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Christian Dior couturier du rêve

24 Jan

Christian Dior couturier du rêve

(di Francesca Ratti)

“Dopo le donne, i fiori sono le creazioni più mirabili.”
“Un abito è una componente di una effimera architettura, disegnata per esaltare le proporzioni del corpo femminile”.
Queste famosissime citazioni di Monsieur CHRISTIAN DIOR (Granville 21 gennaio 1905 – Montecatini Terme 24 ottobre 1957) racchiudono l’essenza dello stile unico ed innovativo del couturier.
Per celebrare i settant’anni dalla nascita della Maison Dior, le splendide sale del MUSÉE DES ARTS DECORATIFS ( MAD) di Parigi hanno ospitato dal 5 luglio 2017 al 7 gennaio 2018, in collaborazione con la Maison Dior stessa e Swarovski, la più grande e spettacolare retrospettiva mai organizzata al mondo.
L’esposizione comprendeva più di trecento abiti ed accessori disseminati su una superficie di tremila metri quadrati.
La scelta stilistica dei curatori FLORENCE MULLER e OLIVER GABET è stata quella di creare una mostra cronologica atta a tracciare la storia della Maison, dello stilista e con essi la storia della alta moda francese,  la HAUTE COUTURE, e di far emergere l’importanza dell’impatto che DIOR ha avuto nel rivoluzionare ed influenzare il mondo della moda.
Il famoso NEW LOOK , lo stile della prima collezione, presentata il 12 febbraio 1947 nei salotti parigini al 30 di avenue Montaigne cambiò  per sempre il modo di abbigliarsi delle donne di tutto il mondo.
Per la prima volta, dopo l’austerita’ della guerra che aveva portato le donne a vestirsi in modo mascolino, le silhouette si fecero piu femminili esaltando le linee del corpo; le spalle erano  arrotondate, le linee fluide ed allungate con gonne a corolla sopra vitini da vespa.
Sfilarono novanta abiti con stoffe e tessuti talmente preziosi e raffinati con linee inedite per l’epoca che CARMEL SNOW, storica redattrice di “HARPER’S BAZAAR” gridò “It’s a new look” e segnò l’inizio della leggenda.
Il successo fu immediato poiché il nuovo stile era l’espressione di una femminilità moderna e sensuale, adatta ai tempi che stavano cambiando: la femminilità della DONNA-FIORE disegnava il corpo con curve sinuose  che si rifacevano alla cultura accademica del balletto classico.
Gli abiti che sintetizzavano questa rivoluzione furono principalmente due:
DIABOLIQUE 1947, vestito rosso fuoco con gonna a corolla a simulare i petali di un fiore e vitino da vespa;
il TAILLEUR BAR , un modello feticcio, rivisitato all’infinito negli anni, composto da una giacca in shantung naturale a falde arrotondate e da una gonna a corolla plissettata in lana nera.
La mostra dunque si apriva con il ricordo dell’infanzia di DIOR  a Granville, dei suoi anni di scoperta dell’avanguardia artistica e degli spettacoli parigini, i cosiddetti “anni folli”, del suo apprentissage del disegno di moda e l’entrata poi nella HAUTE COUTURE.
Le prime sale, infatti, tramite filmati, lettere, oggetti, fotografie ci raccontavano la storia ed il modo di essere proprio di Monsieur DIOR e della sua rivoluzione stilistica.
Ci portavano così a scoprire che frequentava Giacometti, Dali’, Calder, Max Jacob; amava gli oggetti d’antiquariato e d’arte,infatti, collezionava Art Nouveau; era un decoratore affascinato dal 18mo secolo ed un appassionato di giardini.
Nel disegnare i primi abiti infatti attinse a piene mani da pittura, scultura, tessuti, porcellane e chinoiserie, carta da parati.
Nella sala successiva ci venivano mostrati abiti ed accessori ad essi abbinati suddivisi attraverso due criteri differenti: da una parte una successione di vestiti in scala cromatica e dall’altra abiti che si riferivano alle contaminazioni con tradizioni e sensibilità di paesi esotici o a momenti storici specifici ( il ‘700) o ancora dedicate a stampe e fiori.
Questi temi venivano reinterpretati magistralmente dalla scenografia NATHALIE CRINIERE attraverso la ricostruzione degli ambienti e delle suggestioni più rappresentative e care al  couturier: una galleria d’arte, un atelier, un boudoir; una strada, un giardino incantato, il viaggio.
Proseguendo, una successione di sei gallerie illustravano ed analizzavano come l’eredità di CHRISTIAN DIOR, il suo spirito creativo ed il suo estro siano stati resi immortali anche dai direttori artistici succedutigli dopo la morte.
Essi hanno saputo proseguire il suo lavoro mantenendo inalterata l’essenza innovativa della Maison e del suo fondatore seppur reinterpretando originalmente tale spirito: le scelte audaci di YVES SAINT LAURENT, le linee più razionali di MARC BOHAN, l’esplosivita’ di GIANFRANCO FERRE’, lo stile punk di JOHN GALLIANO, il minimalismo di RAF SIMMONS fino alla visione femminista di MARIA GRAZIA CHIURI.
La spettacolare retrospettiva raggiungeva il suo climax concludendosi con la grande navata del MUSÉE tramutata in una magneficente sala da ballo, ispirata alla Sala Degli Specchi di VERSAILLES, irradiata da una pioggia di piccoli cristalli di luce in movimento abbinati ad una musica suggestiva fino a creare un effetto straniante e fatato.
In tale atmosfera venivano presentati una serie di sontuosi ROBES de SOIR (abiti da sera) in tessuti preziosi, oro o cristalli, alcuni dei quali furono indossati dalle famose clienti che contribuirono e contribuiscono ad alimentare il mito de la Maison: MARLENE DIETRICH, GRACE KELLY, LADY DIANA, CHARLIZE THERON, JENNIFER LAWRENCE, ecc.
A completare questi abiti meravigliosi, meritano una menzione speciale le stupefacenti maschere punteggiate di cristalli Swarovski disegnate e mirabilmente create da STEPHEN JONES, che  contribuivano a creare una atmosfera irreale e rarefatta.
Atmosfera che speriamo di rivedere presto, magari anche a Milano in una location altrettanto suggestiva.
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