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Madame la Marchesa

12 Jun

Madame la Marchesa

(di Antonella De Lucia)

Definita la “Divina Marchesa da ” Gabriele D’Annunzio, Luisa Amman, nata a Milano nel 1881, era la figlia di un ricco ed intraprendente produttore di cotone di origini ebraiche. Nel 1900 sposò il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e fu madre della loro unica figlia Cristina.

Luisa, assieme la sorella Fanny, trascorre la giovinezza frequentando l’ambiente culturale del primo novecento, ricco di stimoli e cosmopolita. Vari saranno i personaggi che avrà la fortuna di frequentare e conoscere: da Ludwig II di Baviera all’imperatrice Sissi d’Austria, o Sarah Bernhardt e Virginia Oldoini, contessa di Castiglione che per l’epoca rispecchiavano il modello di donna libera ed indipendente dal dominio maschile.

Rimasta orfana giovanissima, eredita la grande fortuna del padre e perciò entra a far parte di quella schiera di giovani ricche ereditiere ambitissima tra i giovani dell’aristocrazia e della borghesia italiana.

La sua figura longilinea, il suo amore per gli sport, il suo carattere originale e i suoi magnifici occhi verdi e il rosso acceso della sua capigliatura le consentono di convolare a nozze con il marchese Casati Stampa, scapolo prestigioso ed affascinante.

Il ruolo di moglie e poi di madre che le viene imposto dal matrimonio si ripercuoterà negativamente sulla vita coniugale della bella marchesa; i suoi interessi più ampi ed estrosi la spingeranno verso la ricerca di nuove esperienze che spesso rasentavano l’eccentricità. Abiti stravaganti, trucco pesante, acconciature moderne, passioni dispendiose, feste sfarzose sono alcune delle cause che determinarono la separazione conclusasi con il divorzio nel 1924.

 

E’ l’incontro con Gabriele D’Annunzio e la loro relazione amorosa, che determinerà la sua definitiva trasformazione, il suo rifiuto delle regole borghesi, la sua ribellione che la porterà a diventare uno spirito libero e la musa prediletta degli artisti del primo novecento. Questa sua voglia di indipendenza, unita ad un discreto patrimonio economico, si concretizzo nelle sue molteplici relazioni amorose, in viaggi, cambi di residenza, ma soprattutto nell’opera di mecenatismo verso i talenti emergenti.

La lista degli artisti che si sono ispirati a lei, che ne hanno descritto l’eccentricità, che ne hanno dipinto la bellezza, che ne hanno sottolineato l’indipendenza, è lunga e costellata di nomi illustri.

Il più conosciuto fra tutti è il pittore Giovanni Boldini, con il suo ritratto “La Marchesa Luisa Casati con un levriero” del 1908: Esposto al Salon de Paris l’anno seguente l’opera riscuoterà un immediato successo, non solo per bellezza del quadro, ma soprattutto per il fascino del soggetto raffigurato. Ma non fu certo l’unico che volle rendere immortale l’estroversa dama con un suo ritratto: Alberto Martini, Umberto Boccioni e Giacomo Balla ne furono fortemente ispirati, poi ricordiamo il dipinto del pittore britannico Augustus John che nel 1919 ritrae la Marchesa senza veli;

nel 1920 fu la volta della pittrice americana Romaine Brooks che ritrasse anche D’Annunzio mentre Mario Natale Biazzi ci ha lasciato un suo intenso primo piano dipinto nel 1930.

Molto infine sono le fotografie che ci riportano della marchesa un’immagine fedele ed in continua evoluzione con il passare degli anni; la foto in bianco e nero scattata nel 1928  dall’artista dadaista Man Ray rispecchia in pieno il suo desiderio di sperimentare e di conoscere.

Il suo stile di vita dispendioso infine la portò alla rovina; dovette vendere molte delle sue proprietà e delle sue collezioni d’arte per fronteggiare i debitori per poi trasferirsi a Londra ricongiungendosi con la figlia Cristina. Qui è sepolta nel Brompton Cemetary dal 1957, anno della sua morte.

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