Save the Wedding – Il dono della Bellezza

(di Isabella De Rorre)

Chi si interroghi seriamente sulla bellezza, soprattutto in questi tempi sospesi, sa che essa ha un compito innato e superiore: offrire conforto.

L’architetto Angelo Garini lo fa da tempo, attraverso l’attività di designer dell’evento matrimonio, con una cultura raffinata e profonda, la formazione, la passione.

Ma la bellezza resta un concetto olimpico, isolato, se non viene tradotto in azione.

Ecco allora nascere il progetto solidale Save the Wedding fortemente voluto da Angelo Garini, per essere di aiuto, a titolo gratuito, alle coppie che hanno dovuto, per l’emergenza pandemica attuale, rimandare le nozze e loro organizzazione.

Insieme al suo team “Garini Soul Trainers”, composto da 44 professionisti su tutto il territorio nazionale coordinati e scelti personalmente fra persone che condividono il medesimo modus operandi – verrebbe da dire vivendi – del noto wedding planner, Angelo Garini si occuperà di realizzare il sogno di futuri sposi che hanno dovuto rimandare le nozze, e che non potrebbero usufruire normalmente del supporto di professionisti dedicati all’organizzazione del matrimonio, come di quelli che, proprio perché in prima linea in questo momento per contrastare l’emergenza, lì concentrano le loro energie, non riuscendo quindi a compiere le scelte cruciali legate alla scelta dei fonitori, e del mood dell’evento stesso.

L’opportunità è davvero unica: avere in dono un progetto creativo ad hoc, sviluppato da una delle voci più significative e autorevoli a livello nazionale e internazionale in materia di wedding design e planning, l’assistenza durante i mesi che precedono il grande evento, e una regia discreta e attenta nel giorno del matrimonio.

Di certo, un sogno nel sogno, la realizzazione di un desiderio che molte future spose hanno coltivato.

Non perdano nemmeno un attimo quindi i nubendi che pensano di corrispondere ai requisiti sopra elencati!

Per candidarsi al contest, occorre scrivere alla mail: garini@gariniimmagina.com

Vi verrà inviato un form, da compilare con alcune indicazioni per comprendere se siete idonei alla partecipazione e qualche informazione su di voi e sulle nozze.

Perché, e questo l’architetto Garini lo sa bene, la creatività ed il talento non conoscono sosta. La bellezza deve continuare a nutrire le nostre anime, ad appagare sensi e far battere il cuore.

http://www.gariniimmagina.com

Photo courtesy of Angelo Garini

Roberta Sapino #quarantenedidesign

English text follows

Cerco di vivere questo “tempo sospeso” come un dono ed un insegnamento.

Il tempo prezioso si riempie di idee creative da sviluppare con calma. Imparo la pazienza e la bellezza delle piccole cose. L’ansia, che eppure esiste, la placo preparando pani e dolci e facendo scorrere la mia matita su fogli bianchi.

I’m trying to live this “suspended time “ as a gift and a lesson.
This precious time is filled up with creative ideas to be quietly developed.
I’m experiencing patience and the beauty in little things.
Anxiety is there too but cuddled by preparing home made bread and cakes and letting my pencil flow freely on white papers.

https://instagram.com/le_chat_egoiste?igshid=1a09jis2x65ak

https://instagram.com/robertasapino?igshid=ixlgwreofnut


Monica Gasperini #quarantenedidesign

Le Coco

(English follows)

Personalmente credo in una idea di Eleganza Senza Tempo, che non è solo un preciso credo estetico, ma anche un atteggiamento nella progettazione e realizzazione dei miei lavori. Amo la Ricerca del dettaglio, la Semplicità e la Qualità che rendono tutto permanentemente aggiornato. I lavori che mi rappresentano maggiormente sono quelli ‘sartoriali’.
In questo momento il dialogo con l’utilizzatore finale è il punto di partenza di ogni forma di innovazione puntando sulla Unicità, Creatività e Distintività. Dobbiamo costruire la Gioia nei Cuori delle Persone con la Bellezza sottraendo l’eccesso.

Morning

I personally believe in a kind of timeless elegance which is not only an aesthetic creed but also the attitude to the design and realisation of my projects.
My love for details, simplicity and quality keeps everything permanently updated.
The projects that mostly represent me are the “tailor made” ones. Nowadays the starting line of any kind of innovation must be the dialogue with the final user, making a bet on uniqueness, creativity and distinctiveness.
We have create joy in peoples hearts using beauty but deducting excess.

Mail: info@monicagasperini.com

Sito: www.monicagasperini.com

Instagram: @monicagasperini

Vere signore e regole d’oro da non dimenticare

(di Anna Ubaldeschi)

Emancipazione … cavalcando questa onda galoppante, alcune donne oggi emulano gli uomini perfino nei comportamenti. A risentirne è la femminilità.
La femminilità, aurea di bellezza che resta, nonostante tutto, il segreto che conquista il mondo maschile.
Che fine hanno fatto le buone maniere da vere signore?

Il bon ton non può essere relegato semplicemente al sapersi comportare a tavola o all’evitare di dire parolacce; il bon ton è un’arte!
Sempre più donne sono quotidianamente alle prese con incontri di lavoro, riunioni, occasioni formali ed informali. Rispetto al passato si esce più spesso, si vive maggiormente a contatto con gli altri, per questo diviene importante riconoscere il momento opportuno in cui utilizzare le buone maniere.
Purtroppo poche donne riescono a comprendere ad esempio, quando arriva il momento di spegnere il cellulare. In un incontro lavorativo, di coppia o durante l’aperitivo con l’amica, il mondo virtuale dovrebbe restare fuori temporaneamente dalla nostra portata. Il ricorso continuo al telefono, ai social network da cui pare non si riesca a distaccarsi mai, è infatti indice di mancanza di rispetto per chi ci accompagna, uomo o donna che sia.
Sono altre tre le parole che andrebbero rispolverate nell’essere femminile: rispetto, cortesia e riguardo.
Una donna che sorride ad un gesto gentile è sempre una gioia per gli occhi e per il cuore e ben predispone gli astanti. Essere disponibili e cordiali è molto più importante dell’avere un buon carattere. Non si può pretendere educazione dagli altri se non siamo prima di tutto noi ad esserlo!
Le buone maniere riguardano infatti in buona parte il modo in cui trattiamo gli altri.
Una donna garbata utilizza sempre le buone maniere, sia nel pubblico come nel privato. Difficilmente alza la voce, comunica ciò che pensa sempre con toni controllati.
Sapere quale forchetta usare ad una cena formale ed adottare un perfetto comportamento a tavola sarà certamente un punto a favore, ma nell’era della comunicazione, sarà assolutamente importante saper ricorrere ad un linguaggio verbale e corporeo che crei un clima disteso e piacevole intorno a noi.
Quando qualcuno chiede “come stiamo”, ad esempio, è preferibile evitare l’elenco dei pensieri negativi, delle lamentele e la narrazione di tutto ciò che di negativo è capitato, tanto meno è cortese sciorinare gli innumerevoli successi raggiunti.
Opportuno invece limitarsi ad interagire con l’interlocutore tramite risposte brevi e positive, favorendo la conversazione e l’interscambio di notizie.
Si dovrebbe cercare di concentrarsi più sugli altri e meno su se stessi.
Parola d’ordine: pensare prima di parlare o agire.
Una donna che chiacchiera oltre modo risulta smisurata: si dovrebbe ascoltare e rispettare chi è diverso da noi, soprattutto utilizzando pazienza e gentilezza anche nelle grandi criticità.
Le buone maniere rivelano sensibilità, ecco perché la moda delle brave ragazze non è mai passata. Uno stile sobrio nel vestiario e nell’approccio col prossimo dona eleganza.
Essere donne moderne non vuol dire rinunciare alla tradizione.
La vera signora sa muoversi a passo lento o visto i tempi che ci obbligano a ritmi sempre più incalzanti, sa essere veloce nel rispetto di chi la circonda, evita abbigliamenti succinti ed inappropriati ai luoghi ed alle occasioni, sa integrarsi all’interno di una conversazione con garbo ed educazione.
E’ aperta intellettivamente, sa comprendere gli altri e non pretende che venga soddisfatto ogni suo capriccio e desiderio.
Una donna bon ton sa come e quando agire e lo fa con classe! Sempre.

Greta Garbo, la fata severa

(di Silvana Soffitta)

Chissà se Mauritz Stiller, attore e regista tra i più noti del cinema muto svedese, amico e pigmalione di Greta Lovisa Gustaffson nel darle il nome d’arte abbia immaginato quanto GARBO si addicesse per sobria eleganza alla divina attrice, mito osannato, a tratti demolito e oggetto di studio di Roland Barthes che analizza il viso della Garbo, algida bellezza esistenziale che eleva la bellezza essenziale. Esistenziale perché intima, sofferta, da “amor cortese” come scrive Barthes dove l’amore e il desiderio sviluppano sentimenti mistici.

Greta Lovisa Gustaffson nasce e vive la prima giovinezza in gravi ristrettezze economiche e già da adolescente fa i conti con quella sua bellezza inquietante che attrae lo sguardo maschile dal quale si sottrae. Il suo linguaggio è muto come i film del tempo e la sua voce in seguito all’avvento del sonoro risulterà sgradevole, inadeguata, di fatto superflua. Sono gli sguardi magnetici, sicuramente studiati a tavolino, poi, che contribuiranno alla carriera e alla nascita del mito Greta Garbo. Nelle rare interviste l’attrice raccontava di essere stata una bambina schiva, timida e di umore instabile. Amava travestirsi, agghindarsi davanti ad uno specchio e inscenare piccole rappresentazioni teatrali, alternando lunghi periodi di solitudine ad altri di piena euforia. Un carattere scontrosa distante anni luce dalla morbosa attenzione che la fama le riserverà.


Raggiunta la notorietà, lo stile Garbo, caratterizzato da un abbigliamento informale, a tratti androgino, con giacche, cravatte e pantaloni accompagnati da basse scarpe stringate, alimenta un’incursione giornalistica insopportabile per una personalità poco incline a svelarsi totalmente perché, un conto è recitare un ruolo, altro mettere a nudo quello che il pudore di sé non consente. Sembra incredibile – oggi – bombardati, nostro malgrado, da un’indigestione di gossip, solo pensare di ritirarsi dalle scene e dalla vita pubblica a 36 anni e per desiderio di calare il silenzio su di sé.

Un abisso di garbo separa la bellezza esistenziale da quella esibita: sì, reale, ma vagamente elegante. Ecco, forse la costruzione di un mito avviene per sottrazione; per l’impossibilità di scavare ancora e ancora nella vita privata di una star. Morbosità per lo più accettata nel nostro tempo di sovraesposizione mediatica che tutto ingoia ed espelle in una ingordigia che farebbe orrore alla misteriosa Garbo.
E cos’è la bellezza, se non il garbo accompagnato dallo stile? La grazia, il linguaggio non verbale, la mimica. Volgere lo sguardo là, in fondo, lontano da sé e allo stesso tempo catalizzare l’attenzione con la sola forza di una voce che vuole essere muta.
Eterea, il viso angelico custodisce due occhi freddi come il Baltico della sua Svezia illuminata dall’ aurora boreale mentre inarca il sopracciglio perfetto in un ovale lievemente squadrato. E labbra ben disegnate pur non carnose, che raramente si schiudono in una sonora risata, regalano un sorriso enigmatico.
Il mistero della sua bellezza sta nell’essere simbolo. Quella sfera che amalgama ciò che è materiale, tangibile e ciò che è sensibile: visibile attraverso la percezione dei sensi e anche oltre, sovrasensibile, al di là del percettibile, dimensione che costruisce il proprio Io. Greta Garbo ha cavalcato il suo essere simbolo di emancipazione edificando, suo malgrado, il racconto inesauribile di sé che si alimenta e s’arricchisce come solo accade per i miti con forte valenza simbolica. Miti che si avvalgono del silenzio, offrendo ad altri, nel tempo che verrà, la narrazione di ciò che sono stati.


Come una fata severa, così la definì Federico Fellini, ammalia, e ammonisce nel contempo mentre ci ricorda l’imperfezione della bellezza che l’uso esclusivo della vista limita ad una visione parziale. Fata severa, incanto di un rigore che vorremmo ritrovare.

Fragilità e Forza- La Peonia e la Katana

(di Isabella De Rorre)

Questa volta theWProject parlerà di Fragilità e Forza. E lo farà come sempre attraverso gli articoli della sua redazione. Anni fa, parecchi ormai, mi avvicinai alla pratica dello Iaido, un’antichissima arte marziale giapponese, anche complementare al Kendo. Mi ci approcciai inizialmente forse per vanità: avevo visto immagini dei samurai che indossavano lo iaidoji, e la loro eleganza mi aveva incantato. E poi, perché c’era la katana, la spada dei samurai appunto. Una spada leggendaria, con una storia e una tradizione sempre affascinante alle spalle. Ci volle poco per liberarsi della vanità: lo laido è la lotta costante per abbandonare, a volte sconfiggere, lo “Io” di ieri, in favore di quello odierno. Sforzo costante, commovente, fragile perché infinito, e per questo pieno di forza. Poche volte nella mia vita sono stata così concentrata su respiro muscoli e ricerca della perfezione nell’esecuzione dei kata (il praticante non combatte contro altri, come avviene in altre arti marziali, ma contro se stesso). In silenzio, con i muscoli indolenziti dai movimenti rituali, lo sguardo fisso altrove, la schiena diritta. Il samurai vince sui suoi avversari senza sguainare la spada. Il gesto con cui la stessa spada la si arma, è di un’autorevolezza e di una potenza impressionante. Ecco. Da questo amore mai sopito per lo Iaido (sono un Ronin, ahimè,  ho abbandonato presto la pratica ma la mia katana è lì) è nato in seguito un blog, che si chiamava “La Peonia e la Katana”. Fragilità e Forza dunque. Mai meglio espressa come da un fiore di bellezza e profumo sconvolgente e indimenticabile, e di vita effimera. Dedichiamo la vita alla ricerca della costruzione di noi, se siamo capaci di capire che questo è uno dei pochi scopi per cui vale la pena lottare, consapevoli della nostra fragilità e della fragilità di tale ricerca. Sottoposta, per chi crede a disegni superiori, o al fato, e capace di mutare in modo repentino da un momento con un altro. Eppure, sta in questo, proprio in questo binomio e in questa dicotomia, la bellezza che cerchiamo. È lì, fra l’uno e l’altro eccesso, a dare significato alle nostre vite. E alle nostre parole. Buona lettura quindi, a chi è capace di servire come padrone il proprio divenire.



 

Quel che resta del design

(di Isabella De Rorre)

 

Dopo qualche settimana dalla fine della Milano Design Week, sorge spontaneo pensare ancora al design. E dire che tutto quello che sappiamo di esso è che è ovunque. Possiamo amarlo, essere critici, apprezzarlo, sospendere il giudizio, odiarlo, ma non possiamo ignorarlo.

Dirò di più: se è davvero creativo e funzionale, lavora nel passato per far sì che, un giorno, quell’oggetto nel presente ci sembri famigliare e insostituibile nel futuro. Il design ci lega ad un’epoca e la identifica con perfezione chirurgica quando osserviamo una sedia una caffettiera un tavolo. Ma la forza del design è  immensa e inarrestabile.

Perché non si ferma e non si limita. Forse abbiamo cominciato a parlarne per l’arredo, ma abita le linee delle auto, corre sulle bottiglie delle bibite preferite, ci illumina e si trasforma.

A volte si nasconde, perché nasconde la sua etimologia. Un designer traccia a mano la storia la funzione e il destino di un oggetto. Penso alla perizia dell’orafo e a chi moltiplica la luce degli specchi.

Il design ci stupisce e ci conforta, quando richiama affetti e suggestioni di un’epoca in cui siamo stati felici, o icone che accompagnano il cammino

Il design è divertente, vuole sbalordire cambiando il mondo disturbando la forma della sostanza e viceversa.


Tutto quello che sappiamo del design è che rimane, fra ombre e luci, una delle vie che abbiamo per ricercare la bellezza. Che è un modo di vivere più pienamente lo stesso numero di anni che abbiamo in sorte. Attenzione alla valutazione che date dei creativi: essi sono uno strumento per comprendere la realtà, per vederla prima, per assicurarsi la certezza che le cose sopravvivono a noi e ci rendono quasi eterni.

Ecco a voi un piccolo e sentimentale excursus sul Fuorisalone 2018. Grazie sempre, per la documentazione fotografica, a Luca Arnone.


 

“Petali” nella vecchia Milano

(di Antonella De Lucia)

Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe.”

Questa famosa citazione attribuita a Buddha mi ha colpito molto perchè racchiude in sé la vera essenza della bellezza dei fiori e l’importanza che viene a loro attribuita. Non solo sono ammirati per il loro arcobaleno di colori e la varietà di specie , ma anche per gli aromi gradevolissimi che spesso emanano.

La linea ed il portamento, il colore e la forma, la tonalità e il profumo sono le caratteristiche più evidenti di questo miracolo della natura.

Questo è sicuramente il motivo per cui ognuno di noi si sofferma ad ammirare una vetrina fiorita, un angolo cittadino dove è possibile , anche se per poco, avvicinarsi e portare via con se un piccolo miracolo.

Il negozio “ Petali” in via Muratori 3, angolo via Botta, a Milano offre una grande varietà di specie nelle diverse stagioni dell’anno con lo scopo di soddisfare i molteplici gusti degli appassionati.

La signora Mirna ( Maria Angela Sgarbati), con fare pacato e gentile, da esperta padrona di casa mi introduce nel suo piccolo angolo di paradiso che da diciassette anni gestisce con maestria, estro ed eleganza

 

 

 

 

 

 

Vasi di vetro, cesti di vimini, vecchie pentole di alluminio, canestri in ferro, cachepot di ceramica ed oggetti di uso comune sono sparsi per terra e appoggiati su consolle o tavolini in un voluto disordine che ricorda una vecchia serra inglese. Perché è proprio questa la meraviglia del negozio della signora Mirna: si ha l’impressione di entrare in una stanza privata dove una collezione di suppellettili antiche fa da cornice ai veri protagonisti dell’ambiente: i fiori.

 

 

La nostra chiacchierata indugia poi su alcuni aneddoti della sua passata esperienza come quando, negli anni novanta, si diffuse la moda di decorare le case con composizioni di fiori secchi, molto più duraturi e meno dispendiosi, oppure quando per i matrimoni in campagna, secondo la tradizione contadina, il bouquet della sposa era composto da fiori freschi ed erbe aromatiche.

Scopro che anche in questo settore la moda impone i suoi diktat : le tendenze di questi ultimi anni puntano all’accostamento del bianco e del verde , anche se il fiore prediletto rimane sempre la rosa, in tutte le sue tonalità di colore.

 

 

 

 

Un mazzo di fiori o una composizione fiorita hanno sempre la capacità di attirare l’attenzione, mantenendo un equilibrio armonioso tra le diverse specie che li compongono come a ricreare un’opera d’arte naturale.

 

 

 

 

 

 

 

Marc Chagall da grande estimatore affermava che : “L’arte è lo sforzo incessante di competere con la bellezza dei fiori e non riuscirci mai.”

Feriti dalla bellezza

(di Isabella De Rorre)

Settembre prosegue, dopo giorni di un cielo azzurro limpido e di propositi portati dall’aria che, lo sentiamo, non è più estiva ma nuova, fragrante. Oggi ci sono ancora sprazzi di azzurro dopo giorni di pioggia. Ho pensato a come la bellezza non ci venga mai insegnata abbastanza, e spesso sia lasciata alla nostra sensibilità, ad eventi particolari, o al caso. Invece, sarebbe bello essere educati da subito ad essa. Poterne capire il valore e conservarla come un dono e uno strumento per il cammino che ognuno di noi si troverà ad intraprendere. Sono stata fortunata, la bellezza mi è stata presentata da piccola, e da allora la ricerco ogni volta che mi è possibile. E in molte forme. Allora, parliamone, almeno proviamoci.

La Bellezza Svelata– Ho riscoperto dei testi del liceo abbandonati in un baule; fra i tanti, spicca la raccolta di novelle di Pirandello. Un segnalibro mi ha indicato la chiusura di “Ciàula scopre la luna”:Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento. Grande, placida, come in un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna. Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico, cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna… C’era la Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore.

La Bellezza Svelata è la forma più pura forte e crudele di resurrezione. Ci colpisce, davvero a morte, apre l’anima a una rivoluzione. E ci salva, per sempre. Dopo, non si è più gli stessi. Perché è un’arma affilata, un pungolo che ci obbliga a ricercare se stesso altrove, ovunque. A non accontentarsi più.

La Bellezza Essenziale- Tempo fa ho visitato l’imponente permanente voluta da Giorgio Armani a Milano, l”Armani Silos”, che contiene una part rappresentativa delle creazioni dello stilista, una sala di proiezione e un archivio a disposizione dei visitatori. Un’opera di ristrutturazione importante di un edificio altrimenti abbandonato prima, e poi un lavoro di cesello che rende questa struttura assolutamente corrispondente al carattere e allo stile di chi l’ha creata e curata. E nei minimi dettagli, dalle luci al colore delle pareti e dei teli che dividono e definiscono gli spazi.

 

 

Si può non amare lo stile degli abiti di Armani, ma non si può non essere colpiti da questa intima, totale coerenza nell’attraversarne gli spazi. Cala su chi visita questo luogo un senso di completezza e quiete, come se improvvisamente, anche fuori da lì, la vita fosse semplice e ordinata e delicata ma ferma.

 

 

 

 

Come se modi persone e luoghi fossero eleganti, sempre, di diritto e per dovere.  Ricordo di aver sorriso perché sono entrata nelle toilettes per lavarmi le mani, ed erano talmente belle per forme e colori di design, da aver asciugato il lavandino prima di uscire. I miei compagni di visita, ho scoperto poi, avevano fatto esattamente la stessa cosa, e con la stessa motivazione. La Bellezza, quando ci colpisce, ci educa a rispettarla? Credo di poter dire di sì. A volte sì. Sarebbe bello poter dire sempre.

 

 

 

La Bellezza della Memoria- Visitare l’esposizione creata da Antonio Marras durante l’ultimo Fuorisalone è avere una riprova di quanto dello spirito creativo di questo designer passi dalla valutazione profonda del passato e della tradizione, per creare abiti che sono trasversali a diverse epoche, duttili, pensati per resistere al tempo.

 

 

 

 

 

 

 

Qui la Bellezza attinge e si nutre proprio di memoria, di taccuini con gli acquerelli originali dello stilista, di oggetti antichi riproposti come in una “Recherche” proustiana visiva, di tessuti e forme che ricordano qualcosa del passato, che si stringe saldamente a presente e futuro. Marras è sempre, sempre coerente a se stesso. Ha una gentilezza dell’anima ferma e essenziale. Elabora il suo vissuto e lo trasferisce sulle sue creazioni.

 

 

 

 

 

 

 

Il senso è di riconoscimento, di riappropriazione delle tradizioni, di attimi. E’ come vivere la vita di Marras, riconoscendovi dei brandelli della propria. La Bellezza è anche e soprattutto quello che siamo stati, i luoghi da cui veniamo, il nostro vissuto, la somma incerta ma straordinaria dei nostri giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ la cultura, l’arte, la poesia, la pittura, il rispetto degli altri e la conferma di ciò che siamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

La Bellezza della Passione- Un paio di anni fa credo, Milano si è animata, fra i tanti eventi, per una settimana dedicata alla danza. Ed è stato meraviglioso vedere, in Stazione Centrale, delle giovani ballerine di una scuola di danza muoversi leggere fra i passanti.

 

 

 

 

Ho pensato, guardandole come stavano facendo tutti, con incredulità e una carezza sul cuore per quel regalo inaspettato, che la Bellezza spesso pretende dedizione, passione, fatica, dolore a volte, esercizio. Soprattutto, fede assoluta. Coraggio, di vivere, di alzarsi sulle punte, di spiccare un salto, di fidarsi.

 

 

 

 

 

 

E’ uno sforzo su se stessi costante, è miglioramento, critica, convinzione, sgomento, rinascita, insonnia, rabbia. E’ vita

 

 

 

 

 

 

 

Ne scriverò. Ancora. Un caro amico mi ha consigliato di dedicare alla Bellezza l’attenzione che merita. Forse questi pensieri sparsi del direttore, diventeranno una rubrica. Forse. Per ora, proseguiamo in questo settembre dunque, con una consapevolezza nuova, con delicatezza, ma con determinazione e con il cuore spalancato. Molte sono le novità, come sempre. Resta theWProject, resta il nostro entusiasmo. Accompagnateci nel cammino!

(photo: Luca Arnone  tranne foto “Ciaula”, da web)

La Sposa- Lo Stile Naturale

(di Isabella De Rorre)

Stile naturale. Lo sentiamo ripetere ogni giorno, in più contesti: dal cibo al make up al lifestyle alla moda. Noi di theWProject lo abbiamo interpretato come la capacità, per una sposa, ma per chiunque, di ricercare con determinazione l’essenza di sé e, una volta colta,  di confermarla e farla, se così si può dire, splendere in ogni scelta.

Il mood- Vivere la vita con naturalezza, per citare Italo Calvino, non è essere superficiali. Tutt’altro! E’ essere consapevoli della propria natura, non giungere a compromessi o imposizioni, accettarsi ed esaltare quello che si è davvero. Liberarsi di molti stereotipi, dei falsi miti, guardarsi allo specchio senza compacimento ma con una sicurezza obiettiva. Una donna naturale è una donna che sceglie sempre e comunque sé stessa. Lavoro certosino e che impegna una vita perché in continua evoluzione: passa per le diverse stagioni cogliendone il meglio e accompagnandone i cambiamenti inevitabili. Ci sono donne che non hanno età perché non si adeguano alle mode, ma è la moda ad adattarsi alle loro esigenze. Non dipende da colori di capelli e nemmeno da altezza o altre misure. Non passa per i soldi e per abiti sontuosi. Di sicuro però, l’essere naturali ha a che fare con l’essere a proprio agio con la propria pelle ed il proprio carattere. Con qualcosa che è sempre vicino alla bellezza, spesso al buon senso oltre che al buon gusto, e ad un’educazione del cuore e un rispetto di sé e degli altri. Allora sì, si è leggeri.

Dicevamo prima di lavoro artigianale e costante sul proprio essere. Per il servizio fotografico non potevamo quindi che esaltare gli abiti di un sarto, Massimo Panuccio, titolare della Sartoria Massimo,  e ambientare gli scatti nella grande casa-studio di Antonio Di Meglio, anima di Sussiebiribissi, e creatore di chandeliers decorati di pietre semipreziose.

 

Gli abiti- Tessuti aerei, versatili, atti ad accompagnare i movimenti e rendere fluido l’incedere. Che, una volta indossato l’abito, diventa naturalmente elegante. Esaltano la femminilità della donna che li indossa, e vivono insieme a lei. Massimo Panuccio li crea su misura, da sposa, da cerimonia, da sera, da cocktail nel suo atelier. Anche ricchi e ricamati, decorati, fatti di shantung e sete dagli echi orientali. Rispecchiano perfettamente il carattere e l’indole dello stilista. Un’indole esigente, poco incline al compromesso e votata alla linearità delle forme e del taglio. Quello che è certo è che indossandoli si sorride. Mai eccessivi, mai sopra le righe, sono davvero com un soffio di vento fresco. Simpliciter, viene da dire pensando a come si adattano alle modelle e alle donne che ogni volta li indossano. Anima raffinata, mai ostentata.

LLa location- Come gli abiti esprimono la sensibilità e la dedizione costante all’eleganza di Massimo Panuccio, anche la location esprime in pieno il carattere del suo proprietario. Antonio Di Meglio è uno spirito naturale senza ombre, e ha una grande capacità di entrare in empatia con le persone e di essere accogliente. Qualità che non dipende da un aprirsi indiscriminatamente agli altri, ma da un saper attentamente discriminare i suoi referenti, come i suoi clienti, e creare un rapporto emozionale. Sono oggetti preziosi quelli che escono dalle sue mani, e che pretendono un pubblico appassionato e ricettivo. Gli chandeliers le cui strutture porta a nuova vita, a volte di dimensioni più ridotte, a volte invece di dimensioni considerevoli, sono frutto di ore e ore di lavoro. La scelta del colore, quella delle pietre e delle loro sfumature, il colpo di fulmine per un supporto in ferro che si trasformerà in una lampada raffinata per un ristorante di Londra, o che illuminerà ad effetto l’angolo di un appartamento di design, prevedono sensibilità, decisione, tempo, e buon gusto. Lo studio è spartano nella struttura, assolutamente non ricercato, al punto di diventarlo decisamente per contrasto, ma vive della luce della natura circostante che entra dalla finestra, creando effetti pittorici che si riflettono sulle pietre. Infilare le dita nei cassetti colmi fa sentire davvero novelle Amélie nel loro favoloso mondo. Così la grande casa, e la campagna intorno che hanno fatto da sfondo alle foto del servizio. Di spirito naturale, assoluto.

Modelle: Giada Modi, Giada Pezzoni- Abiti: Sartoria Massimo- Chandeliers: Sussiebiribissi- Photo: Luca Arnone e GVLfoto

Angelo Maroi: e che evento sia!

(di Isabella De Rorre)

Incontro Angelo Maroi in una mattina di sole, e una delle cose che durante la chiacchierata che facciamo mi appare da subito ben chiara, è che “Il Cerimoniere” è un nome tagliato su misura sulla sua personalità. E quello che Maroi vuole essere è davvero un angelo custode per gli sposi e per chiunque si affidi a lui per un evento significativo della propria vita. Per questo, crede nella specializzazione e nel non essere invadenti, e rifugge il pressapochismo che spesso ha dilagato, insieme al voler sostituire il proprio progetto a quelli degli sposi. Così, il suo ruolo è quello di un coordinatore, che dimostra con il fare quanto il suo apporto e supporto siano importanti. Punto di forza del suo modus operandi è una progettualità che non vada contro le regole ma le assecondi e le completi, e che costituisce una garanzia per gli sposi di non poter sbagliare, quando si tratta di momenti del rito sia esso civile o religioso. E questa convinzione ha via via completato il percorso formativo, intrapreso nel 2007 presso La Fenice Eventi insieme alla collaborazione con un catering che gli ha dato modo di sviscerare ogni aspetto della parte organizzativa. “Coordinare” è un verbo che torna di frequente nella nostra conversazione, e il credo di Maroi è: essere presente e avere sotto controllo l’opera di tutti i partner e collaboratori, rispettandone le competenze e senza invadenza.

Gli chiedo come parte la sua giornata a seconda che il matrimonio sia pomeridiano o mattutino: nel primo caso, se i professionisti che collaborano all’evento sono suoi partner, la prima tappa e a casa degli sposi, per condividere con loro una risata, le emozioni del momento. Il passo successivo è il trasferimento nel luogo della cerimonia, dopo il wedding planner arriva con puntualità e si mette a disposizione degli invitati, che devono essere seguiti con discrezione e non costretti a fare cose che non desiderano. Punto di attenzione è il ruolo dello sposo, spesso sottovalutato perchè si tende a dare maggiore rilevanza alla sposa. Nel caso in cui le nozze siano mattutine, Angelo Maroi dopo essersi accertato che ogni partner svolga il proprio ruolo e che gli invitati siano a loro agio,  è a disposizione degli sposi per l’intera giornata e fino a che lo richiedano e ritengano opportuno. Parliamo di tendenze: rispetto a qualche anno fa, è tornato il colore. Ed è tornata la tradizione, che porta a fare le cose “come si deve”, controllando anche il budget. Budget che tende a essere disatteso, se si tratta di fuochi d’artificio o di musica. Chiedo ad Angelo quali siano i suoi obiettivi futuri: mi risponde che di certo vuole continuare a sviluppare e mantenere uno stile ben definito, che guidi a lui coppie di sposi “affini” al suo modo di progettare l’evento. E che il matrimonio non ancora realizzato ma chiuso nel cassetto è quello di un personaggio famoso, e in una città d’arte.

Un altro termine che ricorre spesso è “educazione”, che Maroi declina come rispetto per il lavoro altrui, per la figura di parroci e sindaci, e che pretende nelle fasi cruciali dei mesi precedenti l’evento: fondamentale con lui confermare la partecipazione alle nozze per definire con buon anticipo il numero degli invitati! Il consiglio rivolto agli sposi è quello di vivere il più possibile con serenità la giornata delle nozze, ed essere convinti della scelta fatta. Per lui, priorità è organizzare tutto in base alle aspettative dei clienti, adeguandolo alla propria idea di bellezza. Ed enfatizzare la grazia che già esiste, altrimenti aggiungerla con il proprio tocco. E capire che, a volte, “meno è meglio”, contro chi si affaccia al mondo wedding pensando di dover “esagerare”, fare molto, a volte troppo. Percorso più semplice ma non sempre efficace. Chiedo ad Angelo quali siano le caratteristiche che un wedding planner debba avere per gestire un evento perfetto; mi risponde che conta essere competenti, professionali, creativi, essere capaci di lavorare in team e in modo coordinato, e non essere primedonne. E se siete il fotografo dell’evento, non presentatevi vestiti in maniera sciatta!

Di fronte a Il Cerimoniere, bisogna essere impeccabili come lui, cui non sfugge alcun dettaglio. Finiamo con una confidenza, quella su momento che lo emoziona di più: quello della cerimonia, più sentito, più vero. E su cosa vuole fare “da grande”: diventare un insegnante per poter trasmettere le sue competenze, e perfezionare l’inglese. E ora, che evento sia!

(photo per gentile concessione Angelo Maroi)

The Female Gaze- Women shoot women

(di Isabella De Rorre)

dsc_0935Sembra un controsenso avvicinare alla Sposa Intimista una mostra fotografica come questa. Ma “The Female Gaze“. curata da Alessia Glaviano e Chiara Bardelli Nonino e  che raccoglie le opere di 47 fotografe famose, è un punto di vista finalmente, e completamente femminile su bellezza, corpo e identità delle donne.

 

 

 

 

dsc_0973E il female gaze è proprio un riappropriarsi, attraverso la fotografia di moda, delle femminilità che, immortalata per tradizione dallo sguardo maschile, non è più vissuta passivamente come oggetto, ma diventa soggetto compositivo specifico e definito.

 

 

 

 

 

 

 

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E porta con sè lo studio e la scoperta di una identità più complessa, a volte meno glamour, meno costruita, ma decisamente più autentica. La Mostra, che ha come location BASE Milano si colloca all’interno di Photo VOGUE Festival, che inaugura questo anno e vuole diventare un punto di riferimento per la fotografia e non solo di moda. Nel percorso espositivo è possibile consultare cataloghi e libri fotografici delle artiste le cui opere sono esposte.

 

 

 

 

 

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(photo Luca Arnone)

Vanessa Beecroft- Polaroids 1993.2016

(di Antonella De Lucia)

Artista italiana, dalle molte sfaccettature, realizza soprattutto delle performance in cui crea delle coreografie di corpi femminili dove cerca di esprimere la ricerca ossessiva della bellezza e della perfezione in contrapposizione con la sofferenza che questa ricerca genera.

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In occasione della prima edizione del Photo VOGUE Festival a Palazzo Reale di Milano, nelle stanze del Principe, vanno in scena delle sue fotografie ed alcune sue sculture centrate sull’identità femminile

Il maggior numero delle polaroid ritrae sguardi di donne con il viso dipinto o velato a sottolineare la perdita dei connotati fisici quasi a privare il volto della sua identità e unicità.

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La femminilità è quindi il perno centrale attorno a cui ruota la mostra e tutto il lavoro dell’artista e non potrebbe essere più attuale in questo momento in cui la donna è sempre più presente nel mondo del lavoro e dell’arte, ma anche nelle cronache giornalistiche , che quasi ogni settimana ci raccontano delle violenze inflitte su esse.

 

Vanessa Beecroft, Palazzo Reale dal 24 al 29 novembre 2016

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(di Silvia Bottazzi)

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(foto Silvia Bottazzi)

“Bellotto e Canaletto- Lo stupore e la luce”

(di Isabella De Rorre)

La conferenza stampa

Il 18 ottobre 2016 si è tenuta alle Gallerie D’Italia di Piazza Scala a Milano la conferenza di presentazione alla stampa della Mostra “Bellotto e Canaletto- Lo stupore e la Luce“.

20161018_111259Dalle parole del Professor Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, è trasparso immediatamente come la mostra non voglia stabilire un primato dell’uno sull’altro, ma esaltare due identità grandi e autonome, quasi complementari fra loro e di valore artistico inestimabile. Alcune opere del Bellotto, che fu allievo del Canaletto, suo zio, emulano con tale perizia quelle del maestro da rendere talvolta quasi indistinguibili anche ad un esame attento le opere dei due artisti. Longhi del Canaletto scrisse che questo artista ha rappresentato: “la certezza illuministica di una verità assoluta”, e questo è uno stimolo importante di ordine culturale e per affrontare con occhi attenti la visita alla mostra stessa.

 

 

 

 

 

20161018_112212Il Sindaco di Milano, Dottor Giuseppe Sala, ha ribadito il ruolo fondamentale di Gallerie D’Italia per Milano e per l’arte e per quello che nel 2016 la città lombarda vuole essere: un’apertura internazionale con la forza di progettare il futuro al suo interno. Milano, nelle parole del sindaco, “fa Milano” cioè quello che sa fare, lavorare e produrre. Ma si è votata ad una rinascita intellettuale, culturale, artistica, che all’operosità e al concetto di “milanesità” esaltato dal Manzoni, finalmente si accompagna.

 

 

 

 

 

 

 

20161018_112934La curatrice della mostra, Dottoressa Bozena Anna Kowalczyk, ha ribadito come questo progetto si sia potuto realizzare solo grazie a prestiti importanti di opere d’arte. Per questo la mostra assume un significato europeo. Fattore ancora più significativo se rapportato ad una città come Milano, che sta vivendo un Rinascimento culturale importantissimo, e che prova interesse per le culture, per rappresentarle e viverle. E a ribadire il legame dell’arte con Milano, sta l’esperienza del Bellotto, giovanissimo pittore indipendente che arriva nel capoluogo lombardo nel 1744 per soggiornarvi un anno, nel  momento in cui la città sta diventando capitale dell’Illuminismo.  La mostra vuole rivelare la personalità artistica ed intellettuale del Bellotto, che nei paesi dell’Est è più rinomato del Canaletto stesso, presentando questo artista che aveva nella sua casa anche una stamperia e una ricca biblioteca archivio con un documento che rappresenta la sua dichiarazione di intenti, a lungo studiato ma sottovalutato.  Canaletto è dedicato nell’uso della luce, e ha il merito immenso di costruire una gabbia prospettica. Bellotto arriva alla bottega di Canaletto quando questa struttura è costituita e solida, e vi introduce la sua visione realista, monumentale. Comprende la realtà delle cose, il loro peso, e li esalta nella sua pittura.

 

 

Perchè visitare la mostra

1.Come per tutti i grandi eventi proposti da Gallerie D’Italia, la mostra rappresenta una occasione per conoscere e apprezzare questi grandi artisti la cui produzione è stata selezionata con ricerca e analisi attente . 2.I visitatori si troveranno di fronte a due vedutisti con, come anticipato, forti identità distinte e percorsi artistici definiti e di importanza fondamentale per la storia dell’arte. 3.Chi ha già avuto la fortuna di vedere alcune opere nei musei da cui provengono le vedrà sotto una luce nuova, anche letteralmente, scoprendo nuovi particolari e soffermandosi magari su punti di vista anche prospettici prima non considerati. 4. Le vedute, i monumenti, le luci rappresentate nei dipinti rispondono a quelle esigenza di bellezza anche inespressa o non riconosciuta magari, ma che è insita e propria del genere umano. Dobbiamo continuare, o tornare o cominciare, a nutrirci di bellezza, a guardare con occhi nuovi arte, letteratura, e a lasciarcene conquistare. 5- La mostra offre l’occasione per visitare la sede Museale di Intesa Sanpaolo, prima sede storica della Banca Commerciale Italiana, e dei Palazzi Anguissola Antona Traversi, e Brentani; un viaggio nell’arte dell’Ottocento e del Novecento unico e che non potrà lasciare indifferenti.

BELLOTTO E CANALETTO Lo stupore e la luce- Gallerie D’Italia Piazza Scala -25 novembre 2016/ 5 marzo 2017

 

I profumi dell’Orto Botanico- Seduzione e tutela in natura

(di Isabella De Rorre)

Camminare per l’Orto Botanico di Brera dell’Università degli Studi di Milano, che ha riaperto definitivamente al pubblico nel 2001, è una fonte di tranquillità e di ispirazione continua, per i colori, i profumi, le sensazioni che evoca. Abbiamo avuto la fortuna di partecipare, nell’ambito dell’evento “Straordinario Sentire”, organizzato dal 16 al 19 giugno da Accademia del Profumo, in collaborazione appunto con l’Orto stesso, ad un incontro in cui scoprire come la natura veicoli profumi e odori come meccanismo seduttivo e di difesa.

Molti dei fiori che vengono utilizzati in erboristeria così come nel campo della decorazione e dell’allestimento hanno in primis funzionalità proprie di salvaguardia e diffusione. Citiamo solo alcuni degli esemplari di un percorso ricchissimo.

Il viaggio olfattivo e botanico è cominciato, sotto la guida attenta e appassionata di Raffaello che è laureato in Scienze Naturali, da una pianta amatissima che abbiamo scoperto appartenere alla famiglia delle Leguminose: la Wisteria sinensis, più conosciuta come Glicine. Il suo profumo, che mille volte è capitato di percepire nei giardini e lungo le mura, è atto ad attirare  un determinato tipo di impollinatori, come i bombi, forti abbastanza da poter aprire i suoi delicati ma compositi fiori. Alle Leguminose l’ONU ha dedicato il 2016, non solo per la valenza alimentare di alcune specie, ma anche per la loro capacità di rigenerare i terreni dove vengono piantate e di riportarli ad uno status ottimale, che permette di impiantare altre colture.

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Così fa anche il Lathyrus odoratus, o meglio il Pisello Odoroso, tanto usato nei bouquet e nelle composizioni nuziali per il suo straordinario profumo: attira gli impollinatori, e si difende da predatori con semi che sono velenosi, per preservare la proliferazione della specie.

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Altro profumo e colore acceso porta la Ginestra, il cui frutto è un baccello come quello del fagiolo.  Profumo che richiama l’estate, rami che erano usati per intrecciare cesti e per la struttura degli archi da tiro, colore giallo…fino a che gli impollinatori non hanno compiuto il loro scopo. Poi il colore tende a virare, sul rosso, per dissuadere da dispendi di energia inutile gli insetti.

Il tiglio, che è solito conquistare pacificamente in primavera con il suo profumo intensissimo di miele (che non per nulla è uno dei più pregiati esistenti) i viali e i parchi, deve questo suo fascino odoroso alla funzione di richiamare appunto gli impollinatori. Albero magnifico, ne esiste un esemplare antichissimo a Macugnaga. Ma non è solo bello e profumato: gli è stata riconosciuta la capacità di accumulare nelle sue strutture i metalli pesanti, annientando la dannosità di alcuni.

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E poi: la Ruta, dal profumo pungente ed intenso, che è un vero e proprio sistema di comunicazione capace di avvisare, quando sotto attacco da predatori, le altre piante simili dalle parti recise. E di attirare o scoraggiare predatori e insetti amici.

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E il Ginkgo biloba, che porta individui maschili e femminili. La fecondazione avviene a terra anziché sulla piante, ed il primo, poetico indizio, per riconoscere un individuo femminile è il proliferare accanto alle sue radici di piccole piante giovani.

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Questo è un percorso che lascia sbalorditi, affascinati, a volte increduli di fronte alla perfezione della natura e delle sue regole, di sopravvivenza, e di bellezza. L’Orto Botanico di Brera è un luogo di pace e di conoscenza, consigliabile per una visita in ogni stagione, e sotto ogni condizione atmosferica. Sarà per tutti voi di sicura ispirazione, di riflessione, e di meditazione attenta.

Un grazie, per l’amichevole e attenta supervisione, alla Dottoressa Antonella Testa, Università degli Studi di Milano

Orto Botanico di Brera dell’Università degli Studi di Milano

Via Brera 28 oppure Via privata F.lli Gabba 10 – Milano
Apertura:
lun-sab non festivi 10:00-18:00 (dal 1 aprile al 31 ottobre)
lun-sab non festivi 9:30-16:30 (dal 1 novembre al 31 marzo)