Coco Chanel

La forza di essere se stessi. (maestra dentro la vita)

(di Marianna Porcaro)

Ha rivoluzionato il modo di vestire delle donne, creando uno stile unico, intramontabile. Decisa, tenace, orgogliosa, ha lottato con forza per riscattare le sue umili origini, riuscendo a fare del proprio nome sconosciuto un punto di riferimento imprescindibile nel campo della moda. Una donna libera, audace e anticonformista ( “sono stata una bimba ribelle, una innamorata ribelle, una sarta ribelle”) che non ha avuto paura di essere se stessa. 

“Un mondo finiva, un altro nasceva. Io ero lì pronta”. Con Gabrielle Chanel ( in arte Coco) spariscono busti, stecche di balena, insieme agli strati di sottovesti e corpetti stretti fino al soffocamento. “Come fa un cervello a funzionare sotto a certe cose?”, diceva. Accorcerà audacemente le gonne, inventerà tutto: la marinara, il cardigan e i completi in maglia, il tubino nero, il blazer con i bottoni dorati, il tailleur in tweed profilato, i primi pantaloni per le donne, le scarpe bicolori aperte dietro, la borsa a tracolla impunturata con la catena dorata, l’uso del gioiello finto allegramente mescolato alle pietre preziose. Utilizzerà per la prima volta materiali come il jersey. Prenderà spunto dal vestiario maschile per creare capi iperfemminili. Inventerà il lusso della semplicità.

“Sono pronta a tuffarmi nelle occasioni che si presentano”. Aveva fatto la commessa, tentato la fortuna come cantante. Il suo destino speciale Coco lo ha costruito grazie al suo talento e alla sua forza di volontà di realizzare se stessa, seguendo soltanto il suo intuito e le sue segrete aspirazioni. Sfidando anche le convenzioni sociali: con una vita sentimentale anticonformista, piena di ricchissimi amanti (e di amori sfortunati).

Tagliare, cucire, piegare la stoffa alla sua volontà, rifinire orli, fu l’attività incessante che l’accompagnò per tutta la vita. Le forbici feticcio portate attorno al collo e tenute con un foulard bianco, Coco crea per divertirsi, per essere soprattutto una donna libera. Perfezionista, esigente, attenta ai dettagli. Coco vacilla (nel 1954 la collezione presentata fu un insuccesso) ma continua a battersi per recuperare la corona con rinnovata grinta ed entusiasmo. E torna a dettare legge, imporre il suo stile, la sua visione della donna. Lavorerà instancabilmente fino all’ultimo giorno della sua vita. “Ho scelto quel che volevo essere e lo sono”. Coco ha saputo miscelare talento, orgoglio, rabbia, desiderio di rivalsa. “Detesto abbassarmi, piegarmi, umiliarmi, mascherare ciò che penso, non fare ciò che mi piace”, diceva. Non dover niente a nessuno, non dipendere dagli altri. Questa è stata la sua ossessione. Ambiziosa e determinata, impetuosa e vendicativa, “l’assoluto di un carattere che suggeriva il caldo e il freddo”, come scrive Paul Morand (Chanel, edito da novecento) lottò tenacemente per riscattare un’infanzia durissima, segnata dal rigore e dalla solitudine, trascorsa in un orfanotrofio. Il famoso tubino nero, creato nel 1926, ancora oggi un must nel guardaroba femminile, è stato la sua personalissima rielaborazione della funerea divisa che fu costretta a portare. 

“Per essere insostituibili bisogna essere diversi”