Barbara Del Sarto – disegnare la Bellezza

(di Isabella De Rorre)

Barbara Del Sarto è una donna bellissima. La sua è una bellezza che non esito a definire sostanziale. Barbara “sta” nella sua vita e nella sua attività di make up artist di livello internazionale con equilibrio e consapevolezza. Ha di certo in sé la formula per rivelare l’essenza di una persona, e preservarla. Dono di pochi, raro quanto soprendente quando lo si incontra.

  1. Facciamo un viaggio nel tempo e torniamo al 1989: chi era Barbara Del Sarto allora, e chi è oggi?

Nel 1989 avevo appena sostenuto la maturità e volevo lavorare nella moda. Subito ho “sbagliato” qualcosa (gli errori nella vita sono fondamentali quanto le vie che si imboccano diritte!): mi sono iscritta alla facoltà di Giurusprudenza di Roma, su consiglio di chi non vedeva di buon occhio il mondo della moda. Dopo due anni, compreso che non era la mia strada, ho abbandonato gli studi. A Roma ho però cominciato a muovere i primi passi in quel mondo in cui desideravo lavorare, come modella, per l’Alta Moda: era l’epoca delle sfilate a Piazza di Spagna, dei grandi couturier. Mi sono trasferita a Milano, prendendo la decisione di fare sul serio. In questa città, cui sento di appartenere in modo particolare per la visione e la modalità lavorativa che la attraversano, le possibilità si sono da subito amplificate. Da lì è iniziata veramente la mia storia.

Chi sono ora? Sono maturata a livello personale, e ho ben chiari gli obiettivi che voglio raggiungere. Posso dire di aver trovato la mia strada, e di non procedere più tentoni come ho fatto, per capire chi ero e cosa volevo, in passato.

  1. Una caratteristica che traspare dalle notizie su di Lei è certamente la riservatezza. Si intuisce una persona discreta, che preferisce far parlare i fatti. Come concilia questa sua attitudine con un mondo che dà in ogni caso ampia evidenza all’immagine?

Non è facile conciliare la mia riservatezza con il mondo in cui lavoro. Credo negli anni di essermi persa qualche “partita a carte”… se fossi stata una buona agente di me stessa, avrei forse ragguinto obiettivi diversi. I primi tempi capivo che essere presente ai party, agli eventi importanti era parte sostanziale di questo lavoro, una sorta di promozione diretta di se stessi. Ma, vede, io sono fatta così. Sono costretta a far parlare i fatti. Per fortuna,i fatti hanno parlato, e continuano a farlo, bene. Questo aspetto del mio carattere, la volontà di rimanere dietro le quinte diciamo, dà un senso di sicurezza ai miei clienti. Per me, significa rispettare dei codici, etici e di comportamento, che fanno parte di me, e che i miei clienti condividono. Una sorta di pulizia dei valori, che ha lasciato spazio ai brand che vestono me, così come a me che vesto loro. Su misura, ecco il termine giusto.

Non ho mai chiesto foto insieme alle celebrità, mi sarebbe sembrato di oltrepassare una linea che volevo invece ben definita. Le poche foto che ho insieme ad alcuni personaggi, le ho condivise perché per me erano momenti importanti, di crescita, di passaggio, a livello professionale ma prima di tutto emotivo. Non mi interessa apparire, mi interessa rispettare me stessa, e lo spazio delle persone con cui ho lavorato e lavoro.

  1. Prima di diventare make up artist, lei è stata indossatrice. Quanto ha influito questa esperienza nella sua attività?

Sono stata avvantaggiata nel conoscere già il mestiere. Sapevo leggere alla perfezione quelli che erano i ritmi di un photoshoot. Queste informazioni sono state il mio bagaglio e mi hanno resa tranquilla: per carattere voglio essere sempre molto preparata, prima di affrontare qualsiasi esperienza. Le faccio un esempio: quando ero modella, durante la fase del trucco ricordo che alcuni avevano un tocco più pesante di altri, sul viso, mentre procedevano al make up. Memore di questo, ho cercato di lavorare diversamente, tanto che moltissimi mi dicono avere una mano leggerissima. Inoltre, conoscevo già molte delle persone con cui mi sono trovata a lavorare com make up artist, perché ci avevo lavorato ai tempi in cui ero modella; posso dire ci sia stata una soluzione di continuità. A livello caratteriale, questa nuova vita mi ha aiutato moltissimo: sono infatti una timida, che ama però l’adrenalina della ribalta. Quello che mi crea ansia, è anche quello che mi fa stare davvero bene. L’aver calcato tante passerelle prima mi ha aiutato a muovermi con naturalezza in questo mondo, e mi ha dato coraggio nel parlare alle grandi platee.

  1. Come è cambiato nel corso di questi ultimi venti anni, il trucco di un photoshoot o di una sfilata?

La moda è sempre movimento! Con corsi e ricorsi. Ancora nelle ultime sfilate che ho fatto, le basi erano molto più coprenti, strutturate, i trucchi impegnativi: lo smoky eye, i rossetti decisi, i glitter usati per enfatizzare sguardo e zigomi. Nel corso degli anni, sono cambiate radicalmente le texture, che tutte le gandi aziende di make up hanno sviluppato con ingredienti innovativi. I pigmenti sono talmente micronizzati che è possibile fare presso che qualsiasi cosa. Ora si gioca molto di più sulle sovrapposizioni, pur mantenendosi una differenza sostanziale fra il mondo “crazy” dello show, ancora fatto di labbra in evidenza, ciglia finte.. e quello delle collezioni, che tende invece ad esprimere un mood, un sentimento, una tendenza precisa. Oltre alle texture, è cambiato il modo di interpretare il make up, proprio da parte delle donne comuni, che lo usano ogni giorno.

  1. Il make up artist lo immagino sempre un po’ come un fotografo, ed un regista: si deve tener conto delle luci, delle imperfezioni e delle caratteristiche del viso, di conservare l’anima di chi si affida ad un truccatore, di farla trasparire. Cosa si aspetta dal make up chi si rivolge a Lei?

I miei clienti si aspettano che il mio lavoro, una volta finito, rappresenti alla perfezione la persona che ho truccato. Mi piace lavorare su piccoli dettagli. Non stravolgo mai i visi; il make up è un accessorio, una magia. Deve tirare fuori l’essenza di una persona. Deve vedersi la donna. Il miglior complimento è: “Come sei bella!”, non “Che splendido make up”. Per questo, se è vero che nel mak up comandano le proporzioni del volto, è ancora più vero che quello che comanda è proprio l’anima. Bisogna tener conto di tante sfaccettature diverse, per questo, prima di cominciare a truccare un cliente, ci parlo. La volontà è quella di unire la sua personalità con la mia visione. In caso di make up di celebrità, faccio sempre prima una ricerca sul web, per capire quali colori indossano più frequentemente, a ltre caratteristiche per poter svolgere al meglio il mio lavoro.

  1. Tre caratteristiche che un MUA dovrebbe avere.

La sensibilità, ossia la capacità di accogliere le persone e capire cosa si aspettano dal make up. La vena artistica, che traduco nella capacità di distruggere le convenzioni per ricrearle a modo suo. E l’essere psicologi: le mie clienti vengono da me per potersi esprimere, per mettersi a nudo e ricostruirsi, rinnovarsi.

  1. Lei segue da quasi venti anni Roberta Armani come personal MUA; quali differenze ci sono fra il truccare una persona celebre in modo continuativo, e farlo per le modelle di un servizio fotografico o di una sfilata?

Con Roberta Armani si è creato un rapporto stretto, una connessione. Sono entrati in gioco i sentimenti e si sono create le basi di una amicizia solida. Seguirla è stato creare un’unione così particolare da andare oltre il lavoro. Si riesce a leggere oltre l’apparenza, a cogliere il momento, la sfaccettatura, a sapere senza che venga richiesto se è il caso per esempio di calcare di più il trucco, o al contrario di marcarlo meno. Si riesce ad arrivare a fondo nell’animo della persona, e a “cucire” ogni volta un abito su misura. Stabilire una connessione significa scegliersi come abbiamo fatto Roberta ed io, con il tempo e negli anni, a vicenda. La differenza la fa la mia personalità. Dico sempre che non sono la più brava in assoluto, ma che scegliere me in modo continuativo significa apprezzare discrezione e personalità. Sono queste le caratteristiche che avvalorano maggiormente il mio lavoro di make up artist. . La modella al contrario è una tela bianca. La devo dipingere, senza fare ricerca psicologica. Non ha voce in capitolo nella scelta del make up, viene vestita e truccata, e la cosa finisce qui.

  1. C’è, o ci sono, brand cosmetici che oggi sente più affini al suo modo di operare, cioè che in qualche modo la rappresentino?

Ho la fortuna di lavorare con il make up di Dolce e Gabbana, che esprime la donna italiana nella versione più gioiosa di sé stessa: mi ci ritrovo perfettamente rappresentata. Ho lavorato negli anni passati con Armani, che amo per le texture leggere e facilmente sovrapponibili. I brand da cui mi allontano un po’ sono quelli che giocano su colori flah, forti. Non ho mai osato così tanto, forse perché nella mia esperienza come make up artist mi sono sempre confrontata, e mi confronto tuttora, con il mio modo di essere donna. Mi mancano anche le occasioni per osare: lavorare con e sulle celebrità, significa lavorare con donne mature, non necessariamente anagraficamente, ma che hanno una identità precisa da rispettare.

Amo in generale i brand che danno attenzione alle texture; mi piacciono i mascara Lancome, la linea di Bobby Brown. Mi affaccio a Mac, quando voglio attingere ad un bacino quasi infinito di colori.

  1. Lei ha condotto un programma televisivo, e ha partecipato in qualità di tutor make up trend ad un altro: quali sono i ritmi e le regole di questo tipo di esperienza?

Innanzi tutto, sono due ritmi completamente diversi.

Quella con Sky è stata una esperienza bellissima, completamente nuova per me. I ritmi fin da subito sono stati importanti. Abbiamo girato per due mesi da una città all’altra, lavorando nelle aziende. Ci muovevamo a bordo di un truck, estensibile, che diventava un vero e proprio studio televisivo, con caldo soffocante a volte. Una esperienza faticosa, ma estremamente divertente.

L’esperienza RAI è stata molto più semplice, sia in termini di orario sia di impegno. Ogni tutorial doveva essere costruito con l’autore a casa, e poi c’era la diretta in studo, per un impegno di circa due giorni. La guida di Caternia Balivo ci ha aiutato davvero tantissimo. Una esperienza che ripeterei subito; ricordo lo stress prima della diretta, ma al momento del ciak, come per magia, si va avanti!

  1. C’è una donna che non ha ancora truccato e che le piacerebbe truccare?

Mi viene subito in mente una grande donna che non c’è più: Lady D.. Mi sarebbe piaciuto tantissimo curare la sua immagine.

E poi: Cate Blanchett, donna straordinaria incontrata a Venezia. Ha una gran truccatrice, che le rende giustizia in ogni occasione. La Blanchett rappresenta la Bellezza, intensa, anche imperfetta, ma vera.

  1. Esiste un’icona di bellezza che in quale modo l’abbia ispirata in passato e nel presente?

Audrey Hepburn: bellezza pulita, essenziale, mai sovraccarica. Il mio tema, come make up artist, per definizione la mia icona.

  1. Immagino le abbiano già chiesto se la bellezza sia importante per lei. Io le chiedo se la bellezza abbia un “costo”, in termini di responsabilità, di rispetto e di ricerca.

Certo che ha un costo. La mia bellezza, e la bellezza in genere, richiede impegno. Non si può andare in giro senza rappresentare quello che si fa. Ho sempre investito molto sulla cura di me stessa, della mia pelle, dei capelli. Curo la mia immagine, voglio che corrisponda a quello che desidero raccontare di me. Che mi rappresenti. La forma è anche sostanza. La bellezza verso noi stessi è un valore e un segno di rispetto di sé e degli altri; è la conferma di essere conforme ad un contesto in cui ci si muove, e di averne cura.

  1. Cosa si aspettano le spose di oggi da un make up artist in questo giorno così particolare? E quale tipo di sposa si rivolge a Lei?

Non c’è un tipo standard di sposa che si rivolga a me. Spesso è un passaparola continuo della amiche, che si sono affidate a me, e mandano da me altre amiche.

Le spose sono cambiate tanto. Ci sono quelle che vogliono continuare ad essere se stesse, anche nel giorno del loro matrimonio. Il make up che chiedono è leggero, luminoso, in armonia con l’abito scelto. E poi ci sono le spose che vogliono in quel giorno essere quello che ono sono mai state, e mi richiedono un look che è quasi più da Red Carpet che da matrimonio, basato su ciglia finte, sopracciglia disegnate, toni più carichi.

Certamente, il trucco acqua e sapone non paga, la luce del fotografo toglie quasi il 50% del trucco dal viso. Allora, si lavora sulla pelle, in modo che compaia perfetta. Sul mascara, su sopracciglia ben delineate. La sposa è più truccata pur sembrandolo meno; il nude make up è complicato da realizzare, e deve esserlo con perizia.

  1. Ha mai pensato a creare una propria linea cosmetica?

Non ci ho mai pensato in termini di realizzazione, ma mi piacerebbe molto realizzare per un brand cosmetico una linea “by Barbara Del Sarto”.Dciamo che è il mio sogno nel cassetto…chissà!

  1. Se dovessero definirla con tre aggettivi, quali le piacerebbe che fossero?

Raffinata, Rispettosa, Affidabile.

  1. Da dove trae le ispirazioni per il suo lavoro?

Sono molto curiosa, amo guardare subito tutti i trend della siflate per le stagioni a venire. E poi, viaggio fra le contaminazioni cromatiche a 360 gradi: adoro l’arredamento di interni, trovo che il mondo del design incida sempre con i suoi colori sulla moda e sulla bellezza. Il mondo le make up è così veloce che stargli dietro è molto complicato.

Altra fonte di ispirazione è la natura, il mondo, con i suoi colori. La natura ci offre una palette cromatica gratuita ed incredibilmente variegata, con accostamenti inusuali e meravigliosi. Se si è aperti a cogliere la bellezza dell’universo, si apprezzano toni di una bellezza incredibile.

Amo leggere anche i libri di moda del secolo scorso, capire perché ogni designer ha segnato un’epoca, come ha lasciato in essa un segno inconfondibile.

Ultima e non ultima fonte di ispirazione: il cinema.

  1. Una domanda che faccio spesso è: come si immagina fra cinque anni?

Vorrei diventare, almeno un po’ di più, uno “squalo”!

Fra cinque anni ne avrò cinquanta e voglio arrivare a quel traguardo con un progetto che rappresenti l’apice della mia carriera.

Non credo diventerò mai così aggressiva, quindi mi vedo continuare a coltivare i miei progetti, e a raccogliere i successi che ne verranno.

E, importante per me, continuare a far crescere mia figlia in un ambiente sereno con una mamma su cui poter contare. Sono rimasta agganciata alla mia famiglia. Per una donna che lavori come make up artist conciliare lavoro e famiglia implica scelte di presenza, di qualità, di insegnamento. E delle rinunce, a volte pesanti, a delle opportunità. Ma, come dicevo, si tratta di scelte.

Barbara Del Sarto ha collaborato e collabora con Armani, Gucci, Fendi, Dolce e Gabbana. Cura l’immagine di Roberta Armani da più di 18 anni, così come di molti altri personaggi famosi. Ha condotto “Pausa Pranzo” per Sky e ha partecipato a “Detto Fatto” per la RAI in qualità di Make Up Trend Tutor. Più facile dire quello che non fa: non è presuntuosa, lascia parlare i fatti, e i successi che la sua sensibilità e la sua personalità discreta, seria, costante, le procurano.