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La Sposa e il Teatro

13 Sep

La Sposa e il Teatro

(di Francesca Ratti)

Cosa accomuna la Sposa al Teatro?
Apparentemente la giustapposizione può sembrare azzardata, invece, queste due realtà sono intrinsecamente e profondamente legate l’una all’altra.
La preparazione di un matrimonio, in questo caso tradizionale, non è forse paragonabile ad un allestimento teatrale?
Entrambi posseggono una loro liturgia ed abbisognano di una sapiente regia: la scelta della chiesa, dell’abito nuziale, della location per il ricevimento, della mise en place, del menu, dei fiori da una parte; la scelta dell’opera da rappresentare, della scenografia, dei costumi, delle luci, della fotografia e dell’adattamento del testo dall’altra.
Mi sono chiesta, a tal proposito, quale opera teatrale avrebbe potuto meglio di ogni altra rappresentare la Sposa ed al tempo stesso esemplificare la funzionalità del teatro e subito alla mente è sovvenuta una delle più belle commedie shakespeariane:
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE.
Composta da Wiliam Shakespeare tra il 1594 e il 1596, in occasione della celebrazione solenne di nozze della aristocrazia inglese, si presenta come commedia epitalamica.
Si apre, cioè, con l’annuncio del matrimonio tra i sovrani di Atene e si conclude con la consacrazione del talamo da parte delle fate.
Le fonti dalle quali il Bardo trae spunto sono varie, e tra esse possiamo riconoscere sia quelle classiche, come le Metamorfosi ovidiane ed apuleiane, sia quelle che appartenevano al patrimonio del folklore tipico dell’Inghilterra del tempo, quali fate e folletti burloni.
All’interno della commedia si mescolano mito, fiaba e quotidianità rimaneggiati e ricreati in modo geniale dalla fervida fantasia del drammaturgo.
L’intreccio è costituito dal racconto delle imminenti nozze fra Teseo duca d’Atene ed Ippolita regina delle Amazzoni, da lui sconfitta e suo bottino di guerra.
Per celebrare la lieta occasione un gruppo di attori, al tempo stesso artigiani, prepara una recita; nel mentre, Titania ed Oberon, regina e re delle fate e protettori dei talami nuziali, sono in lite fra loro ed assistono all’incontro nel bosco di amanti in fuga, incompresi e non corrisposti.
In un susseguirsi di equivoci e malintesi si dipana la vicenda,  ricca di schermaglie fra regnanti litigiosi, i dispetti dei folletti e l’apparizione di creature magiche, che rendono l’opera molto poetica, delicata ed elegante ma anche lievemente inquietante fino a giungere a sfiorare atmosfere noir.
Possiamo dire che questa commedia romantica shakespeariana può rappresentare un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita dell’essere umano sempre soggetta a mutamenti inspiegabili e non controllabili, e rappresentare inoltre in maniera perfetta il meccanismo del teatro nel teatro.
Altra opera che si confà a pieno titolo al nostro tema è LE NOZZE DI FIGARO O LA FOLLE GIORNATA.
Essa è stata composta dal drammaturgo francese Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais nel 1778 ed è la seconda parte di una trilogia teatrale comprendente IL BARBIERE DI SIVIGLIA e LA MADRE COLPEVOLE.
La commedia è stata trasposta nella celebre opera lirica LE NOZZE DI FIGARO di Wolfgang Amadeus Mozart ( K 492)
su libretto di Lorenzo Da Ponte nel 1785/86.
Essa si svolge in quattro atti e narra delle trame del Conte d’Almaviva invaghito della cameriera della Contessa, Susanna, sulla quale cerca di imporre lo ” ius prime noctis”.
La vicenda è ambientata nel diciottesimo secolo e si dipana nel castello del Conte a Siviglia.
Figaro(dopo aver aiutato il Conte a sposare Rosina vincendo gli ostacoli posti dal geloso e vecchio tutore Bartolo) è diventato cameriere personale di Almaviva ed è sul punto di sposare Susanna a sua volta cameriera di Rosina.
Il rapporto tra il Conte e la Contessa è però molto turbolento e tormentato a causa del fatto che  il Conte dopo due anni dalle nozze si è innamorato di Susanna e utilizza ogni mezzo per conquistarla.
La strenua lotta condotta da Figaro e Susanna con armi differenti ma con la medesima determinazione e fine astuzia, per far fronte ai continui ed insistenti tentativi di seduzione del Conte, rappresenta il motivo conduttore dell’ intera vicenda.
Essa trova la sua naturale conclusione nelle nozze dei due promessi sposi dopo che il Conte ingannato dallo scambio di abiti tra Rosina e Susanna decide di chiedere perdono per la sua indecente condotta.
Entrambe le commedie posso sembrare di primo acchito complicate e di difficile decifrazione, soprattutto quella shakespeariana, ma basta lasciarsi trasportare dalla magia del teatro con i suoi costumi con le sue musiche con quegli splendidi dialoghi per cambiare immediatamente parere ed inebriarsi di tanta meraviglia.