Featured Posts

To top

Sussiebiribissi: di come dare forma (preziosa) alla sostanza

4 Apr

Sussiebiribissi: di come dare forma (preziosa) alla sostanza

(di Isabella De Rorre)

Incontro Antonio Di Meglio, anima di Sussiebiribissi,  in una mattina al confine con la primavera; come spesso succede di questi tempi, finalmente abbiniamo entrambi all’immagine virtuale dei social una voce e un carattere.  E da subito, dall’affabilità e soprattutto dal mondo di pensare, riconosco in questo designer la coerenza di quando forma e sostanza coincidono. Senese di nascita, approda a Milano dopo essere stato cittadino del mondo, aver studiato Antropologia Culturale (e questo è un primo tassello, penso fra me e me, di quell’equilibrio dicevo fra forma e sostanza) e aver arricchito il suo curriculum vitae di esperienza. Perchè Antonio di Di Meglio non improvvisa nulla, soprattutto non s’improvvisa ma percorre una via di vita e professionale che lo porterà a realizzarsi. Tutto parte dalla gestione di un negozio di bijoux e semipreziosi, in Via Monti, 28 a Milano, e dalla richiesta di abbinare le sue creazioni agli abiti di una designer. Da qui, comincia un’avventura, che alla fine coincide ancora una volta con un progetto di vita: una notte arriva in sogno l’idea di destrutturare e ridare vita allo scheletro di un lampadario chandelier, e di decorarlo completamente di collane e orecchini.  E’ un successo: il pezzo unico viene venduto e la strada, trovata. Ci vogliono studio e misura e passione: elementi che sono nel DNA di Antonio Di Meglio, e che come per magia nei primi tre mesi sono anche strumento per partire. E in questo periodo iniziale, trovata la strada, chi cammina con lui interviene per aiutarlo, per spianare l’organizzazione del quotidiano.

Quando forma e sostanza coincidono, insisto io, allora tutto trova la misura e la dimensione per portare a compimento i progetti. Arriva Maison&Objet a Parigi, e il progetto piace al punto che questi chandelier insoliti e curatissimi vengono esposti a fianco dello stand Baccarat. Sono oggetti preziosi, certo: niente perline, ma perle e pietre semipreziose. Ore e ore di progettazione e lavoro manuale, prove e ancora prove. L’apparenza è semplice, quasi giocosa, e il fine unico: dare a chi voglia circondarsi di bellezza modo di farlo, senza apparire, senza farsi notare.

 

 

 

 

Chiedo come si sviluppa la fase creativa. C’è un sopralluogo iniziale, a casa del committente, con il quale si ragiona su desiderata ed esigenze. C’è una fase di proposta, che comprende anche lo studio della futura forma e dimensione, e c’è la selezione delle pietre. Una volta realizzato il primo spicchio dello chandelier, e sottoposto al vaglio del committente, dopo l’appprovazione l’opera viene completata e prende definitivamente forma. Il target di clientela è molto trasversale, anche se composto in prevalenza da donne, di ogni età.  La componente che unisce il designer al cliente è l’umanità. Antonio Di Meglio me lo dice con consapevolezza e soddisfazione: non potrebbe essere diversamente, dal momento che questi lampadari sono nati e proseguono come progetto lavorativo, ma di vita.

 

 

 

 

 

 

La produzione, partita da soli pezzi unici, si instrada verso una razionalizzazione ed un catalogo, comunque personalizzabile ma che comprende modelli su cui poi intervenire con la scelta di colori e pietre. I professionisti con cui Antonio Di Meglio collabora più strettamente sono per la maggior parte arredatori, decoratori di interni, architetti spesso stranieri, ultimamente spagnoli ed ucraini.

 

 

 

 

 

 

Un altro progetto importante è quello condiviso con un ristorante di Londra, i cui proprietari vengono in italia ad incontrare il designer, e in poche ore gli commissionano degli chandelier per le sale. E un sogno nel cassetto, che scommettiamo sarà presto realizzato, è quello di progettare e creare meravigliosi lampadari gioiello per un albergo, meglio un resort, di altissimo livello.

 

 

 

 

 

 

Antonio Di Meglio collabora anche con Wedding Designer e allestitori per creare atmosfere magiche e raffinatissime durante matrimoni ed eventi.

 

 

Dicevo di una sostanziale coincidenza di forma e sostanza, perchè il progetto lavorativo è progetto di vita e prevede il trasferimento di tutta l’attività in un buen retiro sulle prime colline Piacentine, dove esiste già un laboratorio ampio ed attrezzato e dove poter far correre lo sguardo sulla natura alla ricerca di ogni ispirazione. Questa partenza quasi per gioco, che non era nei programmi l’inizio del viaggio ma che lo è diventata con tutta la forza delle cose belle e grandi e commoventi per la loro determinazione, traspare da ogni parola, come dicevo, da ogni gesto compiuto da Antonio Di Meglio durante la chiacchierata. E i suoi lampadari lo raccontano ancora e sempre: hanno la fragilità delle cose belle, cui si deve riservare ogni cura perchè preziose e fragili, ma non effimere. E la forza antica di quello che conta davvero: una struttura portante che regge spesso molto peso, e fatica, ma che dura e si mantiene per questo sublime equilibrio.

E’ una chiacchierata, quella con questo designer, che concludo a malincuore. Quando parli con persone vere, provi la confortevole sensazione che la persona che hai di fronte abbia svelato di sè molto più di quello che traspare dalle parole dette.

Se siete curiosi di conoscere Antonio Di Meglio e di vedere dal vivo i suoi meravigliosi chandelier, vi invito a visitare la sua installazione “Caotici Dettagli” nelle sale prova del Teatro Libero di Via Savona a Milano, da oggi 4 aprile fino a domenica 9, in occasione del Fuorisalone durante la Milano Design Week 2017.

Sussiebiribissi.com – Via Vincenzo Monti, 28