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Mi Vuoi Sposare? – Alioscia Mussi, l’arte del make up

20 Sep

Mi Vuoi Sposare? – Alioscia Mussi, l’arte del make up

(di Isabella De Rorre)

Alioscia Mussi è una Persona e non un Personaggio.
E’ un artista consapevole delle sue capacità ma che non si sente “arrivato”; da buona Vergine (il suo segno zodiacale è una delle prime cose che mi rivelerà), è costantemente pronto mettersi in discussione e mai completamente soddisfatto dei risultati, sia pur notevoli, raggiunti.
Mi accoglie nel suo studio, che lo rispecchia alla perfezione: uno stabile antico, con un soffitto affrescato, molto bianco e molti libri che non sono lasciati lì per caso o per vezzo, ma sono vissuti, letti e riletti. Mi dice che prima lo studio è appartenuto ad un pittore e che proprio l’odore della pittura ad olio lo ha conquistato, durante una delle prime visite, ricordandogli la passione per l’arte ai tempi delle scuole medie. Ogni oggetto presente in queste stanze raconta qualcosa di lui e della sua vita professionale. Lo standing, il modo di porsi, la gentilezza innata e mai affettata, la capacità di ascoltare davvero chi ha di fronte completano il quadro.

 

Puntiglioso, esigente ed amante del bello, mi precisa che la sua vita fino ad ora è comunque stata costellata di coincidenze, incontri, decisioni che hanno determinato i suoi passi e lo hanno fatto diventare ciò che è oggi.
Dopo le medie frequentate a Benevento, si trasferisce con la famiglia a Crema. Qui frequenta il liceo artistico, trascorrendo notti intere a disegnare, e a trasformare in ritratti le fotografie della madre e dei parenti.
L’università è in questo disegno una scelta quasi obbligata: la Facoltà di Storia dell’Arte di Firenze. La frequenta per due anni, ma la città e la gente che la popola gli vanno strette e decide di tornare a casa.
Ecco un altro segno con cui il destino continua ad indicargli la via: indeciso su cosa fare della sua vita, vede un manifesto della Scuola BCM di make up, si documenta, chiede informazioni, si iscrive.
Non gli interessa lavorare nella moda come stilista, il ruolo cui già aspira è quello di chi crea nel backstage rendendo raggianti le modelle e influenzando l’esito di un evento rendendolo perfetto. L’anno di scuola a Milano è durissimo ma lo forma e gli apre la possibilità di lavorare, già alla fine del primo semestre, nello show room di Madina. Da perfezionista quale è, non si sente portato per la vendita e declina l’offerta di far parte de team in modo permanente.
Arriva la partecipazione a Miss Italia 2001 con l’agenzia HM Battaglia. Romualdo Priore, uno dei più importanti make up artist italiani, lo nota e nonostante la sua giovane età ne intuisce le doti e durante un briefing a sua insaputa, lo nomina responsabile del last check trucco delle aspiranti miss prima di uscire in passerella, e del make up delle celebrity.
L’unica che non truccherà sarà Sophia Loren perchè non se ne sentirà, ecco di nuovo la mania di perfezione, all’altezza.
Il suo lavoro prosegue nel campo della moda: affianca il fotografo Roger Corona, che lo vu0le in esclusiva per i suoi photoshoot. Arrivano le copertine di Francorosso, i servizi per Jean Paul Gaultier, per Alviero Martini fra i tanti grandi nomi.
Nel 2002 partono insieme per l’Africa per un progetto voluto da Franca Sozzani per Vogue Italia, che culminerà in una mostra fotografica. Sono mesi intensi, senza mai una sosta. Tornato in Italia, sente il bisogno di riappropriarsi di sé, delle sua quotidianità, dei suoi affetti.
A Crema aiuta con successo un amico ad avviare un locale in centro.
Si sa: spesso la nostra strada è già segnata prima che ce ne rendiamo conto. In quel periodo lo contatta una agenzia di Roma che gli propone di lavorare per un brand famosissimo, Collistar, in uno degli store più importanti di Italia: La Rinascente di Milano.
Questa esperienza, che durerà per tre anni e mezzo, continua a plasmarlo e lo identifica, lui che pensava di non avere alcun spirito commerciale, come uno dei migliori venditori dello store ma non solo.


Si licenzia da Collistar, cominciando a ragionare su una carriera da libero professionista che gli permetta di esprimersi al meglio. Uscito sabato da la Rinascente, viene contattato martedì da Chanel e mercoledi dalla retail manager di Dior. Sarà questo ultimo brand a spuntarla, accaparrandosi la sua bravura. Alioscia Mussi otterrà risultati così importanti in termini di fatturato, da vincere il premio come miglior truccatore Dior in Italia nel 2013, e miglior truccatore Dior del mondo nel 2014.


Mentre nel 2015 si riposa durante una trasferta per formare i make up artist di una catena famosa di profumerie, guarda in televisione una puntata di “Detto Fatto”. Spinto dalla sorella, che e’ stata e sarà sempre la sua prima sostenitrice, scrive alla redazione proponendosi come tutor. Viene contattato più volte ed il 17 agosto sostiene il suo casting. Dopo un’ora e tre quarti, gli viene fatto firmare il contratto per la prima stagione. Durante la prima puntata l’emozione lo sovrasta, ma scompare nelle puntate successive.
Alioscia rassegna, con la correttenza che lo contraddistingue, le sue dimissioni da Dior. Non partecipa al canvas con cui, per l’ennesima volta, sarebbe stato decretato miglior truccatore in Italia per Dior. Con il brand francese la stima, l’affetto, i rapporti rimangono aperti e ottimi per la comunanza di visione e per una serie continua di progetti condivisi.

La collaborazione con Caterina Balivo, conduttrice del programma, è subito entusiasmante, tanto è che la segue anche per “Caterina Secrets”, il magazine della Balivo. Per lei il make up artist studia look eclatanti, come quello sui toni del rosso, che Lady Gaga sfoggierà identico due giorni dopo per il Super Bowl.
Alla vigilia della terza stagione di “Detto Fatto”, Alioscia Mussi può contare su un pubblico che lo segue costantemente e che lo apprezza senza condizioni.
Accanto all’attività televisiva, il mak up artist si dedica a corsi come docente per professionisti o anche per principianti che vogliano imparare le basi del trucco, crea tutorial on line, ha un agente e una agenzia moda a Milano collaborando con i brand per le sfilate, cura il look delle spose che si rivolgono a lui per il giorno del sì, e guarda ad ogni collaborazione come a nuova e importante opportunità.Dice sorridendo che il truccatore è un vezzo, perchè il suo lavoro è effimero. Ma questo lavoro effimero, penso io, si basa su anni e anni di studio, su esperienza prove perizia, attenzione alla persona e psicologia. Lavoro effimero ma che rende sicura di sé la donna che esce dalle sue mani trasformata.

 

Chi lavora sul campo sa cosa vogliano davvero le clienti, e questo è uno dei suoi punti di forza. Il capire, a volte anticipare, i desiderata dei suoi clienti.
Alioscia Mussi ha una intima coerenza che lo denota e denota il suo lavoro. Gli chiedo se ha un modello di donna particolarmente amato o che gli piacerebbe truccare, e mi risponde che ogni donna è una bella sfida. Quello che ama è una pelle pulita, un viso luminoso. Spesso consiglia di puntare, e investire, più su prodotti per la cura della pelle, che di trucco stesso.
Non è per le basi trucco spesse, le sue sono sottili, leggere, il suo make up è correttivo senza stravolgere lineamenti e caratteristiche delle donne che trucca.
Un sogno nel cassetto? Più che altro un piccolo rimpianto: non aver potuto truccare le top model anni 90, quelle di Gianni Versace per intenderci. In quel periodo il make up aveva un ruolo fondamentale nell’enfatizzare la bellezza delle modelle, e nel completare gli outfit che sfilavano in passerella.
Parliamo di spose: le sue non sono spose “a catena”, in serie. Nel colloquio conoscitivo, si definisce anche la tipologia di trucco. Il make up artist deve entrare nella psicologia del sogno della futura sposa, comprendere chi desidera essere più sexy, o più romantica.
Un punto di eccellenza oltre alla sua bravura è anche il fatto che, avendo lavorato per i maggior brand di trucco, questo make up artist non è legato a un singolo marchio, ma sceglie i prodotti migliori di ogni casa cosmetica.
Mi rivela che ama girare per mercatini, alla ricerca di pietre cristalli piume, oggetti che possano essere applicati al maquillage per tocchi eclatanti. E che ci sono prodotti che non hanno magari marchi conosciuti, ma che sono sfiziosi e versatili.

Con le spose, ma con tutti i suoi clienti, è franco e sincero. Il trucco non deve seguire le mode, non deve stravolgere. Non deve togliere sicurezza, ma donarne.
Suo compito è di vedere quelle che sono le caratteristiche della donna che deve truccare, essere gentile con lei e con le sue aspettative e insicurezze, vedere quali possono essere i punti che la possono peggiorare e intervenire su quelli, minimizzandoli.
Il nostro incontro finisce con la visita alla sala trucco, che è un piccolo paese delle meraviglie che si svela davanti a me come un forziere pieno di preziosi. E l’ultima foto ad Alioscia Mussi è proprio nel suo regno.