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Massimo Panuccio- La grazia essenziale

18 Jul

Massimo Panuccio- La grazia essenziale

(di Isabella De Rorre)

Prima di intervistarlo, ho avuto l’occasione di conoscere Massimo Panuccio nell’ambito di un servizio fotografico ed in un contesto informale. È una persona attenta alle esigenze di coloro che ha vicino, senza ombra di affettazione. La sua è, per l’appunto, una grazia essenziale, lineare. Durante questa intervista, che come quasi sempre accade, ha preso il ritmo ed il respiro soprattutto di una chiacchierata, questa impressione iniziale è stata più che confermata. Classe 1968, Massimo Panuccio si appassiona alla moda fin da bambino, disegnando figurini ben definiti. Figlio di un sarto, non segue da subito quello è che il lavoro di famiglia, che forse però resta nel DNA e lo spinge a frequentare, a fianco a studi quanto più lontani dalla sua passione, l’Istituto Marangoni di Milano per tre anni. Anni che formano il carattere e l’attitudine mi viene spontaneo dire, tanto è che dopo una parentesi lavorativa diversa, il progetto prende definitivamente forma. Dapprima con un negozio dove ancora non compare il suo brand, ma che è fondamentale perchè da qui parte una collaborazione con due designer di moda. Poi, alle soglie del 2000, con la sua produzione, la ricerca di un atelier, la selezione attenta di sarte che possano interpretare con sensibilità i suoi modelli e farli vivere. Punti di ispirazione, modelli di riferimento? Massimo Panuccio, nel suo stile elegante ma essenziale, è uno che prende tempo prima di rispondere, e sotto la gentilezza reale si intuisce un carattere consapevole e coerente. “Valentino in primis, e Dior”. Insomma, grandi sarti di un’epoca in cui la moda è haute couture. Il concetto di moda per Panuccio è un concetto classico. La sua impostazione, diciamo il suo tratto più caratteristico (anche se più volte lo stilista rifuggirà dall’essere rinchiuso in un capo icona) è l’abito, che deve e vuole essere elegante, e femminile. La sua evoluzione parte proprio da quello, dall’abito, da cocktail, da cerimonia, da sera. Quello da sposa arriva alla fine, per rispondere quasi ad un’affettuosa esigenza delle sue clienti: quella di indossare una creazione Sartoria Massimo non solo per la festa dei 18 anni o come testimoni al matrimonio di altri, ma anche per le proprie nozze.

I suoi tessuti preferiti riprendono l’idea di femminilità leggera, non ostentata: georgette e chiffon, fluidi, versatili, pieni di movimento, a volte leggermente trasparenti, per far intuire più che vedere. A seguire, anche il pizzo, dosato con misura, i tessuti ricamati, lo shantung e i suoi colori speziati. Chiedo quale sia, e se esista, una sua donna e cliente ideale. Mai risposta è più coerente, per un sarto che crei ogni abito come unico: la donna vera, che lavora, non importa di quale classe sociale.

L’obiettivo non è far tendenza, stupire a tutti i costi, ma creare abiti che siano classici per sempre, quasi senza tempo, non eccessivi. Abiti pensati per donne che non si lascino dominare dall’abito, ma che abbiano cura di sè e piacere nella cura dei dettagli. Da dove parte la sua ispirazione? Dal disegno e dal modello, in primis, e a seguire dai tessuti, e dai colori. Contaminazioni arrivano anche dal cinema, quello degli anni 50, di un’epoca insomma in cui le donne erano donne e l’eleganza regnava sovrana. Mi confida: “Ho nostalgia di un’epoca che non ho vissuto”, e parlando comprendo a pieno questa affermazione, perchè tanto di quell’epoca si ritrova nei dettagli, nel disegno, nel taglio dei suoi abiti. Nessun bisogno di innovazione a tutti i costi: la vera innovazione qui è rispettare il carattere e le esigenze della cliente, e proteggerne ed esaltarne l’eleganza. Uno dei complimenti più graditi è quando una cliente, notando ad una festa un abito particolarmente bello, gli confida di essere quasi sicura che lo abbia creato lui. Questa capacità di interpretare così pienamente e sottilmente le esigenze delle sue clienti è il punto di forza di questo stilista. Ogni cliente è la benvenuta nell’atelier, purchè comprenda quello che Massimo Panuccio può darle; ed il consiglio più spassionato è: “Molto meglio togliere, piuttosto che aggiungere”, o più brevemente: “Less is more”. E una volta trovato il proprio stile, perseguire la linea senza eccessi in alcun senso. Nulla di peggio che permettere che il protagonista della serata diventi l’abito, rubando la scena alla donna che lo indossa! Chiedo se ci sia un accessorio particolarmente amato a completare i suoi abiti, e mi risponde di getto. “Le scarpe”. Con il tacco, non necessariamente altissimo. Una scarpa con il tacco è per la donna che la sa indossare con maestria uno strumento di comunicazione del proprio io, della propria eleganza, della propria sensualità. Alla domanda di come si vede fra cinque anni risponde che sarà esattamente dove è perchè ama ciò che fa. Panuccio non è un elitario e non lo diventerà per cui continuerà a rendere le donne belle ed eleganti fino a che potrà, fedele alla convinzione che una donna e il suo modo di essere vadano rispettati, e non utilizzati per esaltare un brand o uno stile. Un sogno nel cassetto? I costumi per un film. Qui si comincia a confrontarsi sulla moda del cinema, e le attrici sono ancora una volta donne di carattere e di classe innata. La cliente contemporanea è anche quella più consapevole, alto spendente, che ha compreso l’importanza della qualità, del taglio e dei tessuti, e che apprezza che l’abito le venga cucito addosso, che il processo creativo sia condiviso e divertente, e che il capo che indosserà sia unico e con un costo coerente e corretto relativamente a questo processo.

Ecco, se esiste una cliente ideale, è quella che in Massimo Panuccio ha trovato un alleato per far risaltare la propria unicità senza esasperazioni: donne che vengono da famiglie milanesi che Milano hanno contribuito a farla crescere e diventare quello che è ora, che hanno senso del rispetto per il lavoro altrui. Che sanno quanto il lavoro di Panuccio sia dedicato a loro, e votato, come sempre e per sempre, all’eleganza.

 

sartoriamassimo.it – Via Vincenzo Monti, 28 Milano