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Intervista con “l’Uomo delle Stelle”

30 Jul

Intervista con “l’Uomo delle Stelle”

(di Laura Canepa)

Milano ha chiuso il 2014 in grande stile con l’attesissima inaugurazione dell’esposizione permanente dedicata allo Spazio e all’Astronomia al Museo della Scienza. Protagonisti 4 secoli di ricerca e intuizioni, un emozionante viaggio da Galileo ai nostri giorni. A ottant’anni compiuti, l’astronauta Eugene Cernan, soprannominato “The last man on the moon”, ha partecipato il 28 ottobre al grande evento . Dinanzi ad una platea gremita di giornalisti ha rivolto il suo sguardo al futuro, convinto che gli ideali che bruciarono di passione i valorosi viaggiatori dello spazio negli anni ‘60 ancora esistono e vanno custoditi per realizzare nuove scoperte. Grandi ideali per non smettere di sognare.
Eugene Cernan è da molti anni ambasciatore di Omega, la famosa casa orologiera svizzera protagonista di ciascuna missione spaziale della Nasa a partire dal programma Gemini fino ad oggi. Nel 1969, l’astronauta Neil Armstrong, il primo essere umano a mettere piede sul suolo lunare, portava al polso un Omega Speedmaster Professional che da allora meritò il caratteristico soprannome di Moonwatch. L’unico orologio a essere stato indossato sulla Luna. Siamo andati ad intervistare Anthony Marquié, autore del libro “Moonwatch Only” appena uscito in Italia, una vera e propria bibbia per gli appassionati.

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L.C. Una laurea in ingegneria aeronautica e una in economia, un lavoro ventennale nel mondo della finanza e in più sei un grande appassionato di orologi. Raccontami come è nata l’idea di questo libro.
A.M. Nel 2010 conobbi su internet Grégoire Rossier, un collezionista bioinformatico svizzero e iniziai a condividere con lui la passione per lo Speedmaster. Dopo circa un anno, realizzammo che non esisteva nessuno studio serio su questo cronografo, nonostante fosse un mito dell’orologeria e decidemmo di scrivere un libro sul Moonwatch. Il mercato degli orologi vintage era diventato molto speculativo e noi che non eravamo “del mestiere” potevamo senza alcun conflitto di interesse condurre un’analisi indipendente e veritiera. Dopo mesi di ricerca e di studi, finalmente ci incontrammo e da allora siamo diventati ottimi amici. A sua volta la maison Omega, a cui presentammo il nostro progetto, ci offrì moltissime informazioni.

L.C. Il Moonwatch ha una origine e una storia del tutto particolari, vero?
A.M. La sua storia risale ad un periodo in cui sponsoring e marketing non erano ancora le regole. All’epoca non fu l’Omega a proporre i suoi orologi alla NASA, ma fu la stessa agenzia spaziale americana ad effettuare dei test anonimi su una serie di cronografi. I primi tre selezionati furono Omega, Rolex e Longines. Alla fine vinse lo Speedmaster. Da allora, e malgrado la pressione di nuovi test ricorrenti negli anni, l’Omega ha sempre vinto e questo cronografo è rimasto l’orologio ufficiale degli astronauti. Creato nel 1957, in origine per i piloti automobilistici, ad oggi è uno dei pochissimi al mondo a non essere mai stato modificato nelle sue caratteristiche estetiche e tecniche. Il suo movimento è rimasto quasi invariato, tuttora a carica manuale. Un cronografo unico e senza tempo.

L.C. La maison svizzera è stata insignita del famoso Snoopy Award. Di cosa si tratta e in quale occasione fu consegnato?
A.M. La Nasa riconosce lo Snoopy Award alle aziende che contribuiscono al successo dei voli spaziali. Negli anni ’60 non c’erano sistemi informatici così sofisticati come oggi e quindi in orbita l’orologio era un vero strumento di misura. Quando durante la missione dell’Apollo XIII si verificò il famoso: “Houston, we have a problem …”, gli astronauti dovettero spegnere tutte le strumentazioni elettriche per risparmiare energia e l’unico apparecchio disponibile per condurre le manovre di rientro nell’atmosfera fu l’orologio che avevano al polso. Furono salvati grazie allo Speedmaster, e per questo motivo l’Omega ha ricevuto lo Snoopy Award nell’ottobre 1970.

L.C. Indossare un orologio vintage riveste un fascino intellettuale e si discosta dalla tendenza a seguire l’altalenare del fashion system. Cosa rappresenta per te?
A.M. Oggi indipendentemente dal budget è diventato facile acquistare qualcosa che i media considerano esteticamente bello e pubblicizzato per infondere al consumatore un sentimento di appartenenza o di esclusività. Mentre l’orologio vintage è un esemplare unico, ha un’anima ed è il collezionista a doverla ricercare. E’ la patina del tempo a creare la sua storia e la sua personalità. La strada è molto più interessante e talvolta non così accessibile come lo sono sistemi della società contemporanea.

L.C. Durante i tre anni necessari alla stesura del tuo libro hai compiuto una vera e propria immersione nello studio e nella magia di un’epoca, quella degli anni ’60. Quali le tue emozioni in merito?
A.M. Sono cresciuto con un fascino immenso per questa epoca: mio padre era lui stesso pilota di aerei da caccia e cominciò la sua carriera negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50, precisamente in quel momento storico. Sicuramente tutto ciò ha influenzato i miei studi e le mie passioni. Quest’opera consacrata allo Speedmaster e indirettamente agli astronauti e alla loro storia si inserisce in questo contesto. E’ davvero sorprendente constatare l’immenso coraggio e gli ideali di questi uomini e la realizzazione delle loro prodezze, compiute grazie a mezzi tecnologici che ci appaiono oggi così semplicisti. “Uomini veri” come li definisce bene il film tratto dal romanzo di Tom Wolfe che racconta la loro avventura.

L.C. Durante l’inaugurazione al museo della Scienza abbiamo avuto l’onore di ascoltare Eugene Cernan. L’astronauta ci ha indicato una via per la ricerca scientifica futura. Tre i valori di riferimento: speranze, ideali e sogni. Cosa ne pensi?
A.M. E’ esattamente così. Senza alcuna esagerazione, trovo davvero emozionante la risposta di Eugene Cernan alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se partirebbe per una missione su Marte. “Domani Mattina!” ha risposto lui, con uno sguardo da bambino e una determinazione totale nella voce, malgrado la sua età. E non dimentichiamo che tutto ciò va inteso su due piani: uno certamente individuale, per riuscire a realizzare i propri sogni, l’altro sociale, perché questi uomini hanno contribuito a far progredire l’umanità.

L.C. Se tra un’ora dovessi partire per un viaggio sulla Luna, tre cose che porteresti con te.
A.M. Non potrei partire senza la musica e un buon libro. Poi un orologio per rimanere in contatto con lo scorrere del tempo sulla Terra. E infine…credo che porterei qualcuno con me! Al termine dell’intervista ad Anthony è calata la sera, sul mio tragitto verso casa alzo lo sguardo al cielo. Ad illuminare il mio cammino c’è la luce della Luna. Mi vengono in mente i celebri versi di Giuseppe Ungaretti, scritti pochi giorni dopo l’allunaggio del 1969. Non posso fare a meno di dedicarveli.
“E la luna rimarrà la luna e ci saranno sempre giovani che al suo lume appartati si sorprenderanno a dire parole felici…”

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