I sogni sono fatti di stoffa – Dalila Recchia

(di Marianna Porcaro)

I sogni sono fatti di stoffa, di stoffa vera. Quelli che da bambina vestivano i manichini di un’arte le cui radici sarebbero diventate sangue che scorre nelle vene. Quelli che dopo anni di studio e sacrificio, oggi corrono soli. Pugliese di nascita napoletana di adozione. Dalila Recchia con la sua collezione “Psicosoma” vince il premio Miglior Designer Mad Mood Milan Fashion Week 2019. Dalila ridisegna il concetto di bellezza, adattandolo al nostro tempo, rendendola movimento puro come Miuccia Prada insegna. Lei ha stravolto la comune concezione di armonia, confezionandone una più consona all’ imperfezione del nostro essere.

Sdrammatizza la femminilità più classica a tratti onirica. Sporcandola con qualcosa solo di apparentemente stonato – fuori luogo e fuori tempo – per renderlo più umano perché è questo, ciò siamo: Umani. Parla di sé, denuda la sua anima e lo fa coprendo lembi di pelle con lembi di stoffa. Sublima il sacro regalando l’umana immortalità. Personalità, non mode sembra dirci. Ridisegna. Modella. Adatta. Proprio come si fa quando si racconta una storia. Con la devota cura che dovrebbe caratterizzare la scelta delle parole. Dei gesti o dei silenzi. La moda, quella vera. Quella che ritorna all’essenziale. Quella senza maschere. Quella senza eccessi che altro non sono che il desiderio di farsi notare. Quella della gente che ride, che sente, che attraverso il corpo esprime la pelle.

La moda che diventa parola scritta su forme irregolari, perfette. Il corpo come abito della mente. La moda di chi ama questo mondo a prescindere. E attraverso di lei racconta pezzi di sé. Perché è per questo che esistono i vestiti. Per dare voce a tutte le nostre anime. Dalila sembra riconnetterci ad una realtà che potenzia il corpo. Tridimensionale, appunto. Donne, la cui profondità traduce in “futuribilità” di prospettive l’immagine. ” E’ questo che siamo” sembra dirci, indissolubilmente collegate le une con le altre, da una moltitudine di forme – sottili, piene e asimmetriche. E forse non ce ne accorgiamo e forse ci risulta più facile oltre che più comodo dimenticarlo e probabilmente distratti come siamo a quelle forme in cui inciampiamo continuamente preferiamo non prestare troppa attenzione certi che – siamo isole libere in questo mare. Eppure sono quelle, forme – sottili, imperfette, morbide, nelle curve e nei concetti – che ci consentono di rimanere a galla e di non annegare. Che ci ricordano certi giorni l’origine della nostra identità. Quelle forme che danno vita all’arcipelago in cui fluttiamo – isole certo, mai troppo distanti l’una dall’altra perché sole perderebbero il senso di ciò che sono. Per essere se stesse, per dare spazio alla libertà e mostrarsi senza maschere. Mi piace pensare che è racchiusa in questa collezione, in questo “Qualunque cosa vogliate essere. Non vergognatevi di essere chi siete”, in questa vittoria dell’essere sull’apparire, il concetto stesso di femminilità.

Oggi, Dalila, lavora ad un progetto “Torneremo a respirare”, mette a disposizione la sua passione per dare un contributo all’emergenza Covid-19, rivolgendo parte del ricavato alla protezione civile. Sono delle meravigliose t-shirt disponibili on-line sul suo profilo, uno dei nostri polmoni è completamente rivestito di fiori, un invito a nutrire il nostro respiro di possibilità e nuovi inizi, sembra quasi di sentirne l’odore attraverso la stampa, un dispiegarsi di “E poi” che ci lega tutti.

Un progetto che vede la Moda al servizio del popolo, perché “nessuno si salva da solo” e mai come in questo momento l’arte qualifica il nostro senso umano. E se poi vi capita di conoscere Dalila e di chiederle: “Perché fai tutto questo?” non riceverete che una sola risposta che poi è l’essenza del suo talento, “Perché mi fa bene al cuore”