Viaggio di nozze a settembre. Se gli sposi lavorano

(Avvocato Daniela Stella)

Risale al 1937 l’introduzione in Italia di un “congedo straordinario non eccedente la durata di giorni quindici”, di cui usufruire “per contrarre matrimonio” (art. 1 Regio Decreto n. 1334).

Inizialmente concesso ai soli impiegati pubblici e privati, l’attuale congedo matrimoniale è pressoché previsto in tutti i contratti collettivi di lavoro nazionali, e garantisce per tutta la durata del permesso l’intera retribuzione, anche ai fini del calcolo del TFR, delle ferie e della tredicesima mensilità. Il dipendente in congedo, infatti, “è considerato ad ogni effetto in attività di servizio” (R.D. 1334/37).

Se entrambi gli sposi lavorano, la richiesta di permesso retribuito andrà presentata ai rispettivi datori con congruo anticipo (almeno sei giorni prima delle nozze, ma i tempi variano contratto per contratto in funzione del comparto lavorativo e della qualifica rivestita), mentre nei successivi sessanta giorni dovrà essere esibito il certificato di matrimonio.

La durata del congedo è generalmente di quindici giorni, anche se i singoli CCN possono prevedere durate diverse. I giorni sono consecutivi e comprendono perciò anche i sabati e le domeniche: se però il matrimonio è celebrato di sabato o domenica, il periodo decorre da prassi dal lunedì successivo.

Nel silenzio della legge al riguardo -la legge 1334/37 prevede soltanto che il permesso sia richiesto “per contrarre matrimonio”-, a lungo si è discusso se i quindici giorni debbano decorrere dal giorno delle nozze o possano essere goduti in un diverso momento.

La risposta è arrivata dalla Corte di Cassazione con un’importante sentenza, la n. 9150 del 6 giugno 2012. Il principio di diritto affermato dalla Corte è che, in assenza di puntuale previsione nella Legge 1334 e di una specifica disciplina contrattuale sul punto, la decorrenza del congedo matrimoniale può essere differita a data successiva, purché a distanza non eccessiva dal giorno delle nozze, perché deve comunque essere mantenuto il nesso causale con l’evento matrimonio.

Il giorno del matrimonio, secondo i Giudici, deve dunque essere inteso non come l’inizio del permesso, ma come “la causa” che fa sorgere il diritto del lavoratore al permesso.

Applicando i principi di buona fede e correttezza (artt. 1175 e 1375 c.c.), la Cassazione ha così contemperato le esigenze personali del lavoratore con quelle organizzative dell’impresa, autorizzando il primo a usufruirne anche in un secondo tempo, con il limite della “ragionevole connessione” con la data del matrimonio (nel caso deciso dalla Corte, a dieci giorni dal matrimonio).

Gli sposi di settembre possono dunque decidere se beneficiare continuativamente del congedo in aggiunta alle ferie estive, in vista ad esempio di un viaggio di nozze impegnativo, oppure di rientrare al lavoro dopo le nozze per usufruirne in un secondo tempo.

Il congedo matrimoniale non è cumulabile (gli sposi entrambi lavoratori devono usufruirne contemporaneamente) ed è riservato, per ovvie ragioni, ai soli lavoratori dipendenti, esclusi dunque i liberi professionisti e tutti i lavoratori autonomi. Per questi ultimi viaggio di nozze libero, e totalmente a proprie spese…

(photo: turismo.it)