Annagemma Lascari: la Designer della Moda

(di Isabella De Rorre)

Una premessa doverosa ai lettori: questa articolo è una lunga intervista, che parla di Annagemma Lascari, ma soprattutto di moda. Perché la Signora Lascari vive per la moda da quando, bambina, decise che quella era la vita che voleva.

Per me, segna uno spartiacque, o meglio una conferma che per scrivere di Moda, quella vera, bisogna capirla e sforzarsi di farla comprendere, oltre le apparenze che spesso la relegano a fenomeno senza sostanza compiuta. E che scrivere, in assoluto, è documentarsi bene per documentare altrettanto bene la voce di chi ci risponde, per coloro che ci leggeranno.

Buon viaggio, quindi.

Annagemma, parliamo del presente. Chi è oggi Annagemma Lascari, e che cosa è Atelier Lascari?

Sono prima di tutto una designer, una innovatrice. Stare indietro non è nel mio carattere, e sviluppare il segmento Sposa mi ha dato la possibilità di creare e anticipare tendenze, che altri hanno sviluppato dopo: un esempio, gli abiti leggeri, portabili, o realizzati in un tessuto unico su cui io lavoro da anni.

Mi piace farmi accompagnare dalla definizione che Gae Aulenti , docente di Domus Academy che ho avuto il piacere di conoscere personalmente, forgiò, di Classico Unico: “Quando tu non riesci più ad aggiungere o togliere nulla all’oggetto che hai creato”. Per un designer, riuscire a disegnare un classico unico è una fortuna, e posso dire di essere stata fortunata: alcuni miei abiti del 1993 sono attuali ora e trasversali alle mode.

Il tubino “Classico Unico”, 1993

Atelier Lascari è il risultato di un’alta tradizione sartoriale, che si sviluppa da un pensiero di design; se non studi, se non metti cultura in quello che fai, all’abito viene a mancare il racconto, non ha la sua storia.

La mia mente è legata a doppio filo alle mani sapienti delle mie sarte.

La sposa che entra in Atelier trova cento abiti, che sono archetipi: trova quello che Annagemma è nei bustier, nelle scollature, nei volumi, nei materiali. Viene seguita in maniera personale, partendo da uno dei modelli esistenti o partendo da un abito disegnato in quel momento, davanti agli occhi increduli della sposa, la risposta concreta alla domanda: Ma lei sa disegnare?”.

Da qui parte il processo creativo, ed un legame profondo con la sposa, che non si interromperà mai più: faccio provare alcuni abiti, anche per vedere come la futura sposa si muove, come li vive. Poi si pensa alla struttura del suo abito, al decoro: sono per il decoro funzionale, amo mettermi in difficoltà da sola! Ma solo per poi risolvere il problema al meglio.

Annagemm lascari – Catosky Photo Art
Party Dress “The Great Gatsby” Annagemma Lascari – Catosky Photo Art

Dal 2016 è nata “Annagemma”, Unexpected bride, una capsule collezione di 21 abiti, per poter fare stile, innovazione, uscendo dalla tradizione prettamente sartoriale, e sfidando il pret a porter. Ogni abito della prima capsule era dedicato a una Grande Donna: ricordo “Morgane”, una fata guerriera senza tempo.

Faccio quello che ogni stilista di nicchia ritengo dovrebbe fare: offrire lo stile, il design, la qualità del Made in Italy (nel mio caso: Made in Milano). Donare leggerezza, come la intendeva Calvino. La sposa non deve pensare che il Made in Italy sia caro, ma che sia un prodotto competitivo con una qualità eccellente, e rara da ritrovare altrove.

Abito Annagemma Premium

Per questo, la linea “Annagemma” è diventata “Premium”: 15 modelli al massimo, prodotti con alti standard di qualità e design, dedicata alle spose millenial, con prezzi che restano entro i 2.500 euro. Per me, una ulteriore e appassionante sfida.

Lei ha detto: “Non puoi fare forme nuove, se non hai materiali nuovi”; come traduce nel suo lavoro di ricerca questa affermazione?

La moda è ricerca a 360 gradi; l’abito come progetto deve quindi partire dal materiale da utilizzare.

Prima di tutto bisogna studiare il materiale, poi creare una palette, per arrivarne a realizzarne di propri. Occorre conoscere natura e caratteristiche dei filati, come funzionano i telai. Un plus è conoscere il finissage, io ne sono esperta.

Le faccio degli esempi: il primo riguarda l’utilizzo di un materiale che amo molto, e che sto usando in via esclusiva, ossia il Tulle Tatou. Consistenza completamente diversa dal tulle che conosciamo: questo materiale si muove nell’aria, come se danzasse. Lo immagini in un abito da sposa!

E poi: in Francia usano mescolare i tessuti dell’alta moda con quelli usati per il teatro.Negli anni trascorsi a Parigi ho scoperto la crepeline de soie, che viene usata per rammendare i costumi teatrali e d’epoca.

La sua struttura, una armatura-tela, la rende impalpabile, viva, tanto da restare in aria tempo prima di ricadere: immagina cosa possa diventare una gonna a ruota? Certamente, un capo unico.

La stessa ricerca la porto avanti sui materiali che vanno a comporre la linea Premium, con tessuti innovativi che permettono di contenere i costi.

Nel citare l’esperienza con Ferré, lei ha detto che in seguito a quel periodo ha cominciato a intendere la moda come un progetto. Il suo approccio alla progettazione di un abito è cambiato nel corso degli anni?

La continua ricerca sui materiali – bozzetti 3d

La progettazione per me resta identica, e si sviluppa su più piani conseguenti l’uno all’altro: parto dalla ricerca iconografica e di materiali, proseguo mettendo a punto i tessuti. Comincia la parte progettuale vera e propria: inizio a disegnare, e a studiare una collezione vera e propria. A questo processo, soprattutto negli ultimi anni, si sono aggiunte figure nuove, che intervengono sul merchandising di collezione, ossia sulla tipologia vestimentale: forme, tessuti, pricing di collezione. Il product manager è colui che stabilisce per esempio che il tessuto per un determinato modello può costare al massimo una cifra prestabilita. Nasce la griglia di collezione: i prototipi vengono creati con materiali similari a quelli utilizzati per gli abiti finiti. Segue la fase di fitting con le modelle; solo in seguito ad essa, gli abiti vengono sdifettati. Per natura, devo stare vicina al manichino, lavorare con la modellista, la prémiére, spesso con entrambe. Non amo peraltro la parcellizzazione di ogni capo, lavoro perciò con la medesima persona dalla fase di prototipo fino al modello. Percorro chilometri fra macchina da cucire e vestito! E faccio a volte modifiche, studio il materiale che ho scelto, come a mano mano rende nella lavorazione.

Veniamo al Capitolo Schiaparelli, Maison della quale è stata chiamata a dirigere il rilancio. Come si conserva, e rivifica, una tradizione sartoriale già così innovatrice?

Maison Schiaparelli è un po’ il fiore all’occhiello di Della Valle. Il marchio era spento, e lui ha avuto il coraggio, l’istinto e la fortuna di rilevare a poco a poco tutti gli spazi originali della Maison, siti in Place Vendome, nella zona dove erano i gioiellieri più importanti di Parigi.

Quando sono stata chiamata a rilanciare la Maison, l’edificio in cui si trovava era un enorme cantiere! La priorià è stata quella di strutturare l’Atelier e le Salon Boutique, dal punto di vista dle personale, delle attività, dei processi creativi e produttivi.

Ho duplicato così il mio Atelier di Milano a Parigi, con i medesimi spazi, la stessa logica e il rigore. Ricordo la disponilità economica importante, per curare ogni dettaglio: le grucce con il nome della Maison in fucsia; le etichette ricamate a mano, con il numero progressivo e le iniziali delle clienti…

Un periodo straordinariamente proficuo e produttivo: da sempre, più un progetto è complicato, più sono lucida nel portarlo a termine.

Mi sono sforzata di portare in questa impresa innovazione, come sempre. Ho creato delle lavorazioni sartoriali che la esprimessero. Ultimamente l’alta moda si sta avvicinando a qualcosa di più portabile, più daily; quella presentazione è stata il trionfo della sartorialità. Anna Wintour volle farmi personalmente i complimenti, dicendomi: “Finalmente, dei capi di alta moda!”.

Nel 2009 lei è entrata a far parte de “Il Dizionario della Moda Italiana” di Vergani. Quale responsabilità ha un designer nei confronti della moda, passata e presente?

Evento di beneficenza
“Mila For Africa” con Natasha Stefanenko

Il designer crea vestiti; può incidere sull’epoca in cui si trova a operare mantenendo un modus operandi etico nei confronti del sociale, dell’ambiente, dei suoi clienti.

Credo che una responsabilità sia insegnare alle donne che porteranno i miei abiti che la bellezza è qualcosa di donato. Ecco: forse la responsabilità maggiore è lasciare un contenuto di bellezza al mondo.

Insegnare per Lei: cosa è fondamentale che comprendano le nuove generazioni di stilisti? Quale consiglio fornisce più frequentemente?

Insegnare è qualcosa di molto bello; se non si sta a contatto con le nuove generazioni, non si tiene il passo.

Per questo motivo, mantengo l’insegnamento in parallelo con la mia attività, anche se è impegnativo.

La parte di educational l’ho scoperta subito dopo il master con Ferrè alla Domus Academy, come tutor, cioè referente fra studenti e docenti.

Quello che dico sempre agli allievi è che devono studiare, si devono impegnare a fondo; non deve mai mancare in loro la passione, la curiosità, la “fame”.

I ragazi che studiano oggi per diventare i designer di domani devono “rubare” la professione a noi che siamo in aula con loro ad insegnare.

Esiste una donna “Atelier Lascari”? Una musa, un modello ideale di riferimento?

Un nome su tutte? Coco Chanel. Avrei voluto vestirla, trovo il suo rigore molto vicino al mio stile; è stata una innovatrice incredibile. E poi, Audrey Hepburn.

In tempi più recenti, Monica Vitti e Mariangela Melato, due attrici e due donne di straordinaria personalità. Sì, la donna deve avere carattere; è bello progettare un abito su questa qualità.

Red Carpet Dress Atelier Lascari for Maria Grazia Cucinotta

Per chi vorrebbe, oggi, creare un abito?

Micaela Ramazzotti, Valeria Bruni Tedeschi: donne complesse mentalmente, stimolanti, inafferrabili.

Parliamo di Haute Couture. Quali fasi segue la realizzazione di un abito di alta moda, rispetto ad un capo di pret à porter?

L’Haute Couture, che può dire di fare chi è iscritto alla Fédération de la haute Couture et de la Mode, è il punto più alto della comunicazione di un brand.

Alta Moda e Pret a porter sono due processi con differenze sostanziali a contraddistinguerli.

In Atelier Lascari si segue in toto l’iter alta moda.

Un abito Haute Couture nasce da un figurino. Si predono le misure della cliente, e riportate sulla tela, che viene realizzata a volte in cotone a volte con il medesimo tessuto dell’abito. Il processo creativo parte proprio da essa: una parte in cartamodello, una parte a manichino. Le prove sono ridotte al minimo, per questo spesso si crea un manichino che riporta le misure della cliente, in modo da lavorare all’abito senza doverla disturbare.

Nel pret à porter si parte dal figurino, ma il cartamodello è industriale, a volte realizzato anche a computer. Il prototipo viene creato con un tessuto similare, spesso in essere. Lo stilista va in azienda, e fa il fitting direttamente sulla modella. Viene realizzato un altro campione, e un controcampione, procedendo poi allo sviluppo delle taglie, dei colori, dei materiali.

La Sposa: come è e quali sono le sue esigenze quando varca la soglia del suo Atelier?

Due di massima le tipologie di spose che si rivolgono a me: una è la sposa tradizionale, che ha un approccio romantico, arriva con la madre, con lei visita gli atelier. Solitamente opta per un matrimonio “all’italiana”.A volte arriva con un’idea di abito che viene poi personalizzato sul suo fisico, e sul tipo di cerimonia scelta.

L’altra, è la sposa millenial: arriva con le amiche e senza la mamma, che interviene alla fine, a scelta dell’abito effettuata. Ha un gusto diverso, si fa influenzare dalla moda sposa fino ad un certo punto. I suoi riferimenti sono le attrici che solcano il Red Carpet, è molto informata su quello che viene proposto sulle passerelle di moda.

Annagemma Premium

Amo lavorare con i wedding planner, perché preparano la sposa al nostro incontro, il futuro sarà nel rapporto one to one.

Oggi più che mai invito le future spose ad acquistare un abito Made in Italy, pretendendo che lo sia! A leggere quindi con attenzione le etichette per capire da dove provengono i tessuti, dove vengono lavorati e trasformati nell’abito finito.

Lo dobbiamo, tutti, al sistema Moda Italia.

E per finire, il futuro: dove e chi vorrebbe essere fra cinque anni, Signora Lascari?

Domanda difficile! Fra cinque anni vorrei essere meno timida e meno riservata. Non mi sono mai vantata né mai esposta, ma vorrei impegnarmi perché le persone sapessero cosa c’é dietro uno dei miei abiti.

Le racconto un ultimo aneddoto, sull’umiltà e l’autorevolezza: negli anni di Parigi fui chiamata dal direttore creativo di Acme Studio, che aveva ricevuto incarico di vestire la principessa Vittoria per la consegna dei Nobel. Occasione fondamentale, perché la Principessa veniva designata per così dire della carica di regina designata. Con le mie premiere ogni fine settimana partivo in aereo per andare a Stoccolma: avevamo a disposizione solo quattro settimane. Andai a Corte, e le mie sarte ed io prendemmo le prime misure con gli occhi, perché la futura regina non poteva essere toccata.

Mai ho visto tanta umiltà e semplicità in chi avrebbe potuto permettersi arroganza! Ma l’umiltà spesso si accompagna all’autorevolezza: mai all’autorità.

Sì: nel futuro, vorrei essere al centro della mia consapevolezza, della fama che so di avere e che non vanto. Voglio che emerga l’autorevolezza nel settore. Anzi, invito i lettori a dirmi come secondo loro potrò realizzare questo intento.

Annagemma Lascari è senior designer dal 1989 al 1992 per le collezioni Gianfranco Ferré e Christian Dior Accessori, per Nazareno Gabrielli e Pierre Mantoux. Vince nel 1991 il Concorso indetto dalla Camera Nazionale della Moda come Talento Emergente; dirige l’Atelier di Milano che porta il suo nome dal 1993. Collabora con rubriche dedicate con le testate “Vogue” e “Immagina”. Dal 2002 al 2004 è Direttore Creativo di alcune delle collezioni Capucci. Dal 2008 al 2012 dirige il dipartimento di Fashion Management di Domus Academy. Dal 2011 al 2014 è a Parigi come responsabile del progetto di rilancio della Maison Schiaparelli. Dal 2012 al 2015 è docente e Direttore Progetti Moda Internazionali alla Tsinghua University, in Cina. Insegna e coordina il progetto didattico al Politecnico di Milano, dal 2012 e attualmente. Nel 2015, in collaborazione con la Maison Valentino, progetta e dirige il Maste in Haute Couture e Fashion Design. E queste sono solo alcune delle attività che identificano Annagemma Lascari.

annagemma.com

Evviva la Sposa!


(di Anna Ubaldeschi)

Voglio il mio sogno.
“Le mie spose non rinunciano a nulla”.
Questa frase è stata pronunciata da Enzo Miccio durante un’intervista.
Che dite, sarà proprio così? Certamente una sposa ha tantissime elementi a cui dover pensare, da dover scegliere, da analizzare, verificare, provare, decidere.
Ed una sposa fashion? Sarà concentrata solo su elementi alla moda o anch’essa sarà influenzata dalla favola che si ricama intorno al wedding day, alle tradizioni, alle superstizioni ed alle usanze che da sempre circondano il giorno più bello di una fanciulla?
La sposa fashion a cosa non potrà mai rinunciare?
A nulla, proprio come citato da Miccio. Io credo che quando una donna si appresta a pianificare il suo matrimonio, il suo grande giorno, viene travolta da romanticismo, curiosità per credenze e usanze e via via che il giorno si avvicina il desiderio di non farsi mancare nemmeno un’emozione sarà sempre più forte. Perché si sa, anche la donna più alla moda, la ragazza più easy, la giovane oppure no, la sposa desidera che il suo sogno si avveri.
Il magico giorno si avvicina, la favola prende forma, via via sino a prender vita e tutto deve essere come è stato anelato, sognato, programmato.
Sì all’abito. Bianco o colorato, lungo o corto, romantico o sexy, trasgressivo o classico, purché sia quello. Quello che ti fa sentire splendida, unica, bella.
Sì alle scarpe. E’ o non è fashion? Quindi stiletto, tacco 12, plateau, bianco, avorio, suola rossa che sia, ma la scarpa per una donna è un’attrazione, un gioiello da sceglier con cura ed amore.
Sì al bouquet. Composto da magnifiche e reali peonie, piuttosto che da fiori di carta o di stoffa usciti dalle mani di quella artigiana di cui si è innamorata sfogliando post su facebook (sì, la sposa fashion sarà certamente una social addict).
Sì alle fedi. Quei due cerchietti, magari non proprio tradizionali, anche differenti tra loro, che con la loro forma circolare stanno ad indicare l’amore infinito, la continuità. Speriamo …
Sì alla festa. Che si danzi, si canti, si rida. Perché la felicità è anche gioire insieme a chi ti vuol bene.
Sì a quelle piccole tradizioni, usanze, superstizioni, leggende. Non ci credo, ma … male non fa e poi è divertente.
Sì al romanticismo di vedere il suo lui in fondo alla navata che non ha occhi che per lei, che l’aspetta e la vede bella come mai l’ha vista.
In poche parole: sì al sogno. Il suo.

“Pillole di Magia” a Milano con “L’Officina delle Fate”

(di Isabella De Rorre)

Corinna Vendramin e Sarah Natalia Bianchi, titolari de “L’Officina delle Fate”, atelier che rappresenta ormai uno dei punti di riferimento per le spose di Milano e non solo, sono due donne sorprendenti. Per la loro bellezza, per il cuore e l’anima che mettono nella creazione e nella scelta degli abiti delle loro collezioni, per la cura nel seguire le future spose che si rivolgono a loro, per la simpatia che le contraddistingue. Ieri sera, sotto una pioggia che non ha scoraggiato i numerosi ospiti intervenuti (tra gli ospiti Rita Rabassi, fondatrice di “White Magazine”, Mapi Danna, scrittrice e creatrice dei Love Books, e Loredana Santoro, fondatrice di “Wedding and Party” web magazine) hanno presentato “Pillole di magia”, una preview delle collezioni 2018 che da oggi in poi saranno visionabili nel loro atelier. L’evento è stato organizzato presso lo “Shambala” di Via Ripamonti 337, ristorante vietnamita e location suggestiva per eventi, tanto da dare il meglio di sé anche sotto la pioggia battente, anzi forse ancora di più. Luogo di pace riservato ed elegante, in una Milano che non ti aspetti. Hanno sfilato, fra gli altri, gli abiti Olvy’s e Brutta Spose di Alessandra Ferrari.

L’Officina delle Fate conferma di aver intrapreso una linea stilistica ad ogni stagione più definita: elementi caratterizzanti ne sono il pizzo, francese, declinato anche in versione  elasticizzata ad enfatizzare la figura mantenendo una allure comunque romantica;

i corpini stringati e le ampie gonne, a balze, di tulle, di crepe multistrato, sognanti e leggerissime;

i dettagli che non ti aspetti, come il grande fiocco posteriore sull’abito di linea architettonica e pulita, o il ricamo che diventa spallina,

o l’ampia manica stutturata che crea un motivo ricorrente sull’abito che si fa scultura; il velo mantilla che scopre la gonna con i fiori applicati, e i punti luce, a illuminare l’intero abito ad ogni minimo movimento. Tutto però, all’insegna della leggerezza.

Nell’aria permane una benedizione couture che evita ogni eccesso inutile, ogni orpello ridondante. La scelta verte su abiti comunque mai scontati, freschi, sexy a volte ma sempre eleganti. Per una seduzione e un glamour sussurrati e non gridati. le trasparenze suggeriscono ma non rivelano, mai  le scollature diventano preponderanti o fuori misura, il lato B di ogni abito, anche di quelli più attillati rende ogni sposa una principessa. E make up e acconciatura seguono questa scelta felice. Corinna e Sarah conoscono bene il sogno romantico delle loro spose e sanno renderlo contemporaneo con il loro tocco, e quello dei designer su cui si è consolidata la loro scelta. La moda è una cosa seria da approcciare con gioia e grazia, e quella sposa ancora di più. Non resta che brindare, con un Prosecco millesimato leggero ma persistente come il ricordo di questa sfilata, al buon gusto e alla lungimiranza delle due splendide padrone di casa.

(photo Luca Arnone)

“Petali” nella vecchia Milano

(di Antonella De Lucia)

Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe.”

Questa famosa citazione attribuita a Buddha mi ha colpito molto perchè racchiude in sé la vera essenza della bellezza dei fiori e l’importanza che viene a loro attribuita. Non solo sono ammirati per il loro arcobaleno di colori e la varietà di specie , ma anche per gli aromi gradevolissimi che spesso emanano.

La linea ed il portamento, il colore e la forma, la tonalità e il profumo sono le caratteristiche più evidenti di questo miracolo della natura.

Questo è sicuramente il motivo per cui ognuno di noi si sofferma ad ammirare una vetrina fiorita, un angolo cittadino dove è possibile , anche se per poco, avvicinarsi e portare via con se un piccolo miracolo.

Il negozio “ Petali” in via Muratori 3, angolo via Botta, a Milano offre una grande varietà di specie nelle diverse stagioni dell’anno con lo scopo di soddisfare i molteplici gusti degli appassionati.

La signora Mirna ( Maria Angela Sgarbati), con fare pacato e gentile, da esperta padrona di casa mi introduce nel suo piccolo angolo di paradiso che da diciassette anni gestisce con maestria, estro ed eleganza

 

 

 

 

 

 

Vasi di vetro, cesti di vimini, vecchie pentole di alluminio, canestri in ferro, cachepot di ceramica ed oggetti di uso comune sono sparsi per terra e appoggiati su consolle o tavolini in un voluto disordine che ricorda una vecchia serra inglese. Perché è proprio questa la meraviglia del negozio della signora Mirna: si ha l’impressione di entrare in una stanza privata dove una collezione di suppellettili antiche fa da cornice ai veri protagonisti dell’ambiente: i fiori.

 

 

La nostra chiacchierata indugia poi su alcuni aneddoti della sua passata esperienza come quando, negli anni novanta, si diffuse la moda di decorare le case con composizioni di fiori secchi, molto più duraturi e meno dispendiosi, oppure quando per i matrimoni in campagna, secondo la tradizione contadina, il bouquet della sposa era composto da fiori freschi ed erbe aromatiche.

Scopro che anche in questo settore la moda impone i suoi diktat : le tendenze di questi ultimi anni puntano all’accostamento del bianco e del verde , anche se il fiore prediletto rimane sempre la rosa, in tutte le sue tonalità di colore.

 

 

 

 

Un mazzo di fiori o una composizione fiorita hanno sempre la capacità di attirare l’attenzione, mantenendo un equilibrio armonioso tra le diverse specie che li compongono come a ricreare un’opera d’arte naturale.

 

 

 

 

 

 

 

Marc Chagall da grande estimatore affermava che : “L’arte è lo sforzo incessante di competere con la bellezza dei fiori e non riuscirci mai.”

La Sposa- Lo Stile Naturale

(di Isabella De Rorre)

Stile naturale. Lo sentiamo ripetere ogni giorno, in più contesti: dal cibo al make up al lifestyle alla moda. Noi di theWProject lo abbiamo interpretato come la capacità, per una sposa, ma per chiunque, di ricercare con determinazione l’essenza di sé e, una volta colta,  di confermarla e farla, se così si può dire, splendere in ogni scelta.

Il mood- Vivere la vita con naturalezza, per citare Italo Calvino, non è essere superficiali. Tutt’altro! E’ essere consapevoli della propria natura, non giungere a compromessi o imposizioni, accettarsi ed esaltare quello che si è davvero. Liberarsi di molti stereotipi, dei falsi miti, guardarsi allo specchio senza compacimento ma con una sicurezza obiettiva. Una donna naturale è una donna che sceglie sempre e comunque sé stessa. Lavoro certosino e che impegna una vita perché in continua evoluzione: passa per le diverse stagioni cogliendone il meglio e accompagnandone i cambiamenti inevitabili. Ci sono donne che non hanno età perché non si adeguano alle mode, ma è la moda ad adattarsi alle loro esigenze. Non dipende da colori di capelli e nemmeno da altezza o altre misure. Non passa per i soldi e per abiti sontuosi. Di sicuro però, l’essere naturali ha a che fare con l’essere a proprio agio con la propria pelle ed il proprio carattere. Con qualcosa che è sempre vicino alla bellezza, spesso al buon senso oltre che al buon gusto, e ad un’educazione del cuore e un rispetto di sé e degli altri. Allora sì, si è leggeri.

Dicevamo prima di lavoro artigianale e costante sul proprio essere. Per il servizio fotografico non potevamo quindi che esaltare gli abiti di un sarto, Massimo Panuccio, titolare della Sartoria Massimo,  e ambientare gli scatti nella grande casa-studio di Antonio Di Meglio, anima di Sussiebiribissi, e creatore di chandeliers decorati di pietre semipreziose.

 

Gli abiti- Tessuti aerei, versatili, atti ad accompagnare i movimenti e rendere fluido l’incedere. Che, una volta indossato l’abito, diventa naturalmente elegante. Esaltano la femminilità della donna che li indossa, e vivono insieme a lei. Massimo Panuccio li crea su misura, da sposa, da cerimonia, da sera, da cocktail nel suo atelier. Anche ricchi e ricamati, decorati, fatti di shantung e sete dagli echi orientali. Rispecchiano perfettamente il carattere e l’indole dello stilista. Un’indole esigente, poco incline al compromesso e votata alla linearità delle forme e del taglio. Quello che è certo è che indossandoli si sorride. Mai eccessivi, mai sopra le righe, sono davvero com un soffio di vento fresco. Simpliciter, viene da dire pensando a come si adattano alle modelle e alle donne che ogni volta li indossano. Anima raffinata, mai ostentata.

LLa location- Come gli abiti esprimono la sensibilità e la dedizione costante all’eleganza di Massimo Panuccio, anche la location esprime in pieno il carattere del suo proprietario. Antonio Di Meglio è uno spirito naturale senza ombre, e ha una grande capacità di entrare in empatia con le persone e di essere accogliente. Qualità che non dipende da un aprirsi indiscriminatamente agli altri, ma da un saper attentamente discriminare i suoi referenti, come i suoi clienti, e creare un rapporto emozionale. Sono oggetti preziosi quelli che escono dalle sue mani, e che pretendono un pubblico appassionato e ricettivo. Gli chandeliers le cui strutture porta a nuova vita, a volte di dimensioni più ridotte, a volte invece di dimensioni considerevoli, sono frutto di ore e ore di lavoro. La scelta del colore, quella delle pietre e delle loro sfumature, il colpo di fulmine per un supporto in ferro che si trasformerà in una lampada raffinata per un ristorante di Londra, o che illuminerà ad effetto l’angolo di un appartamento di design, prevedono sensibilità, decisione, tempo, e buon gusto. Lo studio è spartano nella struttura, assolutamente non ricercato, al punto di diventarlo decisamente per contrasto, ma vive della luce della natura circostante che entra dalla finestra, creando effetti pittorici che si riflettono sulle pietre. Infilare le dita nei cassetti colmi fa sentire davvero novelle Amélie nel loro favoloso mondo. Così la grande casa, e la campagna intorno che hanno fatto da sfondo alle foto del servizio. Di spirito naturale, assoluto.

Modelle: Giada Modi, Giada Pezzoni- Abiti: Sartoria Massimo- Chandeliers: Sussiebiribissi- Photo: Luca Arnone e GVLfoto

Mi Vuoi Sposare?- Camilla Fiori

(di Isabella De Rorre)

Estro, consapevolezza delle proprie capacità ma nessuna mania di protagonismo, conoscenza approfondita e utilizzo sapiente di fiori ed elementi naturali: queste le caratteristiche che traspaiono immediatamente dai lavori di Roberto Riboldi, anima della bottega floreale “Camilla Fiori”. Il titolare è giovane anagraficamente, ma non di esperienza e formazione. Formazione che inizia con gli studi superiori e universitari in agraria e la specializzazione in floricoltura e florivivaismo. Poi, il padre apre un garden. E venti anni fa, comincia l’avventura “Camilla Fiori”.

 

 

 

 

 

Chiedo a Roberto quale sia lo stile che predilige, e mi risponde che è un mix fra il classico e il barocco, al limite del pomposo. E su quale sia la sua sposa ideale la risposta è nel suo stile: senza fronzoli e accorata. Ogni sposa è la SUA sposa, le apprezza e comprende tutte, e ama le sfide complicate, gli abbinamenti arditi di colori e stili. La sua formazione lo porta a ricercare frequentemente gli ementi naturali: legno, roccia, muschio, foglie, insomma tutto ciò che la natura intorno a noi mette a disposizione. Una passione su tutte: le bulbose, amatissime. I suoi colori? Bianco e panna, ma anche azzurro e violetto. E gli accostamenti arditi ma armonici: arancio, pochissimo giallo e blu. L’arte floreale si traduce in composizioni trionfali, che richiamano elementi rinascimentali e barocchi, ma percorre volentieri anche le vie dell’attualissimo greenery.

 

 

 

 

Il matrimonio ancora da realizzare? Quello in spiaggia. I matrimoni realizzati nell’albun dei ricordi? Quelli con i colori caldi del Sud, quello con degli animali, che porta a unire indissolubilmente composizioni floreali e allestimento generale. Gli chiedo come è cambiata la sposa in venti anni. Mi risponde che grazie ad Internet ora chi si rivolge a lui è determinata, informata, decisa. E’ stimolante collaborare con questa sposa alla creazione dell’allestimento floreale. Ogni dubbio viene fugato in modo veloce e definitivo. E lo sposo? Roberto rimane diplomatico sull’argomento, ma intuisco, o voglio intuire, che i migliori siano quelli che demandano tutto alla futura dolce metà…anche l’allestimento floreale.

 

 

Mi permetto di aggiungere che ho avuto la fortuna di vedere all’opera Roberto Riboldi e il suo staff: sono professionisti sorprendenti. Mi hanno incantato con un allestimento di bamboo e orchidee, trasformando un atelier in una elegantissima giungla urbana, e dando un tocco romantico ma contemporaneo con ortensie e azalee bianche, uno dei colori preferiti di “Camilla Fiori”. Roberto è inaspettatamente chic e raffinato, perchè non ostenta, ma lascia parlare i fatti. O i fiori, per meglio dire. Sorprendente appunto. E sono sicura che le spose che si rivolgono a lui provano la stessa sensazione quando con emozione vedono svelati i loro allestimenti. Attenzione: non di soli matrimoni si parla ma di eventi di ogni tipo, che vogliate vedere…fiorire!

 

 

 

 

 

www.camillafiori.it

Sposarsi in Friuli- Venezia Giulia

Si inaugura, con il Friuli- Venezia Giulia, una serie di articoli/guida, dedicati alle spose di ogni regione, con una selezione di operatori del wedding di eccellenza. Ecco gli spunti della nostra corrispondente Arianna Del Rizzo

(di Arianna Del Rizzo)

LA SPOSA TRADIZIONALE
Chiudete gli occhi e lasciatevi accarezzare dalle immagini di un
luogo di confine, dove il sole al tramonto illumina le montagne
dolomitiche e la brezza del mare solletica il vostro volto, il
tutto accompagnato da distese di verdi colline, dove il profumo
dell’uva inebria i vostri sensi…
e nel piccolo borgo medioevale di Sesto al Reghena (PN),

nell’imponente abbazia di Santa Maria in Silvis –
www.abbaziasestoalreghena.it , fondata nel 730-735 da tre nobili
longobardi provenienti dalla città di Cividale (UD), attorniata da
affreschi della scuola giottesca e riminese, la sposa fa il suo
ingresso accolta dalle festose note della marcia nuziale.
E lassù, in cima alla ripida gradinata che porta al presbiterio,
affacciato alla balaustra, il suo sposo la segue impazientemente
con lo sguardo di chi attende colei che gli ha rubato il cuore.
Per questo importante giorno, la scelta dell’abito è stata una
reale conseguenza della tradizione familiare.

 

 

 

Nel rispetto del luogo e stile della cerimonia, il pizzo e il velo
creano quel filo di congiunzione tra le donne della famiglia e
inneggiano all’eleganza che solo questi materiali sono in grado di
trasmettere a colpo d’occhio, come le abili mani sartoriali
dell’atelier di Barbara Beltrame a Udine – www.barbarabeltrame.it
che sanno dar vita a veri e propri capolavori.
Abiti eleganti, raffinati e creati interamente in Italia, partendo
da un’accurata selezione di tessuti pregiati di altissima qualità.
A ogni sposa corrisponde un abito e a ogni abito il suo bouquet…

 

 

 

In questa cornice da sogno, peonie e rose inglesi s’inseriscono
elegantemente nel contesto per renderlo armonioso e piacevole agli
occhi e all’olfatto, per merito del loro inebriante profumo.
Fiori pregiati e delicati che vengono magnificamente elogiati
nella creatività e abilità tecnica di Eliana Pezzutti di
Fiorissimo – florist designer – Azzano Decimo (PN) –
www.fiorissimo.it . Opere d’arte che sanno soddisfare anche la
clientela più esigente.

 

E ora, quando il “Sì” di questi due giovani sposi ha unito le loro
vite, è il momento di salire a bordo della lucente Bentley e
percorrere le soleggiate strade che li porteranno nella fantastica
cornice di Villa Brandolini d’Adda, Sacile (PN) – www.vistorta.it

 

 

 

Immersa nella campagna friulana, la villa si trova al centro di un
immenso parco con prato all’inglese, dove sorgono secolari alberi
di conifere e latifoglie e circondati da canneti, sono stati
creati specchi d’acqua per rendere il paesaggio ancor più
affascinante e suggestivo.
Antichi sapori della cusine furlanâ esaltano il palato abbinati a
pregiati vini della tenuta Brandolini, il tutto servito nella
cornice del vecchio granaio ristrutturato, dove il legno e le
antiche mura in sasso la fanno da padrone.
Un ambiente che accoglie e trasmette calore nella sua semplicità e
bellezza…
e un team di chef, Le Troi Chef Catering – Pordenone –
www.letroichef.com , che nell’anima di Walter Rossi, porta nei
suoi piatti la tradizione della terra ad alti livelli, con la
passione e il cuore di chi, del suo lavoro, ne fa una vocazione e
al quale si dedica con creatività e dedizione.

 

 

 

 


Non possiamo che concludere questo meraviglioso viaggio,
lasciandoci ammaliare e ingolosire dalla splendida Wedding Cake,
americana alla vista ma rivisitata al suo interno secondo la
tradizione italiana…
per opera di Marica Parisini – May’s Bakery – Pordenone –
https://it-it.facebook.com/maysbakerycupcake/ , instancabile
perfezionista del cake design.
La pasta di zucchero è il suo pane quotidiano ma con la sua
creatività e bravura, sa trasformare anche la tradizione
pasticcera italiana in qualcosa di assolutamente sorprendente!

 

 

Grazie alle abili mani di due giovani e intraprendenti fotografi,
Thomas Chiaranda e Guglielmo Gregoris di Studio Details – Maniago
(PN) – www.studiodetails.it , il ricordo di questa giornata
resterà indelebile nelle vostre menti e mentre sfoglierete le
pagine del libro con impressi i volti e i sorrisi di chi ha
condiviso con voi questa gioia, nella vostra mente faranno
capolino nuovi progetti che hanno un’unica direzione… guardare
insieme, verso la stessa meta.

 

E ora aprite gli occhi e portate nel cuore tutte le emozioni che
questo incantevole viaggio ha saputo donarvi…
PHOTO CREDITS
1. Abbazia Santa Maria in Silvis: Studio Details –
www.studiodetails.it
2. Barbara Beltrame Atelier: Al Bruni Photographies –
www.albruni.com
3. Fiorissimo: Studio Details – www.studiodetails.it
4. Villa Brandolini d’Adda: Gap Eventi – www.gapeventi.it
5. Le Troi Chef Catering: Steff Decò – www.steffdeco.com
6. May’s Bakery: May’s Bakery – https://itit.
facebook.com/maysbakerycupcake/
7. Studio Details: Studio Details – www.studiodetails.it

La coerenza evidente- Daniela Del Cima

(di Isabella De Rorre)

L’appuntamento con Daniela Del Cima è nel suo atelier. E il primo tratto importante di questa lunga chiacchierata sarà la perfetta corrispondenza della stilista al suo mondo: la Signora Del Cima mi accoglie attenta e a suo agio in uno spazio vivo, dinamico, in cui i collaboratori che si muovono per le stanze sanno di averla come costante punto di riferimento. E lei, mentre parla, è davvero presente in ogni scelta, pronta a risolvere ogni dubbio, a confortare una cliente, a dare indicazioni sulla taglia e sul costo di un capo. La famiglia si nuove silenziosa ed efficiente intorno a questa figura femminile dalla straordinaria coerenza e linearità, che si rispecchia anche nel modo di vestire, di approcciare gli altri, di stare seduta, nel tono della voce. Il viaggio nella moda di questa designer comincia a Forte dei Marmi, con un negozio diventato presto punto di riferimento per le sue clienti, che continuano ad esserle affezionate anche dopo il trasferimento a Milano. Nella città meneghina, La Signora De Cima collabora come consulente stilistica con grandi aziende; presto però, e per fortuna dico io, interviene il bisogno di avere una piccola realtà produttiva, con la quale potersi esprimere al meglio. Ecco così l’Atelier Del Cima con produzione totalmente sartoriale, e la linea di demi-couture, metà sartoriale e metà industriale.

 

Ed ecco, per completare il carattere deciso dell’attività, l’approccio al mondo sposa con la linea dedicata “Daphne Milano”. Una scelta, quella di seguire le future spose, volta a dare evidenza ala femminilità delle sue clienti tramite le sue creazioni. Una femminilità, come la intende Daniela Del Cima, “gestita”, cioè mai ostentata. Il punto focale del suo lavoro è l’abito, come rappresentazione delle diverse sfaccettature del femminile. Per creare l’abito,  predilige stampe, sete, tessuti italiani, spesso della industria comasca che è sempre stata un fiore all’occhiello della moda italiana e non solo. E l’abito attiva un gioco di creatività costante, tanto da poter definire le collezioni sempre in progressione. Le chiedo quali siano e se ci siano dei materiali più amati di altri, e la risposta non mi sorprende: tessuti fluidi, cadenti, pizzi, di cotone e non, per poter “costruire” un abito, per renderlo armonioso e facile da indossare e da vivere. Nessun orpello, nessun ricamo, nessuna decorazione. Il valore dell’abito deve esistere e mostrarsi per se stesso. E questi abiti così realizzati, vivi per le linee e per i tessuti, possono essere interpretati in mille modi.

 

 

Daniela del Cima è eticamente corretta, legata come è a una cultura della moda più antica: quella di creare capi che abbiano un valore economico più intenso, più resistente all’infuriare dei trend, più antico appunto nella più nobile accezione del termine. Esploriamo insieme la collezione sposa, giocata su toni naturali come i tessuti: pizzo, ecrù, colori che si adattano a ogni tipo di carnagione e ad ogni colore di capelli, esaltandoli. L’abito sposa può e deve evolversi secondo il carattere e le esigenze della cliente: molte spose si rivolgono all’Atelier per le seconde nozze, magari chiedendo abiti funzionali, più morbidi, per poter per esempio durante la cerimonia abbracciare senza timore il figlio piccolo. In questi casi, il matrimonio diventa un evento da festeggiare, con maggiore libertà di espressione anche stilistica, e maggiore consapevolezza. Le spose in seconde nozze convolano per il piacere di poter condividere una scelta consapevole con amici, per il piacere di essere se stesse. E per le prime nozze? Le spose arrivano guidate dalla campagna di comunicazione, e trovano piena possibilità di esprimersi. Non esiste un modello di donna ideale, ma esiste la donna che arriva da Daniela Del Cima secondo una scrematura naturale data dall’immagine del brand, che deve e può parlare da sola. Gli abiti da sposa sono costruiti su misura, sono pezzi unici. Tanto è che spesso le creazioni finite sono chiamate con il nome della sposa stessa che le indosserà. Lo studio dell’abito è fatto in funzione della corporatura delle cliente, è ovvio, e della location della cerimonia per renderla coerente non solo con la sposa in primis, ma con il tono generale dell’evento. Chiedo come si sviluppa il processo creativo, e la Signora Del Cima conferma che gli abiti non nascono da un disegno ma da un incontro con il materiale. Le basi di vestibilità vengono di volta in volta adattate: parola d’ordine è “non standardizzare”. Ecco perchè la stilista parla di evoluzione continua, per questa esigenza costante di rinnovamento. Esigenza che comporta una applicazione rigorosa e altrettanto fedele nel tempo.

Cito testualmente cosa rappresenti la linea Daphne per la stilista: “E’ un angolo ritagliato per rendere le donne, donne”. E qui la conversazione verte sul ruolo, fondamentale, delle lavoranti, delle sarte che costituiscono l’esercito silenzioso ed efficientissimo dell’Atelier. La designer sa che esistono una quantità di sartorie con lavoranti che operano con maestria. E il suo progetto, realizzato, è quello di far lavorare queste sarte, importantissime per lo sviluppo e la permanenza sul mercato di un brand, permettendo loro di ritrovare un lavoro antico tramite la vena artistica che le pervade. Ecco, solo così la moda è, e resta, una forma d’arte, di espressione della bellezza. Così come le maestranze sartoriali, è importante riconoscere e difendere ancora la territorialità italiana, cioè quelle che sono le aree di eccellenza per tessuti e materiali. Strutture a volte di piccole o medie dimensioni, che ancora permettono di essere flessibili. Questo, per Daniela Del Cima, il concetto di vero lusso: esclusività, e servizio. A cosa deve mirare uno stilista? A rendere, tramite l’abito confezionato, il servizio ad una donna di farsi rivolgere il complimento non “Che bell’abito che hai”, ma “Come sei elegante”. Questa è l’unica evoluzione possibile: un passaggio per poter esprimere a pieno quello che si è. E con questo concetto, raffinatissimo e semplice nello stesso tempo, saluto Daniela Del Cima e il suo mondo.

 

(photo Michele Dell’Utri,  courtesy of Daniela Del Cima) – www.daphnemilano.com

Grandi Progetti- Raffaella Porta

(di Antonella de Lucia)

Raffaella Porta è una giovane donna che con impegno , grinta ed energia ha coronato il suo sogno e quello di molti: avere una passione e riuscire ad esercitare una professione che di questa passione si alimenta, sino a ricoprire un ruolo di primato nel lavoro. Il mondo cui Raffaella ha sempre sentito di appartenere è quello dell’arte.

Oggi è Direttore didattico per l ‘Accademia di belle arti Aldo Galli IED (Istituto Europeo di Design) con sede a Como, legalmente riconosciuta nel sistema Afam (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutico) del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) si occupa di soprintendere al buon andamento della didattica a livello generale, relazionandosi con i coordinatori dei vari dipartimenti o, direttamente con il Ministero, circa le questioni legate ad attivazioni di nuovi corsi, riordini dei piani di studi, riconoscimenti titoli; Insieme alla coordinatrice didattica cura anche le relazioni con gli studenti e le loro famiglie.

L’Accademia Galli è da sempre considerata un’istituzione della città per le sue attività culturali ed artistiche: si prefigge la formazione post liceale ed il conferimento di diplomi di laurea di I e II livello, attraverso corsi triennali di varie discipline artistiche: Fashion and Textile design, Design Furniture e Arti visive – Scuola delle arti contemporanee e Restauro. L’Accademia è una realtà dinamica, ricca di stimoli, in continuo mutamento e rinnovamento. Molti sono gli eventi, legati alla città o a livello nazionale, organizzati dalla scuola attraverso workshop, conferenze, tavoli di lavoro, mostre, al fine di coinvolgere studenti e professionisti provenienti da altre realtà. Riconosciuta a livello internazionale accoglie studenti, artisti e design da tutto il mondo.

Il ruolo di direttore è caratterizzato dalla ricchezza, ma anche dalla complessità, delle attività svolte all’interno della scuola. Vivere situazioni differenti e ricche di interesse, conoscere realtà artistiche e culturali di paesi lontani, collaborare con designers di fama internazionale o con giovani studenti pieni di idee e voglia di fare, rende ogni giornata una esperienza indimenticabile e imperdibile.

Raffaella si laurea in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con specializzazione in arte, comunicazione e spettacolo. In contemporanea al percorso universitario, ha proseguito i suoi studi artistici presso la Scuola del fumetto. Dopo un periodo lavorativo nell’ambito dell’editoria, dell’illustrazione e della pubblicità, è approdata all’accademia Galli ricoprendo prima il ruolo di segretaria e poi quello attuale di direttore didattico.

Come molte donne , non è solo una stimata professionista, ma è moglie e madre e ciò ci consente un facile passaggio al tema che sta a cuore ai nostri cari lettori: le nozze e gli sposi.

Il 21 dicembre 2009 Raffaella sposa Paolo. La data è sicuramente originale e inconsueta. Raffaella stessa ci aiuta a capire meglio le ragioni della scelta. “Volevamo un giorno d’inverno e sceglierlo nel periodo natalizio lo ha reso ancora più magico e vicino all’incanto delle atmosfere di Natale, come Lo Schiaccianoci”. Il desiderio degli sposi era semplice: trascorrere un giorno felice e sereno che fosse coinvolgente per loro e per gli invitati. “Abbiamo iniziato con i preparativi dopo le vacanze estive: avevamo entrambi idee chiare e molto simili, per cui è stato immediato decidere luogo, allestimenti, fiori, menu…. “

La cerimonia a rito civile ha avuto come protagonisti, oltre agli sposi, quattro care amiche come damigelle, Veronica, la sorella di Raffaella, che ha letto un discorso toccante e la mamma Liliana che ha versato lacrime di gioia e commozione. Tre donne molto legate, anche nell’attaccamento ancora forte alla figura di Vittorio, marito e padre esemplare, spettatore silenzioso da una platea non terrena.

La sposa, pratica ma molto chic, ha indossato un abito corto, minimal in cachemire bianco con stola e colbacco della stilista Luisa Beccaria abbinato a stivali alti e scamosciati. La neve che è caduta abbondante dopo la cerimonia ha contribuito a rendere più suggestiva la giornata. In un paesaggio veramente affascinante la sposa si muoveva come una ben più fortunata Anna Karenina, ma altrettanto innamorata e felice, accompagnata da immacolati fiocchi di neve.

Il silenzio ovattato, rotto solo dalle risate gioiose della coppia, suggellava momenti che per i due sarebbero rimasti incastonati nel tempo, fissati indelebilmente come su un vecchio dagherrotipo.

Conclude Raffaella “Considerando che ho spesso visto nella neve una specie di abbraccio di mio papà, mancato quando avevo solo 17 anni, direi che quel giorno è stato molto presente”.

Nozze da Regina- A Venaria e Colorno il sogno si avvera

(di Claudia Bidasio)

Potrebbe essere il set di un film in costume. O l’ambientazione perfetta per un romanzo di Alexandre Dumas. A pochi minuti da Torino la Venaria Reale ci catapulta nel passato. Sembra quasi di sentirli, lo scalpiccio dei cavalli, le ruote delle carrozze e i violini dei balli a corte. L’atmosfera che si respira è carica di regalità.
Pesantemente danneggiata durante la seconda Guerra Mondiale, grazie a un sapiente restauro oggi la reggia Sabaudia è tornata all’antico splendore. E da qualche anno, questo bellissimo patrimonio UNESCO, ha aperto le sue porte alle coppie che desiderano sposarsi in un contesto unico e affascinante.

 

 

È possibile infatti celebrare il matrimonio con rito civile nella Sala Diana, il grande salone seicentesco che si affaccia direttamente sui giardini e che permette allo sguardo si spaziare fino alle cime innevate delle Alpi. Il salone, che ospita fino a 600 posti, può essere poi utilizzato per il ricevimento: cenare sotto i dipinti e gli affreschi barocchi farà sentire gli invitati parte di un’opera d’arte.

 

 

 

 

 

Un’altra location davvero regale dove è possibile sposarsi è la Reggia di Colorno, conosciuta anche come “la Versailles dei duchi di Parma”. Con le sue eleganti facciate e con la magnificenza del Giardino Storico, la reggia è la scenografia ideale per una matrimonio da fiaba. Facendo richiesta è possibile celebrare il matrimonio con rito civile sia nella Gran Salle sia nei giardini alla francese. Perfetto l’arrivo della sposa in carrozza, ça va san dire!

 

 

www.lavenaria.it
www.reggiadicolorno.it

 

Inseguendo Hopper a Villa Leoni

(di Isabella De Rorre)

dsc_5685

Il mood

I grandi progetti a volte nascono da pensieri quasi sussurrati. Così è nato questo servizio fotografico, dalla volontà di dare voce ad un tipo di sposa, e di donna, intimista, cioè votata alla sostanza delle cose, alla ricerca di uno stile mai gridato, ma incisivo. Abbiamo pensato ai quadri di Hopper, alle foto di Olaf, in cui donne assorte guardano oltre vetri e oltre il paesaggio. Sole, colte quasi di sorpresa dall’obiettivo fotografico, non nascondono se stesse ma si vivono. Il pensiero quasi sussurrato ha preso definitivamente forma, guardando il lago di Como in una giornata di sole. Allora, è stato chiaro che servissero abiti e accessori che “fossero” e non apparissero. Da qui, il progetto ha coinvolto partner come sempre di eccezione, e una location che potesse esaltare le loro creazioni. Ringraziamo La Provincia di Como, nelle persone del Signor Palumbo e Galigani, per aver dedicato un articolo al nostro progetto.

dsc_5372

La location- Facile dire di Villa Leoni, sita ad Ossuccio di Tremezzina, che è bella, incantevole, splendida. Riconosciuta monumento storico dai Beni Culturali, deve agli inizi degli anni Quaranta la sua progettazione all’Architetto Lingeri, uno dei massimi esponenti del Razionalismo. Passata nel corso degli anni ad altro nome eminente, l’Ing. Terragni, deve la sua ristrutturazione all’attuale famiglia, che ne ha mantenuto lo spirito intimista, appunto, raccolto, essenziale. Caso ha voluto che lo spunto per aprire la Villa a brand prestigiosi che fossero conquistati dal suo essere così discretamente elegante fosse un altro servizio fotografico poi mai realizzato. Da allora, l’Amministratore Delegato insieme a un team selezionato di collaboratori con esperienza pluritrentennale, ha fatto sì che Villa Leoni acquisisse una identità tale da poter essere aperta oggi a matrimoni (certo per spose empaticamente attratte dall’anima romantica e “nuda” del luogo), a servizi fotografici e ultimamente adatta ad essere locata per vacanze medie e lunghe sul lago. Il servizio di Concierge, di qualità altissima, parla cinque lingue, e si rivolge oggi a italiani e stranieri (molti i russi che ricercano una vacanza d’arte di quiete e di stile sulle rive del lago). Dalle parole dell’AD di Villa Leoni, traspare la mission stessa: creare ed esaltare la sensazione di sentirsi in questa location come a casa. Di risvegliare negli ospiti, che potranno trascorrere qui periodi di otium (nell’accezione latina, la migliore, cioè quella di dedicare tempo a ritrovare se stessi e a progettare, ideare, vivere), la parte più emozionale. L’aspetto architettonico e culturale per questo viaggia di pari passo con un rigoroso e imprescindibile rispetto della privacy degli ospiti. Villa Leoni coglie nel segno sempre. chi abbia la fortuna di sedersi sulle scale originali che conducono al giardino e al lago, non potrà dimenticare tutti i toni di azzurro del lago e del cielo e la vista sull’Isola Comacina. Molte spose chiedono, durante il ricevimento, di poter visitare la Villa per scoprirne, o ripercorrerne, la storia.

Villa Leoni- www.villaleonilocation.it  tel. +39 3471066651 mail info@villaleonilocation.it

Gli abiti- Di Melania Fumiko Benassi, anima del brand Melania Fumiko, abbiamo parlato anche in precedenza, perchè per theWProject è stato trovare, in questa designer giovane di età, ma “antica” di passione e concezione dello stile, una comunanza di intenti e di emozioni. I suoi abiti, da sposa e da cerimonia, si sono mossi  per Villa Leoni rivelando la loro anima più nascosta.

dsc_5817vit_0439

Le modelle hanno interpretato un concetto di eleganza quieta, sicura di sè tanto da non dover urlare per essere riconosciuta.

vit_0510dsc_5540

Soggetti “nudi”, scoperti ai sentimenti, alle emozioni, più attenti al dentro, alla sostanza dell’essere, a vestire il proprio Io, che il proprio ruolo.

dsc_5407dsc_5664dsc_5478

E le creazioni di melania Fumiko questo sono: forma data dalla sostanza, dalla ricerca stilistica che porta a linee essenziali, semplici per fare da cornice solida ma discreta al carattere di una sposa e di una donna, ad assecondarne forme e desideri.

dsc_5831vit_0497dsc_5450vit_0396dsc_5418

I tessuti sono ricercati ma interpretati semplicemente, mai sforzati o snaturati. Le sete, quelle italiane e dei kimono che fra le mani della designer hanno nuova vita, si adattano alla natura dell’abito. E alla natura di chi lo indossa. Non sono abiti seri, impostati, ma fluidi, ridenti. Eccoli a voi.

Melania Fumiko- www.melaniafumiko.com  mail info@melaniafumiko.com

Gli accessori- Le Borse- Anche delle borse D’ASY Milano abbiamo già parlato, proprio per quell’empatia progettuale che ci ha conquistato da subito. Le anime di D’ASY, Alessandra Ferraro e Silvana Soffitta, disegnano e realizzano due modelli di borse, “Yulia” e “Lei“, adatti ad ogni donna che cerchi di trovare il suo “daimon”, cioè il suo corrispondente caratteriale e di stile in questo accessorio così importante.

dsc_5483dsc_5658dsc_5520

Le borse D’ASY, che sono classiche ma contraddistinte da una scelta di materiali raffinatissima e contemporanea, e da una forma che ben si accompagna alle esigenze di qualsiasi donna calata in ogni contesto, hanno rappresentato un ancoraggio alle realtà, alla natura stessa dell’essenza, della sostanza.

vit_0351dsc_5589dsc_5399

Le borse si sono fatte “contenuto”, custodi della vita del carattere dei desideri delle emozioni che volevamo evidenziare. Esterno curato di qualità eccellente e dai colori determinati, presentano un interno sempre sorprendente. Sono state un tocco forte a manifestare, una volta di più, che la sostanza, il guardare in sè, non è debolezza ma coraggio e consapevolezza.

dsc_5492vit_0457

D’ASY Milano (presto on line con il nuovo sito) https://it-it.facebook.com/DASY-Milano-584884488282394/

Gli accessori- I gioielli- Come non restare incantati da orecchini e anelli lavorati da Haruko Ito, orafa e designer anima di Gioielli Poetici Haruko Ito? Per rappresentare al meglio la vision di questa designer non possiamo fare di meglio che riportare come lei stessa descrive quali materiali utilizza e perchè: “La natura ci da tutto quello che serve e offre la sua bellezza a chi la sa riconoscere. Noi stessi siamo parte della natura e indossandola la facciamo diventare parte della nostra vita quotidiana”. Un omaggio, meglio un inno, alla natura più vera e più profonda delle cose. Oggetti che ci appartengono e rappresentano meglio di ogni parola le nostre anime.

vit_0284dsc_5778dsc_5509

Haruko Ito- www.haruko.it tel. 02.8055223 mail info@haruko.it

Fotografie: GIVIELLEfoto – Composizione Floreale: Coral Fiori e Interpretazioni– Scarpe: Collezione privata Isotta Zanardi e Melania Fumiko Benassi- Make up and hair styling: JoM

Spose e Giappone

Una meta piena di fascino per una sposa amante del design e cittadina del mondo? Ecco qualche ispirazione dal Giappone

(di Sabrina Vimercati)

Il Giappone è un paese affascinante e ricco di storia e tradizioni.
Ho avuto la fortuna di visitare Tokyo e Kyoto
proprio nel periodo dei Sakura in fiore, i ciliegi.
I colori magnifici e la pace che trasmettevano questi splendidi alberi non si può spiegare.
Il bianco…il rosa tenue…il rosa più acceso colori adatti alla sposa di primavera che può trarre ispirazione per bouquet e addobbi sia per la chiesa che per il rinfresco.

img-20160404-wa0143
Così come immaginarsi un vestito in chiave moderna che possa ricordare i magnifici kimono dalle preziose sete e meravigliosi ricami.

20160330_094329
E magari dopo la cerimonia avere la fortuna di fare le foto ricordo sotto un cielo stellato e come tetto un filare di ciliegi in fiore in riva ad un fiume…

img-20160406-wa0082img-20160404-wa0114
E al posto dei confetti regalare dei bon bon gusto ciliegia.
Quest’anno per me la parola d’ordine è stata … rosa sakura.

Una Sposa Esigente a Milano

(di J. March)

Cosa ama una sposa esigente che si trovi a Milano durante la settimana del design? theWProject ha provato a immaginarlo, creando una bride room all’interno di Coffice Milano, uno spazio coworking innovativo e confortevole a dieci minuti dal centro città.

dsc_4451Per prima, la scelta dell’abito che, per celebrare un grande stilista e una città che da sempre ospita le sue creazioni, non poteva che portare la firma Giorgio Armani: abito vintage ma di un’attualità che non stupisce considerato il designer che lo ha realizzato. E completo casacca e pantalone a sottolineare la contemporaneità e la funzionalità dello stesso. Adatto sia a cerimonia in chiesa sia a rito civile.

 

 

 

 

 

 

 

Le scarpe? Prova difficile ma che una sposa attenta ai dettagli supera con stile, cioè osando osando un paio di Manolo Blahnik dal colore deciso ma su una struttura classica

dsc_4484dsc_4477

o rinunciando a colori accesi per il più classico della tavolozza sposa, il bianco, ma dalle inconfondibili suole rosse a contrassegnare la firma di Christian Louboutin e con un dettaglio delizioso a interromperne la linearità

dsc_4491

Molte altre le scelte possibili, che vi proponiamo a seconda del carattere della sposa e dell’interpretazione che si vuol dare all’outfit

dsc_4502 dsc_4497 dsc_4486 dsc_4474

 

Se la nostra sposa fosse poi un architetto, di sicuro anche poco prima di prepararsi per il giorno del sì, troverebbero spazio nella sua stanza i disegni tecnici e oggetti che sono ormai simboli delle aziende che li producono e icone del design

dsc_4464

progetti: archivio Arch. De Lucia

dsc_4454dsc_4468

Candelabro Driade, Caffettiera Alessi

Vasi in foto copertina: Sillabe Design

(Location: Coffice Milano; styling Antonella De Lucia e Francesca Fiorentini; fotografie Luca Arnone; Scarpe: Brand Collcetion Outlet)

 

 

La moda che verrà va a nozze

(di Isabella De Rorre)

Abbiamo già parlato dei giovani nuovi talenti di Accademia del Lusso, che hanno presentato, in occasione della chiusura dell’anno le loro creazioni a Milano, a Palazzo Regione Lombardia. Le loro idee, così innovative eppure così ancorate alla realtà (non abbiamo visto un outfit che non potremmo rivedere tranquillamente indossato dalla gente comune in strada e nel mondo) ci hanno ispirato mentre pensavamo a come si sarebbero potute vestire delle spose che sfuggissero alla tradizione, e le loro invitate. La moda è genio e formazione, fatica continua, un esercizio costante con la geometria e la forza di gravità. L’amore per un tessuto si scontra a volte con la realtà dell’alta sartoria, a volte regala un compromesso e allora nasce una bella magia. Nasce un vestito che ci somiglia, che corrisponde ai nostri desideri. Che ci cambia mentre restiamo uguali. Allora, per celebrare questo amore appassionato per la moda, vi proponiamo i nostri abbinamenti ruolo mel matrimonio/ outfit. La nostra selezione non vuole escludere tutti gli altri, eccezionali, designer: abbiamo immaginato alcuni outfit indosso alle modelle ma abbbiamo fatto veramente fatica, credeteci, a operare una scelta. La redazione è impazzita letteralmente: ognuno di noi avrebbe voluto poter provare almeno un abito!

DSC_9071Se la migliore amica della sposa vuole regalarsi un completo pantalone moderno ma assolutamente adatto ad una cerimonia più o meno formale che cosa indossa? Top in lino fiammato a maniche corte con schiena aperta e scollo decorato da frange in filati multicolor/ tank top in cotone con retro in rete/ pantaloni palazzo a vita alta. Tutto di Gloria Campanella

 

 

 

DSC_9319La sorella dello sposo non vorrà essere da meno con un outfit giovane e di sicuro impatto. Bomber in jacquard di seta con inserti in tela Wax africana/ tuta in fresco di lana gessato con cintura e volant in tela Wax africana. Tutto di Maira Oliveira

 

 

 

DSC_9298La sorella della sposa oserà un due pezzi con giacca asimmatrica originalissima e chic. Giacca asimmetrica e demi-partie in gabardine di cotone giallo e taffetà di poliestere marrone con ricami chinoise/ pantaloni ampi in denim. Tutto di Liu Xizuan

 

 

 

DSC_9183Le testimoni saranno stilosissime, pur senza rubare la scena alla sposa, con questi due abiti dal taglio e colori sorprendenti. Per la modella di sinistra: Top in chiffon stampato animalier/ gonna con sfondo piega plissettato in chiffon/cintura in pelle suede intrecciata, tutto Andrijana Drincic. Per la modella di destra: gilet chiodo in pelle suede/gonna a tubino in pizzo macramé di cotone e passamaneria di cotone, tutto Zorana Vujanic

 

 

 

DSC_9234L’amica che ci tiene a distinguersi potrà indossare questo due pezzi leggero ma con carattere ben definito. Top in chiffon stampato afro/gonna a teli in chiffon stampato afro con baschina sagomata in eco-pelle e sottogonna in tulle. Tutto di Astrid Coltrè e Ludovica Santoro

 

 

 

DSC_9103Ed ecco la prima delle due proposte per una sposa che voglia stupire con un abito unconventional e ricercatissimo. Abito lungo in mesh doppiata con ricami a filo applicati, Sonia Ciamprone

 

 

 

DSC_9001DSC_9029 E dopo la sposa moderna ecco una sposa che vuole restare romantica ma con un tocco “bad girl” che rende frizzante e contemporaneo l’abito indossato. Abito multistrato in tulle di poliestere decorato con fiori in tulle di Vasilija Djalovic/ chiodo docente Accademia del Lusso

 

 

 

Non potevamo non pensare alla mamma dello sposo e della sposa. E non potevamo non immaginarle amanti della moda ma con un carattere e gusto ben definito. Allora…ecco a voi i due outfit pensati dalla redazione moda di theWProject per loro!

DSC_7769Maxi Camicia in tela di viscosa stampata jungle/ pantaloni a sigaretta in rasatello di cotone, tutto Astrid Coltrè e Ludovica Santoro

 

 

 

 

DSC_7644Giacca lunga a mezze maniche in patchwork di pelle suede, eco-pelle, denim e tela colorata/patnaloni cropped in tela di cotone/ thank top in jersey di viscosa, tutto Lamia Belouard e Eleonora Marini

 

 

 

(photo Luca Arnone/ make up Francesca Fiorentini/ Modelle Giada Pezzoni, Francesca Paredi, Sarah Tavazzani/ Styling Isabella de Rorre/ Location. Azienda Agricola Vercesi del Castellazzo, tranne foto finali location: sfilata NowGenerations Accademia del Lusso, Palazzo Regione Lombardia)

 

Dolce Art Nouveau

Se nell’anno di Mucha e dell’Art Nouveau, una futura sposa eleggesse questo come fil rouge delle sue nozze, allora la wedding cake non potrebbe che essere questa creazione di Roberto Ramperti! Con i colori ed i fiori che erano cari alla corrente artistica, e con cui Mucha adornava le donne dei suoi dipinti. Accompagnata magari, anzi senz’altro, in una giornata di primavera, da un bouquet a fascio, creato per l’occasione da Coral Fiori e Interpretazioni

Osare o non osare? Questo è il problema

Osare o non osare? Questo è il problema (di Francesca Fiorentini- Bridal  Image Consultant)

E il direttore disse: colori del prossimo numero saranno carta da zucchero e bronzo. Per la sposa. Molto bene. Da dove cominciare? Da una premessa: ogni scelta di stile deve necessariamente essere contestualizzata e rimandare a sistemi di valori precisi. Se non c’è coerenza tra l’abito e chi lo indossa, tra stile dell’abito e tono del matrimonio, tra intenzione e risultato, quest’ultimo sarà tanto più stridente quanto più azzardata sarà la scelta. È facile capire che più si osa, più si rischia di sbagliare.
Affrontare un discorso sul buongusto e l’eleganza potrebbe condurre a un dibattito infinito: si possono insegnare, imparare, acquisire? Brevemente, io credo si possa migliorare (così come peggiorare, ahimè), perché, a parte poche persone illuminate, nei comuni mortali non si tratta di talenti innati, ma di abitudini, di cultura, di educazione al bello. Esistono elementi e dettagli precisi, universalmente riconosciuti come sinonimi di grazia e stile, che possono essere individuati. Non dico sia facile scardinare modelli estetici (o anti-estetici) presi a riferimento per una vita ma credo che ci si possa lavorare. Per fare un parallelo artistico, non tutti diventeranno ballerini ma tutti possono imparare a ballare.
Una premessa sul buongusto era dovuta dal momento che qualsiasi colore è a rischio disastro stilistico quando si parla di matrimonio. Nell’immaginario collettivo infatti l’abito da sposa rimane inevitabilmente bianco. Vogliate perdonare la mia spietatezza ma basta una sfumatura per risultare cheap e imbarazzanti. Va detto che si può benissimo sbagliare anche con un abito classico ma questo è un altro discorso. In generale, se si fa una scelta cromatica che va oltre il tradizionale bianco o avorio, quanto meno ci si scontrerà con il gusto di quanti in quella tradizione credono ancora. Del resto è certamente possibile creare un’immagine non convenzionale ma che comunque funzioni, soprattutto in un’epoca dove i matrimoni si possono declinare in infinite soluzioni. Questo richiede però una sensibilità estetica e una personalità non comuni.
Ad ogni stagione nella bridal fashion vengono proposti alcuni colori, rassicuranti tonalità pastello o poco più. Permettetemi di dire che spesso il risultato non è convincente. L’effetto costume di carnevale è sempre in agguato e questo è il motivo per cui nelle immagini a seguire troverete degli esempi non esattamente definibili in “carta da zucchero” o “bronzo” ma in tinte a queste riconducibili. Per lo stesso motivo ho scelto per lo più marchi prestigiosi e di conseguenza abiti non alla portata di tutte le tasche. Questo è un altro argomento delicato: se nel bianco/avorio un materiale non prezioso può comunque ingannare e apparire di dignitosa qualità, i materiali e le creazioni scadenti, nel colore, tradiscono ancor di più la propria mancanza di stile.
Si tratta di ispirazioni (non suggerimenti, sia chiaro) che hanno avuto un certo successo sul mercato o un’influenza sull’evoluzione della moda sposa, abiti interamente in colore oppure solo con dettagli a contrasto. Scelta quest’ultima più delicata. Dicono.

atelier aiméeAimee-Montenapoleone-brd-RS15colet nicoleclaraluna dettagliosimone marulli stampa frontesignature oscar de la rentaabito-da-sposa-carta-da-zuccheroelisabetta polignano

(photo- Atelier Aimée Montenapoleone (www.aimée.it)
– Atelier Aimée Montenapoleone (www.aimée.it)
– Collezione Colet di Nicole Spose (www.nicolespose.it)
– Claraluna (www.claraluna.it)
– Simone Marulli (www.simonemarulli.com)
– Oscar de la Renta (www.oscardelarenta.com)
– Elisabetta Polignano (www.elisabettapolignano.com)
– Elisabetta Polignano (www.elisabettapolignano.com))

Chi rifiuta il bianco, spesso non vuole proprio l’abito da sposa e in questo caso il ventaglio di soluzioni è ancora più ampio, potendo guardare alla moda cerimonia o all’alta moda.

pronovias cerimonia natalinapronovias cerimonia natalinapronovias cerimonia natalinapronovias cerimonia natalinapronovias cerimonia natalinaNATALINAelie saab fall2015 couture vogue,comhamda al fahimjenny packham 2013jenny packham resort 2015keira nightley theplace2,rumarchesa spring readytowear 2016 vogue,compenelope cruz armani ibtimes.co,ukstylosophyitarmani privé spring2015 couture

– Collezione abiti da cerimonia Pronovias (www.pronovias.com)
– Elie Saab (www.vogue.com)
– Hamda Al Fahim (www.hamdaalfahid.com)
– Jenny Packham (www.vogue.com)

– Jenny Packham (www.vogue.com)
– Keira Nightly da www.theplace2.ru
– Marchesa (www.vogue.com)
– Penelope Cruz in Armani Privé (www.ibtimes.co.uk)
– Alberta Ferretti (www.stylosophy.it)
– Armani Privé (www.vogue.com)

Non a caso sono partita dal color carta da zucchero perché può essere delicato e quindi non lontano dalle cromie legate al matrimonio. Inoltre l’azzurro è il colore che storicamente rappresenta la purezza (vedi il velo della Madonna) e ha quindi una valenza più religiosa.
È ben più difficile parlare di bronzo, che tendenzialmente implica materiali lucidi o metallici, impietosi, tanto per cominciare, con qualsiasi tipo di fisicità. Il fatto che sia quasi introvabile nelle collezioni sposa e latitante anche nell’alta moda, la dice lunga: garantisce la perplessità di buona parte degli invitati, accende discussioni fra gli stessi in coda al tavolo del buffet e scommette sull’effetto carta da cioccolatino.
Possibili eccezioni? Sempre, se indossato da una sposa intrinsecamente raffinata, di quelle narrate nei romanzi, creature rare con la capacità di rendere facile l’abito più ricercato e improbabile. A maggior ragione in questo caso, non posso che citare solo esempi illustri.

zac posen pre-fall 2014givency spring 2012 couture vogue,commarchesa pre-fall 2014monique lhuillierelie saab fall2014 couture vogue,comalberta ferretti pre-fall 2014 vogue,comarmani privé spring2014

– Zac Posen (www.vogue.com)
– Givenchy (www.vogue.com)
– Marchesa (www.vogue.com)
– Monique Lhuillier (www.vogue.com)
– Elie Saab (www.vogue.com)
– Alberta Ferretti (www.vogue.com)
– Armani Privé (www.vogue.com)

Avete notato che ho inserito solo abiti lunghi? Tenete a mente che l’accoppiata abito colorato e corto rischia di confondervi tra le invitate, opzione ragionevole solo se proprio questo è il vostro scopo, per timidezza, discrezione o altro. Siete sicure di voler rinunciare al vostro momento red carpet? Avete tutta la mia stima. Vi auguro solo di non pentirvene all’ultimo momento. Il discorso cambia sensibilmente per una sposa più matura che al contrario sarà tanto più elegante quanto più rinuncerà agli abiti da principessa o da fanciulla innocente.
Vogliamo mettere tutti d’accordo? Perché non optare per il cambio d’abito? Bianco per la cerimonia e colorato per il ricevimento. In questo caso via libera all’espressione della vostra personalità.
Attenzione, non ho detto via libera a qualsiasi cosa.