Mobili in Bambù

(di Antonella De Lucia)

Visto il successo che hanno riscosso le tappezzerie tropical, volevo oggi suggerire alcuni complementi d’arredo da accostare a questo stile etnico: i mobili in bambù. Simbolo di naturalezza e di raffinatezza questo materiale naturale richiama immediatamente alla mente immagini di luoghi lontani. Proveniente dall’Oriente geografico e culturale, è ormai diffuso anche in Europa soprattutto per la sua adattabilità climatica, ma anche per la sua crescita veloce.

Il bambù è un insieme di diverse piante verdissime, perenni e sempreverdi, che dopo il taglio assume una calda colorazione nella gamma dei beige. Essendo un prodotto naturale unico e dalle caratteristiche particolari è estremamente resistente, ma allo stesso tempo leggero, flessibile, bello esteticamente ed ecosostenibile.

Utilizzato in numerosi settori dell’architettura, è impiegato maggiormente nel campo dell’arredamento perchè offre una valida alternativa al legno tradizionale.

Queste le motivazioni che hanno favorito la diffusione dei mobili in bambù, prima solo in terrazzo e giardino, ma poi anche in appartamenti ed uffici; raffinati, comodi e caldi, si adattano facilmente ad ogni ambiente,

Perciò se il vostro ideale è ricreare lo stile etnico, che ricordi la jungla o le spiagge dei tropici il bambù è la scelta giusta, ma se invece prediligete il gusto moderno è ormai possibile trovare anche mobili di design realizzati in questo materiale.

Il mio consiglio: non esagerare con la quantità; uno o due elementi d’arredo sono più che sufficienti a garantire il risultato.

Quel che resta del design

(di Isabella De Rorre)

 

Dopo qualche settimana dalla fine della Milano Design Week, sorge spontaneo pensare ancora al design. E dire che tutto quello che sappiamo di esso è che è ovunque. Possiamo amarlo, essere critici, apprezzarlo, sospendere il giudizio, odiarlo, ma non possiamo ignorarlo.

Dirò di più: se è davvero creativo e funzionale, lavora nel passato per far sì che, un giorno, quell’oggetto nel presente ci sembri famigliare e insostituibile nel futuro. Il design ci lega ad un’epoca e la identifica con perfezione chirurgica quando osserviamo una sedia una caffettiera un tavolo. Ma la forza del design è  immensa e inarrestabile.

Perché non si ferma e non si limita. Forse abbiamo cominciato a parlarne per l’arredo, ma abita le linee delle auto, corre sulle bottiglie delle bibite preferite, ci illumina e si trasforma.

A volte si nasconde, perché nasconde la sua etimologia. Un designer traccia a mano la storia la funzione e il destino di un oggetto. Penso alla perizia dell’orafo e a chi moltiplica la luce degli specchi.

Il design ci stupisce e ci conforta, quando richiama affetti e suggestioni di un’epoca in cui siamo stati felici, o icone che accompagnano il cammino

Il design è divertente, vuole sbalordire cambiando il mondo disturbando la forma della sostanza e viceversa.


Tutto quello che sappiamo del design è che rimane, fra ombre e luci, una delle vie che abbiamo per ricercare la bellezza. Che è un modo di vivere più pienamente lo stesso numero di anni che abbiamo in sorte. Attenzione alla valutazione che date dei creativi: essi sono uno strumento per comprendere la realtà, per vederla prima, per assicurarsi la certezza che le cose sopravvivono a noi e ci rendono quasi eterni.

Ecco a voi un piccolo e sentimentale excursus sul Fuorisalone 2018. Grazie sempre, per la documentazione fotografica, a Luca Arnone.


 

HOMI settembre 2016

(di Sabrina Maestri)

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Homi è per definizione, una dei saloni del lifestyle più importanti d’Europa. Successore dello storico Macef, Homi è per ben due volte l’anno, primavera ed autunno, un vasto panorama del bien vivre della persona e del suo abitare.

Tuttavia, negli ultimi anni, si trova a competere con Maison& Objects di Parigi, fiera di sempre maggior successo e risalto che, svolgendosi in contemporanea con l’edizione autunnale di Homi, è riuscita ad aggiudicarsi l’eccellenza di molti grandi brand.

Ciò nonostante il “salone degli stili di vita” di Milano rimane comunque un importante business center per produttori e commercianti, non solo europei ma anche asiatici, capace di suscitare il suo fascino su appassionati di design e di lifestyle.

Strutturato in dieci padiglioni, chiamati Satelliti, Homi si pone l’obiettivo di creare un percorso espositivo, merceologicamente e tematicamente suddiviso (purtroppo non realmente realizzato!), in cui lo stile di vita attuale si concretizza nelle proposte che i designers, e per loro le aziende, hanno colto, interpretato e saputo tradurre in scelte non solo di arredamento e accessori della casa, bensì di profumazioni, decorazioni del Natale, accessori moda, bijoux, regali per ogni evento, non trascurando il mondo tecnologico e l’infanzia, delineando una visione a 360 gradi del buon vivere moderno. Irragionevolmente trascurato invece il garden & outdoor che, seppur indicato come uno dei 10 satelliti, è risultato praticamente inesistente: dell’outdoor non rimane al visitatore che l’immagine di una sedia sdraio, dalle linee pulite in legno massello trattato al naturale, sulla scorta delle wood deck chairs americane.

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La casa Homi 2016 esprime fortemente il desiderio di regalare intense sensazioni sensoriali.

Materiali, colori, forme e profumazioni invitano ad immergersi in un ambiente armoniosamente coordinato nei colori in cui, pur tuttavia, i materiali e le forme, generalmente contrastanti, si fondono in un sorprendente connubio: Il ferro si accosta al legno naturale; la ceramica riproduce la robusta ed irregolare consistenza delle terrecotte modellate a mano; così come i tessuti grezzi, imperfetti ed elegantissimi, si sposano con pizzi e merletti, macramè e corde rustiche;

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mentre cotoni stampati dal new look anni ’50 si dividono il primato con i più preziosi velluti di seta, di cotone o di viscosa.

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Ocra, arancione e rosso bordeaux, marrone, ma anche grigio, celeste carta da zucchero, blu, viola, rosa cipria e acquamarina dominano ogni stanza, lasciando però un doveroso ed autorevole spazio all’eclettico nero, capace di donare, da sempre, quel non so che di semplicità e ricercatezza, secondo, forse, solo al bianco e a tutte le sue gradazioni.

14593364_10208821539110104_837724854_nDunque una calda palette dal prevalente sapore autunnale che si rafforza nell’accostamento con materiali naturali, capaci di rievocare la serenità e bellezza che solo la natura sa realmente trasmettere.

La fanno quindi da padroni il legno, grezzo o naturale, unicamente trattato con mordenti e cere, capaci di lasciar trasparire venature e difetti ma altresì scoprirsi, imprevedibilmente trasformato in un amplificatore del suono per smartphone , per un timbro meno metallico ( così ITòch);

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poi carta e cartone riciclati e certificati FSC e fibra di cellulosa lavabile che, allontanandosi dal loro originale impiego, prendono la forma di case e giochi smontabili per i bambini o sorprendenti contenitori, vasi e borse ( così Essent’ial);

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il marmo si veste di un nuovo design diventando, per esempio un comodo tagliere; a dominare la scena troviamo ancora la lavagna che, in diverse forme e misure, diviene la sostituta chic di fogli ed etichette di carta, confermando lo spirito sempre più diffuso di utilizzare materie riciclabili o rinnovabili; il ferro perde la sua nota funzione di struttura e diviene di per se’ mobile, oggetto, posata, lampadario, definendo il suo marcato ruolo nel crescente stile industriale; esordisce anche il rame, che grazie alla sua duttilità, prende le più svariate forme, da monili a finiture e decori;

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il vetro, ed ancor più il cristallo, capace di lasciar filtrare la luce e rifletterla, mantiene incontrastato il podio di elemento principe nell’unione di stili ed ambienti.

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Sta finalmente scemando, seppur ancora presente, il mobile “consumato ed usurato industrialmente”, che riproduce uno stile shabby, ormai monotono e scontato, ma nuovamente riproposto da aziende che paiono aver abbandonato il coraggio dell’innovazione.

14518203_10208821537230057_162380087_nMolto più audaci e accattivanti i brand che accostano con elegante maestria lusso e ironia: è così che si ritrovano corone di ferro su cuscini di velluto impreziositi di generose passamanerie e nappe, con sullo sfondo riproduzioni di antiche cornici a foglia dorata, raffiguranti statuari e regali busti di cane, in rigoroso doppio petto nero, fieramente adornato di medaglie e coccarde (Jordan Interior UK/it) 

14585346_10208821667753320_145884739_nTrasformazioni anche per la tavola

Abbandonate porcellane e ceramiche colorate, la tavola del 2016/2017 ha una semplicità ed un rigore “francescano”: la tavola è lasciata a legno nudo, coperta solo da runner o tavagliette di iuta, lino o cotone grezzo sfrangiato o semplicemente di carta; i piatti di ceramica, irregolari e monocromatici, vengono affiancati da posate che, accantonando la leggerezza dell’acciaio cromato, simulano la tipica pesantezza dei metalli grezzi dei quali, in realtà, rispecchiano solo la colorazione opaca, non forgiata.

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In questo gioco allegro tra ostentato lusso ed umile semplicità si inseriscono anche l’uso di filati come la corda e la iuta che, lavorati finemente a crochet, macramè, tricot o a tombolo, danno vita a sorprendenti cesti, sacche, tovagliette, portavasi, lampadari o tende oppure a filati impercettibili che donano eleganti trasparenze.

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Non mancano plaid di pelliccia ecologica né lampadari dalle forme classiche in cui, però, le sfere e gocce di cristallo hanno lasciato il posto a originali perle di legno infilate in semplici corde.

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Presenti anche glitter, strass e cristalli soprattutto nella decorazione del Natale, ma questo fa parte di un sogno, quello che vi racconterò nel prossimo articolo!

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