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La Sposa Regina- “Storia del Profumo, Profumo della Storia”

25 Jan

La Sposa Regina- “Storia del Profumo, Profumo della Storia”

Trascorse, e diremmo quasi dimenticate, le feste, apriamo l’anno proseguendo il tema della Sposa Regina con l’articolo su una mostra dedicata interamente al profumo!

(di Arianna Del Rizzo)

Chi di noi non ha mai avuto modo di sperimentare la rievocazione di sensazioni apparentemente sepolte nella memoria, magari un ricordo piacevole legato all’infanzia o al primo amore, solamente sentendo un profumo ad esso legato?

“Nulla è più memorabile di un odore. Un profumo può essere inatteso, momentaneo e fuggevole, e tuttavia evocare un’estate della nostra infanzia su un lago di montagna.” (Diane Ackerma)

Per descriverlo scientificamente possiamo parlare di chimica dell’olfatto e di comunicazione non verbale, di medicina e farmacopea, ma esso è anche lo studio del culto, dell’igiene e dell’immaginario erotico che si è sviluppato nei secoli.

Può essere così analizzato da un punto di vista biologico, ma anche emotivo, in base alle sensazioni soggettive che esso è in grado di stimolare.

Di tutto questo dà conto l’affascinante mostra “Storia del Profumo, profumo della storia” (dal 17 settembre 2016 al 26 marzo 2017) che il Comune di Fratta Polesine, l’Università degli Studi di Ferrara e il Polo Museale Veneto con la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo propongono negli ambienti del Museo Archeologico Nazionale (inaugurato nel 2009) nelle barchesse di Villa Badoer, tradizionale sede di importanti mostre.

In mostra quattromila anni di profumi, anche attraverso i loro contenitori: da quelli del Mediterraneo orientale, del XX sec. a.C, ai preziosissimi in vetro o ceramica, dell’età greca e romana. Insieme libri, antichi formulari e farmacopee, poster e oggetti Liberty, strumenti multimediali ed esperienze sensoriali.

Dall’Egitto sino a Roma, l’utilizzo del profumo era legato soprattutto all’ambito religioso. Statue di culto e antenati avevano il privilegio e dovere di essere onorati con essenze quali melograno, nardo, zafferano e cannella, incenso, mirra e aloe, prodotti utilizzando il sistema pressorio che prevedeva la miscelazione delle varie piante aromatiche con olio vegetale e in seguito, poste in un lenzuolo che veniva strizzato per raccoglierne il prezioso prodotto.

Di pari passo, il loro utilizzo dilagò anche come strumento cosmetico tra le classi più agiate della società e seppur l’avvento del Cristianesimo contribuì a sminuirne l’importanza per dar spazio a quella spirituale, il mondo orientale continuò a farne gran uso.

E’ con il Rinascimento che la nostra amata Venezia, insieme ad altre capitali europee, diviene punto nevralgico dell’arte profumiera dell’intero scenario europeo.

Pietra e alabastro, ceramica e vetro fino al preziosissimo cristallo di Baccarat hanno contenuto nei secoli i profumi di re, regine e aristocrazia. Piccoli balsamari destinati a preziose celebrità.

Nell’affascinante sezione della mostra dedicata agli antichi formulari e farmacopee, è custodito l’antico Pseudo-Savonarola, Ricettario medico-cosmetico, scritto da diverse mani e che raccoglie sessantadue ricette di cosmesi: “belletti, aque per candidar la carne, a far una donna bianca et odorifera, per imbianchir il volto, a far la carne colorita, a far rossetto da dona, per far biondi i capelli” ed altra ancora, simbolo reale e scientifico di come l’arte cosmetica stava assumendo un ruolo sociale sempre più importante.

Nel nostro viaggio all’interno della storia del profumo non possiamo non fare tappa nella Parigi del 1700, che con Caterina de’ Medici aveva già portato alla corte francese tutti i segreti dei più prestigiosi profumieri di Firenze.

Entriamo così a Versailles, al cospetto di Sua Maestà Maria Antonietta.

Donna particolarmente attenta alla cura della sua persona e immagine in un’epoca in cui l’igiene scarseggiava e si combatteva contro i cattivi odori, Maria Antonietta continuava a seguire le sane abitudini igieniche apprese in Austria durante l’infanzia. Fiori d’arancio aromatizzavano i suoi bagni quotidiani e gli appartamenti erano profumatissimi, ricchi di fiori freschi, pot-pourri, oli e sacchetti profumati.

Ben presto, nelle grazie di sua maestà entrò a far parte Jean-Louis Fargeon, un giovane profumiere che deciso a tentare la fortuna, fece recapitare alla regina un paio di guanti profumati trattati con essenze notoriamente apprezzate da Maria Antonietta quali garofani rossi, viole, giacinti e muschio. La regina apprezzò molto quel dono e commissionò a Fargeon fragranze per lei, i suoi figli e per le sue stanze.

Utilizzava per se stessa semplici profumi alla rosa o alla violetta oppure più complessi, composti di vaniglia, muschio, lavanda, gelsomino, giglio, limone, cannella, angelica, chiodi di garofano e coriandolo. Tutte essenze molto apprezzate nel XVIII secolo e che si rifacevano alla natura.

Recentemente, il famoso “naso” francese Kurkdjian, è riuscito a ricreare il profumo di Messieur Fargeon utilizzato da sua maestà. Un mix floreale fatto di rosa, iris, gelsomino, tuberosa e fiori d’arancio, legno di cedro e sandalo, utilizzando ingredienti naturali al 100% e seguendo fedelmente la ricetta del XVIII secolo.

Il risultato di questo lavoro è stato un costosissimo ed esclusivo profumo: il “Sillage de la Reine”, venduto in flaconi di cristallo Baccarat a prezzi esorbitanti e in edizioni limitate.

Un vero e proprio oggetto di culto del quale possiamo in gran parte godere attraverso il percorso olfattivo presente alla mostra “Storia del Profumo, profumo della storia”, ideato da Marco Vidal per il museo del profumo di Venezia.

E’ dalle materie prime alla base della composizione dei profumi che sono contenute in questi albarelli in ceramica graffita ferrarese che Chanel, Dior e Calvin Klein partono per creare i loro capolavori.

Bergamotto e mandarino nelle note di testa, gelsomino e rosa nelle note di cuore ci portano lungo un viaggio, dove ogni profumo racconta una storia, un preciso ricordo indelebile nella nostra memoria.

Grandi profumieri hanno celato segrete ricette dentro preziosi contenitori per omaggiare regine e bellezze del cinema ma anche semplici donne che come noi, cercano la propria identità anche in un’essenza che parli di loro.

Ed è così che nel giorno del matrimonio, ognuna di noi diventa Maria Antonietta ed entra alla corte di Versailles, si affida al suo personale Messieur Fargeon che ha creato per lei il personale Sillage de la Reine e percorre la navata per unirsi al suo re.

Un profumo, un’essenza che rievocherà per sempre la gioia di quel giorno.

Come dice Diane Ackerma: “Basta sfiorare il filo teso di un profumo che i ricordi risuonano immediatamente.”