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La coerenza evidente- Daniela Del Cima

26 May

La coerenza evidente- Daniela Del Cima

(di Isabella De Rorre)

L’appuntamento con Daniela Del Cima è nel suo atelier. E il primo tratto importante di questa lunga chiacchierata sarà la perfetta corrispondenza della stilista al suo mondo: la Signora Del Cima mi accoglie attenta e a suo agio in uno spazio vivo, dinamico, in cui i collaboratori che si muovono per le stanze sanno di averla come costante punto di riferimento. E lei, mentre parla, è davvero presente in ogni scelta, pronta a risolvere ogni dubbio, a confortare una cliente, a dare indicazioni sulla taglia e sul costo di un capo. La famiglia si nuove silenziosa ed efficiente intorno a questa figura femminile dalla straordinaria coerenza e linearità, che si rispecchia anche nel modo di vestire, di approcciare gli altri, di stare seduta, nel tono della voce. Il viaggio nella moda di questa designer comincia a Forte dei Marmi, con un negozio diventato presto punto di riferimento per le sue clienti, che continuano ad esserle affezionate anche dopo il trasferimento a Milano. Nella città meneghina, La Signora De Cima collabora come consulente stilistica con grandi aziende; presto però, e per fortuna dico io, interviene il bisogno di avere una piccola realtà produttiva, con la quale potersi esprimere al meglio. Ecco così l’Atelier Del Cima con produzione totalmente sartoriale, e la linea di demi-couture, metà sartoriale e metà industriale.

 

Ed ecco, per completare il carattere deciso dell’attività, l’approccio al mondo sposa con la linea dedicata “Daphne Milano”. Una scelta, quella di seguire le future spose, volta a dare evidenza ala femminilità delle sue clienti tramite le sue creazioni. Una femminilità, come la intende Daniela Del Cima, “gestita”, cioè mai ostentata. Il punto focale del suo lavoro è l’abito, come rappresentazione delle diverse sfaccettature del femminile. Per creare l’abito,  predilige stampe, sete, tessuti italiani, spesso della industria comasca che è sempre stata un fiore all’occhiello della moda italiana e non solo. E l’abito attiva un gioco di creatività costante, tanto da poter definire le collezioni sempre in progressione. Le chiedo quali siano e se ci siano dei materiali più amati di altri, e la risposta non mi sorprende: tessuti fluidi, cadenti, pizzi, di cotone e non, per poter “costruire” un abito, per renderlo armonioso e facile da indossare e da vivere. Nessun orpello, nessun ricamo, nessuna decorazione. Il valore dell’abito deve esistere e mostrarsi per se stesso. E questi abiti così realizzati, vivi per le linee e per i tessuti, possono essere interpretati in mille modi.

 

 

Daniela del Cima è eticamente corretta, legata come è a una cultura della moda più antica: quella di creare capi che abbiano un valore economico più intenso, più resistente all’infuriare dei trend, più antico appunto nella più nobile accezione del termine. Esploriamo insieme la collezione sposa, giocata su toni naturali come i tessuti: pizzo, ecrù, colori che si adattano a ogni tipo di carnagione e ad ogni colore di capelli, esaltandoli. L’abito sposa può e deve evolversi secondo il carattere e le esigenze della cliente: molte spose si rivolgono all’Atelier per le seconde nozze, magari chiedendo abiti funzionali, più morbidi, per poter per esempio durante la cerimonia abbracciare senza timore il figlio piccolo. In questi casi, il matrimonio diventa un evento da festeggiare, con maggiore libertà di espressione anche stilistica, e maggiore consapevolezza. Le spose in seconde nozze convolano per il piacere di poter condividere una scelta consapevole con amici, per il piacere di essere se stesse. E per le prime nozze? Le spose arrivano guidate dalla campagna di comunicazione, e trovano piena possibilità di esprimersi. Non esiste un modello di donna ideale, ma esiste la donna che arriva da Daniela Del Cima secondo una scrematura naturale data dall’immagine del brand, che deve e può parlare da sola. Gli abiti da sposa sono costruiti su misura, sono pezzi unici. Tanto è che spesso le creazioni finite sono chiamate con il nome della sposa stessa che le indosserà. Lo studio dell’abito è fatto in funzione della corporatura delle cliente, è ovvio, e della location della cerimonia per renderla coerente non solo con la sposa in primis, ma con il tono generale dell’evento. Chiedo come si sviluppa il processo creativo, e la Signora Del Cima conferma che gli abiti non nascono da un disegno ma da un incontro con il materiale. Le basi di vestibilità vengono di volta in volta adattate: parola d’ordine è “non standardizzare”. Ecco perchè la stilista parla di evoluzione continua, per questa esigenza costante di rinnovamento. Esigenza che comporta una applicazione rigorosa e altrettanto fedele nel tempo.

Cito testualmente cosa rappresenti la linea Daphne per la stilista: “E’ un angolo ritagliato per rendere le donne, donne”. E qui la conversazione verte sul ruolo, fondamentale, delle lavoranti, delle sarte che costituiscono l’esercito silenzioso ed efficientissimo dell’Atelier. La designer sa che esistono una quantità di sartorie con lavoranti che operano con maestria. E il suo progetto, realizzato, è quello di far lavorare queste sarte, importantissime per lo sviluppo e la permanenza sul mercato di un brand, permettendo loro di ritrovare un lavoro antico tramite la vena artistica che le pervade. Ecco, solo così la moda è, e resta, una forma d’arte, di espressione della bellezza. Così come le maestranze sartoriali, è importante riconoscere e difendere ancora la territorialità italiana, cioè quelle che sono le aree di eccellenza per tessuti e materiali. Strutture a volte di piccole o medie dimensioni, che ancora permettono di essere flessibili. Questo, per Daniela Del Cima, il concetto di vero lusso: esclusività, e servizio. A cosa deve mirare uno stilista? A rendere, tramite l’abito confezionato, il servizio ad una donna di farsi rivolgere il complimento non “Che bell’abito che hai”, ma “Come sei elegante”. Questa è l’unica evoluzione possibile: un passaggio per poter esprimere a pieno quello che si è. E con questo concetto, raffinatissimo e semplice nello stesso tempo, saluto Daniela Del Cima e il suo mondo.

 

(photo Michele Dell’Utri,  courtesy of Daniela Del Cima) – www.daphnemilano.com