Madame la Marchesa

(di Antonella De Lucia)

Definita la “Divina Marchesa da ” Gabriele D’Annunzio, Luisa Amman, nata a Milano nel 1881, era la figlia di un ricco ed intraprendente produttore di cotone di origini ebraiche. Nel 1900 sposò il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e fu madre della loro unica figlia Cristina.

Luisa, assieme la sorella Fanny, trascorre la giovinezza frequentando l’ambiente culturale del primo novecento, ricco di stimoli e cosmopolita. Vari saranno i personaggi che avrà la fortuna di frequentare e conoscere: da Ludwig II di Baviera all’imperatrice Sissi d’Austria, o Sarah Bernhardt e Virginia Oldoini, contessa di Castiglione che per l’epoca rispecchiavano il modello di donna libera ed indipendente dal dominio maschile.

Rimasta orfana giovanissima, eredita la grande fortuna del padre e perciò entra a far parte di quella schiera di giovani ricche ereditiere ambitissima tra i giovani dell’aristocrazia e della borghesia italiana.

La sua figura longilinea, il suo amore per gli sport, il suo carattere originale e i suoi magnifici occhi verdi e il rosso acceso della sua capigliatura le consentono di convolare a nozze con il marchese Casati Stampa, scapolo prestigioso ed affascinante.

Il ruolo di moglie e poi di madre che le viene imposto dal matrimonio si ripercuoterà negativamente sulla vita coniugale della bella marchesa; i suoi interessi più ampi ed estrosi la spingeranno verso la ricerca di nuove esperienze che spesso rasentavano l’eccentricità. Abiti stravaganti, trucco pesante, acconciature moderne, passioni dispendiose, feste sfarzose sono alcune delle cause che determinarono la separazione conclusasi con il divorzio nel 1924.

 

E’ l’incontro con Gabriele D’Annunzio e la loro relazione amorosa, che determinerà la sua definitiva trasformazione, il suo rifiuto delle regole borghesi, la sua ribellione che la porterà a diventare uno spirito libero e la musa prediletta degli artisti del primo novecento. Questa sua voglia di indipendenza, unita ad un discreto patrimonio economico, si concretizzo nelle sue molteplici relazioni amorose, in viaggi, cambi di residenza, ma soprattutto nell’opera di mecenatismo verso i talenti emergenti.

La lista degli artisti che si sono ispirati a lei, che ne hanno descritto l’eccentricità, che ne hanno dipinto la bellezza, che ne hanno sottolineato l’indipendenza, è lunga e costellata di nomi illustri.

Il più conosciuto fra tutti è il pittore Giovanni Boldini, con il suo ritratto “La Marchesa Luisa Casati con un levriero” del 1908: Esposto al Salon de Paris l’anno seguente l’opera riscuoterà un immediato successo, non solo per bellezza del quadro, ma soprattutto per il fascino del soggetto raffigurato. Ma non fu certo l’unico che volle rendere immortale l’estroversa dama con un suo ritratto: Alberto Martini, Umberto Boccioni e Giacomo Balla ne furono fortemente ispirati, poi ricordiamo il dipinto del pittore britannico Augustus John che nel 1919 ritrae la Marchesa senza veli;

nel 1920 fu la volta della pittrice americana Romaine Brooks che ritrasse anche D’Annunzio mentre Mario Natale Biazzi ci ha lasciato un suo intenso primo piano dipinto nel 1930.

Molto infine sono le fotografie che ci riportano della marchesa un’immagine fedele ed in continua evoluzione con il passare degli anni; la foto in bianco e nero scattata nel 1928  dall’artista dadaista Man Ray rispecchia in pieno il suo desiderio di sperimentare e di conoscere.

Il suo stile di vita dispendioso infine la portò alla rovina; dovette vendere molte delle sue proprietà e delle sue collezioni d’arte per fronteggiare i debitori per poi trasferirsi a Londra ricongiungendosi con la figlia Cristina. Qui è sepolta nel Brompton Cemetary dal 1957, anno della sua morte.

Mucha e l’Art Nouveau

(a cura dell’Arch. Antonella De Lucia)

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Nell ‘attesa dell ‘arrivo della primavera solitamente ci si appresta ad interrare nei vasi dei balconi fiori colorati,  quasi  a darle il benvenuto.  Le prime giornate di sole sono accompagnate tradizionalmente da un’aria di freschezza e da una gran voglia di rinnovamento.
È in questa atmosfera di rinascita della natura  che lo spirito di “Art Nouveau ” o “Jugenstill ” mi ha spinta a visitare, nel mese di marzo 2016, la mostra  al Palazzo Reale  di Milano  dedicata all’ artista  Alfons  Mucha: Alfons Mucha e lo spirito Art Nouveau.
Nato nel 1860 nella Repubblica Ceca, Mucha inizia sin da giovane  a dilettarsi nel disegno,  sua vera passione,  dipingendo soprattutto scenografie teatrali. Trasferitosi poi a  Parigi alla fine del secolo,  per motivi di studio,  si avvicina alla corrente dei pittori Art Nouveau.

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Comincia così il suo percorso fino a diventare uno dei maggiori esponenti di questo movimento.

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La mostra raccoglie molte delle sue opere di illuminazione che comprendono cartelloni pubblicitari, pannelli decorativi, calendari e copertine di riviste.  La famosa attrice  Sarah Bernhardt lo amava talmente   da commissionargli per anni i manifesti teatrali delle sue innumerevoli rappresentazioni

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Nei suoi disegni la protagonista assoluta è la donna che con forme sinuose,  abiti cascanti e molti, ma molti elementi floreali regala un senso di angelica leggerezza ed allo stesso tempo di sensualità.

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Cambia il secolo, tutto si rinnova,  il passato viene ripudiato.

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Accanto alle bellezze di Mucha, vasi, fioriere,  sedie e consolle ci ricordano che l’ Arte Nuova ha influenzato tutte le varie sfaccettature dell’arte.

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Allora non indugiate: per chi ha perso Milano, lo spirito Art Nouveau di questo straordinario artista rivive al Palazzo Ducale di Genova fino a settembre!

(foto Arch. De Lucia)