandole ad esprimere sensazioni spesso ritenute scontate, trattenute per anni o sentite come non oppurtune per timidezza e ritrosia.

E poiché Mapi per prima crede nei valori, ecco che i Love Books ne raccontano la radice. Sono piccoli tesori unici, che ripercorrono la storia di un amore per il suo senso, non per ricostruirne una cronologia. Tanto è che il suo intervento non tocca il giorno dell’evento (anche se tutte le spose affezionatissime la coinvolgono inviandole foto delle nozze e dell’abito), ma si svolge nei mesi e nei giorni prima.

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I Love Books, come li definisce Mapi, sono molto “pop”, e trasversali. Parlano di sentimenti, di amore, che sono le uniche cose forti e motivanti che ci restano, anche quando il resto può essere perduto.

Così, attraverso un’opera di ascolto empatico quindi attivo e consapevole, Mapi Danna testimonia ad esempio l’amore di una madre per le due figlie che ha adottato, e ne manifesta i desideri, le aspettative, le ansie, la felicità. Parla di relazioni, di speranze, di attese, di progettualità. E lo fa intervistando i singoli protagonisti separatamente, immedesimandosi in ognuno di loro, e uscendone arricchita, tanto da dare un senso ancora più profondo al suo ruolo di moglie e di madre.

Sentire Mapi parlare è sentire anche quanto questo progetto sia stato voluto, difeso dallo scadere in analisi zuccherose e banali. Parlare di emozioni banale non lo è mai. Questa donna elegante e solida, presente a se stessa e lineare, non può che conquistare. E questo giustifica l’enorme successo dei suoi libri e il passaparola affettuoso che ha fatto decollare il suo progetto.

Se siete sposi, genitori, nonni, amici, fratelli dunque, non esitate a prendere un appuntamento con Mapi Danna: l’incontro sarà un’intervista di un paio d’ora circa, cui seguirà il riascolto e la elaborazione da parte della nostra storyteller per arrivare al testo definitivo. Una volta condiviso con quelli che ci pesa chiamare clienti, ma che di fatto lo sono, si procederà alle stampe, che possono andare da una sola a quanti sono gli invitati all’evento (se parliamo di matrimoni, lauree, battesimi…).

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Qualche curiosità? Mapi Danna sorride e mi confida che gli uomini, per anni relegati ad ascoltatori anche un pò forzati, sono ora sempre più sorprendenti, teneri, profondi e intensi su questi temi. E accettano volentieri di parlare di emozioni e sentimenti.

Mi colpisce, nel leggere il racconto di due sposi, di come donne e uomini esprimano i sentimenti in modi differenti, ma di quanto poi quello che si compone davanti agli occhi del lettore sia un mosaico speculare e accorato. Alla fine la radice è l’amore. Un’altra cosa che mi commuove è una pagina, nel libro che racconta dell’amore dei figli per i genitori che festeggiano un anniversario, e come Mapi Danna abbia saputo identificate le parole, i modi di dire che costituiscono quel “lessico famigliare” di cui scrive la Ginsburg, una lingua privata che ogni famiglia parla al suo interno, e che rappresenta un codice conosciuto solo ai componenti stessi del nucleo. Un vocabolario affettuoso che stringe il cuore per la tenerezza che riporta alla memoria.

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Il sogno di Mapi (dopo una rubrica su Il Giorno La Nazione e Il Resto del Carlino e il programma radiofonico “Parlami d’Amore” su Radio Reporter)  è riuscire a portare i suoi Love Books in televisione, e parlare di amore davvero, dare voce a chi vuole esprimerlo e regalarlo, per la sua sostanza, per l’essenza. Amore non urlato o esibito ma raccontato con la delicatezza che gli si deve.

Per chi, ed è impossibile non esserlo! fosse interessato a questo punto a conoscere i costi: intervista e stesura della storia (attenzione! Stiamo parlando di un libro unico creato singola storia d’amore, senza alcun clichet predefinito) costano 500 euro a cui si aggiunge la stampa finita dei Love Books che parte dai 4.50 euro cadauno a salire a seconda di carta, stampe interne e materiali usati.

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Ci preme segnalare che alla stampa dei Love Books si può accompagnare la completa suite grafica: in caso di matrimonio, ma anche di altro evento, un punto di forza per dare continuità e tema all’evento stesso.

Concludo questa intervista con il “compito” che Mapi assegna a chi ricorre a lei per parlare di amore: rileggere almeno una volta all’anno il proprio Love Book. Rileggerlo per rinnovare emozioni e scelte e soprattutto per ricordarsi da dove si era partiti e perché.

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Lo ripete:”L’amore, i sentimenti, le relazioni, sono l’unica cosa vera che possediamo, dobbiamo avene cura, coltivarli, comunicarli, esprimerli. L’amore fa bene. Chi ama ha ragione”.

 

Se dovete sposarvi, festeggiate con Dramatrà. E con Milano.

(di Isabella De Rorre)

IMG_20160322_232948Ho conosciuto La Wanda e L’Ambroeus il 19 di marzo 2016, giornata di quasi primavera con un sole splendido ed una temperatura clemente. L’occasione era conoscere meglio il quartiere di Brera, o meglio i suoi peccati: sapere come Brera era stata in passato. Un passato di case chiuse, stenti, e genuinità. La Wanda ci ha preso per mano, me e gli altri, tanti, che l’hanno  seguita per le vie ed i vicoli, e ci ha raccontato la sua storia: arrivata dalla provincia, aveva cominciato “il mestiere” da giovane, diventando subito famosa. Molti hanno fatto pazzie per lei, l’hanno corteggiata e dipinta, fino a che non ha trovato l’amore. Fino a che le case chiuse non sono state abolite.

 

 

 

La Wanda, e l’Ambroeus che l’accompagnava con la chitarra, ci hanno fatto ridere, pensare, commuovere, sognare, tornare indietro nel tempo. Siamo passati lievi per i Chiostri di San Simpliciano, per San Carpoforo, La Pinacoteca di Brera, San Carpoforo. Ci hanno lasciato, presto, un pò orfani della loro compagnia e dei loro racconti. Con gli occhi ancora pieni di Milano.

 

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L’ing. Antonio Boschi e la consorte Marieda Di Stefano, proprietari dell’omonima casa museo a loro intitolata in Porta Venezia, li ho conosciuti poco più tardi, appena rientrati da un viaggio. Ospitali come sempre, ci hanno aperto le porte della loro dimora, che ospita una delle più importanti collezioni d’arte private milanesi, forse italiane.  Entrambi belli, colti, appassionati d’arte e di musica, hanno trascorso la loro vita viaggiando e  collezionando opere, organizzando cene cui partecipavano artisti quotati come Fontana solo per citarne uno.

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Donna Marieda, intelligente e spiritosa, ci ha guidato lungo le stanze, ha ballato con noi mentre il marito ci accompagnava con la viola. Ci siamo ancora una volta riempiti gli occhi, di bellezza, di citazioni, di storia. Li abbiamo lasciati alla loro eternità, questi due fantasmi innamorati come il primo giorno.

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In una sera ventosa, abbiamo avuto la fortuna di incontrare anche l’Arch. Mengoni, che ha progettato e realizzato la Galleria Vittorio Emanuele.

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Ci siamo lasciati trasportare dal suo racconto e da quello della Contessa sua compagna di viaggio, godendoci la vista rinnovata di una Milano straordinaria. E ancora una volta, siamo stati partecipi della magia che Dramatrà ha saputo creare per noi. faceva fresco, c’era vento, ma non ce ne siamo nemmeno accorti. Eravamo lì a pendere dalle labbra di Mengoni, e ci è sembrato di averla costruita un pò anche noi, la Galleria. Un giovane ragazzo di 83 anni ha detto, rapito: “Mi sono rinnamorato di Milano stasera”.

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Dramatrà è una Associazione Culturale giovane (data 2014) e composta da giovani, che è nata per promuovere arte, cultura, architettura a Milano. Insieme agli attori che di volta in volta, indossano i panni di fantasmi, condottieri, costruttori, prostitute, accende o restituisce la passione per una città che è sempre più proiettata nel futuro, ma saldamente ancorata al suo passato storico e artistico. E’ un’associazione per chi sa apprezzare di aprire le braccia a questa città, di conoscerla nel profondo, di …sposarsi appunto con Milano ogni volta. Per questo è nato anche il Dramatram, che Milano la attraversa per gran parte, facendone apprezzare ogni via.

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Per questo  mille progetti personalizzati, per le aziende e per le scuole, si sviluppano cacce al tesoro, e la possibilità di offrire come regalo un tour nella storia e nell’arte. Per questo, e lo consigliamo vivamente, ogni Dramatours (e l’offerta è veramente ricchissima ed in continua evoluzione) può trasformarsi in un giro per la città accompagnati dagli amici subito dopo essere usciti dal Comune dove si sono celebrate le nozze. O in un riuscitissimo addio al nubilato o al celibato veramente speciale. Una festa per molti, ma non per tutti, ci permettiamo di dire. Una festa per celebrare insieme un evento felice e una grande città. Per uscire da questa esperienza un pò più ricchi e con un racconto in tasca. Perchè Dramatrà regala sogni e cultura, con semplicità ma grande eleganza e assoluta aderenza alla realtà storica.

(foto: Luca Arnone)

www.dramatra.it –  info@dramatra.it

Una passione tutta italiana

Una passione tutta italiana (di Isabella De Rorre)

Il 16 dicembre la Galleria Carla Sozzani ha ospitato la presentazione del libro “FIAT 500- The design book”, di Enrico Leonardo Fagone ed edito da Rizzoli. Presenti insieme all’autore Roberto Giolito, cui si deve la forma della FIAT 500, e Lapo Elkann, grande mente creativa che ha fortemente voluto il progetto e che ha saputo stravolgere il segmento city car, rendendo questa vettura una vera e propria icona di stile.

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L’impresa avrebbe spaventato i più: prendere una vettura che già aveva rappresentato un’epoca, prima ancora che uno stile, assolutamente italiana, destrutturarla e ristrutturarla rendendola “cool”. Non più un’auto per la famiglia, ma un’auto divertente, inconfondibile, di moda, espressione dell’eccellenza e dell’eleganza del Belpaese.

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A Lapo Elkann va fra i molti altri, l’indiscutibile merito di aver saputo interpretare e accogliere i bisogni e i sogni di una generazione che non aveva conosciuto la 500 storica, e a rendere la nuova ricettiva e appetibile. E di aver contagiato il team di progetto con l’entusiasmo, la volontà, la passione infusa nel perseguirlo. FIAT 500 rimane oggi uno dei più grandi successi, in termine di stile, riconoscibilità e volumi, degli ultimi dieci anni. Dal 2007 ha ricevuto più di 80 premi internazionali, e possiede senz’altro l’allure dei miti che non invecchiano mai. Ne parliamo, celebrando l’ingegno dei suoi creatori, perchè lavoriamo per riconoscere quotidianamente l’eccellenza e la genialità nel quotidiano, e per prenderne spunto.

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Intervista con “l’Uomo delle Stelle”

(di Laura Canepa)

Milano ha chiuso il 2014 in grande stile con l’attesissima inaugurazione dell’esposizione permanente dedicata allo Spazio e all’Astronomia al Museo della Scienza. Protagonisti 4 secoli di ricerca e intuizioni, un emozionante viaggio da Galileo ai nostri giorni. A ottant’anni compiuti, l’astronauta Eugene Cernan, soprannominato “The last man on the moon”, ha partecipato il 28 ottobre al grande evento . Dinanzi ad una platea gremita di giornalisti ha rivolto il suo sguardo al futuro, convinto che gli ideali che bruciarono di passione i valorosi viaggiatori dello spazio negli anni ‘60 ancora esistono e vanno custoditi per realizzare nuove scoperte. Grandi ideali per non smettere di sognare.
Eugene Cernan è da molti anni ambasciatore di Omega, la famosa casa orologiera svizzera protagonista di ciascuna missione spaziale della Nasa a partire dal programma Gemini fino ad oggi. Nel 1969, l’astronauta Neil Armstrong, il primo essere umano a mettere piede sul suolo lunare, portava al polso un Omega Speedmaster Professional che da allora meritò il caratteristico soprannome di Moonwatch. L’unico orologio a essere stato indossato sulla Luna. Siamo andati ad intervistare Anthony Marquié, autore del libro “Moonwatch Only” appena uscito in Italia, una vera e propria bibbia per gli appassionati.

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L.C. Una laurea in ingegneria aeronautica e una in economia, un lavoro ventennale nel mondo della finanza e in più sei un grande appassionato di orologi. Raccontami come è nata l’idea di questo libro.
A.M. Nel 2010 conobbi su internet Grégoire Rossier, un collezionista bioinformatico svizzero e iniziai a condividere con lui la passione per lo Speedmaster. Dopo circa un anno, realizzammo che non esisteva nessuno studio serio su questo cronografo, nonostante fosse un mito dell’orologeria e decidemmo di scrivere un libro sul Moonwatch. Il mercato degli orologi vintage era diventato molto speculativo e noi che non eravamo “del mestiere” potevamo senza alcun conflitto di interesse condurre un’analisi indipendente e veritiera. Dopo mesi di ricerca e di studi, finalmente ci incontrammo e da allora siamo diventati ottimi amici. A sua volta la maison Omega, a cui presentammo il nostro progetto, ci offrì moltissime informazioni.

L.C. Il Moonwatch ha una origine e una storia del tutto particolari, vero?
A.M. La sua storia risale ad un periodo in cui sponsoring e marketing non erano ancora le regole. All’epoca non fu l’Omega a proporre i suoi orologi alla NASA, ma fu la stessa agenzia spaziale americana ad effettuare dei test anonimi su una serie di cronografi. I primi tre selezionati furono Omega, Rolex e Longines. Alla fine vinse lo Speedmaster. Da allora, e malgrado la pressione di nuovi test ricorrenti negli anni, l’Omega ha sempre vinto e questo cronografo è rimasto l’orologio ufficiale degli astronauti. Creato nel 1957, in origine per i piloti automobilistici, ad oggi è uno dei pochissimi al mondo a non essere mai stato modificato nelle sue caratteristiche estetiche e tecniche. Il suo movimento è rimasto quasi invariato, tuttora a carica manuale. Un cronografo unico e senza tempo.

L.C. La maison svizzera è stata insignita del famoso Snoopy Award. Di cosa si tratta e in quale occasione fu consegnato?
A.M. La Nasa riconosce lo Snoopy Award alle aziende che contribuiscono al successo dei voli spaziali. Negli anni ’60 non c’erano sistemi informatici così sofisticati come oggi e quindi in orbita l’orologio era un vero strumento di misura. Quando durante la missione dell’Apollo XIII si verificò il famoso: “Houston, we have a problem …”, gli astronauti dovettero spegnere tutte le strumentazioni elettriche per risparmiare energia e l’unico apparecchio disponibile per condurre le manovre di rientro nell’atmosfera fu l’orologio che avevano al polso. Furono salvati grazie allo Speedmaster, e per questo motivo l’Omega ha ricevuto lo Snoopy Award nell’ottobre 1970.

L.C. Indossare un orologio vintage riveste un fascino intellettuale e si discosta dalla tendenza a seguire l’altalenare del fashion system. Cosa rappresenta per te?
A.M. Oggi indipendentemente dal budget è diventato facile acquistare qualcosa che i media considerano esteticamente bello e pubblicizzato per infondere al consumatore un sentimento di appartenenza o di esclusività. Mentre l’orologio vintage è un esemplare unico, ha un’anima ed è il collezionista a doverla ricercare. E’ la patina del tempo a creare la sua storia e la sua personalità. La strada è molto più interessante e talvolta non così accessibile come lo sono sistemi della società contemporanea.

L.C. Durante i tre anni necessari alla stesura del tuo libro hai compiuto una vera e propria immersione nello studio e nella magia di un’epoca, quella degli anni ’60. Quali le tue emozioni in merito?
A.M. Sono cresciuto con un fascino immenso per questa epoca: mio padre era lui stesso pilota di aerei da caccia e cominciò la sua carriera negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50, precisamente in quel momento storico. Sicuramente tutto ciò ha influenzato i miei studi e le mie passioni. Quest’opera consacrata allo Speedmaster e indirettamente agli astronauti e alla loro storia si inserisce in questo contesto. E’ davvero sorprendente constatare l’immenso coraggio e gli ideali di questi uomini e la realizzazione delle loro prodezze, compiute grazie a mezzi tecnologici che ci appaiono oggi così semplicisti. “Uomini veri” come li definisce bene il film tratto dal romanzo di Tom Wolfe che racconta la loro avventura.

L.C. Durante l’inaugurazione al museo della Scienza abbiamo avuto l’onore di ascoltare Eugene Cernan. L’astronauta ci ha indicato una via per la ricerca scientifica futura. Tre i valori di riferimento: speranze, ideali e sogni. Cosa ne pensi?
A.M. E’ esattamente così. Senza alcuna esagerazione, trovo davvero emozionante la risposta di Eugene Cernan alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se partirebbe per una missione su Marte. “Domani Mattina!” ha risposto lui, con uno sguardo da bambino e una determinazione totale nella voce, malgrado la sua età. E non dimentichiamo che tutto ciò va inteso su due piani: uno certamente individuale, per riuscire a realizzare i propri sogni, l’altro sociale, perché questi uomini hanno contribuito a far progredire l’umanità.

L.C. Se tra un’ora dovessi partire per un viaggio sulla Luna, tre cose che porteresti con te.
A.M. Non potrei partire senza la musica e un buon libro. Poi un orologio per rimanere in contatto con lo scorrere del tempo sulla Terra. E infine…credo che porterei qualcuno con me! Al termine dell’intervista ad Anthony è calata la sera, sul mio tragitto verso casa alzo lo sguardo al cielo. Ad illuminare il mio cammino c’è la luce della Luna. Mi vengono in mente i celebri versi di Giuseppe Ungaretti, scritti pochi giorni dopo l’allunaggio del 1969. Non posso fare a meno di dedicarveli.
“E la luna rimarrà la luna e ci saranno sempre giovani che al suo lume appartati si sorprenderanno a dire parole felici…”