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L’ultima frontiera del rendering

24 Dec

L’ultima frontiera del rendering

L’ultima frontiera del rendering (di Nadia Carraro)

La tecnologia e i nuovi programmi di rendering per il design non sono solo “freddi” strumenti di progettazione, ma costituiscono un supporto validissimo alla creazione di un layout scenografico per qualsiasi evento. Vediamo come.

3ds Max è un software che permette di lavorare nel campo della computer grafica 3D al fine di realizzare rendering fotorealistici; utilizzato da architetti e designer, ma anche da studi che si occupano di animazioni, si può considerare uno dei migliori programmi in commercio per la creazione di modelli tridimensionali.
Per noi è fondamentale capire in che modo tale programma può integrare e valorizzare la nostra produzione artistica, nel momento in cui vogliamo visualizzare una nostra idea di progetto per un allestimento.

Per farlo, proveremo a ripercorrere velocemente alcuni dei passaggi fondamentali della realizzazione di un’ immagine di render, ovvero gli aspetti che riguardano i materiali e le luci: sappiamo, infatti, quanto siano in grado di condizionare sensibilmente la percezione di uno spazio.

3ds Max permette di visualizzare una riproduzione fedele di qualsiasi finitura da noi scelta: possiede una vastissima libreria di materiali, con impostazioni predefinite e regolabili manualmente per ottenere la trasparenza, il colore o la texture che caratterizzano i materiali del nostro progetto. Ma è soprattutto la luce a giocare un ruolo fondamentale negli allestimenti: un’ illuminazione ben progettata è in grado di decretare da sola la riuscita o meno di un evento. Un progettista ha a che fare con una serie di fattori che influenzano la qualità della luce in uno spazio: la tipologia di sorgente, che può essere naturale o artificiale (e nel caso, la tecnologia delle lampade utilizzate), o frutto dell’ integrazione di entrambe le tipologie; la direzionalità della luce; il colore e l’ intensità.

Supponiamo ora di dover realizzare delle viste di un allestimento esterno al tramonto, dove avremo quindi una debole e calda luce crepuscolare; il programma, grazie ad un particolare sistema di luci detto Daylight, permette di visualizzare la nostra location in qualsiasi momento della giornata, permettondo in questo modo di osservare come cambia l’atmosfera al variare dell’ inclinazione dei raggi solari.
Consideriamo invece la luce artificiale: la facciata dell’ edificio viene sottolineata da faretti utilizzati per l’ illuminazione di dettagli architettonici e selezionati da catalogo.
La luce delle candele è invece realizzata posizionando manualmente i punti luce e modificandone l’ intensità luminosa e la temperatura di colore per ottenere un effetto il più possibile simile alla reale luce di una candela.

Ora, per passare da un modello 3d ad un’ immagine bidimensionale, dobbiamo scegliere i punti di vista dai quali vogliamo realizzare i rendering: il software prevede l’ inserimento nella scena di vere e proprie telecamere, le cui inquadrature possono essere regolate permettendoci di individuare le viste che a nostro parere valorizzano l’ allestimento.

Il passaggio finale consiste nello stabilire la qualità dei render che vogliamo ottenere: innanzitutto, le dimensioni e la risoluzione delle immagini, ma anche la precisione nella realizzazione delle finiture materiche, della luce indiretta e delle ombre.

vista front

Osserviamo adesso il risultato ottenuto: il vantaggio che ci da 3ds Max è, in questo caso, quello di riuscire a mostrare la particolare atmosfera che il nostro allestimento andrebbe a creare di sera nella location: nel momento in cui andremo a presentare la nostra idea al cliente, saremo quindi in grado di offrire, oltre a schizzi che descrivono gli oggetti inseriti e la loro collocazione nello spazio, anche un’ immagine evocativa delle sensazioni che vogliamo produrre con il nostro intervento.

dettaglio finito

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