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Articolo mostra Bellissima

6 Aug

Articolo mostra Bellissima

“Bellissima” (di Alessandra Agostini)

Nella avveniristica struttura del Maxxi è stata presente fino al 3 maggio la mostra “Bellissima. L’Italia dell’Alta moda 1945-1968”.

Che l’alta moda italiana è da sempre rinomata in tutto il mondo è ormai scritto nella storia. Ma questa mostra non è un omaggio alla nostra storia sartoriale (o meglio, non è semplicemente questo) bensì è il racconto sognante di un’epoca. Ogni abito parla di una favola, ogni accessorio riporta alla memoria i grandi film della nostra infanzia, i gioielli ci restituiscono l’immagine delle attrici più belle del mondo per le quali sono stati creati.

L’emozione inizia fin dall’ingresso della mostra, che lascia già intravedere delle creazioni. E’ la sezione “Space”. Paillettes, lurex, frange, placche che disegnano corpetti in alluminio. Nel luccichio che emanano, quasi si possono vedere scene di dive e giovani donne alto borghesi che si muovono sinuose sulle piste del Piper Club.

 

Lo sfavillio continua nella zona Esotismi. L’attrazione per l’oriente si proietta nei preziosi ricami floreali e disegni geometrici che arricchiscono un particolare, un polso o il collo fino a contaminare l’intero abito. E’ l’apoteosi del lusso. Nasce in questi anni il Pijama Palazzo, ideato da Irene Galitzine,  che arriva su tutte le copertine di Vogue anche se, ad attirare la mia attenzione, è uno splendido Valentino in seta di raso con bordo di paillettes e strass, indossato da Jacqueline Kennedy Onassis negli anni 67-68. E’ talmente bello che probabilmente non poteva essere altrimenti.

 

 

L’abito da cocktail forse oggi non si usa più molto, il nostro aperitivo è un momento più informale ed easy, ed è un vero peccato. Il tardo pomeriggio era il momento della giornata nel quale si poteva osare più del giorno ma non quanto la sera. Era la “via di mezzo” perfetta nella quale si potevano sfoggiare le prime creazioni ardite delle grandi firme o accessori particolari, come borse o scarpe gioiello o ancora bijoux mozzafiato. Gli artisti iniziano a giocare con le forme e le applicazioni diventano parte del tessuto dell’abito stesso. Ancora un Valentino mi conquista…ovviamente rosso…ovviamente bellissimo. Ma devo ammettere che anche l’abito corto in tulle di Gigliola Curiel appartenuto a Silvana Pampanini non è affatto male, anzi.

Fiato alle trombe, rullo di tamburi: arriva la gran sera.

Che dire, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Compaiono all’appello anche le creazioni delle sorelle Fontana e il gioco è fatto. La mente corre alle serate dei grandi eventi, il tappeto rosso, le feste a palazzo, le prime a teatro. Ogni abito è un’opera d’arte unica e irripetibile, fantastica nello stile perché “deve” essere appositamente lontana dalla realtà. Tessuti pregiati, piume di struzzo, gioielli fiabeschi con gemme preziose della Bulgari Heritage Collection. Semplicemente divini.

Nella sezione intitolata al Cinema si possono ammirare gli abiti scelti dalle grandi produzioni di Hollywood e di Cinecittà per le dive della Dolce Vita, ma anche gli abiti per le prime trasmissioni televisive ad alto audience, come la creazione in perle e Swarovski di  Fausto Sarli indossato da Mina per la trasmissione “Studio Uno”. Davvero emozionante vedere le creazioni di Salvatore Ferragamo per Marilyn Monroe (décolleté raso oro e décolleté coccodrillo) e per la nostra Sophia Loren (stivaletto tessuto e décolleté ricamo).

Non poteva mancare poi una sezione dedicata al Bianco e Nero, i 2 (non) colori per eccellenza in fatto di moda. Degni di nota un Emilio Schuberth creato per Gina Lollobrigida, due abiti pantalone firmati Valentino e Fendi e, sempre di Fendi, uno splendido cappotto doppio petto in visone.

Nella sezione dedicata al Giorno si percepiscono chiaramente i progetti dei grandi stilisti che sperimentano nuove forme di creatività senza l’utilizzo di materiali preziosi e tessuti pregiati ma ottenendo comunque risultati di altissima qualità. Sono i precursori del moderno pret-a-porter.

 

Ultima ma non ultima la sezione Arty, che ben si sposa con l’esposizione qua e là di qualche opera d’arte moderna dell’epoca. L’atelier e il laboratorio sartoriale come luogo di incontro culturale fra stiliti e artisti, per dar vita a nuove forme di espressione. Capucci, Marucelli e Mila Schon sono gli stilisti che meglio incarnano questo stile.

 

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