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Amelia Earhart Regina dei Cieli

14 Jun

Amelia Earhart Regina dei Cieli

(di Francesca Ratti)

“Siamo sulla linea 157 337. Ripeteremo questo messaggio. Ripeteremo questo messaggio a 6210 kHz. Attendete.”
Queste furono  le ultime parole di AMELIA EARHART, trasmesse il 2 luglio 1937 alle 8.43 da un punto imprecisato  in volo sopra il Pacifico.
Da quel momento di lei non si ebbero più notizie. Iniziarono, cosi, il mistero sulla sua scomparsa e  la sua leggenda.
AMELIA EARHART nacque il 24 luglio 1897 ad Atchison in Kansas da una famiglia benestante, ma per la stragrande maggioranza dell’infanzia e della giovinezza si spostò, a causa dei problemi personali ed economici dei genitori, in varie città degli Stati Uniti, soprattutto dell’Iowa ed in Canada dove frequentò il corso di primo soccorso presso la Croce Rossa.
Alla Columbia University di New York AMELIA studiò da infermiera ma la sua passione per il volo era già fortissima.
Fu il 28 dicembre del 1920 a Long Beach in California, durante un raduno aeronautico, che EARHART fece un’esperienza che le cambiò la vita per sempre: il suo primo volo come passeggera.
In quel preciso istante AMELIA seppe quale sarebbe stato il suo destino, VOLARE.
Al fine di potersi permettere le costosissime lezioni di volo, che le furono impartite da un’altra pioniera dell’aviazione, ANITA SNOOK, AMELIA si dedicò ai lavori più disparati per raccogliere la somma che le necessitava.
La sua caparbietà la portò  ad essere, il 15 maggio 1923, la 16^ donna a conseguire il brevetto di pilota.
In seguito acquistò un piccolo biplano biposto Kinner Airster di seconda mano che chiamò THE CANARY a causa del colore giallo acceso della fusoliera e con esso conseguì il suo primo record di altitudine, oltre 4,200 metri.
Nel 1928 ricevette la proposta, da parte dell’editore George P. Putnam, che diventerà suo marito nel 1931, di tentare la trasvolata atlantica.
AMELIA accettò e coadiuvata  dal pilota Wilmer “Bill” Sturz e dal meccanico Louis “Slim” Gordon decollo’ il 17 giugno da Trepassey Harbour nel Newfoundland per toccare terra dopo ventun ore di volo a Burry Port nel Galles, a bordo del Fokker F7 “Friendship”.
EARHART fu così la prima donna  ad aver volato sopra l’Atlantico accrescendo così  la propria  fama ed il proprio mito, tanto da costringere il Presidente degli Stati Uniti Coolidge ad organizzare un sontuoso ricevimento in suo onore al ritorno di AMELIA in patria e portare la stampa dell’epoca a definirla LA REGINA DELL’ARIA.
Negli anni che seguirono EARHART si dedicò con la passione che la contraddistingueva a promuovere l’aviazione in generale ed in particolare le donne aviatrici grazie agli introiti che provenivano dalle sue innumerevoli attività di consulenza: conferenze, campagne pubblicitarie ed incarichi in varie compagnie aeree.
Il 20 maggio del 1932, cinque anni dopo l’impresa di CHARLES LINDBERG, l’aviatrice a bordo del suo LOCKHEED VEGA lasciò gli Stati Uniti per volare alla volta di Parigi.
Purtroppo il volo fu pessimo a causa delle difficilissime condizioni meteorologiche e dei problemi meccanici che costrinsero AMELIA ad un atterraggio di emergenza a Londonderry in Irlanda del Nord nel terreno di una fattoria.
La trasvolata in solitaria sopra l’Atlantico nonostante tutti i problemi fu un successo che le valse la DISTINGUISHED FLYING CROSS da parte del Congresso degli Stati Uniti e  che le  fu consegnata dal presidente J. EDGAR HOOVER in persona.
Nel 1935 fu incaricata dalla PURDUE UNIVERSITY quale consulente tecnico del dipartimento di AERONAUTICA.
AMELIA compì altri voli in solitaria dalle Hawaii alla California, da Los Angeles a Città del Messico quindi si dedicò alla pianificazione del suo più grande sogno, alla  sua più grande impresa: la circumnavigazione aerea della Terra seguendo la rotta più lunga, quella dell’Equatore.
Il 1^ giugno 1937 EARHART e FRED NOONAN, il suo navigatore a bordo di un bimotore LOCKHEED ELECTRA decollarono da Miami facendo rotta verso est.
Fecero varie tappe in Sud America, Africa, India ed Indocina ed arrivarono il 29 giugno a LAE, in NUOVA GUINEA dopo aver percorso 35000 km.
Dovettero poi affrontare la parte più difficile, attraversare l’OCEANO PACIFICO.
Il 2 luglio decollarono da LAE per arrivare alla loro successiva tappa, HOWLAND ISLAND ad oltre 4000 km.
Mille Km dopo LAE, le tracce del LOCKHEED ELECTRA con a bordo AMELIA e FRED NOONAN si persero per sempre.
Nonostante una mobilitazione senza precedenti comprendente nove navi e sessantasei aerei di soccorso, per un costo stimato di quattro miliardi di dollari e 250.000 miglia quadrate di oceano scandagliate il 19 luglio 1937 le  ricerche furono sospese e AMELIA EARHART e NOONAN non furono mai ritrovati.
Varie furono le ipotesi sulle cause e sul luogo  preciso dell’incidente.Da quelle più realistiche, quali un guasto meccanico o l’esaurimento improvviso del carburante, a causa di un calcolo di navigazione errato, nei pressi dell’Isola di NIKUMARORO, un atollo disabitato nell’arcipelago di Kiribati.
A quelle più fantasiose che volevano AMELIA nelle mani dei Giapponesi, giustiziata come spia del governo statunitense.
Nel 1940 durante alcune spedizioni di ricerca furono rinvenute alcune ossa nell’isola di NIKUMARORO, ma in base agli studi effettuati all’epoca con le tecnologie all’ora disponibili fu stabilito che esse appartenvano ad un individuo di sesso maschile, e che quindi non fossero i resti di AMELIA.
È di qualche mese fa, precisamente dell’8 marzo 2018, la notizia che dopo anni di indagini con molta probabilità si può mettere la parola fine al mistero che circonda la scomparsa della EARHART.
Richard Jantz, del Centro di Antropologia Forense dell’Università del Tennessee ha riesaminato, grazie a tecniche innovative, le misurazioni effettuate sulle ossa ritrovate nel 1940 stabilendo che potrebbero essere realmente i resti della aviatrice statunitense.
Grazie al programma FORDISC, da lui stesso ideato ed ormai utilizzato in tutto il mondo, nel campo della scienza forense, lo studioso ha stabilito,grazie alle analisi,  età e statura partendo dalla misurazione dei resti ossei ed é giunto alla conclusione che la somiglianza con AMELIA EARHART era maggiore rispetto al 99% di individui del enorme  campione di riferimento.
I dati che lo scienziato è riuscito a raccogliere, quindi, suffragano la convinzione che EARHART fosse naufragata e morta a NIKUMARORO.
Sembra quindi che l’enigma AMELIA EARHART abbia trovato finalmente una soluzione.
Ma a chi come me la ammira da sempre e l’ha eletta  propria musa ispiratrice piace immaginare AMELIA librarsi in volo per sempre verso nuovi e più grandi traguardi.
Lei che è stata una antesignana in tutto, femminista ante litteram divenendo un simbolo dell’emancipazione femminile negli anni del New Deal,  che ha sfidato  i benpensanti e le convenzioni della sua epoca per svolgere una professione che fino ad allora riservata agli uomini riuscendo ad eccellere.
Lei che, versatile e creativa, scrive libri tra cui 20 HOURS, 40 MINUTES dove racconta nei dettagli la Prima Transvolata Atlantica, THE FUN OF IT, e LAST FLIGTH, pubblicato postumo dal marito, una raccolta dei diari dell’ultimo fatale volo.
Lei che, carismatica, intraprendente e decisamente avanti per i tempi ma anche estremamente femminile crea una linea di bagagli per viaggi aerei e una linea di abbigliamento che comprendeva  pantaloni morbidi e comodi con grosse cerniere talmente eleganti che addirittura la rivista VOGUE le dedica un ampio reportage di due pagine con grandi foto.
Lei che, commistione di coraggio e grazia, diviene simbolo degli Stati Uniti, il paese dei sognatori dove le opportunità vengono offerte a coloro che non hanno paura di osare ed hanno il coraggio di sfidare i propri limiti per raggiungere mete sempre più difficili e imprese fino ad allora mai immaginate.
Lei che, a distanza di quasi un secolo rimane il soggetto ideale per libri, articoli giornalistici, film,  come quello del 2009 intitolato “AMELIA” ed interpretato da Hilary Swank, Richard Gere e Ewan McGregor.
Grazie AMELIA, grazie per il tuo coraggio, per la tua passione, grazie per ispirare noi donne, ancora oggi, a non aver paura di avere dei sogni e di lottare per realizzarli.

 

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