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I Fiori di Georgia O’Keeffe

28 Jun

I Fiori di Georgia O’Keeffe

(di Martha Petrini)

Brano consigliato per l’introduzione alla lettura: Liberation di Christina Aguilera

Passeggiando nelle sale di musei di tutto il mondo, sono tante le tele raffiguranti soggetti floreali, appesi a muri annoiati davanti a spettatori inesistenti.

Ci sono fiori tra le dita di dame e regine, fiori in vasi trasparenti, fiori recisi adagiati su tavoli di frutta, fiori vicini a pagnotte spezzate, fiori avvizziti tra insetti e api ronzanti, fiori magistralmente dipinti ma di poco coinvolgimento, e poi ci sono fiori giganti, iperrealistici, conturbanti, pieni di simbolismo, di colore, i fiori di Georgia O’Keeffe.

Donna indipendente, anticonformista, è decisamente l’icona dell’arte americana del ventesimo secolo, sia per un discorso culturale di carriera artistica che per l’effettiva longevità che la vita le ha offerto di attraversare ben 98 anni  vissuti intensamente.

Spesso associata e presa d’ispirazione da  movimenti femministi che attribuiscono una lettura  freudiana alla sua pittura o meglio alla pittura dei suoi fiori intravedendo tra i petali associazioni legate alla sessualità femminile. Allusioni che O’Keeffe non apprezzava, suggerendo piuttosto ai suoi interlocutori di prendere tra le dita un fiore e osservarlo da vicino, sentirlo proprio e capirne il suo mondo.

Lei voleva donare questo al suo spettatore, il suo modo personale di interpretare la femminilità rappresentandone l’eleganza, la purezza, la delicatezza dei colori, un fiore che prende forma ingigantendone i tratti quasi ad entrare nell’intimo spirituale di una donna, una visione e un linguaggio prettamente metafisico elegante, delicato.

 Ma partiamo dall’inizio.

Nata in una fattoria del Wisconsin il 15 novembre del 1887 da genitori proprietari terrieri che non ostacolarono mai la sua voglia di studiare arte, permettendole di seguire vari corsi di specializzazione e iscrivendola nel 1905 all’Art Institute of Chicago.

Due anni dopo si trasferisce a New York dove segue i corsi di William Chase, valido esponente dell’ Impressionismo, all’Art Students League.

Nel 1908 conosce il suo futuro marito durante una mostra di acquerelli di Rodin, il fotografo Alfred Stieglitz, nonché mecenate della sua arte.

Le opere di Rodin la ispireranno cosi tanto da usare questa tecnica gli anni a seguire.

 Le opere degli anni ‘10 sono caratterizzate dall’astrattismo armonioso e lineare principalmente opere a carboncino ed acquerelli molto innovativi.

Tra il 1910 e il 1912 Georgia O’Keeffe, oppressa e dubbiosa sulle sue capacità artistiche, smette di dipingere con la scusa che l’odore della trementina le fa male e si dedica all’insegnamento presso diverse scuole: University of Virginia, Columbia College, West Texas Normal College, scuola pubblica di Amarillo (Texas).

Nel 1914 frequenta un corso di aggiornamento per insegnanti presso la Columbia University.

Ma la fortuna la accompagna, come maestri ha: Arthur Dove, uno dei primi artisti modernisti americani considerato il primo pittore astratto americano e Arthur Wesley Dow appassionato delle espressioni artistiche orientali e delle tecniche giapponesi. Aiuta la O’Keeffe ad allontanarsi dalle forme e dalle regole pittoriche che aveva trovato soffocanti nei suoi primi studi.

 O’Keeffe, lavora sul suo nuovo modo di dipingere, desidera fare arte e usare la pittura più spontaneamente, cerca la sua anima e la sua natura.

  “Ho delle cose nella mia testa che non sono come quello che qualcuno mi ha insegnato … forme e idee così vicino a me … così naturali per il mio modo di essere e di pensare anche se altri non hanno pensato di dipingerle”.

Nel 1916 espone a New York in una collettiva presso la famosa “291” centro dell’Avanguardia Modernista, sulla Fifth Avenue, la galleria fondata e diretta dal futuro marito dove, l’anno dopo, terrà la sua prima personale.

Nel 1918 Georgia O’Keeffe decide di dedicarsi interamente alla pittura, si stabilisce a New York e stringe rapporti con alcuni artisti che frequentano la “291”, sposa Alfred Stieglitz  iniziando una delle collaborazioni più fruttuose.

Stieglitz, organizzerà diverse mostre per O’Keeffe facendola conoscere negli ambienti dell’avanguardia newyorkese.

 La relazione tuttavia  si rivelerà in futuro insostenibile e tempestosa. Spinse la O’Keeffe ad allontanarsi per lunghi periodi verso il New Messico, luogo che negli anni futuri diverrà la sua casa definitiva oltre che terra ispiratrice di quadri diventati iconici.

Dagli anni ‘20 a seguire lascia definitivamente la tecnica dell’acquerello per dar spazio a produzioni ad olio con quadri di grandi dimensioni spesso con soggetti architettonici ispirati ad edifici newyorkesi.

 

La sua composizione pittorica si avvicina sempre di più a quella che sarà  la futura autentica O’Keeffe.

Questa nuova produzione la introdusse al successo consacrandola una delle artiste più importanti d’America.

Dal 1929 passa diverso tempo nel Nuovo Messico dando inizio ad alcune delle produzioni più famose con soggetti tipici della zona, come conchiglie, ossa di animali, paesaggi desertici, ma anche cieli aperti e luminosi tipici delle zone che visitava.

Le immagini sono spesso astratte dai contorni increspati, i colori sono lievi fatti da tonalizzazioni variabili che trasformano i soggetti in entità astratte, spesso interpretabili in trasfigurazioni erotiche.

Gli anni ‘30 e ‘40 le furono molto riconoscenti, premiandola con importanti “lauree ad honoris causa” ricevute da numerose università.

 

Nel ’46 muore il marito e lei si trasferisce nel Nuovo Messico dove produce una serie di pitture ispirate all’architettura della sua casa, oltre a paesaggi e scorci di nuvole come viste dai finestrini di un aeroplano, immagini presenti nella sua mente forse per i numerosi viaggi sostenuti.

Ma torniamo alla suo percorso artistico, nel 1951, O’Keeffe fa il suo primo viaggio in Messico, dove incontra gli artisti Diego Rivera e Frida Kahlo.

Negli anni ’40 e ’50 la pittrice tiene numerose retrospettive in diversi musei e nel 1953 compie un primo viaggio in Europa, seguito da un lungo viaggio in giro per il mondo che la porta Asia, nel Pacifico e nel Sud America.

Nel 1970 torna a New York dopo quasi trent’anni di assenza, in occasione di una vasta retrospettiva al Whitney Museum, la sua fama la precede, ma l’età avanzata le indebolisce la vista obbligandola a diminuire la sua pittura.  È del 1972 il suo ultimo dipinto.

Questa condizione fisica la spinge a esplorare altre tecniche si avvicina alla creta ed inizia a lavorare su alcuni manufatti scultorei. Per aiutarla nel suo sempre più faticoso lavoro, Georgia O’Keeffe assume un giovane ceramista, Juan Hamilton.


Il 10 gennaio 1977 il Presidente degli Stati Uniti Gerald Ford la premia con la Medaglia presidenziale della libertà, la prestigiosa onorificenza civile che viene conferita a coloro che hanno dato “un contributo meritorio speciale per la sicurezza o per gli interessi nazionali degli Stati Uniti, per la pace nel mondo, per la cultura o per altra significativa iniziativa pubblica o privata”.

Gli anni passano e nel 1984 si trasferisce a Santa Fe, a vivere con Juan e la sua famiglia, mentre continua a preparare mostre e retrospettive.

 Muore nel marzo del 1986 a Santa Fe.

I suoi quadri, il suo stile la sua personalità hanno influenzato non solo la pittura ma anche la moda del suo secolo e quella contemporanea, detiene il record mondiale come artista femminile per il valore delle sue opere battute all’asta; record raggiunto nel 2014 quando il suo quadro “Jimson Weed/White flower n1” dipinto nel’32 è stato venduto da Sotheby (Londra) per circa 44 milioni di dollari.

 

 

I paesaggi urbani, le nature morte, i fiori, non solo hanno riempito le tele dell’arte, con energia e passione selvaggia ma anche con coraggio interpretativo.

Il suo personaggio è l’arte a 360 gradi, pittura, scultura, architettura, fotografia, icona di stile per le scelte stilistiche del suo guardaroba e accessori ricercati.

La Donna.

Reale, minimal, nei toni del bianco e nero, ha raccontato come essere sensuale anche senza troppi fronzoli e senza seguire cliché. Anteponendo intelletto, temperamento e soprattutto Libertà personale.

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